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Gianluca Rulfi, ipotesi di lavoro del Gruppo Elite

Abbiamo intervistato Gianluca Rulfi, responsabile del gruppo Elite, ovvero Federica, Marta e Sofia, per sapere se sono state tracciate ipotesi di lavoro tecnico.

Prima domanda d’obbligo, tutto bene?
Di salute direi di sì per fortuna. Per il resto ci sono i problemi che coinvolgono tutti. Quindi, a caccia di mascherine e via!

E le tue “ragazze” come stanno? Le hai sentite recentemente?
Proprio ieri. Abbiamo fatto una video call con Sofia, Marta e Federica. Ma prima l’abbiamo fatta con i tecnici, Rinaldi in testa, per vagliare aspetti organizzativi e possibili ipotesi. Ma è tutto ancora così incerto…

Ipotesi di allenamento?
Stiamo mettendo a sistema tutte le informazioni che abbiamo adesso da mille fonti e costruire un piano di fattibilità.

E lo scenario più credibile in base a quanto sappiamo oggi quale potrebbe essere?
Se ci lascino partire, è andare in Sud America, a Ushuaia. Ma anche qui, bisogna vedere. Sono bloccati anche loro. Quella però è una situazione ideale. Se l’hotel è problematico ci sono gli appartamenti.

Le piste sono servite per lo più da seggiovie e ci consentono di allenarci in tutte le discipline. Di fatto è come se fossimo in quarantena. Ovviamente prendendo tutte le precauzioni del caso. Controllo medico, guanti, mascherine, distanze…

Parliamo di?
Settembre.

E fino a settembre niente?
Ipotizzando numeri limitati purtroppo siamo nella morsa dei ghiacciai svizzeri e austriaci. Sicuramente saranno privilegiare le squadre di quei paesi. Soprattutto per le discipline veloci.

Dunque la Coppa potrebbe iniziare con atleti più preparati di altri…
Nì. Anche ipotizzando un’estate grama, qualcosa sarà fatto. Magari su neve molle, forse spaccheremo qualche sci in più tra qualche sassolino e in mezzo allo sporco, ma il lavoro bene o male lo fai lo stesso. Guarda cos’ha fatto Petra Vlhova l’anno scorso nelle gare veloci.

Si è buttata su quelle piste così difficili senza avere seguito una preparazione specifica per discesa e superG. Se avesse curato di più in estate questo settore magari avrebbe ottenuto qualcosina di più o quanto meno avrebbe rischiato di meno. Certe cose in tv non le vedi, ma ti assicuro che in pista a qualcuno si sono drizzati i capelli.

È che è talmente brava e sostenuta da grinta e da un fisico incredibile che alla fine è venuto fuori il “pacchetto” vlhova.

Noi abbiamo lo Stelvio…
Certamente, ma un tempo si riusciva col gatto a tirare fuori un bel percorso per discesa e superG, oggi no.

A settembre mancano 4 mesi, se non si potrà fare nulla prima, cambierà il programma di preparazione?
Ni. Solitamente cercavamo di sfruttare al massimo la fine della stagione invernale. E bene o male fino ai primi di maggio potevamo sciare, anche perché trovi sempre le condizioni migliori. Questo tipo di lavoro non lo puoi fare sui ghiacciai. Quindi questa fase è saltata completamente.

È un problema grave?
No. Non comprometterà granché. Stiamo parlando di atleti di alto livello. Quello che sanno fare oggi Sofia, Marta e Federica lo hanno costruito negli anni. La tecnica ok, ma non costruisci un anno per l’altro.

È l’atleta che cresce di esperienza, di mentalità, sfrutta il potenziale dei materiali. E se non incorrono contrattempi, quello che hai alla fine viene fuori. Ovviamente se non potremo andare in Sud America e le uscite sui ghiacciai saranno col contagocce, ci troveremo a ridosso dell’inverno senza un adeguato allenamento. E questo sì che è un problema.

Quindi più qualità e meno quantità?
Ti faccio un esempio. Innehofer a Sochi 2014 oltre all’argento in discesa vinse il bronzo in combinata. Ebbene, quell’anno lì in slalom avrà fatto 4/500 passaggi tra i rapid gates a dir tanto.

ùPuoi pensare sulla carta di vincere una medaglia olimpica con questa preparazione? Direi di no. Però vengono fuori i 5/6.000 pali che hai fatto nelle stagioni precedenti e se hai la stoffa la medaglia la puoi anche vincere.

Sofia rispetto alle altre si è fermata ancora prima per via dell’infortunio. Dovrà seguire un percorso diverso?
Potrebbe fare qualche chilometro in più rispetto a Marta e Fede. Magari lavorando un po’ meno sulla qualità. Volevamo lavorare un po’ di più sulle discipline tecniche, parallelo e slalom per le combinate. Avremmo curato questo in primavera, ma tale intenzione è solo posticipata. Ci dedicheremo un po’ meno alla velocità secondo quello che ho detto prima.

Ovvero alla qualità, perché Sofia in discesa e superG non la miglioro con un’estate sola. Per fortuna stiamo parlando di grandissime atlete che sanno tirare fuori dal bagagliaio la classe in ogni momento, per quanto riguarda quello che sanno fare meglio.

