Tecnica

In palestra: dal motto olimpico “Altius”, la capacità condizionale della Forza

In palestra: dal motto olimpico “Altius”, la capacità condizionale della Forza.
«Citius, altius, Fortius» è il motto olimpico ufficiale che, espresso in lingua latina, significa: «più Veloce, più in Alto, più Forte». Insieme ai più noti cinque cerchi, la fiamma olimpica e le tre medaglie di metalli diversi, sono i simboli che fanno delle Olimpiadi il «brand» più famoso al mondo.

Proposto, già all’atto di fondazione del C.I.O. dal Barone Pierre de Coubertin, il motto fu ideato e scritto dall’eclettico sacerdote appartenente all’Ordine Domenicano, Henri Didon, Di cui ricordiamo autore di pregevoli testi religiosi, nonché grande fautore dello sport moderno in quanto, anche lui, grande sportivo e atleta praticante, che vedeva nell’attività motoria l’espressione massima dell’uomo completo.

Il motto fu adottato dal Comitato Olimpico Internazionale fin dalla sua nascita nel 1894 ma pubblicizzato per la prima volta alle Olimpiadi di Parigi del 1924.

Nel 2021 a seguito del posticipo di Tokyo 2020, determinato dai noti eventi, il Comitato Olimpico Internazionale ha aggiunto alle tre parole il termine Communiter, per riconoscere e rafforzare i valori di rispetto, solidarietà e unione tra i popoli, che trovano nel messaggio olimpico tutta l’importanza che lo sport ha nel mondo, contribuendo cosi allo sviluppo internazionale di una civiltà migliore.

Nell’anno olimpico, dove l’agguerritissima compagine azzurra si cimenterà alla ricerca di metalli preziosi, sulle incognite nevi cinesi, il motto «Citius, Altius, Fortius» diventa pretesto per scrivere di preparazione fisico-atletica, argomento principe di questa rubrica.

Ricalcando l’evento primaverile scorso, nato dall’esclusiva sinergia tra SciareMag e l’Università di Pavia e sviluppato in quattro importanti appuntamenti mediatici, dedicati all’allenamento dello sci alpino, «preleviamo» il titolo del primo incontro di tale evento.

Primo appuntamento dedicato alla capacità condizionale della Forz  (la «Altius» del motto),

oggi molto in voga e ricercatissima da parte ogni preparatore atletico, o presunto tale.

Leonardo Capelli (Gruppo Giovani dello Sci Club Clusone) impegnato nell’allenamento della forza alla Leg Extension, macchina ad azione motoria vincolata e catena cinetica aperta per la stimolazione specializzata della muscolatura degli arti inferiori

Parlare di forza oggi è un «must» che ogni atleta deve, quasi obbligatoriamente, possedere.  La ricerca, l’ottenimento, il potenziamento e il mantenimento della forza è talmente importante nel mondo dello sport, tanto da interessare una considerevole parte della scienza dell’allenamento, mirante al raggiungimento della migliore risultato -anche- attraverso il cosiddetto «Strenght Conditioning».

L’allenamento della forza vede impegnati da anni, i mondi della ricerca scientifica, della teoria, della metodologia e delle tecniche di preparazione fisico-atletica di ogni disciplina sportiva, finalizzate alla miglior performance motoria e obiettivo agonistico.

Anche lo sci alpino non si esime da questa effervescente ondata di ricerca e ottenimento del massimo gradiente di forza fisica. Sempre più necessario, sia nello sci agonistico che professionale, ma anche per tutti coloro che amano sciare, sfruttando al massimo, i nuovi e sempre più performanti attrezzi.

Leonardo impegnato in una variante dello «Squat», classico esercizio per l’incremento della forza negli arti inferiori. Nella foto sotto, lo stesso esercizio eseguito dalla aspirante maestra di sci Nicole Spinelli. A significare come un esercizio può essere ricerca condizionale per tutte le categorie di sciatori

Sciare oggi, a qualsiasi livello, significa possedere una adeguata preparazione fisica e la forza ne è una delle componenti base.

Ma ogni metodo di allenamento, specialmente se indirizzato ai giovani nonché giovanissimi atleti, dovrebbe essere esente da ogni vizio di forma – o ancor peggio – essere proposto senza adeguate competenze in merito all’allenamento della forza.

A volte vediamo piccoli atleti, compiere gestualità e allenamenti dettati da un «copia e incolla»

che travisano capacità da atleti evoluti in metodi fruibili anche per i più giovani.

