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La Grande famiglia del Falconeri Ski Team

Falconeri Ski Team è diventato uno degli Ski Team più grandi d’Italia e allora noi andiamo alla scoperta di questa grande famiglia, nata dalla passione di Angelo De Cesari

Angelo è così?
Beh, senza quella uno Ski team non lo metti in piedi di certo. Sono partito assieme ad alcuni amici, una ventina di anni fa nel piccolo centro dove vivo, a Castiglione delle Stiviere, Mantova, con un piccolo team agonistico. Dopo qualche anno ho avuto la fortuna che i figli del Dottor Sandro Veronesi, fondatore e patron del Gruppo Calzedonia, entrassero in questo Gruppo.

Da lì, 15 anni fa, è nato un forte rapporto di amicizia e collaborazione, sfociato nell’assunzione del nome, che inizialmente era Tezenis, uno dei marchi del Gruppo. Poi due anni fa quando Veronesi decise di spostare l’attenzione dell’azienda sulla neve con il Falconeri, abbiamo cambiato nome anche noi.

 

La sede del club è ad Avio proprio dove c’è la sede dell’azienda, quindi su territorio Trentino sul confine con il Veneto. Infatti gli iscritti appartengono con equilibrio a queste due regioni

La tua passione per lo sci da dove nasce?
Sempre stato appassionato anche se mi sono dedicato alle gare soltanto dai 18 anni. Poi però non ho più smesso, fino a vivere il mondo master.

Ma hai fatto sempre tutto da solo?
Si sono avvicendati tanti allenatori due di loro hanno lavorato in prima linea con me. Marco Paterlini di Folgaria, papà di Martina, al mio fianco fin dal primo giorno. È responsabile delle prove alpine del Comitato trentino, ma fa sempre parte di noi. E poi Giorgio Manzana, coordinatore tecnico del Team, di cui ne parleremo più avanti.

Siete molto grossi, quanti iscritti avete oggi?
Tesserati Fisi 330, ma nell’arco di una stagione movimentiamo, tra atleti e corsi, più di 500 persone

Di tutte le categorie?
Certamente. Circa 200 ragazzini ogni anno fanno cosi di avviamento allo sci. Poi tutte le categorie fino ai Giovani, ma non solo. Nei Children, ad esempio, ci sono anche ragazzini che non vogliono fare gare, ma gli piace la vita del club. È un altro binario, diciamo, ma si divertono un mondo anche senza il cronometro.

Qual è la filosofia del club?
Quella del Salt, sviluppo a lungo termine, come tra l’altro, suggerisce la federazione. Non vedrai mai nostri Pulcini sui ghiacciai in estate se non a partire da settembre. Abbiamo recentemente fatto degli Stage a Torbole facendo surf. Puntiamo di più sull’aggregazione e sul divertimento. Pratichiamo sport con grande professionalità e attenzione, ma senza esasperazione. Niente ghiacciai per ragazzini di 8 e 9 anni.

E se vi accorgete che qualche ragazzino è più talentuoso di altri?
Per questi casi abbiamo destinato parte di budget per fare più qualità e attenzione. Significa dar vita a un’attività di supporto, maggiori opportunità per seguirli. Vedi, recentemente, Beatrice Sola.

Forte la ragazza…
L’ha tirata fuori Ugo Giongo, nostro allenatore. Ha iniziato 4 anni fa nei Children e ancora oggi, secondo anno Giovani, è il suo punto di riferimento. Anche se poi è seguita dal Comitato trentino.

Qual è l’aspetto più complicato nella gestione di un club così grande?
Niente di terribile, ma la gestione degli allenatori non è facile. Ne abbiamo circa 27. Collocarli, motivarli, indottrinarli secondo i nostri principi. È importante che tutti seguano la stessa filosofia. In questa gestione è molto bravo Giorgio Manzana, coordinatore tecnico. Non è uno scherzo anche tenere legati tutti i partner. La nostra è un’associazione sportiva dilettantistica e non è facile tenere salde le fila di questo movimento. Il fattore più bello è che ci si diverte sempre e con ogni partner c’è prima di tutto un forte legame di amicizia.

Quindi Giorgio coordina gli allenatori?
Esattamente. Si occupa anche di formazione. Date le linee guida, mette in atto un continuo monitoraggio del lavoro con tutti i gruppi.

