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Fabrizio Gerosa, campione Master, dopo 40 anni di gare, arriva quella che non ti aspetti

Fabrizio Gerosa, campione Master, dopo 40 anni di gare, arriva quella che non ti aspetti
Fabrizio Gerosa, 47 anni appena compiuti, imprenditore comasco (filiera alimentare) di Inverigo, Master scatenato, è spesso e volentieri nella prima pagina delle classifiche sia di Coppa Italia che della Fis Master Cup. “Diciamo che qualche pagina me l’avete dedicata”.

Questa è la cronaca di una gara un po’ insolita per te!
In effetti da frontman passerei volentieri dietro le quinte. Sarebbe proprio un bel regalo per festeggiare i miei 40 anni di gare!

Intendi dalla poltroncina del leader a quella di consigliere?
Esattamente, mi piacerebbe entrare in Alpi Centrali

Fabrizio è nato nello Sci Club Lecco (per 15 anni) e ha vissuto tutte le categorie della filiera agonistica, dai baby fino ai master, passando per il CAM fino allo sci club Erna. Laureato in sociologia, appassionato di neve fino al midollo al punto di conquistare anche il titolo di maestro di sci. Ha conquistato la Coppa del Mondo master nel 2015, la Coppa Italia nel 2020 e due medaglie ai Mondiali del 2014 e 2015 in superG. Nella bacheca dei suoi trofei trovano posto anche riconoscimenti non materiali, ma del tutto speciali: la creazione della Ski Race Cup nel 2008 (vinta quell’anno e nel 2010) e la Presidenza di Snow Village, l’ente di promozione per la costruzione del primo skidome in Italia.

Come ti è venuta l’idea della Ski Race Cup?
Mi colpì subito l’intuizione che ebbero i fratelli Gallina quando s’inventarono l’Autodrive Ski Cup, con la formula delle due gare in un giorno. Nel 2008 da una idea mia e di Stefano Colombo nasceva la Ski Race Cup, ben presto però la voglia di correre era ancora tanta e la parte organizzativa portava via troppo tempo, cosi consegnai le chiavi a gente affidabile come Vimercati. 

Perché ti vuoi candidare?
Perché vedo che sta prendendo piede la tendenza ad abbandonare lo sport e le gare nell’età più critica, ovvero tra gli allievi e i Giovani. Questa cosa mi fa star male. Perché non può che portare problemi sociologici in una età in cui la personalità inizia a prendere corpo. Se tra gli ingredienti della quotidianità c’è anche l’attività sportiva non si può che crescere con valori positivi. Dunque, vorrei mettere a disposizione dello sci lombardo l’esperienza maturata in 40 anni di attività.

Una scuola di vita?
È la definizione migliore, perché la dedizione, il sacrifico tocca livelli altissimi, specie per chi non vive in montagna. Le levatacce, le trasferte, la rinuncia alle uscite serali con gli amici, l’impegno negli allenamenti. Insomma, chi conosce l’agonismo dello sci sa di cosa sto parlando. Adoro quello che ha detto Federica Pellegrini, non c’è scuola migliore per crescere che lo sport, perché ti sbatte in faccia la meritocrazia. Non è previsto il preferito o l’imbucato, non ci sono scuse, si può perdere o vincere per un centesimo!

Avrei giurato ti attirasse l’area over 30…
Che non può alimentarsi se si ferma prima. Dunque, mi piacerebbe dedicare tutto il tempo necessario per contribuire allo sviluppo dello sci giovanile. Tengo troppo alla crescita sociale dei bambini. Il nemico ha un nome ben preciso, si chiama noia e la si combatte rimanendo impegnati e perché no con un bellissimo sport come lo sci.

Questo è il problema, ma la soluzione qual è?
Il sacrificio che ti porta a vivere lo sci deve essere ripagato. D’accordo, si pratica all’aria aperta e in posti meravigliosi, ma non basta. La benzina per andare avanti può essere la soddisfazione personale che si conquista con l’attività. Attenzione però, non sto parlando di vittoria. Se le gare giovanili continueranno a vivere sotto il cappello dell’esasperazione andranno avanti sempre meno atleti e la base non potrà che assottigliarsi. Non esiste un’unica soluzione per porvi rimedio, però si possono prendere alcune iniziative, peraltro già adottate da diversi paesi. Come limitare il numero degli sci, correre senza tutina. Misure che non inibiscono affatto il talento. Se un ragazzino ha la fortuna di possederlo, meglio sfruttarlo dopo i 16 anni, poiché a 13 o 14 serve davvero a poco.