Allenare la forza significa conoscere tutti gli aspetti della stessa, con competenze che devono essere maturate nella ricerca e studio di quanto la forza sia e rappresenti nel mondo della fisiologia e della biomeccanica umana, applicate allo sport.

Spesso si saltano gradini importanti dell’apprendimento, anche didattico degli esercizi propri dedicati alla forza, ma ancor peggio non si ha nemmeno idea di cosa sia realmente e scientificamente la capacità condizionale denominata Forza.

Alcuni pensano che la forza sia una «scoperta» attuale (ricordiamo che il termine «Fortius» appartiene al motto olimpico dal 1894), pensando che la necessità e la metodologia di allenamento della stessa sia di recente acquisizione.

Lo «Squat» espressione pura per l’incremento della forza degli arti inferiori (e non solo) deve essere tecnicamente appreso in modo corretto, attraverso una didattica di insegnamento da attuarsi fin dalla giovane età senza precludere assolutamente le dinamiche di crescita giovanile come lo dimostrano Achille Salamini (sopra) neo sciatore agonista e Valentina Fornoni (classe 2005) in fase di correzione biomeccanica del gesto nel corso di una seduta di preparazione fisica dello Sci Club Goggi

Questo non è assolutamente vero, ci preme citare due autorevoli studiosi il tedesco D. Harre e prima di Lui il russo V.V. Kuznenow, che già negli anni ’70, scrissero importanti e storici testi sulla tipologia e metodologia dell’allenamento della forza.

La ricerca ha ovviamente fatto passi da gigante, progredendo nello studio di metodi e tecniche anche se sempre più spesso si ha a che fare con – solo- nuove e fantasiose terminologie «social».

La Forza negli atleti è ormai un patrimonio culturale interdisciplinare dove anche l’ingegneria aero-spaziale diventa importante componente di approfondimento, ricerca e modalità operative di allenamento.


Tommaso (Tommy) Finadri, l’Ingegnere della Forza

Tommaso Finadri oltre ad essere un amico di Senza Scarponi è un raro esempio, in Italia, di come Cultura (in questo caso tecnologia) e Sport, creino una sinergia in grado di creare innovazione e far nascere strumenti per l’allenamento scientifico, anche di successo internazionale.

Dal connubio tra competenze tecnico-scientifiche di eccellenza, una grande passione per lo sport ed una carriera agonistica di altissimo livello, nasce una invidiabile Start-Up che proietta l’allenamento della forza ai confini della realtà, fino pochi anni fa presente solo nei più innovativi laboratori di ricerca o nelle fantascientifiche idee di allenatori illuminati.

La Start-Up di Tommaso è stata anche partnership della FISI e a servizio delle Nazionali di Sci Alpino; ma ora qualche domanda a Tommy riguardo la capacità di forza e la sua idea in merito.

Chi è Tommy Finadri il suo percorso e l’attuale attività
Sono sempre stato un grande appassionato di sport fin dalla giovane età, ho iniziato a praticare diversi sport a livello agonistico già dalle elementari fino al liceo, da piccolo sognavo di essere campione olimpico.

Non ci sono riuscito (ancora) ma con il football americano in Italia mi sto prendendo discrete soddisfazioni: 4 volte campione italiano, come quest’anno con i Parma Panthers, sono anche il Capitano della Nazionale Italiana in finale (prima volta nella storia per l’Italia) che a Malmoe il 31 Ottobre  è diventata campione d’Europa.

Anche grazie al football ho avuto la possibilità di sperimentare e studiare l’allenamento della forza. Le mie due più grandi esperienze di formazione a riguardo sono state negli Stati Uniti nei templi della forza: al Westside Barbell e Functional Patterns.

Inoltre, laureandomi in Ingegneria Aerospaziale, ho acquisito un abito mentale dove, per me, allenare la forza vuol dire unire l’esperienza pratica da atleta alla fisica, matematica, meccanica, cinematica e biomeccanica.

La forza per  lo sciatore non deve essere interpretata solo ed esclusivamente in movimenti per gli arti inferiori. Ma ricercata anche in varie forme di esercitazioni che interessano la parte alta del tronco. Magari anche con l’interessamento di tutta la sinergia posturale inerente al «core».