Tutto questo sempre da solo
Detto che si lavora sempre in equipe, abbiamo sviluppato una app che ci aiuta a seguire al nostro interno, l’intero lavoro.

Tanti atleti, tanti genitori…
Anche questo è un gran bel lavoro… Devo dire che anche questa gestione non crea problemi. Grazie a una segreteria che funziona davvero bene per 365 giorni all’anno. Quello che diciamo, facciamo e con il contributo di tutti gli allenatori il rapporto con i genitori è sempre stato ottimo. Sono informati di tutto per quello che devono sapere.

Quanti ragazzini segue ogni allenatore?
Grazie della domanda perché è uno dei nostri fiori all’occhiello. Ogni allenatore non ha più di 8 ragazzini. Questo è molto dispendioso, ma regala a tutti una qualità del lavoro molto efficace. Per collegarmi ai genitori, capirai che ogni allenatore può facilmente dialogare con le famiglie.

Siete rimasti in contatto durante il lockdown?
Certamente, ancor di più che nella normalità. Non abbiamo mai smesso di fare formazione. Da considerare che siamo riusciti a restituire alle famiglie, parte della quota associativa non usufruita. Abbiamo detto: o te la restituisco o te la tengo buona per l’anno prossimo?

E com’è andata?
Hanno praticamente confermato tutti e questo ci ha consentito di avere già le iscrizioni per la prossima stagione e di aumentare la fidelity con le famiglie.

Nessuno ha abbandonato?
Fortunatamente no, anzi, a dire il vero siamo in crescita! È di questo siamo molto felici perché è la migliore risposta alla qualità che cerchiamo di assicurare in ogni aspetto. Come dicevo prima, siamo credibili perché ciò che programmiamo viene fatto sempre e con grande attenzione ai particolari.

Mi parlavi prima dei partner, ti riferivi ai fornitori
Esattamente che a me piace chiamare compagni di viaggio, perché se sono con noi è perché credono in quello che facciamo. Quindi, Vitalini fornisce le divise, le protezioni Energiapura e dallo scorso inverno abbiamo iniziato una forte collaborazione con Atomic.

Quest’ultima come funziona?
È una libera scelta ma grazie ai pacchetti che ci hanno fatto risulta molto conveniente, anche per il supporto e l’assistenza che ci mettono a disposizione. E tu sai meglio di me quanto sia importante questo aspetto. Quando poi ti affidi a uno dei marchi top nel mondo dell’attrezzatura…

Quindi non vi danno solo gli sci e poi chi si è visto si è visto?
Direi proprio di no. L’azienda organizza corsi di formazione ai nostri tecnici. Sappiamo tutto dei prodotti, delle tecnologie, delle reazioni che hanno i materiali…

Portate sulle spalle un brand importante, questo comporta una certa pressione?
Abbiamo massima libertà di movimento per quanto riguarda la gestione del brand che ci compete. Naturalmente ci confrontiamo su alcune scelte ma siamo autonomi. Quello che fa la differenza, credo sia anche quel rapporto di amicizia e stima reciproca col dottor Veronesi e i suoi collaboratori.

E secondo te che stagione ci aspetta?
Sicuramente sarà un po’ complicata. Bisognerà evitare gli assembramenti e perché ciò accada occorre un’organizzazione specifica. Niente di terribile ma ci vuole la massima attenzione. Noi poi abbiamo un club molto numeroso per cui se non metti in campo un sistema ben studiato non riesci a portare avanti le cose. Bisogna mettere in campo maggiori risorse. Vedi i trasporti. Detto questo è importante tenere duro e non bloccare lo sport, perché è uno sfogo essenziale della nostra vita. I ragazzi hanno bisogno di libertà e spensieratezza per crescere con i giusti valori. La nostra mission non è soltanto quella di insegnare a sciare ma quando i genitori ti affidano i loro figli hai sulle spalle una certa responsabilità nella crescita dei ragazzi.

A proposito di trasporti, sarete pieni di pulmini…
La bellezza di 15 mezzi. Dall’anno scorso abbiamo dato vita a un rapporto importante con la Man Italia. Hanno messo a punto un pulmino, diciamo anti-covid, dunque apposta per questa situazione particolare. I sedili si possono spostare anche per agevolare il carico, rispettando le norme di conformità attualmente in vigore. Nel giro di poco cambieremo l’intera flotta con loro.

