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L’Aspirante Fabio Allasina, già piccolo uomo a 17 anni

Fabio Allasina, già piccolo uomo a 17 anni.
Si dice che vincere le gare nelle categorie giovanili sia una gran bella soddisfazione, ma non significhi granché. O meglio, non sono quelle vittorie a dare la certezza di un destino agonistico glorioso.

Ci potranno anche essere le eccezioni, ma quello di cui vogliamo parlare non riguarda i fenomeni, quelli unici al mondo, ma di un ragazzo che oltre a salire sul gradino più alto del podio di alcune competizioni, sa conquistare vittorie ben più importanti.

Quella della vita di tutti i giorni che a volte sa essere ben più difficile di un gigante o di uno slalom. Anche se esistono analogie che possono farti pensare come il destino non sia del tutto casuale.

C’è che ci crede e chi no, il pensiero è libero. Il ragazzo in questione si chiama Fabio Allasina, uno dei tanti giovani che corrono per lo sci club Ski College Limone. “Feb” ha 17 anni, l’età giusta per partecipare ai campionati italiani Aspiranti che si sono appena conclusi a Pila.

Il 19 marzo festa del papà, Fabio ha vinto lo slalom gigante e poche ore dopo il gigante parallelo. Per un figlio è il regalo perfetto. Beatrice Sola che si è imposta tra le ragazze non ci ha pensato due volte a dedicare la vittoria al suo babbo che la segue come un’ombra a tutte le gare.

Fabio non lo può fare guardandolo negli occhi, perché suo papà è mancato un anno fa quando lui si trovava agli Opa Alpen Cup, rassegna internazionale dedicata alla categoria Allievi, in quell’occasione a Baqueira Beret in Catalogna.

È bello pensare che quella indimenticabile giornata di Fabio non sia solo una banale casualità. Lo diciamo perché dopo quella disgrazia Fabio, che è sempre stato solare e predisposto al divertimento, non ride più come prima.

Perché si è auto proclamato capo famiglia” – ci dice Silvia Genova, colei che tutto fa nel complesso meccanismo organizzativo dello Ski College.

Con lui c’è mamma Barbara e Chiara, sua sorella, due anni più grande. E allora perché mai un ragazzo così giovane dovrebbe sobbarcarsi un onere del genere? Inutile cercare una risposta.

I fatti sono che hanno tutti e tre deciso di portare avanti l’attività di Enzo non tanto per una questione di reddito, ma per continuare il sogno che portava avanti da una vita, perché aveva individuato nel settore degli autolavaggi un sistema innovativo. Ci credeva tanto e aveva scritto un progetto importante.

Quindi un ragazzotto di 16 anni, da una vita come quella di tanti suoi coetanei, impegnata nello sport, nello studio e nelle amicizie, si è trovato a badare all’attività di famiglia. E non stiamo parlando di strofinare lo straccio su qualche cofano.

Si è messo a studiare cose di quel settore che vive grazie all’innovazione, di cui non si era ovviamente mai occupato. Fotocellule, spazzole particolari, materiali. Il tutto senza peraltro cambiare nulla di ciò che stava facendo. Quindi non ha mai smesso di essere tra i migliori della scuola e di seguire l’attività sportiva senza mai sgarrare. Dovendo poi prendere anche una decisione difficile: continuare con lo sci o proseguire con il Triathlon, nuoto, bici e corsa, uno sport tremendo che ti spacca i muscoli e la testa, intesa come concentrazione.

Separarsi da quello sport è stato molto difficile anche perché il suo allenatore le ha provate tutte per trattenerlo. Ha vinto lo sci.

Ora se chi legge è un genitore, provi a chiudere gli occhi e a immaginare la situazione… Difficile eh?

Tutto questo tra l’altro, non avviene nelle comodità dei una grande città, ma a Frassino, un piccolo paese del cuneese di 270 abitanti, 8 chilometri sotto Sampeyre. Da lì ogni mattina Barbara si reca a Ponte Chianale, l’ultimo comune prima della frontiera francese sul Colle dell’Agnello, una trentina di chilometri, per lavorare in comune.

La vita di Fabio segue ritmi, diciamo da slalom, giusto per intenderci. Al mattino frequenta il liceo scientifico sportivo a Saluzzo, poi passa in autolavaggio, quindi c’è l’allenamento a Limone che dista un’oretta di auto da casa. Lo accompagna a volte mamma, spesso Chiara, gli amici e capita anche i Nonni, Liliana, una donna super sprint e Bartolomeo. La famiglia si completa con zio Walter che funge anche un po’ da papà (è il suo padrino) e zia Paola che fa da seconda mamma. Hanno anche iun doppio ruolo: Walter gli fa da manager, Paola da motivatrice!
Per Fabio poi però c’è anche lo studio. E quando torna dalle gare un po’ la situazione si complica perché bisogna recuperare sul lavoro. 

