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Flavio Roda a tre mesi dall’Assemblea Elettiva

Flavio Roda a 3 mesi dall’assemblea elettiva
Le squadre Azzurre delle 15 discipline Fisi sono in pieno allenamento, chi in palestra chi sui ghiacciai, ma ha iniziato a indossare la tuta anche il settore gestionale federale, dal momento che a metà ottobre gli Sci Club saranno chiamati a eleggere il Presidente e il Consiglio della federazione, per il prossimo quadriennio. Non uno qualunque, quello Olimpico che ci accompagnerà a Milano-Cortina 2026.

Ciò che un tempo avveniva nei corridoi o in qualche ristorante possibilmente poco noto, oggi avviene nei gruppi chat di Whatsapp. Qui si formano strategie, si formulano nomi di possibili candidati (che noi citeremo solo in presenza dell’ufficialità), si cerca l’appoggio del giornalista, del politico, del manager. L’intendimento è quello di creare una massa critica capace di mostrarsi sui canali digitali per arrivare al cuore delle società, potendo contare sull’onorabilità e notorietà di personaggi dotati di una certa influenza.

Allo scoperto, in maniera ufficiale, non è ancora venuto fuori nessuno, probabilmente perché tutti si attendono una prima mossa da parte dell’attuale Presidente Flavio Roda che abbiamo incontrato ieri 13 luglio, per avere una serie di chiarimenti.

Presidente, tra tre mesi si va alle urne…
Il periodo pre elettorale è sempre particolare, ma questo è diverso da quelli precedenti. La situazione che mi piace di meno è il clima che si sta creando, soprattutto sui social, dove non prevale il pensiero, ma l’insulto, l’offesa fino alla minaccia. Addirittura, con un alone di sospetto. Tutti hanno diritto di criticare, ma leggere determinate parole in ambito sportivo è davvero deplorevole.

Prima di arrivare al punto, oggi la federazione come sta?
Mai stata meglio, quasi 40 milioni di fatturato, una gestione delle squadre che fa impressione. Considerando tutte le discipline sono ben 495 gli atleti Azzurri appartenenti alle squadre e 285 i tecnici il cui numero è recentemente aumentato (solo nello sci alpino, 80 atlete, 80 atleti e altrettanti tecnici).
Ora va tutto bene, ma quando sono stato eletto Presidente, nel 2012, la situazione era ben diversa. La “cassa” era praticamente vuota e abbiamo dovuto operare una serie di tagli non indifferenti, sia nell’attività che nel personale. È stato un percorso lungo e faticoso, ma con la buona volontà di tutti siamo riusciti a cambiare tale tendenza negativa. Il valore della produzione nel 2017 è stato di 28 milioni, senza considerare le spese accessorie, come ad esempio il noleggio di 110 pulmini, le autostrade, il carburante… Nel 2021 ci sono stati 11 milioni in più, un totale che supera i 39 milioni.

Elezioni 2012: Flavio Roda con gli sfidanti Lorenzo Conci, Carmelo Ghilardi e Antonio Noris. Il dirigente emiliano si impose nella seconda votazione con 55.380 voti contro i 40.278 di Conci

Da dove arrivano tutti questi soldi?
Sport e Salute ha aumentato il suo contributo che arriva a 14 milioni, poi ci sono le sponsorizzazioni e gli introiti dei diritti televisivi. Per queste ultime due voci la Fisi è la Federazione che riesce a portare a casa di più, calcio a parte. L’aspetto più importante non è la cifra in sé, ma la certezza che non stiamo parlando di un trend provocato da un fatto particolare, ma di un consolidamento. Aziende come Audi e Falconeri ci sostengono da tanto tempo, altre “firme” importanti stanno arrivando anche se lo riveleremo a tempo debito e questo ci fa ritenere che la Fisi crescerà ulteriormente, nonostante il periodo storico in cui viviamo non sia proprio dei migliori.

Nuovi sponsor grazie alle Olimpiadi?
Sicuramente i Giochi di Milano-Cortina 2026 fanno da calamita. Il marchio Fisi piace ed è apprezzato. Merito soprattutto degli atleti che anno dopo anno hanno cambiato atteggiamento. Anche quelli, diciamo, di seconda linea, sono coscienti e orgogliosi di avere un ruolo importante all’interno della federazione.