Come fanno altri paesi alpini e nordici, insomma?
Loro non sciano meno di noi ma con un approccio differente. Infatti, non sto dicendo di limitare l’attività, ma di cambiare l’approccio. Ben venga, ad esempio, lo sci come puro addestramento e non soltanto tracciati. Non dovrebbe mai mancare l’elemento gioco, così come alternative motorie. Quelle che ti permettono di adattarti a ogni situazione. Un tempo noi avevamo il cortile e passavamo dal calcio, al basket, dalla pallavolo alla bici o semplicemente a rincorrerci. Questo non c’è più, ma l’alternativa non può essere soltanto il palo. Pista, fuoripista, salti, gobbe e non solo terreni ben levigati ovvero situazione gara.

Stiamo divagando…
Non sono allenatore tantomeno preparatore atletico ma ritorno ai miei 40 anni di gare e a quello che hanno visto i miei occhi finora. Se non si analizzano questi aspetti una soluzione al problema non si troverà mai. Per questo motivo, sfruttando anche i miei studi, credo di poter offrire il mio contributo a partire dalla categoria baby e cuccioli. Il compito del Comitato non credo debba essere soltanto quello di formare atleti per le squadre Azzurre. Certo è l’obiettivo principale, ma non lo è da meno quello di favorire lo sviluppo delle attività invernali sul proprio territorio.

Uno Ski dome a Milano avvicinerebbe tanti bambini agli sport invernali…
Eh… a me lo dici! Come ben sai presiedo da ben 12 anni Snow Village, società nata per promuovere la costruzione del primo ski dome in Italia

Quello che avrebbe dovuto aprire ad Arese?
Proprio quello. Eravamo a un passo poi una serie di fattori hanno fatto tramontare il progetto all’ultimo. Tuttavia, non demordiamo. Ho firmato da anni un accordo esclusivo di gestione e investimento con Snow World, società olandese proprietaria di ben nove ski dome in Europa. Credono fermamente in noi e stiamo lavorando con un nuovo progetto applicabile su un paio di siti, sempre nei dintorni di Milano.

Con la chiusura dei ghiacciai molti sci club si stanno allenando proprio in queste strutture…
E non soltanto quello dello sci alpino, poiché si adattano bene anche per il fondo, lo snowboard, addirittura lo sci alpinismo. Sinceramente io però vedo altre opportunità. Cosa ne dici di far scoprire gli sport invernali ai bambini delle scuole? La bellezza della montagna è imparagonabile ovviamente, ma uno ski dome fungerebbe da formidabile mezzo di promozione per acquisire nuovi praticanti da parte delle stesse località. Poi, certo, gli sci club, e l’agonismo in generale. ma strutture del genere si possono mantenere soltanto con un bacino d’utenza ampio.

Ci son ben 13 candidati laici, pensi di farcela? 
Tra questi molti sono nomi che il tessuto della politica sportiva conosce da tempo. Io non appartengo a quella fascia. Sono un nome nuovo, relativamente giovane ma con tanta esperienza sul campo. Il mondo delle gare mi conosce. Magari non come Fabrizio Gerosa, ma se dici Gerry si sa bene a chi ci si riferisce.

Che Gerosa sei?
Niente a che vedere con il ben noto Carlo, ex slalomista Azzurro. È solo un cognome molto diffuso tra la bergamasca e il comasco.

A parte il livello, in 40 anni forse hai fatto più gare te di lui…
Eh credo proprio di sì. Ho il senso della sfida innato e la mia candidatura è mossa anche da questo spirito. Sottolineando che se mi metto in gioco non è solo per il breve periodo. Guardo oltre, per arrivare almeno al 2030 perché per portare avanti progetti di un certo tipo serve tempo. Sinergie e affiatamento all’interno di un gruppo di lavoro non si inventano dalla sera alla mattina se si vogliono raggiungere determinati risultati. E quelli che possono regalare soddisfazioni nell’immediato ma senza prospettive, servono a poco e non mi interessano. Dopo di che è una sfida e come tale non so come andrà a finire. Posso solo dire di essere pronto a mettermi in gioco. Affrontare la mia stagione numero 41 da Consigliere regionale sarebbe proprio grandioso!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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