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David Castlunger e quel qualcosa in più…

David Castlunger e quel qualcosa in più…
C’è un ragazzino di La Villa, in Alta Badia, che gioca a hockey, va in bici, tira al pallone, corre, arrampica e…scia! Si chiama David Castlunger, 14 anni (il 4 maggio). Agli internazionali dell’Alpe Cimbra, alias Topolino e del Pinocchio ha vinto la medaglia d’oro sia in gigante che in speciale. Ed è campione italiano ragazzi di superG. Non è mazinga, non è un torello e giammai parlare di fenomeni. Come ben sappiamo, vincere a questa età è una bella cosa, ma da questo a riconoscere un grande campione di domani, si interpone la stessa distanza che c’è tra la terra e la luna.

David Castlunger, 14 anni il prossimo 4 maggio, assieme a papà Elmar, direttore della Scuola sci Dolomites

È però interessante parlarne, perché David ha caratteristiche un po’ diverse rispetto ai suoi coetanei. È mediamente alto, un po’ smilzo e ancora il viso dolce da bambino. Molti della sua età hanno già la prima barba che spunta aguzza dal mento, lui invece non ha nemmeno quei punti rossi che in genere macchiano un po’ le gote. “Io non sono un bestione e spero che prenda dal ceppo di mia moglie perché alcuni suoi parenti sono grandi grossi, io non vado oltre l’1,75”: È papà Elmar, direttore della scuola sci Dolomites che ha tre diramazioni, La Villa, Armentarola e San Cassiano.

Davide tra i suoi due allenatori, Thomas Valentini e Alessandro Bortot

Ma non è un allenatore. Per cui David difende i colori dello Ski Team Alta Badia, che ogni tanto piace ancora definirsi Ladinia. È seguito  dell’allenatore Thomas Valentini (referente Allievi) che ha voluto Alessandro Bortot come allenatore. “Io però lo seguo sempre e li affianco quando posso – dice Elmar –  specie alle gare. È così fin da quando con mia moglie Roberta lo abbiamo messo sugli sci”.

Castlunger inizia con la “C”, da non confondere, dunque, con il ceppo dei Kastlunger, con la “k” come Klaus, papà dello slalomista azzurro Tobias che sono originari della bassa Marebbe. David ha una sorellina di 10 anni, Lea Marie, brava nel pattinaggio artistico e un fratello di due anni più grande. Si chiama Marc, anche lui atleta dello Ski Team Alta Badia, ultimo anno Allievi. “Si diverte un sacco ma ad essere sinceri ha qualcosa in meno del fratello”.

La famiglia Castlunger: mamma Roberta, papà Elmar, e i tre figli Marc, David e Lea Marie

Ti riferisci a quando Marc aveva la sua età?
Anche adesso. David ogni tanto è più veloce e lo batte e questo qualche problemino in casa lo crea.

Rivaleggiano?
Certo, normale, David ha sempre visto Marc come un obiettivo, un punto di riferimento, una specie di lepre. E quando lo supera, Marc un po’ si deprime.

E come gestisci la cosa?
Con un po’ di imbarazzo, ma è inutile nascondere la verità. A Marc ho detto di continuare a divertirsi e di impegnarsi al massimo. Se poi non riuscirà a raggiungere determinati risultati non se ne deve fare una colpa perché invece il fratellino ci riesce. C’è chi è più bravo a scuola e chi sugli sci. E Marc con gli studi è molto più bravo.

Papà Elmar con i tre figli David, Lea Marie e Marc

Cos’ha di così speciale David?
È sempre stato forte, vinceva tutto anche ai tempi dei cuccioli. L’anno scorso era un po’ calato, ma il covid ha poi bloccato le gare più importanti, tranne il Cimbra dove però non aveva raccolto grandi soddisfazioni. Quest’anno invece è davvero esploso. Cos’ha di speciale? Tecnicamente è il più forte perché ha una grande sensibilità nel piede e rispetto agli altri “gratta” di meno. Riesce con più facilità a trovare lo spigolo e a far condurre lo sci. È una cosa tutta sua, perché fin da piccolino lo vedevi che riusciva a sciare in conduzione. Ci ha sempre stupito. Però poi, se vuoi entrare un po’ di più nei dettagli, meglio chiedere ad Alessandro e a Thomas.

Alessandro Bortot, veneto di origini bellunesi, è arrivato in Badia 16 anni fa, dove lavora per la Scuola Sci La Villa. Era solo di passaggio ma non ha più riacceso la macchina. Thomas lo ha conosciuto e se lo è portato allo Ski Team Alta Badia, dopo un periodo allo Ski Club Trichiana.

