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È mancato Rolando Thoeni, cugino di Gustavo, uno degli eroi della Valanga

È mancato Rolando Thoeni, cugino di Gustavo, uno degli eroi della Valanga.
È purtroppo mancato Rolando Thoeni, cugino di Gustav, altro eroe della Valanga Azzurra. Il 17 gennaio scorso aveva compiuto 71 anni e quattro giorni era stato colpito da ictus. Non è riuscito a superarlo e questa mattina ci ha lasciato.

Aveva un potenziale enorme, forse ancora più di Gustavo, ma pativa le gare. Il suo più grande handicap era proprio la concentrazione.
Racconteremo presto la sua vita da campione, come quel 13 febbraio quando vinse la medaglia di bronzo nello slalom speciale agli XI Giochi olimpici invernali di Sapporo 1972. Che ai tempi era valido anche come Campionato del Mondo. Finì alle spalle del cugino Gustavo, mentre l’oro fu conquistato incredibilmente dallo spagnolo Francisco Fernandez Ochoa.


Da sinistra Stefano Anzi,terzo classificato si improvvisa fotografo per riprendere Herbert Plank,vincitore della discesa libera a Courmayeur e Rolando Thoeni secondo classificato. (Pentaphoto)

In Coppa del mondo raccolse due vittorie entrambe nel 1972 e in slalom, a Pra Loup proprio davanti al cugino e a Madonna di Campiglio, il tempio degli slalomisti. Poi un altro podio in gigante in Val Gardena.


Limone, Italia, febbraio 1976. Da sinistra Bruno Nokcler, Rolando Thoeni, Gustavo Thoeni e Piero Gros un parte della squadra italiana di sci. (Pentaphoto)

Ritiratosi dall’attività agonistica nel 1976 decise di rimanere nella sua terra, nei dintorni di Merano per fare il contadino e il pastore.


Loro, i miti della Valanga, si erano incontrati all’Hotel Bellavista di Trafoi, in una reunion da pelle d’oca nel 2015 per celebrare il 40esimo anniversario dello storico parallelo. Quello che dopo una sfida memorabile tra Gustavo e Stenmark regalò proprio a Thoeni la quarta sfera di cristallo. Una serata nella quale parteciparono Piero Gros, Mario Cotelli, Oreste Peccedi, Luciano Panatti, Erich Demetz, Helmuth Schmalzl e Rolando Thoeni, tutti presenti come una foto ricordo a omaggiare con la loro presenza un vecchio amico e compagno di sfide. Nella foto, Gustavo, Schmalzl, Pierino e il povero Rolando.

Il ricordo di chi l’ha Valanga l’ha raccontata fin dal primo giorno, Massimo Di Marco, fondatore di Sciare:

Morire il giorno di Pasqua. Piangere a Pasqua. Nella strada della vita un giorno è uguale all’altro ma si può cogliere un po’ della sua ironia in ciò che gli capita proprio in un giorno di grande festa. Rolly era proprio così, eternamente sorridente, faceto, fantasioso.

Forse è questa indole un po’ surreale che gli ha impedito di spaccare il mondo. Come atleta era sicuramente un tipo da trofei e medaglie, in fondo non è che sia pochissima cosa una medaglia di bronzo nello slalom di Sapporo 72.

In Coppa del Mondo ha vinto a Campiglio e Pra Loup. E qui, Bonnet, il giorno della sua vittoria ricordo che disse a Cotelli: “ Mi sembra un bel fenomeno, non farlo vincere troppo”. Preferiva lo slalom ma faceva anche il gigante e la discesa, faceva tutto un po’ da mattacchione, un po’ come Stricker che però, nato per fare l’attore, era anche tragico.

Rolly no. Compiaciuto di essere il cuginetto di Gustavo si è trovato a dover recitare come per un impegno di famiglia. Gustavo vinceva, diceva due parole, quando esagerava tre, e spariva.

Noialtri del blocco e la matita diventavamo matti. Un giorno abbiamo chiesto a Rolly di essere Gustavo ed è stato un giorno magnifico. Rolly è entrato nella parte molto divertito ma anche concentrato.

Grazie a lui abbiamo potuto scrivere interviste chilometriche fatte al falso Gustavo che era felicissimo di questa trovata.

Aveva una erre alla francese, non sapeva la lingua, ma i giornalisti francesi l’avevano preso in simpatia anche perché pure a loro raccontava le gare di Gustavo, i punti dove ha attaccato, dove ha frenato, dove ha fatto un miracolo.

Rolly era amico di tutti, non invidiava nessuno e teneva su il morale di tutti nei giorni d’ombra. Ha resistito qualche giorno all’ictus, ha tentato di mandarlo al diavolo. Non è stato così. Vorrei abbracciarti, caro Rolly.

È mancato Rolando Thoeni

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.