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In pista i pali, a Palazzo i Paletti

In pista i pali a Palazzo i paletti

Che pensiero, quello odierno, se non di sconforto. Anche se si parla del 7 gennaio, potrebbe trattarsi di un vero e proprio tranello. La montagna con questo nuovo DPCM, che comunque potrà avere una durata anche maggiore dei precedenti, di fatto ne esce sconfitta.

E con lei tutta quella gente che lavora, o meglio, voleva lavorare durante queste festività. Previsto, calcolato, non ci voleva una scienza per capirlo, sin dalle prime esternazioni del nostro “Giuseppi”, che proprio nella montagna vedeva pericoli di assembramenti, focolai di infezione in baita e in funivia. Ma la voglia di sci, checché se ne dica, è tanta.

Proprio ieri, molte testate hanno riportato, con grande enfasi che la Valle d’Aosta è sul piede di guerra per avere promulgato una legge (con l’astensione del PD, partito che qui fa parte della maggioranza di governo) che ha come punto fermo la possibilità di scegliere “cosa fare” in casa propria, pure in opposizione ai diktat di Roma.

Da questa giustissima rivendicazione autonomista, all’apertura degli impianti per Natale però c’è ne passa. E neppure è stata presa in considerazione. Al momento la sola località aperta in Valle è Cervinia, ma lo è esclusivamente per gli atleti di interesse nazionale e per le squadre, come avviene in altre località delle Alpi, da Livigno alla Val Senales, a Solda.

Il solerte Ministro Bonafede ha già alzato le antenne per paventate eventuali aperture che non rientrino nelle ordinanze nazionali. Figuriamoci se si dovesse verificare l’ipotesi di un’apertura degli impianti, magari anche per i soli residenti.

In ogni caso non servirebbe a colmare il disastro economico poiché nelle stazioni non potrebbero venire i turisti da fuori valle, per il prescritto divieto di spostamenti da Regione a Regione.

Inoltre, con questo nuovo decreto è consentito raggiungere le seconde case entro e non oltre il 20 dicembre, dando la possibilità agli hotel di rimanere aperti, con l’obbligo però di servire le cene in camera. E dunque di cosa stiamo parlando? Forse di vacanze sugli sci?

Complimenti davvero a quelli che “abitano” (abusivamente) il Palazzo, capaci di mettere paletti di ogni sorta per tenere tutti a casa a Natale, solerti nei divieti, ma assolutamente incapaci di dare risposte concrete.

Ci raccontano che: “Apriremo quando avremo ulteriori margini di sicurezza“. Ma quali sono questi margini, visto che per la montagna sono stati redatti da varie associazioni rappresentanti il nostro mondo, precisi protocolli al riguardo?

Quando il giornalista Marco Travaglio, portavoce di un Governo non eletto dalla maggioranza del popolo (è sempre bene ricordarlo!), parla in televisione della montagna dicendo che sarebbe stato da incoscienti tenere aperti gli impianti, dimostra ancora una volta la faziosità delle sue argomentazioni, addirittura incolpando le Regioni e non il “suo” Governo, di avere permesso un’estate scellerata, di liberi tutti, oggi causa principale dei contagi.

Al Direttore de “Il Fatto Quotidiano” vorrei ricordare che in estate, nei nostri alberghi, così come nei bar e nei rifugi, venivano applicati quei rigorosi (e costosi per i gestori di qualsiasi attività) protocolli, approvati da Roma e validi su tutto il territorio.

Per quanto riguarda gli impianti di risalita, sono state prese anche in estate precauzioni tra cui imbarchi contingentati al 50%. Prima ancora dei mezzi pubblici, dove comunque nessuno controlla.

Riguardo al mare e la spiaggia, la montagna ha un distanziamento ancora maggiore, proprio per sua natura, sia che si cammini o che si pratichi lo sci. Quanto ai famigerati “happy hour” sulle piste, non c’è bisogno di vietarli (visti come il Diavolo da molti opinionisti come Travaglio). Basterebbe semplicemente applicare il numero chiuso, con prenotazioni al tavolo per un massimo di quattro persone, introdurre il concetto di consumazioni all’aperto o asporto.

Regole così difficili da applicare? Sperando sempre – e ricordo nuovamente l’articolo d Marco Di Marco – che il Comitato Tecnico Scientifico: “Non ci metta la mano, proponendo ulteriori misure restrittive“.

Tutto chiuso fino al 7 gennaio, il DPCM va rispettato, certo: ma anche i diritti di chi lavora. Ristori e quant’altro dovranno arrivare – Conte lo ha promesso – puntuali, oggi, non domani l’altro.

Le 600 euro di sussidio non aiutano certo le famiglie a campare. Provare, provate voi che ci governate, a vivere con una cifra del genere? Populista, no! Realista!

L’apertura degli impianti subito dopo l’Epifania, appare sempre più una scusa per dare ancora meno soldi, senza contare che il Natale, come ha fatto giustamente notare il Direttore di Sciare: “Senza lo sci sarà un danno incalcolabile per tutti gli operatori di montagna“.

Il Natale è il Ferragosto del mare.
Finalmente con oggi noi maestri di sci sappiamo quando ritorneremo a lavorare e con noi tutta la grande comunità della montagna.

Walter Galli
P.S. Facciamo così, visto che per Natale ci obbligate a stare in casa e non lavorare: anno di tasse in bianco”, che poi è il colore della neve. Questo è facile da fare, anche per l’Agenzia delle Entrate, non necessita di grandi calcoli. E qualcuno non s’azzardi a dire che dal 7 di gennaio in avanti c’è poi tutto il tempo per recuperare. Quello che è perso è perso.
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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.