Nel 2013 ho fondato www.thisisbeast.com, una società in cui ho miscelato le competenze di cui sopra, creando un dispositivo, il Beast Sensor, che traccia i parametri fondamentali per per il monitoraggio, ricerca e ottimizzazione dell’allenamento della forza. In particolare permette di allenarsi e di allenare tramite il Velocity Based Training.
Per i profani, il VBT è la metodologia che abbina la misura della velocità al sollevamento pesi che, per chi allena la forza, è come la misurazione dei parametri fisiologici (frequenza cardiaca, lattato, watt) per chi allena la resistenza del corridore.


Com’è nata l’idea di creare uno strumento di misurazione e analisi del gesto motorio correlato alla capacità di forza?

Durante gli ultimi anni di ingegneria ho incominciato ad appassionarmi alla preparazione atletica e alla biomeccanica. In particolare leggevo i libri e le ricerche di Carmelo Bosco che spiegavano facilmente come usare potenza e velocità per l’allenamento di forza.

Quello che non era assolutamente facile era trovare degli strumenti che permettessero di avere le misure necessarie senza dover andare necessariamente in laboratorio. A quel tempo, l’unica soluzione disponibile per un atleta/allenatore era un encoder lineare molto complesso e difficile da gestire che costava più di 4.000 euro.

Coincidenza, in quel periodo un mio compagno di università faceva esperienze di ricerca con i primi MEMS (accelerometri) presenti solo nei laboratori di ricerca ma non a disposizione del potenziale pubblico di utenti che ne avrebbe fruito se ve ne fosse stato uno in commercio, cosi ho ricercato e non c’era nulla di simile in vendita.

Mi è sembrato pazzesco! Un metodo scientifico che è alla base di tanti studi universitari ma che non poteva essere applicato quotidianamente per mancanza di strumentazione tecnologica.

Quindi ho realizzato un dispositivo da utilizzare per rendere accessibili misure e innovativi metodi di allenamento a tutti.  Ovviamente con un costo ridotto e grande versatilità d’uso.

Qual è stato il percorso che ti ha portato alla realizzazione della Start-Up BeastSensor e quali sono le prospettive future di questo strumento per lo sci alpino?

Per anni non ho creduto a sufficienza nel potenziale della mia idea, fino a che non ne ho parlato con un mio amico, Vittorio, che con determinazione e un pizzico di pazzia mi ha convinto a fare diventare l’idea una start up.

Abbiamo coinvolto un terzo amico ingegnere, Lucio e nei weekend abbiamo incominciato a progettare il prototipo di Beast lavorando insieme nella mia palestra.

Poco dopo, con il prototipo, abbiamo vinto un concorso per Start Up organizzato dal Politecnico di Milano. E così abbiamo ottenuto i finanziamenti necessari per sviluppare il progetto ed iniziare la produzione.

Fino a qui è stato un cammino fantastico. Ho apprezzato tantissimo i contatti con il mondo dello sport e dell’allenamento. Le esperienze e le opportunità di condivisione con allenatori e atleti di altissimo livello. Con le quali ho potuto vivere grazie a Beast. E adoro la possibilità che abbiamo di poter supportare il mondo dello sport e dello sci alpino ad un livello contemporaneamente cosi ampio e cosi alto.

Per esempio già adesso i preparatori atletici o gli Sci Club si possono organizzare tramite Beast Trainer o Beast Strength Pack. E riescono a seguire l’allenamento della forza dei propri atleti. E a prescrivere i carichi ottimali per la forza quotidianamente, a testare gli atleti ogni giorno, anche a distanza.

La nostra missione per il futuro è sempre la stessa. E ci piace sempre più per divenire il miglior compagno di allenamento che ogni atleta o allenatore possa avere.

Vogliamo motivare chi si allena, supportando e aiutando anche le decisioni importanti che si prendono (purtroppo ancora troppo inconsapevolmente) durante l’allenamento della Forza.

Adesso, che il VBT si è affermato, possiamo approfondire le analisi dell’allenamento, potenziando la tecnologia Beast. Che non è solo uno strumento passivo di rilevazione , ma un complesso sistema di gestione dati utili per il miglior sviluppo condizionale dell’atleta.


Come ti correli allo sport dello sci alpino e con gli allenatori che utilizzano le tue tecnologie?

Adoro lo sci, che è stato un motivo di ritrovo in famiglia. E credo mi abbia dato l’opportunità di crescere meglio rispetto a tanti miei coetanei che non hanno avuto la stessa possibilità.