Dopo due anni finisce il primo mandato di Roda (nei primi due intervenne il commissariamento della Fisi con Franco Carraro). Pietro Marocco e Manuela Di Centa lo sfideranno all’Assemblea elettiva, ma gli Sci Club sceglieranno ancora Flavio

Eppure, in Coppa del Mondo (e non solo) nascono sempre più team privati…
Nell’alto livello è chiaro che il team privato ha le sue convenienze, ma un sistema federale complesso come il nostro ha il dovere di far crescere tutti. Poi ci possono essere situazioni particolari che suggeriscono di cercare alcuni adattamenti. Nel gruppo Elite, Goggia, Brignone e Bassino hanno, ognuna, il proprio tecnico di riferimento. Si tratta però di un lavoro personalizzato all’interno della squadra. Un concetto differente dal team privato. Insomma, ci può essere un’atleta più brava di un altra, ma entrambe, per la Fisi, hanno la medesima importanza il medesimo valore. Senza contare che chi ha più bisogno di una struttura di sostegno è proprio l’atleta meno performante. Soprattutto i più giovani. Sai, sono abituati a essere i numeri uno nella loro regione e tutto d’un tratto si trovano a dover condividere l’esperienza in una situazione del tutto nuova con altri sette, otto compagni. Cosa vuoi che faccia la Federazione, otto team privati? Caso mai la strada da intraprendere è quella di rinforzare la collaborazione con gli sci club, dove il ragazzo è cresciuto e portato fino a vestire la maglia Azzurra. Questo meccanismo c’è ma è ancora debole, sono però convinto sia la strada da prendere. Non è facile poiché l’allenatore, specie quello della squadra, per sua natura tende a essere possessivo e non accetta volentieri collaborazioni esterne. Insisteremo perché ciò accada.

È più importante far quadrare i conti o rincorrere i risultati?
Dipende dalle situazioni. Quando sono arrivato nel 2012, la prima necessità era quella di sanare l’aspetto economico. Se non fossimo riusciti a far quadrare i conti la Federazione avrebbe chiuso. Cosa vuoi, se a fine anno ci sono perdite, non interviene nessuno a ripianare i debiti. Quindi in quell’epoca il focus principale non erano di certo i risultati. Poi, appena l’andamento finanziario si è messo in linea abbiamo iniziato subito a investire sull’attività.

Assemblea elettiva 2018: Franco Vismara, Claudio Ravetto e Maurizio Paniz sfidano Roda che però sarà riconfermato alla presidenza Fisi col 79,19 per cento di preferenze

Cosa avete fatto fatto per trovare un equilibrio finanziario?
Abbiamo ottimizzato in primis il personale. Per farla breve ti do un dato che spiega tutto. Oggi il personale incide per il 13% sulla spesa, quando la media delle federazioni sportive si aggira sul 30%. Inizialmente è stata una necessità assoluta, dovevamo tagliare. Poi la struttura si è adeguata e ha seguito alcuni piccoli accorgimenti che però alla fine dell’anno hanno creato una certa differenza. Dal fare benzina nei distributori fuori dalle autostrade. All’inizio lo avevamo imposto, poi è diventata un’abitudine. Oggi più che mai! Oppure i telefoni: prima si spendevano quasi 300 mila euro all’anno, poi abbiamo sfruttato un sistema centralizzato e il costo è sceso a 100 mila.

Adesso è tutto in bolla?
Adesso siamo sullo stesso livello delle altre federazioni straniere leader. I nostri budget sono allineati a quelli di Austria e Svizzera considerando però che, rispetto ad altre nazioni, noi dobbiamo gestire più discipline, non ultima lo sci alpinismo o il bob e skeleton e anche il biathlon. In pratica abbiamo 5 federazioni internazionali di riferimento e sono loro che dettano le regole. Significa che devi subito adeguarti a ogni cambiamento anche se mettere mano a nuovi format di gara e regolamenti implica un lavoro complicato. Questo per sottolineare che la gestione di una struttura come la Fisi è davvero complessa.

Flavio Roda con il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia all’ultima edizione della fiera Skipass di Modena

E a livello internazionale l’Italia che peso ha?
Adesso eccome se contiamo, ma fino a qualche anno fa non dico che eravamo zero ma quasi. Siamo la nazione che ha più gare di Coppa del Mondo in assoluto e quando ci sono da recuperare competizioni annullate causa meteo qui il telefono squilla sempre. È importante godere di una certa considerazione specie in un periodo come questo poiché in Fis c’è una certa tensione. L’elezione di Eliasch alla Presidenza è stata decisamente inaspettata e la sua linea di innovazione non sempre è digerita da personaggi che bene o male sono lì da tanti anni. Ma è stato votato per cui per i prossimi cinque anni alla guida ci sarà lui. È importante dialogare ed essere protagonisti delle decisioni che saranno prese. Se non hai peso non ti chiedono nemmeno un parere!