Cosa comporta iscriversi al Falconeri Ski team
Significa aderire a uno dei nostri pacchetti all inclusive. Diamo la divisa sociale in comodato d’uso, l’attività completa con le uscite, allenatori e accompagnatori. Naturalmente la copertura assicurativa e le attività della segreteria a disposizione degli iscritti. L’unica cosa che rimane esclusa è la quota per le trasferte per quel che riguardo l’hotel, perché le tariffe cambiano e non puoi considerarle a priori. E poi lo stagionale. Aderendo ai pacchetti la famiglia sa a priori quale budget destinare per l’attività del figlio. Non ci sono soprese a fine stagione. Quindi, se non devi stare fuori a dormire, il ragazzo non spende niente perché è già tutto comprensivo nella quota.

Dove andate sciare?
La nostra base è Folgaria anche per gli allenamenti nei giorni infrasettimanali. Per la velocità spesso andiamo a Cavalese, sul Cermis.

Parliamo degli aspetti tecnici?
Per questo meglio se ne parli con Giorgio Manzana, è il suo terreno…

Ed eccolo Giorgio, impegnato in uno stage a Saas Fee con i Children. È con lo sci club da 12 anni, quindi conosce ogni aspetto delle attività sul campo che ha fortemente contribuito a sviluppare e incanalare su una strada ben precisa.

Giorgio, sei coordinatore tecnico ma alleni direttamente qualche gruppo?
I Children, senza dubbio la categoria più delicata e dove si dà un’impronta per il futuro agonistico dei ragazzi.

In quanti siete ad allenarli?
Ad esempio ora siamo a Saas Fee e oltre a me ci sono i tre allenatori di riferimento per i tre percorsi?

Quali percorsi?
Li abbiamo chiamati 1,2 e 3. Un sistema per evitare che chi prende l’attività con meno intensità agonistica non si senta sminuito psicologicamente rispetto a chi ci dà dentro di più. Ma anche per evitare che quest’ultimi si sentissero dei fenomeni. I gruppi così codificati eliminano qualsiasi tipo di paragone.

Come funzionano?
L’1: vengo a sciare per imparare, ma non sono interessato alle gare. Il 2: faccio qualche gara ma senza un impegno totalmente dedicato. Se salto qualche allenamento non è la fine del mondo. Il 3: sono qui per praticare del sano agonismo e desidero andare avanti il più possibile. Nelle tre filosofie ci sono ovviamente intensità e impostazioni completamente diverse. Quello che chiedo agli allenatori è convincerli a diventare atleti, a persuaderli in modo – passami il termine – affascinante, attraverso le motivazioni.

Cosa significa?
Che oltre all’addestramento, dunque alla parte tecnica sulla neve, alla sera dedichiamo un’ora e mezza di meeting dove spieghiamo cosa significa fare l’atleta. Che come ben sai è un argomento enorme.

Da sinistra, Giorgio Manzana, Matteo Zandonai, Ugo Giongo e Mattia Zanchetta: appartengono al gruppo allenatori Children

E questi discorsi come vengono recepiti dai ragazzini?
In modo diverso. Quando hai di fronte una Beatrice Sola ti trovi davanti a quello che io chiamo l’allineamento dei pianeti. Ovvero un’atleta che ha tutti i requisiti: il fisico, la tecnica, la determinazione, la testa. E poi ancora la famiglia, la determinazione… insomma, la vedi. Poi ci sono anche alcuni dai quali non tiri fuori granché. Ma non è che ti devi scoraggiare. Se non affronti queste tematiche con i ragazzi non puoi conoscere fino in fondo le caratteristiche di chi devi allenare.

Mi diceva Angelo che avete solo 8 ragazzi per allenatore?
Confermo è un nostro punto fermo. Qui a Saas Fee abbiamo qualche gruppo di soli 4 ragazzi. Capisci che il lavoro dà il doppio dei benefici? Diventa un allenatore quasi personalizzato.

Quanti Children avete?
A quasi chiusura iscrizioni, poco meno di 75, 28 per il percorso 3, 16 del percorso 2 e 30 del percorso 1. Tieni conto che, considerando tutte le categorie, l’anno scorso avevamo 230 ragazzi del percorso 3 più 120 della preagonisti… Infatti gli allenatori sono 26.