Ski World Cup 2019-2020. Garmisch-Partenkirchen (GER) – Downhill – 8 febbraio 2020 – Sofia Goggia (ITA), Photo: Pier Marco Tacca / Pentaphoto

Infortunio a parte, l’anno scorso non è riuscita a incidere come l’anno prima…
Perché nella vita di un atleta possono intervenire problematiche che esulano dall’aspetto tecnico. E sofi qualche fastidio lo ha avuto il che ha condizionato anche un poco l’aspetto psicologico.

Lo Skiman?
Sappiamo benissimo l’importanza che ha lo skiman per un atleta. Ci sono stati momenti non di totale complicità come dovrebbe essere. Questi però sono aspetti particolari. A volte contano, a volte no.

Brunelli è uno bravo
Uno dei migliori, ma non centra nulla la professionalità. Comunque Brunelli ha scelto ora una nuova vita.

Chi preparerà gli sci a Sofia?
Penso di saperlo ma non lo dico. Lo annuncerà Sofia.

Pensi sia calata tecnicamente?
Per niente. Guarda, a Sochi ha tagliato il traguardo molto delusa, pensava di aver preso tre secondi per come aveva sciato. È arrivata seconda a due decimi da Federica. Quando non sei tranquilla al 100 per 100 provi sensazioni sbagliate che poi possono condizionarti e farti perdere un po’ di fiducia.

In questi giorni come l’hai trovata a livello di spirito e morale?
Molto bene, penso abbia risolto ogni questione. È carica la ragazza…

L’anno prossimo c’è una Coppa del Mondo da difendere, cambia qualcosa?
È vero c’è una coppa da difendere, ma se dovessi io dare una scala di priorità cercherei più di fare una bella figura a Cortina. È una grande vetrina e vogliamo prendercela tutta. I due obiettivi comunque non cozzano.

Bisogna però stare coi piedi per terra e cogliere l’attimo. Nella Coppa grande diventi competitivo se sei al top in almeno tre discipline. Significa quindi che sei in corsa per vincere le tre relative coppe di specialità. Come ha fatto quest’anno Federica. Manca quella di superG persa per un punto, ma credo che l’avrebbe alla fine conquistata.

Quindi bisogna partire con l’obiettivo di vincere le coppette e non quella grande.

Migliorando magari parallelo e slalom?
Lavoreremo molto su questo cercando di non perdere quello che è già stato acquisito nelle altre discipline. Bisognerà poi vedere come saranno le piste di discesa e superG. Quest’anno erano adeguate a Federica che ha potuto sfruttare al massimo tutto il suo talento tecnico.

Marta Bassino, invece, ha ancora margini di miglioramento?
Marta la paragono a Federica, la considero un suo piccolo clone proiettato sei anni dopo. Entrambe hanno un talento proprio. Lo vedi che hanno qualcosa di diverso rispetto al gruppone.

Marta per quella leggerezza incredibile che sa mettere anche in situazioni tecniche complicate, Federica con le sue note pieghe e quel suo spigolo sempre pazzesco.

Fede era come Marta i primi anni. Poi ha avuto qualche problema fisico che ha interrotto un po’ la crescita. Dopodiché sono caratterialmente all’opposto. Federica è matta come un cavallo (sportivamente parlando), Marta non si affida a quell’estro, perché ha un animo molto più regolare, come dire, molto Ordinary people. La classica brava ragazza della porta accanto.

Al punto che non ho ancora capito dove diavolo prenda quello spirito competitivo che sboccia appena infila sci e scarponi. Marta dal punto di vista tecnico può ancora limare qualcosa. Ma conterà di più l’esperienza e le sue motivazioni.

Federica si dedicherà agli slalom solo quando nel week end è previsto il gigante?
Prima cosa, bisognerà valutare la competitività, parlo delle top 10. A parer mio siamo ancora un po’ distanti da quello, ma in virtù della situazione che stiamo vivendo le cose potrebbero cambiare.

Se avremo a disposizioni per allenarci solo piste corte, magari diventeremo una squadra di slalomiste accanite! Federica comunque è pronta dal punto di vista fisico e mentale a farli.

È però un dato di fatto che qualcosa rischi di perdere. Quindi, se non sei da prime 10 secondo me non ne vale così tanto la pena. Non credo che questo sia l’anno giusto, considerando l’impegno dei Mondiali.

Poi dipenderà molto anche dal calendario che dovrebbe privilegiare un po’ di più lo slalom. Se non erro c’è un parallelo a Davos il primo dell’anno e il 3 gennaio c’è Zagabria. In questo caso, invece di andare a casa, potrebbe anche presentarsi sulla collina Sljeme.

Affronterete la stagione con lo stesso quadro tecnico?
Abbiamo affrontato al nostro interno l’argomento. Non cambierà praticamente nulla. Ha funzionato tutto abbastanza bene. Il gruppo della velocità è andato bene.

La squadra di slalom ha lavorato altrettanto bene, perché in questa fase di ricostruzione, si è dovuto lavorare in toto su due fronti, Coppa del Mondo e coppa Europa. Avevamo un obiettivo e lo abbiamo raggiunto. Ora bisogna solo proseguire su questa strada.

Con la mascherina…
Ovviamente  

 

 

 

 

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.