Dunque, Ale, questo quattordicenne così speciale…
David ha la capacità di adattarsi a tutti i tipi di terreni ma la sua specialità è l’adattamento alle variazioni di ritmo che mettono in difficoltà sempre un po’ tutti. Ecco, lui invece ci va a nozze! Significa che ha una sensibilità allo spigolo notevole. Ma non è solo questo. David sa fotografare il tracciato in ricognizione e come un computer memorizza tutto alla perfezione. E non gli scappa niente. Questa abilità la puoi sì migliorare con l’allenamento, però ti deve venire in modo istintivo. Anche all’Abetone ha saputo leggere distanze e figure tracciate da me e dall’allenatore croato in maniera esemplare.
Anche durante gli allenamenti ci basiamo sulla diversificazione assoluta di tutto e sull’adattamento a ogni tipo di neve, usando tanta fantasia. L’intesa che c’è tra me e Thom è fondamentale per garantire un ambiente di apprendimento sereno a David e a tutto il gruppo.  

È secondo anno ragazzi, ma si allena con gli allievi?
Esattamente. La cosa è nata da un’esigenza dettata dai numeri. Il gruppo della categoria ragazzi era molto più grande e quindi per garantire la qualità negli allenamenti abbiamo preso la decisione di far allenare alcuni ragazzi con gli allievi. La scelta è stata fatta in base alle caratteristiche tecniche, fisiche ed all’eta biologica dei ragazzi. Questo ci permette di lavorare meglio per obiettivi.

D’altra parte Thomas Valentini è un profeta del Salt (Sviluppo atleta a lungo termine)…
Thomas è “il” profeta del Salt!

Ma allenandosi con gli Allievi, le prende o le dà?
Le dà! C’è anche una bella lotta in famiglia col fratello. In slalom Marc ha un bel piede e riesce ancora qualche vol a stargli davanti, in gigante un po’ meno.

Eppure David ha ancora i tratti del bambino…
È un soldatino e sta attento a tutto. Per dirti, ci mette quasi più cura nel riscaldamento che anticipa il training nei pali. Perché vuole fare focus sui suoi punti più deboli, come per esempio la gestione dell’ordine del busto.

Dovrà migliorare molto sui tratti piani e in generale nelle discipline veloci. Stabilità, entrata curva, tanti esercizi a bassa velocità… Tu gli dici le cose, lui le elabora e poi trova lui la soluzione! Poi in effetti fisicamente è magrolino.

In genere poi ragazzi così crescono in una botta sola. Comunque ha un nervo incredibile. E poi sente la neve, lo spigolo al momento giusto e ha questa curva corta che gli permette di far correre sempre lo sci.

La famiglia Castlunger abita a La Villa, proprio difronte alla Gran Risa. Anche Elmar, che nella vita lavora anche nel campo della tributaria come consulente del lavoro, sciava nel Ladinia ed era un bravo slalomista che lo ha portato con i colori delle Fiamme Oro fino alla Coppa Europa e a vincere le Universiadi nel ‘95.

Quindi Elmar, hai passato a tuo figlio i geni dello slalom?
Ma sai che forse è un pelo più forte in gigante? Bisogna aspettare ancora un po’ per scoprirlo. Diciamo che ora come ore fa bene tutto. L’anno scorso, primo anno ragazzi, con le normali difficoltà che incontri quando cambi categoria, si è adattato meglio alle distanze e a i pali del gigante.

Questione di carattere?
Anche in questo fa la differenza. Lui è abbastanza schivo e tranquillo. Non si mescola tanto e ha in testa solo una cosa, lo sport! Riesce a resistere a pressioni psicologiche e alle normali tensioni agonistiche. È sempre sul pezzo, con la giusta concentrazione e mette da parte l’emozione, quella negativa intendo. Una piccola e giovanissima macchina da guerra sportiva e come tale è sorretta da una buona dose di ambizione. Vuole il risultato, se lo mette intesta, lo insegue e lo persegue con grande costanza.

Un campioncino in miniatura?
Non scherziamo neanche. David ovviamente ha ancora la sciata da ragazzino. Diciamo che è ben messo sulla strada che lo porterà a sciare con lo stile da adulto.

Si ammazza di allenamenti?
Diciamo che se gli dico “andiamo a farci un giretto in pista” molla tutto e un secondo dopo ha gli scarponi ai piedi. Ma tanto lui fermo non ci sta. Non scia soltanto. Gioca anche in una squadra di hockey da diversi anni. E forse anche per questo che ha sviluppato una certa sensibilità sullo spigolo. E poi devi vederlo come va in bici. L’estate scorsa siamo andati a fare il giro dei 4 Passi, lui con la bicicletta da corsa io con una mtb elettrica. Appena la strada impennava un po’ mi lasciava lì sui pedali. Ho provato a difendermi dicendo che era logico per via della differenza di peso, ma la tesi ha retto poco e. Insomma, ci sono rimasto malissimo! Scherzi a parte credo che David sia nato con qualcosa in più dal lato sportivo. Ah, dimenticavo, gioca anche a calcio con discreti risultati!