E seguite il Salt..
Quando Roberto Manzoni lo aveva lanciato, ci aveva presi come testimonial. Ricordo ancora molto bene quella presentazione fatta allo Skipass di Modena. Sai, c’è una modulazione sui percorsi da fare e sull’età. Mi spiego meglio. Un percorso Pulcini 3 fa circa 26 giornate al massimo tra estivo e autunnale. Quando passi ai Children le giornate diventano almeno quaranta. Ti dirò anche che oggi si chiama Salt ma il principio di questo sistema lo seguiamo da tempi addietro. Inizialmente lo chiamavamo nastro trasportatore e nel tempo lo stiamo perfezionando.

E funziona?
Sì funziona. Sai, una delle maggiori difficoltà è quello di creare un collegamento tra le varie categorie e allenatori. L’anno scorso avevamo fatto due giornate di formazione con Claudio Ravetto e avevo chiamato alla partecipazione tutti i tecnici perché tutti avessero le idee ben chiare su come lavorare. Equilibrio rovesciato, lavorare con i piedi. Per tutti, dall’inizio della catena fino alla fine ci deve essere un collegamento. Poi è chiaro che questo non basta. Devi sviluppare il lavoro sull’intensità, sulla gestione e su tanti dettagli

Guardiamo però le statistiche: tanti pulcini e man mano che si va avanti il numero degli atleti decresce…
Noi questo problema lo abbiamo studiato e analizzato. E la creazione di questi tre percorsi l’abbiamo istituita soprattutto per trovare una soluzione a questo dato indubbiamente negativo.
Cosa accade: i genitori tendenzialmente iscrivono i propri ragazzi al club ma se non arrivano i risultati sperati… ti saluto! Allora siamo intervenuti dicendo: no, tu vai avanti e scopri, nel tuo modo di essere, quanto sei portato per fare il percorso 3, 2 o 1. Insomma, abbiamo tre o quattro Children che li vedi, si alzano alla mattina con la volontà di diventare qualcuno nello sci. Tanti questa cosa non ce l’hanno, ma non per questo devi abbandonare lo sci o coltivare questa passione d un’intensità diversa. Dipende dalle motivazioni che riesci a infondere nei ragazzi, indipendentemente dal livello tecnico di appartenenza. E ti assicuro che un bravo allenatore è capace di infondere le giuste motivazioni anche senza pensare al podio. Lo sci offre tale opportunità. E forse anche per questo è uno sport meraviglioso.

Il percorso 1 esiste a che nei Giovani?
Direi di no, solo il 2 e il 3, ma in questi due gruppi le idee diventano ancora più chiare. Nel 2 gli atleti fanno ancora qualche gara ma la loro aspirazione diventa pressoché quella di diventare maestri. Comitato e gruppi sportivi diventano irraggiungibili, ma posso andare avanti con altri obiettivi

E per chi ambisce a diventare maestro ci sono corsi specifici?
Certamente sì. Per loro c’è a disposizione l’Istruttore Nazionale Paolo Galas con il quale organizziamo una decina di uscite soprattutto per approfondire il gesto tecnico negli archi. Poi comunque si continua a fare pali, perché per superare la selezione bisogna affrontare l’Eurotest.

Quelli che invece riescono a emergere e magari entrano in Comitato continuano ad avere un rapporto con voi?
Abbiamo fatto un progetto denominato Talenti, che non è il solito nome anche un po’ inflazionato, ma è molto realistico. Diciamo che i due anni allievi e i primi 2 aspiranti sono senza dubbio i più delicati e non sempre i Comitati possono gestire l’intera fase. Ad esempio quest’anno per il primo anno aspiranti, la squadra del Comitato Trentino non esiste. Allora ci siamo resi conto di dover comunque dare una copertura. Oppure ci sono situazioni opposte. Prendi la Beatrice Sola, che è con il nostro sci club, poi con il Comitato, fa parte degli Osservati e sta seguendo un lavoro anche con le Fiamme Oro. Insomma ha 30 occhi addosso. Allora abbiamo fatto una riunione con il Comitato per stabilire le regole di ingaggio, affinché il programma di lavoro per il singolo atleta sia unico. Questo ovviamente presuppone che vi sia la piena collaborazione e apertura da parte di tutti gli allenatori.