Slalom cittadini a Bielmonte, Fabio 2° classificato

Signora Barbara, Fabio ha vinto…
“Si, è stato bravissimo. Mi aveva subito telefonato dicendomi: “Mamma, ho vinto anche il parallelo!”.

Io però non mi riferivo alle gare…
Ah, ho capito cosa intende. È proprio un bravo ragazzo. E l’altro ieri è stata proprio una bella giornata. Vincere due ori nel giorno della festa del Papà…

Ora è lui l’ometto di casa…
Diciamo un piccolo uomo di casa. Quando accadono queste cose si è costretti a crescere in fretta.

Cosa fa per l’attività di famiglia?
Mio marito è mancato il 15 febbraio dello scorso anno quando stava portando avanti un progetto di autolavaggio. Voleva cambiare i lavaggi automatici con spazzole molto particolari, sicuramente impianti diversi da quelli che si vedono in giro nei distributori. Belli, unici ma hanno bisogno di una certa manutenzione.

Sia Chiara che Fabio hanno poi portato avanti un’indagine di mercato sui prodotti specifici per questi portali che poi hanno scelto. Ma è una ricerca che non finisce mai. Poi ci sono gli autolavaggi fissi, uno a Cuneo, l’altro a Verzuolo, sempre qui in Valle Varaita.

Come fa a reggere certi ritmi?
Non c’è solo questo. Fabio e Chiara sostengono anche me moralmente. Sa, non è facile… Però dai, diciamo che il Signore ti toglie una cosa ma te lo restituisce da un’altra parte. E io ho due figli che assomigliano tanto a un miracolo.

In casa si parla di sci?
Ceto che ne parliamo. Io ogni tanto mi improvviso, cerco di dire la mia, ma Fabio mi zittisce subito. Dice che non ne capisco niente! Poi certamente si confida. Magari torna a casa dopo una gara o un allenamento andati male e si sfoga “Accidenti, non riesco più a tirare una curva”.

Prima di dire fesserie chiamo il suo allenatore Nicola Andreani. E lui mi suggerisce come sistemarlo per le feste! In realtà non è semplice stare dietro a certi discorsi. Spesso fanno dello sci una materia che sta a metà tra la filosofia, la scienza e la fisica. Meno male che c’è Chiara a tenermi corda, visto che anche lei ha fatto gare fino a poco tempo fa.

Fabio e l’abbraccio col suo allenatore Nicola Andreani

E allora è il caso di chiedere lumi a Nicola Andreani, 27 anni di Mantova, ex atleta (“ma senza gloria“), maestro allenatore prima al Sestriere e poi allo Ski College, assieme a Fabio dal secondo anno Ragazzi, quindi da 4 anni. È in zona Torino di ritorno da Pila.
“Eh sì siamo tornati presto perché la gara di Fabio è durata 20 porte!”.

Lo aveva detto a sua mamma che con lo slalom deve lavorarci ancora un po’…
Siamo in un momento di ripresa. La situazione non è ancora solida come in gigante, ma niente di preoccupante, tutto normale.

Stiamo parlando di un gigantista dunque?
In realtà gli anni scorsi era più slalomista, poi abbiamo lavorato molto sul gigante per togliere qualche grosso errore per cui adesso è forse più concentrato sulle porte larghe. Ha fatto qualcosa di buono anche in superG. Diciamo che si sta evolvendo un po’ su tutto. La sua crescita è stata sempre costante finora. Uno scatto importante lo ha fatto nel primo anno allievi. Il secondo è avvenuto questa estate, sia a livello fisico che mentale. Proprio quest’ultimo aspetto si è visto molto. La crescita della persona, del carattere e dell’atteggiamento in allenamento.

Ancora con Andreini agli Assoluti Aspiranti di Pila

Dunque ti aspettavi vincesse l’oro in gigante e nel parallelo?
Urca che domanda! Diciamo che era nelle sue corde, ma avrei firmato per una medaglia qualsiasi. Quest’anno in gigante è andato forte, anche nel GPI, spesso vicino alla categoria Giovani. Diciamo che non è una sorpresa. Vedremo cosa accadrà agli Italiani Giovani di Santa Caterina. Ora ci riposiamo un po’, con tutto questo su e giù di emozioni… a 17 anni non è facile, facile.

Si porta dietro anche un grosso peso…
È l’uomo di casa e si carica sulla spalle responsabilità che poi è lui stesso che si prende. Vuole rendersi utile alla famiglia oltre che a se stesso, quindi ha preso molto seriamente questo impegno lavorativo. Dopo un anno inizia a vedersi il carico che si porta dietro e questo a volte suona un po’ come un limite.