Il presidente con Sofia Goggia e Massimo Farao (scatto del 2016), responsabile marketing di Audi. Il marchio automobilistico tedesco sarà sponsor Fisi fino al 2026. 

Torniamo alla prossima Assemblea elettiva: non è come le precedenti… le Olimpiadi!
Indubbiamente i Giochi fanno da calamita anche per chi vuole diventare Presidente. Il viaggio che sta per intraprendere la Fisi in direzione Milano-Cortina 2026 offre stimoli non indifferenti.
Sinceramente a me di finire sui giornali proprio non interessa e non l’ho mai cercato. L’unica cosa che conta è che la Federazione funzioni, motivo per cui mi ero messo a disposizione nel 2012 in uno dei periodi peggiori, a livello gestionale, di via Piranesi.

Flavio Roda nel discorso in occasione della Cerimonia d’Apertura dei mondiali di Cortina 2021

Quindi possiamo dire che Flavio Roda è intenzionato a candidarsi alla presidenza Fisi per il prossimo quadriennio?
Sì, possiamo dirlo.

E come la mettiamo con la regola che dopo tre mandati non ci si può più candidare?
Guarda, ho accettato di rilasciare questa intervista perché credo sia giusto che gli appassionati dello sci conoscano alcune realtà della federazione che probabilmente non sanno. Ma questo è anche uno dei punti che evidentemente provoca in qualcuno esternazioni che superano il diritto di critica. Fare il presidente della Fisi per me non è una ragion di vita, tantomeno una malattia. Sono qui tutti i giorni per il bene dello sport, dello sci Azzurro. Non ho la bacchetta magica e commetto errori, d’altra parte si sa, nello sci capita di inforcare. Come tutti ho le mie idee e le mie insicurezze, ma di una cosa sono assolutamente certo, non mi tiro mai indietro quando devo metterci la faccia e non ho problemi a cambiare opinione quando mi accorgo di aver preso la direzione sbagliata.

Anno 2016: anche Pirelli diventa sponsor Fisi: qui Roda con Marco Tronchetti Provera

Potrà sembrare anche banale, ma cerco di dare in piena onestà il mio contributo sfruttando l’esperienza che è iniziata nel 1979, quando allenavo il Comitato Emiliano (all’epoca i tecnici regionali erano dipendenti della federazione). Il mio punto di vista sulla questione, per semplificare, è questo: quando nel 2018 esce la nuova Legge del Coni che sancisce la regola dei tre mandati le federazioni utilizzano una norma transitoria. Tutte tranne la Fisi perché era andata in Assemblea elettiva appena  due mesi dopo l’entrata in vigore. Secondo noi anche la Fisi ha diritto di esercitare tale norma transitoria. La chiudo qua! Per ora la mia più grande preoccupazione è portare al meglio la federazione fino all’Assemblea. E lo farò con tutte le mie forze fino all’ultimo giorno. Poi, com’è sempre stato, saranno gli Sci Club a decidere chi votare.


Per informazione: lo Statuto, modificato tre anni fa approvato dal Coni, all’articolo 48, dice che il mandato deve essere quadriennale.
Il primo mandato di Roda è durato due anni (era subentrato dopo due anni di commissariamento).
Quindi il punto è stabilire se vale come mandato oppure no.

Puoi dire chi sarà l’azienda fornitrice dell’abbigliamento per il prossimo quadriennio?
C’è una causa in corso e non mi è dato intervenire sull’argomento. Comunque, nel giro di pochi giorni il Tribunale lo svelerà.


È bene dire che non ci sono comunicati ufficiali sulla questione da parte degli interessati. Tuttavia nell’ambiente circola la voce che la Fisi avrebbe accettato la fornitura da parte di Armani (EA 7) per il prossimo quadriennio. Kappa però sosterrebbe di aver pareggiato l’offerta rispettando così le clausole contrattuali. Per questo motivo è nato un contenzioso legale.