In questi casi in quali occasioni seguiti voi gli atleti?
Soprattutto in inverno, perché in estate e in autunno il Comitato ha un programma molto intenso e molto ben strutturato. Poi quando arrivi alla convocazione delle gare e poi i ragazzi ritornano, ci sono per forza dei buchi. Ad esempio, se l’atleta è un po’ in crisi o deve fare dei recuperi la presenza del club diventa importante. Il Comitato può seguire la squadra, non ha sempre la forza per poter seguire atleta per atleta. Tutto questo dev’essere fatto con grande armonia tra tutti i tecnici che entrano in gioco.

L’1,2 e 3 funziona anche nei Pulcini?
Altroché. Ci sono diversi casi in cui i piccoli sono nel gruppo 1 e sembra proprio che lo sci non faccia per loro. Quando invece hai un allenatore bravo che sa fare bene il proprio lavoro, scopri che passano nel 3 con grande facilità e diventano quasi i più scatenati! Ci vuole costanza e pazienza e qualità nel lavoro. E in questo meccanismo il pallino ce l’ha il tecnico. È lui che deve riuscire ad affascinare il ragazzino allo sci.

Immagino non sia così facile ottenere così alte le motivazioni anche da parte degli stessi allenatori?
Disgraziato, sai dove punzecchiare eh? Agli allenatori ogni tanto dico, dovreste fare per un anno il coordinatore, allora capireste tante cose… Scherzo ovviamente, ma per sua natura il tecnico è abbastanza individualista e convincerlo che è fondamentale lavorare assieme, e che bisogna sopportare pregi e difetti di ognuno non sempre è una passeggiata. Ma questo è importante non solo nello sci, bensì in una qualsiasi azienda.

E poi ci sono allenatori che vorrebbero seguire i ragazzi in tutto il loro percorso…
Questo è uno dei temi delicati. Abbiamo fatto una riunione pochi giorni fa proprio su questo argomento. Capita soprattutto nei Pulcini che l’allenatore non li voglia mollare. Io capisco questo sentiment. Li hai allevati, cresciuti, impostati tecnicamente e avresti piacere di proseguire con loro il percorso. Ma così non va bene. I ragazzi più vanno avanti più devono acquisire indipendenza. Gli allenatori sono utili dal momento in cui sono sacrificabili! Non bisogna, insomma, arrivare al punto da farsi sentire indispensabili.

Accettano tutti questo concetto?
È normale che con un gruppo così numeroso di allenatori qualcuno scelga di prendere altre strade. Siamo nel mondo del lavoro e ognuno è giusto che cerchi la soluzione migliore per lui e non parlo solo a livello economico.

Torniamo all’attualità: come vi siete organizzati con i trasporti dei ragazzi in questo momentaccio?
Barbara, la moglie di Angelo De Cesari, è stata giustamente severissima, o meglio molto rigida sulle regole che dobbiamo seguire. Le regole sono cambiate in questi ultimi due mesi. All’inizio era consentito il traporto di soli 5 ragazzi. Poi è uscita l’indicazione che indossando la mascherina tutti i posti potevano essere occupati. Poi però ti devo anche dire che le regole non son o per niente uniformi. Noi oggi siamo in Svizzera ma non è che in hotel portano la mascherina. Noi la indossiamo in ogni occasione in cui ci può essere contatto e assembramento, ma qui la cultura generale è un’altra.

I ragazzi stanno capendo bene cosa sta accadendo?
Noi lavoriamo molto su questi aspetti. Oggi pomeriggio ad esempio abbiamo preparazione atletica, ma questa sera, dopo cena, dedicheremo la nostra ora e mezza di riunione anche per confrontarci su questa situazione.

Sei riuscito a disegnare un programma agonistico per l’inverno?
È arrivata pochi giorni fa una traccia sul programma agonistico. È ancora tutto in bozza e l’intero sistema tecnico-organizzativo è al lavoro per ufficializzarlo. Ma per avere un orientamento preciso bisogna attendere ancora un po’, senza contare che la situazione Covid è ancora in evoluzione. Dipende tutto da quello.
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About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.