Andreani a sinistra e a destra l’altro allenatore Giovani Ruggero Barbera, lo scorso anno quando Fabio vinse  l’AlpeCimbra

Non si diverte come dovrebbe?
Capita, ma è fatto così. Fa fatica a mettersi alle spalle una giornata storta. Non vuole che alcuna curva venga buttata via. Insomma, tutto ciò di cui si occupa deve servire a qualcosa. Ecco che due o tre giri venuti male turbano la sua serenità. Da una parte si butta già, dall’altra lo stimolo per rimediare è enorme. In questo è migliorato, ma non basta ancora.

Cosa ti ha detto dopo il doppio oro?
Bene coach, ma devo fare di più. Ti rendi conto? Diciamo che la personalità non gli manca. Ora deve concentrarsi nel suo percorso e sperare di raggiungere gli obiettivi. Si sa bene che in questo sport può cambiare tutto da un giorno con l’altro.

Più cresce più aumenterà l’impegno con  lo sci. Reggerà questo suo dividersi tra sport, studio e lavoro?
È passato un anno da quando la sua vita e quella della famiglia è cambiata radicalmente. Credo stia imparando a gestire sempre meglio il tempo e gli impegni. Non penso ci sarà alcun problema perché quella è una famiglia dalle mille risorse.

Un’ultima cosa, può essergli servita l’esperienza fatta nel triatlhon?
Dal punto di vista fisico Fabio è un talento assoluto. Il Triatlhon lo ha sicuramente formato tanto, perché è uno sport che ti abitua alla fatica e per ottenere un risultato devi ammazzarti di lavoro. Credo poi che di suo, geneticamente, abbia proprio qualcosa in più.

C’è una cosa che ci incuriosisce, molti atleti di Limone sono figli di allenatori, maestri ex atleti.

Barbara, voi lo siete?
Non siamo mai stati più che turisti della domenica, io soprattutto. In realtà Enzo sciava abbastanza bene, però il mondo agonistico era proprio lontano da noi. I ragazzi si sono avvicinati allo sci quasi per scherzo.

C’era un piccolo sci club qui in Val Varaita. Ha iniziato Chiara e la sua maestra, una signora francese, ci aveva invitato a portarle anche il fratellino. Soltanto che quel giorno Fabio le sfuggì. Partì all’improvviso da inizio pista e giù fino in fondo. Poi venne da me e mi disse: “Sa che suo figlio ha proprio due buoni piedi?”. Mi parlava con un italiano storpiato,  ma credevo fosse un modo di dire francese per farmi intendere che era bravino. Invece si riferiva proprio al concetto tecnico che si usa in agonismo. Ma stavamo parlando di un bambino dei primi anni di elementare!

Fabio confida che vorrebbe diventare un atleta di Coppa del Mondo?
Eh sì, sarebbe proprio il suo sogno, anche se è durissima. Sai, sono partita io quando volevo che i figli facessero sport. Enzo era d’accordo. Disse: “Assolutamente sì, tutto tranne il calcio”. Per non sbagliare si sono dedicati tutti e due al triathlon, nuoto e sci.

Ma Fabio poi ha dovuto scegliere…
Gli allenatori se lo sono conteso mica poco. Ma era necessario decidere, o uno o l’altro, perché i due sport non vanno d’accordo a livello fisico. Devi essere snello nel triatlhon e più pesantuccio nello sci. Per diversi anni in inverno sciava e dalla primavera iniziava il triathlon.

Qui c’è anche Marco Gullino (sx) allenatore del Comitato AOC

Che carattere ha Fabio?
È un ragazzo molto riflessivo e pretende molto da se stesso. Ha sempre riso un sacco, ma ultimamente ride molto meno. Si sente carico di responsabilità, ma è una cosa proprio sua. Spero torni a ridere come prima al più presto.

Magari sarà proprio lo sci a tirarlo fuori
Ci spero. L’altro ieri era proprio contento. Era da un bel po’ che non lo sentivo così. Queste due vittorie lo hanno un po’ frastornato. Solo che poi mi ha anche detto: “Ora ti saluto perché devo andare a sistemare lo slalom!”.

Chissà nonna Liliana e nono Bartolomeo…
Diventano pazzi e si interessano di tutto. Mi hanno chiamato per capire che numero di pettorale avesse, perché in questa parte della stagione la neve molla prima per cui… Insomma, mi hanno fatto una testa così! Loro poi non hanno mai sciato in vita loro!

Barbara, secondo lei Fabio diventerà un campione?
Credo proprio lo sia già! Fabio Allasina già piccolo Fabio Allasina già piccolo Fabio Allasina già piccolo Fabio Allasina già piccolo Fabio Allasina già piccolo Fabio Allasina già piccolo

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.