Quest’inverno ci ha dato dentro?
Dobbiamo ringraziare la società impianti Gardenaccia che ci ha messo a disposizione la pista omonima che ha due o tre varianti. Poi però a febbraio l’impennata di covid in Alto Adige ha costretto la società impianti a fermare tutto.

Siete andati altrove?
Troppo complicato. Abbiamo avuto un’altra idea. Si poteva fare sport rimanendo nei pressi di casa. E guarda caso, proprio a fianco a casa c’era un bel prato strapieno di neve. L’abbiamo battuta per bene tirando fuori uno slalom di una quarantina di secondi. Li portavo su con la macchina. E tutto questo dalle sette meno un quarto alle otto perché poi iniziava la dad scolastica. È stato bellissimo.

David in allenamento sul prato vicino a casa. A destra, assieme al fratello Marc con le pelli sulla Gran Risa

La Gran Risa invece è rimasta chiusa?
L’abbiamo fatto al rovescio, con le pelli.

La state già studiando per il domani?
Ci puoi giurare, prova a immaginare cosa possa frullare nel cervello di un giovane agonista quando al mattino apre la finestra e se la trova davanti. Io l’ho fatta una decina di volte da apripista e Mark ha indossato lo stesso pettorale proprio quest’inverno. Penso che per David sia un sogno ricorrente!

Ha una buona conduzione anche… sui libri?
Beh, sta finendo la terza media qui a La Villa, il bello dello studio inizia adesso. Per le superiori stiamo decidendo proprio in questi giorni il da farsi. In paese c’è un istituto tecnico economico con il quale abbiamo chiuso un buon accordo. Due allenamenti al mattino concessi! Stare a casa ha la sua comodità, tuttavia c’è un’alternativa molto interessante da valutare. Andare alla scuola di Stams.

Avete fatto le selezioni?
Col covid impossibile. Abbiamo inviato dei filmati e ci hanno già detto che lo prenderebbero volentieri anche senza test di slalom e gigante. Sapevano già tutto, gare, risultati, trascorsi…

David è già autonomo?
In genere sa arrangiarsi ma se andremo lì e dovessero mancargli i punti fissi che ha avuto finora troverà il modo di cavarsela, come d’altra parte fanno tutti. Mi sembra poi sufficientemente determinato a perseguire i suoi obiettivi, per cui…

A proposito, come reagisce quando non riesce a raggiungerli?
In grande sintesi, si incazza, reagisce e la volta dopo vince. E quando vince non ci rimane sopra, archivia immediatamente. Anzi, caso mai invece di beatificare il successo, sottolinea gli errori che avrebbe potuto evitare di commettere.

Com’è successo allo Zoncolan?
Esatto, quel superG se l’è proprio divorato. Ma c’è un motivo. In slalom, secondo dopo la prima manche, è uscito a cinque porte dal traguardo della seconda. In gigante ha commesso un errore quasi da ritiro, ma ha tagliato il traguardo comunque, finendo 12esimo. Il superG era l’ultima chance. Ha trovato buon gioco anche perché si è disputato su una pista molto difficile, ripida e ghiacciata. E per come sente lo spigolo lui…

Immagino anche sci ben preparati. Ci pensi tu?
Si certo, ma anche in questo non gli sfugge niente. Lui sa quello che vuole sull’attrezzatura. È capace di dirmi, “voglio più lamina in punta o in coda”. È una cosa molto rara, nemmeno gli Allievi sono in grado di dire se gli sci vanno bene o male. Ma è così anche sugli occhiali o il casco. Se non calza bene diventa una iena. Pensa che da otto anni usa sempre lo stesso! Gliene hanno dati tanti, rigorosamente Briko come le maschere, ma non lo vuole mollare! David cura proprio ogni particolare. Anche i bastoncini. Guai a chi gli tocca i suoi Komperdell. Così come i capi Energiapura.

Non dirmi che mette mano anche agli scarponi?
Per quello ci pensa Andrea Odinotti, sai lo Ski Center di Bressanone…

Certo che lo conosciamo e lo chiamiamo anche se è Pasquetta perché siamo certi che…
Ho appena finito di fare una scarpa per una ragazza. Eh sti giovani, mi fanno diventar matto!

Però poi tornano da te con la coppa in mano!
David per ora mi ha portato le medaglie. Ma a papà Elmar l’ho detto però eh… Voglio la coppa!