Ho stretto tantissime amicizie, visto posti fantastici, non dimentico le..nutrienti e «leccorniose» mangiate in rifugio.

Se avessi avuto un minimo di supporto nell’allenamento della forza avrei potuto prendermi qualche soddisfazione in più. Credo che un giovane sciatore oggi abbia più facilità ad accedere all’allenamento della forza, nonostante le palestre ci siano sempre state.

Vedo ripetersi situazioni comuni in tanti sport per cui ci si rivolge a noi. Gli atleti o i preparatori vogliono essere più consapevoli di quello che fanno per allenarsi. Grazie al nostro strumento possono capire e controllare fino in fondo quale tipo di stimolo e di sforzo stanno proponendo.

Le prime esperienze con la FISI, sia con i giovani che con i campioni più esperti, hanno evidenziato come pesi radicalmente diversi fossero mossi alla stessa velocità.

Questo ci è capitato in parallelo anche con la pallavolo e con il basket. Chi solleva pesi per aumentare la forza dinamica dovrebbe prestare sempre la massima attenzione all’accelerazione del movimento che compie. Dove sarà il sovraccarico in uso a dettare la velocità finale del movimento.

Purtroppo ciò non è facile senza gli adeguati mezzi e competenze. Solo agendo attraverso la conoscenza scientifica e metodologica si potrà fare un cambio radicale nell’allenamento. Così da ottenere un netto miglioramento dei risultati.

Gli allenatori cercano sempre di avere un feedback oggettivo sul tipo di sforzo. Questo è possibile attraverso il metodo VBT e un idoneo dispositivo di misurazione. Coi quali, attraverso semplici regole, è possibile controllare, ottimizzare e individualizzare parametri importanti per l’allenamento. Come sovraccarico, serie, ripetizioni e recupero.

Inoltre spesso abbiamo a che fare con il distanziamento operativo che separa l’atleta dal preparatore e sempre più spesso, entrambi i ruoli, si rivolgono a noi per avere uno strumento di connessione: l’atleta usa il Beast per registrare l’allenamento seguendo i parametri individuati dal preparatore. Quest’ultimo può anche supervisionare l’allenamento da remoto.

Un’altra variante per la sollecitazione della forza sul movimento di flesso-estensione degli arti inferiori è rappresentato dall’esercizio eseguito da Maria Amadori. Dove la complessità dell’esecuzione è aumentata dalla irregolarità di una superficie «natural»

C’è una spasmodica ricerca della forza, senza che vi sia una vera cultura sull’argomento. Il tutto si riduce solo a un «copia e incolla» da parte di molti allenatori. Come la giudichi da studioso, allenatore e atleta?

Quello che vedo spesso è che persone esperte nell’allenamento cambiano completamente quello che fanno quando iniziano a «misurare» o a tracciare costantemente gli allenamenti. Pensavano di fare un certo tipo di esercitazione, ma l’esecuzione non rispecchiava per nulla le loro idee.

C’è bisogno di più consapevolezza da parte degli atleti che si allenano, così come da parte degli allenatori che propongono gli esercizi. Nessuno ha la formula magica. Tutti dovrebbero allenarsi consapevoli dell’intenzione e dell’obbiettivo che hanno. Non serve a nulla essere forti negli esercizi o nei movimenti sbagliati… Tutto può funzionare ma nessun esercizio funziona sempre e comunque.

È giusto che ci sia tanta sperimentazione ma ad un certo punto bisogna sapere cosa serve e cosa no. Ci deve essere l’analisi e la definizione di un contesto, c’è quindi uno stimolo ottimale. E per ultimo, ma non meno importante, c’è un feedback dell’atleta.

Spero di riuscire ad aiutare lo sci alpino, facendo tanta luce sulla impervia e difficile via dell’allenamento. Così da trasformare il «copia e incolla» tanto di moda, in una più consapevole condivisione di dati. Interagendo quindi, tra ricerca scientifica, atleta, prestazione, allenatore. E perché no, con lo «sport scientist», per noi in Italia, il metodologo dell’allenamento. In palestra dal motto. In palestra dal motto In palestra dal motto In palestra dal motto In palestra dal motto In palestra dal motto In palestra dal motto .In palestra dal motto In palestra dal motto In palestra dal motto

About the author

Walter Stacco

Docente di Scienze Motorie e Sportive. Metodologo della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia. Docente facoltà di scienze motorie università di Pavia