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Andrey De March, atleta italo-russo del Golden, l’innocenza di un bambino di 9 anni

Andrej De March, atleta italo-russo del Golden, l’innocenza di un bambino di 9 anni.
Andrey De March è un bambino russo di 9 anni, 10 a giugno. È in Italia dal 2015 adottato da Stefania e Stefano, coppia torinese, lei medico chirurgo, lui operatore di banca, dopo una trafila molto lunga. Poi, come spesso capita, il destino cambia il suo giro e dopo un anno arriva Camilla che oggi ha 5 anni. Domenica Andrey ha vinto la sua prima gara importante, imponendosi nella categoria Baby a Bardonecchia, alle Provinciali di Torino.

Oggi indossa i colori del Golden Team Ceccarelli, dopo aver mosso i primi passi sugli sci a Claviere, dove la famiglia ha una casetta che raggiunge nei week end. Stefania e Stefano non sono sciatori accaniti, o comunque non hanno la neve nel sangue, ma Andrey arriva dalla Siberia e i 35 gradi estivi di Torino per lui sono una vera sofferenza.

Quando siamo andati a prenderlo – racconta Stefania – era fine aprile e c’erano venti gradi sotto zero. I pescatori facevano i buchi nel ghiaccio col trapano per pescare!”.

Andrej si trovava in un orfanotrofio di Iževsk, capitale della Repubblica dell’Udmurtia, a un passo dai Monti Urali, a 1.200 km da Mosca, dove c’è neve 10 mesi all’anno. La madre naturale lo ha avuto da giovanissima e non avendo le possibilità di sostenerlo lo ha dovuto lasciare fin dai primi giorni.

Andrey e la sorellina Camilla davanti all’orfanotrofio di Iževsk che Andrej ha lasciato a due anni e mezzo, adottato da Stefania e Stefano

Il tribunale locale, tramite l’agenzia piemontese per le adozioni (Arai), ha esaminato la domanda della coppia italiana e ha individuato le caratteristiche ideali per l’adozione, secondo anche il carattere di Andrej. I cui tratti somatici assomigliano molto a quelli di un eschimese, col nasino un po’ schiacciato, perché è geneticamente più indicato a sopportare le terribili temperature siberiane. È bene sottolineare che nella dinamica dell’adozione non è la coppia torinese ad aver trovato Andrey, ma l’esatto contrario. “Perché l’adozione è trovare una famiglia per un bimbo e non viceversa – dice Stefania – e grazie a lui ogni giorno ci ricordiamo che nessuno può sopravvivere da solo…

Morale, a tre anni Andrey ha già gli sci ai piedi e lui diventa matto di felicità. A Torino va anche a scuola di tuffi altro sport dove dimostra un certo talento, ma lo sci per lui è un’altra cosa.

Infatti quest’estate – riprende Stefania – a Les 2 Alpes abbiamo conosciuto Daniela Ceccarelli e dopo un test tecnico è entrato a far parte del Golden. Ideale per lui, perché ha proprio bisogno di un club che ha nei programmi un’attività piuttosto intensa”.

Andrey segue alcuni percorsi di psicoterapia e psicomotricità perché il senso dell’abbandono nei bambini rimane per un bel po’ di tempo. La paura dell’abbandono non se ne va via tanto facilmente.

Poi lui – racconta mamma Stefania –  sembra incredibile, ma si ricorda tutto, conosce la sua storia, sa che è stato abbandonato e sa chi siamo noi. Ci ha chiesto di tornare a Iževsk per ben due volte, la prima a soli 5 anni. Aveva bene in mente il luogo che lo ha ospitato fin dalla nascita, la sua cameretta, le prime foto quando siamo andati a prenderlo. Ed è anche per questo che per la Russia ha un amore fuori dal comune. Diciamo che sta mettendo insieme il suo puzzle personale tra il pregresso e la vita attuale”.

Sul casco Andrey ha la bandiera russa
Se gli chiedi, lui ti risponde di essere russo. Ha la doppia nazionalità, poi a 18 anni dovrà scegliere. Frequenta anche una scuola in lingua e per non farci mancare niente, anche la sorellina, che è all’ultimo anno di asilo, da due anni segue un percorso con interazioni linguistiche russe. Un modo secondo noi apprezzabile perché ognuno conosca la cultura dell’altro.

È al corrente di quello che sta accadendo?
I telegiornali li vede anche lui e quando sente parlare del suo paese gli si drizzano le antenne. E nei servizi capta anche parole in russo che noi non siamo in grado di tradurre. Ci fa un sacco di domande e non ci crede che i russi vengano improvvisamente da noi dipinti come i cattivi. Lui ha sempre visto Italia e Russia due paesi amici. La sua, d’altra parte, è proprio una storia d’amore tra i due popoli.

Non capisce cosa ci sia in ballo, perché per lui i russi sono bravi e questa situazione lo mette un po’ in difficoltà, proprio per questo orgoglio che ha fin da piccolissimo. Poi però, percepisce che c’è qualcosa che non va. Si sforza di capire i motivi dell’uno e dell’altro, come se fosse facile anche per noi; e cerca di mettere insieme, anche in questo caso, i pezzi del puzzle. Si percepisce che lo fa per trovare una soluzione di pace.

La sua vita è fatta di due mondi e lui è riuscito a farli collaborare. Non comprende come non ci riescano gli altri! Mi dice: “Mamma ognuno avrà le proprie ragioni, perché non si parlano? Perché non si chiariscono? Perché non fanno pace?” Mamma mia, quanto dovremmo imparare dall’innocenza dei bambini! Ovviamente recepisce confusamente solo il fatto, ma ci siamo qui noi a spiegargli che non si parla di tutto un popolo.

Le ha mai detto di voler fare lo sciatore da grande?
Andrey compie gli anni a giugno e per noi il pensiero del regalo non crea alcun dubbio: sappiamo che desidera soltanto qualcosa che riguarda lo sci. Non c’è pericolo di sbagliare! È ancora piccolo ovviamente e ha tempo per cambiare mille cose, ma dal carattere direi che il suo sogno è proprio quello di diventare un atleta di sci.

Fa la quarta elementare ma si sta già informando sul liceo sportivo! E le ambizioni sono tutt’altro che limitate, l’altro giorno mi ha chiesto: “Mamma, secondo te sul mio braccio ci stanno i cinque cerchi delle Olimpiadi? Capito fin dove vuole arrivare?

Sente già la gara?
La vive molto serenamente. E poi analizza sempre tutto. Sia che vinca o che perda ci spiega sempre il perché. I suoi videogiochi sono i video degli allenamenti e delle competizioni: ci passa un sacco di tempo, li guarda mille volte! Diciamo che la gara dura tutta la giornata, perché guarda anche le discese degli altri. Secondo me i suoi allenatori Valentina Frison e Riccardo Marchesini diventano matti!

Se dovesse riuscire nell’impresa di arrivare alle Olimpiadi parteciperebbe per l’Italia o la Russia?
Bella domanda, aspettiamo i 18 anni, anche se in questo momento sono convinta che non avrebbe alcun dubbio, direbbe Russia!

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About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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