Gli hai sistemato le scarpe?
Tutto quanto, sci e scarponi. Quando prova le scarpe vedi proprio che è un ragazzo molto attento in quello che fa. Solo per questo ho azzardato a proporgli una scarpetta a iniezione. Era l’unica soluzione per arrivare a ottenere ciò di cui avesse bisogno.

Ovvero?
Voleva il piede molto fasciato, un tutt’uno con la scarpa e lo sci. A 14 anni mi era capitato una sola volta e come quel ragazzo, che poi ha dovuto smettere, David ha una precisione e una sensibilità nel materiale che è proprio di un altro livello. Abbiamo lavorato molto anche su diverse regolazioni canting. E poi alcuni test sul plantare. Alla fine ha usato quello di sempre perché quello nuovo lo sentiva un po’ troppo rigido. Non so se mi spiego, queste cose le tratti solo con gli atleti grandi e nemmeno con tutti.

Tutto questo per un ragazzino di 14 anni?
Non riesco a farne a meno, mi faccio sopraffare dalla passione. Quando vedo un ragazzo che ha quel qualcosa in più cerco di aiutarlo per quanto mi è consentito. E, sottolineo, non si tratta di lavoro.

Poi ti arrivano le cartoline con scritto grazie e ti sciogli…
David è tornato dallo Zoncolan con l’oro vinto in superG. Gli avevo dato in uso uno sci nuovo con un’impronta particolare.

E appena tornato a casa è venuto da me per portarmi il suo grazie.

Se vieni in negozio vedi la foto autografata appesa nel mio laboratorio. Dai, per me sono soddisfazioni enormi. Seguo anche un altro ragazzo molto bravo, Alex Silbernagl del Seiser Alm Ski team, un vero caterpillar, una forza incredibile. A lui abbiamo fatto due zeppe diverse. Sono cose che nessuno fa in giro. Io ogni tanto dico… sono matto, ma è la mia vita e voglio dare agli atleti il top. Ci rimetto ma so che sono giovani promettenti per i quali vale la pena dargli una mano.

Ci rimetti?
Alcune operazioni non sono semplicissime. Ci vuole anche una buona dose di tempo per capire da loro cosa vogliono e dove desiderano arrivare. Non ci sono luoghi comuni. Silbernagl, ad esempio, ha una scarpa più morbida di David, 110 contro un 130.

Ti rapporterai certamente con le aziende, ma seguono atleti anche così giovani?
È tutta roba nostra. Fa parte del nostro budget aziendale. Quando noi individuiamo alcuni atleti gli diamo il massimo senza guardare al portafogli o al tempo che dobbiamo dedicare. Lo facciamo e basta. Gli forniamo materiali da noi acquistati dalle aziende e li diamo in uso.

Con David c’è una situazione un po’ particolare. Due anni fa sciava Rossignol e vinceva. Poi l’anno scorso ha cambiato marca grazie a condizioni particolarmente favorevoli, ma non rendeva come prima pur avendo cambiato diversi set up. Allora Elmar è tornato da me con l’idea di sciare ancora con Rossignol.

Gli ho detto: “Non so se Rossignol però è per la quale. Questi passaggi non sono molto graditi. Abbiamo trovato comunque una soluzione. Ha comprato gli sci e la scarpa che servivano e noi gli abbiamo poi dato l’assistenza ideale. Ora vediamo, perché Rossignol inizia a strizzare l’occhio agli atleti dalla categoria Giovani. E devono essere in Comitato con punteggi Fis di un certo tipo.

Insomma devi andare come un aereo! Diciamo che ora Rossignol lascia a noi la gestione di determinati atleti, per cui quello che esce da Ski Center è tutta roba nostra. Ma non è solo questo. Se si rompe uno sci, la procedura vuole che si mandi quel modello in azienda per un controllo. Un iter che se va bene richiede una quindicina di giorni. Noi sappiamo invece molto bene che lo sci serve subito. E glielo anticipiamo noi.

David Castlunger è stato nominato miglior atleta del Pinocchio 2021

Un tipo di servizio che ha portato “Odi” (lo chiamano tutti così) a creare un suo personalissimo ski team cui fanno parte, oggi, 12 atleti. Ci si entra non solo in base alle classifiche. Ci vuole un certo rapporto di stima che crea la piena sintonia. Situazione che poi fa nascere vere proprie amicizie. E quella con i Castlunger è molto solida.

La stagione per David non è ancora finita. Per la prima volta parteciperà al Memorial Fosson dall’8 all’11 aprile. Sulla torta vuole metterci una bella ciliegina! Sempre quel qualcosa in più… David Castlunger e quel David Castlunger e quel David Castlunger e quel David Castlunger e quel

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.