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Christoph Senoner e il sistema Seiser Alm

Christoph Senoner e il sistema Seiser Alm
Christoph Senoner è il Presidente da 16 anni dello sci club Seiser Alm, Alpe di Siusi, la società che oggi ha visto due suoi ragazzi salire sul gradino più alto del podio del gigante agli italiani Children di Tarvisio.

Christoph, bravini questi Nadine Trocker e Alex Silbernagl...
Sfido io, ma sai chi li allena? Un certo Arnold Karbon, papà di Denise… Tra l’altro ho appreso la notizia da poco perché è tutto il giorno che sono il call conference per lavoro. Direi che è una gran bella soddisfazione che arriva in un anno orribile direi. Non è stato facile organizzare l’attività. La situazione ci ha costretti a fare i salti mortali per garantire gli allenamenti. Positivo scoprire che questi sacrifici sono serviti a qualcosa di bello.

Oltre a Nadine e Alex ne avete diversi altri di buon livello: c’è dietro un segreto?
Più che un segreto direi un sistema che è abbastanza particolare. Quando era nato nel 94, dunque stiamo parlando dell’epoca Peter Fill e Denise Karbon quattordicenni, il Seiser Alm partiva solo dalla categoria Juniores.

È stato così fino al 2013, anno in cui abbiamo allargato anche agli under 14. Abbiamo però capito che era importante unire le realtà locali e con un bel gioco di squadra abbiamo creato una strettissima collaborazione con altri sci club locali. In pratica ci sono tre club che si occupano solo dei più piccoli. Quando diventano children salgono da noi. Sono il Castelrotto il Siusi e il Fiè Scilliar che tra l’altro si occupano anche di altri sport invernali.

È stato facile?
All’inizio diverse discussioni, ma è normale che ogni realtà volesse difendere la propria storia, la propria identità. Alla fine siamo riusciti tutti a convenire che a fare squadra non si sbaglia mai!

Non si dispiacciono i tre sci club che vedono andar via i ragazzi che hanno coccolato per tante stagioni?
Direi di no. Alla fine gestire tante squadre sottintende un dispendio di forze e spese non indifferenti. Si era arrivati a un punto in cui alcune società non riuscivano a mettere insieme le squadre proprio perché non se lo potevano più permettere. Invece di avere tre sci club con 15 atleti ciascuno è meglio averne uno sola di 45. Riesci anche a proporti meglio agli sponsor. Stiamo anche parlando di diventare un’unica società, ma per ora ci piace anche che i piccolini difendano i colori del loro paesino. Inoltre il Seiser Alm e i tre sci club hanno tutti la stessa identica divisa. Inutile dire che questo regala un’immagine molto forte.

Funziona solo per lo sci alpino?
Abbiamo dato vita anche allo sci di fondo. per ora stiamo impegnati a creare una base che ancora non c’è, quindi niente agonismo. Siamo molto più avanti, invece, col freestyle. All’Alpe c’è un’ottima struttura e una quindicina di ragazzi molto bravi. Collaboriamo anche con il Gardena di Lidia Bernardi. Siamo amici e quando c’è da aiutarsi l’uno con l’altro nessuno si tira indietro.


Non c’è il rischio che tra club ci si porti via gli atleti?

È una cosa che capita spesso, soprattutto quando un tecnico decide di cambiare portandosi dietro i proprio atleti. A volte ti sparisce mezza squadra! Ma a noi non può succedere. Apparteniamo all’Assosci, associazione che raggruppa alcuni dei più importanti sci club d’Italia. Abbiamo scritto una sorta di codice morale per definire tanti aspetti. Tra i quali anche questo: per far cambiare casacca a un atleta, i due presidenti si incontrano e discutono della questione. Se ci sono motivazioni particolari allora si fa, ma col consenso di entrambe le parti. Per la verità, ora che ci penso, Lidia uno me lo ha portato via, Raphael Mahlknecht, atleta fortissimo di telemark!


Quanto valgono le vittorie di oggi di Nadine e Alex?
Un discreto valore. Sappiamo che loro e anche altre tre o quattro vanno piuttosto forte. Si tratta di una conferma di quello che vediamo e della loro crescita. Hanno anche un effetto dinamico sul gruppo. Tirano anche quelli che ancora non sono forti come loro.

Abbiamo un esempio non da poco in casa nostra con Denise Karbon e Peter Fill.

Si fanno vedere ogni tanto?
Come no! Anche Denise anche se è mamma e ha i bimbi piccoli, Pia e Samuel. Si occupa anche di preparazione fisica e poi è spesso in pista. Assieme a Peter sono spesso presenti anche alle gare. Quando quest’inverno abbiamo organizzato delle gare Fis, gli atleti stranieri si sono meravigliati di vedere Peter in pista a lisciare per loro! È davvero bello vedere che sono sempre presenti perché per i ragazzi sono degli esempi. Anzi veri e proprio simboli! Christoph Senoner e il Christoph Senoner e il Christoph Senoner e il

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.