Non è ancora del tutto chiaro ciò che è accaduto a Pechino a proposito di Marsaglia…
Con Matteo ci siamo chiariti e scusati. Avevamo deciso di mandare Mattia Casse ai Giochi non perché lo dovesse sostituire. C’era un posto vacante per la rinuncia di un atleta sloveno. Quel posto toccava a noi, così come per altri casi analoghi erano stati dati posti in più ad Austria e Francia. 

Gli anni passano per tutti e dopo una vita trascorsa in Federazione evidentemente con non poche soddisfazioni personali, chi te lo fa fare di rimetterti ancora in pista?
Non è questione di voglia. Non sono di quelli che intendono rimanere attaccati alla poltrona a tutti i costi. Tantomeno scaldo la sedia per poter indossare una Giacca. Ho intrapreso un percorso dieci anni fa scoprendo, anno dopo anno, situazioni che non immaginavo neanche. Cose che non impari con la normale amministrazione. Devi viverle ed averle affrontate. Ora, la macchina certamente può e deve migliorare ancora, ma funziona.

Roda nel 2012 con il Commissario Franco Carraro

Non vorrei ripetermi ma si è soliti, sbagliando, parlare solo di sci alpino. Se però penso a com’era messo il biathlon anni fa… Per non parlare degli sport emergenti come il settore “free”. Quanti si aspettavano piazzamenti di grande valore a Pechino di Deromedis nello skicross o di Lauzi nello slopestyle? Certi meccanismi li capisci con un lavoro capillare che prevede una presenza su questa poltrona costante. Questa nave non può essere governata a distanza affidandosi totalmente a un esperto per ogni settore.

La gente però si aspetta qualcosa di innovativo. Ad esempio nella gestione dei Giovani…
Rinnovarsi non è un’ipotesi ma una necessità. Tuttavia le grandi modifiche prevedono tempo. I risultati non arrivano per magia o con uno schiocco di dita. Il punto di partenza di un rinnovamento parte dal territorio che dev’essere supportato nella crescita dei giovani atleti. Per come si stanno mettendo le cose la base tenderà a restringersi. La vita è sempre più cara e di conseguenza anche lo sci. La Fisi deve investire di più non solo nell’alto livello, dove bene o male il sistema regge, ma anche nei comitati regionali e nelle società.

Flavio al Pin0cchio sugli Sci

Supportandoli come?
A livello economico. Prendiamo ad esempio la velocità. Se quest’inverno non prendiamo una pista per almeno un mese da mettere a disposizione dei ragazzi, la discesa non si fa più! Se non interviene il supporto della Federazione di certo uno sci club o un Comitato, da soli, non possono permetterselo. In realtà tale processo è già partito da qualche anno con l’istituzione degli Osservati che oggi sono previsti in tutti gli sport invernali. Qui non può e non deve esserci restrizione di portafoglio. E allora mi ricollego al discorso dei team privati. Seguire tale strada significa restringere sempre di più la base. Una Federazione non può permettere che vada avanti soltanto chi è ricco. Con una prospettiva simile i 12 mila Cuccioli di oggi diminuirebbero molto presto.

Roda con Gian Franco Zecchini, presidente del Comitato Alpi Centrali. A destra Oreste Perri ex presidente di Coni Lombardia

E più si sale di età peggio sarà. Anche per questo abbiamo dato un incentivo agli sci club (1.400.000 Euro per coprire le spese del primo tesseramento). In realtà si è polemizzato anche su questo, dal momento che c’è chi ha interpretato l’operazione come una mossa elettorale. Ma per carità, evidentemente non si sono accorti che è il terzo anno che questo viene fatto! Ritengo che ciò debba diventare una regola: per i 1.100 sci club della federazione il primo tesseramento (35 tessere obbligatorie – 1.200 Euro) dev’essere a carico della stessa Fisi. E questo che alla presidenza ci sia Roda o qualcun altro! È altresì importante aiutare i Comitati regionali. Oggi ricevono un contributo ogni mese, il che consente loro di programmare la stagione con maggiore sicurezza e una gestione certa.

Per concludere, dopo 10 anni, guardati indietro: rimpianti?
Sono tanti. Sai, la Fisi è così complessa che l’errore ti aspetta sempre dietro l’angolo. Capita di ostinarsi su progetti di cui ti innamori ma che poi non restituiscono risultati. A volte te ne accorgi dopo averci sbattuto il muso troppe volte. E allora la critica ti aiuta a capire e diventa utile. Purtroppo, non sempre è costruttiva. E questo capita quando chi a parlare si ferma alle apparenze, senza conoscere poco o nulla della Federazione.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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