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Daniele Sorio a Hintertux con papà Silvano in vista di Sölden

Daniele Sorio, prima di raggiungere la squadra in Senales in vista di Sölden, si trova a a Hintertux con papà Silvano. L’abbiamo raggiunto per scoprire com’è l’umore, lo stato fisico e l’approccio a una stagione che, come le precedenti, tra infortuni e recuperi, è un po’ da dentro e fuori.

Sto bene dai, molto bene fisicamente. Abbiamo fatto proprio un bel lavoro questa estate. Ho alternato allenamenti tra squadra e mio padre Silvano, col Val Palot. Sono atleta di interesse nazionale per cui ho potuto aggregarmi alla squadra solo da settembre Poi sai, la prima gara è sempre un po’ un’incognita. Fatta così presto a metà ottobre non ne parliamo. Vediamo dai.

Allenarsi un po’ fuori e un pop’ dentro la squadra è fastidioso?
Sinceramente per me non cambia niente. Se non altro perché è la quarta stagione che vado avanti così.  Diciamo che ho imparato a gestirmi da solo e a costruire un buon programma di lavoro anche fuori dalla squadra. Quando invece sono convocato, considero quei giorni come un di più. Il confronto è importante.

La tua prima volta a Sölden…
Quello che so l’ho visto in Tv, ma ho chiesto anche un po’ in giro e mi hanno descritto la pista piuttosto bene. Una pista particolare, a parte per la lunghezza, ma soprattutto perché è in alta quota. E fisicamente l’azione diventa più impegnativa di un gigante normale. Anche se da questo punto di vista mi sento pronto.

Muro ripido e ghiacciato, situazione che storicamente piace agli italiani. Anche a te?
Io sono un altro tipo di gigantista. Credo di andare un po’ meglio sulle piste medio-difficili. Ho una sciata un po’ più leggera o comunque non di forza. Quindi mi trovo bene su quei tracciati dove c’è da spingere e dove c’è ritmo.

Come a Garmisch?
Non è che avessi sciato in maniera sublime però, dai, partire col 51 e concludere trentesimo, con il livello che c’è oggi…

 

SKI WORLD CUP 2019/2020. – Garmisch Partenkirchen (Ger) 2/2/2020. Daniele Sorio (Ita) photo Alessandro Trovati Pentaphoto

Riparti da lì?
Esatto. Il pettorale è sempre più o meno quello, per cui il primo obiettivo è senz’altro la qualifica. Poi la seconda, si vede.

Ti senti sotto esame?
Un po’ sì, ma non è un problema. Sono abituato anche a questo. So bene che non avrò infinite chance. Sono due anni che mi trovo in questa situazione. A Garmisch sapevo bene che se non fossi riuscito a qualificarmi non avrei fatto quelle dopo.

Come fai a sostenere questa pressione?
Ti dirò, sono io che mi metto addosso la pressione. Nella mia testa l’obiettivo principale non è quello di essere convocato per le gare di Coppa del Mondo. Non è un assillo. Davanti a me ho solo una cosa, sciare forte. Il resto viene di conseguenza. L’esperienza vissuta mi ha insegnato a pensare gara per gara. Dunque, ora penso a Sölden ma senza farmi venire paure o patemi per i prossimi appuntamenti.

Sei pronto anche se hanno anticipato l’opening?
In effetti è un po’ presto. Manca qualche porta nelle gambe e un pizzico di condizione. In estate sui ghiacciai puoi fare tutti i pali che vuoi ma non è come sciare in inverno o a novembre sull’artificiale. Non dico che mi sento pronto al 100 per 100, però, alla fin fine è così per tutti. Non credo che domenica 18 ottobre ci sarà qualche atleta disposto a dire, sono in piena forma!

È la prima volta a Sölden anche per Baruffaldi, anche lui fuori squadra
Esattamente. Io ho due anni in meno ma entrambi siamo un po’ fuori sistema. Ma l’importante è esserci.

Da esterno, che clima si respira in squadra?
Serena direi. Serena ma concentrata. È chiaro che poi tra gli atleti le amicizie e i rapporti possono essere più o meno stretti, però dal punto di vista lavorativo c’è un ottimo rapporto tra tutti. Anche con gli allenatori c’è quel clima che ti consente di lavorare molto bene. C’è tranquillità e allo stesso tempo la massima serietà. Ovviamente si spera che i risultati arrivino. Quello fa tanto e bene a tutti.

SKI WORLD CUP 2019/2020. Naeba (jpn) 22/2/2020. Daniele Sorio (Ita) . photo Shin Tanaka – Pentaphoto

Un podio Azzurro a te cosa porterebbe?
A me direttamente niente. Cioè non porterebbe più di tanto perché, anche in allenamento sono abituato a guardare più a quello che faccio io. Dal punto di vista del morale, però, indubbiamente sarebbe un ottimo toccasana. Ti presenti all’allenamento successivo e sai qual è il valore dell’atleta con cui ti confronti, anche se generalmente non mi metto a verificare troppo queste cose. È indubbio che comunque, un podio, magari una vittoria, rappresentino un valore aggiunto importante.  

Siete un po’ sparpagliati, raggiungerai gli altri?
Mi trovo a Hintertux con mio papà. Settimana prossima però, facciamo la rifinitura tutti quanti in Senales. E poi Sölden!

 

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.