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L’atleta Nicola Simio, dalla Tognola all’ateneo di Padova: tesi sulla rigidità dello sci

­L’atleta Nicola Simio, dalla Tognola all’ateneo di Padova: tesi sulla rigidità dello sci.
L’argomento è chiaro, dunque iniziamo subito pubblicando questa tabella:

Ecco, solo un ingegnere meccanico è in grado di capirci qualcosa, quindi è bene fare più di un passo indietro e raccontare questa giovane avventura che sarà in grado di soddisfare la curiosità di chi è interessato ad approfondire la materia Sci dal punto di vista costruttivo.
Nicola Simio è un ragazzo di 22 anni che ha iniziato a Sciare col biberon in bocca e dopo aver dedicato la sua adolescenza all’agonismo ha deciso di seguire un percorso di studi universitari sfruttando la sua enorme passione. Al termine del suo racconto, la tesi con cui si è laureato presso l’Università di Padova.

Ciao a tutti, sono Nicola Simio, un giovane di 22 anni, appassionato di sci e da poco laureato alla triennale di ingegneria meccanica presso l’Università di Padova. Da quando ho messo gli sci per la prima volta a soli 4 anni, ho saputo che lo sci sarebbe stato per sempre una parte fondamentale della mia vita. Crescendo, ho coltivato questa passione e ho deciso all’età di otto anni di unirmi allo Sci club Padova.

I primi anni nello Sci Club sono stati davvero spassosi. Ci divertivamo sulla neve, esplorando campi liberi e avventurandoci fuori pista. Con il passare del tempo, ci siamo spostati verso un ambito più tecnico: il mondo dei pali. La mia dedizione mi ha portato a partecipare a gare e ad allenarmi duramente per migliorare costantemente. L’ambiente all’interno dello sci club era genuino e rilassato, eravamo come una grande famiglia. Insieme ai miei compagni e agli allenatori ho vissuto tante esperienze che sono state accompagnate da risate, pianti, fatica e soddisfazioni.

Ho sciato per la gran parte della mia vita a San Martino, un luogo speciale per me, che frequento da quando sono nato. Conosco ogni angolo delle piste e ogni dettaglio di quel magico ambiente montano. Svolgevamo spesso gli allenamenti sulla pista Valcigolera in Tognola, da dove si può godere una magnifica vista sulle Pale di San Martino. Penso che un aspetto che mi ha fatto appassionare allo sci sia lo stretto contatto con la natura. Durante un allenamento, mentre aspetti di poter scendere dal tracciato, ti trovi in una condizione di pace dei sensi: il tuo naso respira aria fresca e pulita, le tue orecchie captano solo silenzio, i tuoi occhi si perdono sull’orizzonte frastagliato dalle magnifiche montagne.

Parallelamente alla mia passione per lo sci, ho intrapreso la mia carriera universitaria in ingegneria meccanica presso l’Università di Padova. Sono sempre stato affascinato dalla curiosità di capire come funzionano le cose e dalla logica razionale che le governa. Il mio percorso di studi triennale si è concluso con la tesi in Costruzione di Macchine 1. Questa materia, descrivendo in sintesi, fornisce metodi per valutare lo stress meccanico dei componenti e dimensionarli per resistere alle sollecitazioni durante il funzionamento. Il mio relatore aveva proposto di analizzare in modo ingegneristico un oggetto che avevamo in casa e io ho immediatamente pensato ai Salomon Gs che tengo in garage. Questa è stata dunque un’opportunità per unire la mia passione per lo sci alla mia formazione accademica.

Nella realizzazione della mia tesi, ho scelto di concentrarmi sugli sci come strumento tecnico, studiando in particolare la rigidezza di uno sci agonistico. Nello studio sono rimasto sorpreso dalla mia ignoranza riguardo alla costruzione degli sci, nonostante la mia lunga esperienza sulla neve. Ho notato anche una carenza di informazioni disponibili sul web riguardo a questo argomento, e ciò mi ha ulteriormente motivato a portare avanti il mio progetto, con la speranza di contribuire a diffondere la conoscenza tra gli atleti e gli appassionati di sci.

La mia tesi si è sviluppata in cinque capitoli, ciascuno dedicato a un aspetto specifico degli sci. Nel primo capitolo, ho trattato le caratteristiche fondamentali degli sci, come la sciancratura, il camber, il rocker e la lunghezza. Nel secondo capitolo, ho analizzato la stratificazione di uno sci “sandwich”, approfondendo i materiali utilizzati e il loro spessore. Nel terzo capitolo, ho esaminato la catena di produzione di uno sci presso la fabbrica di Stöckli Swiss Sports AG, che mi ha fornito preziose informazioni tecniche. È stato davvero interessante poter vedere con i miei occhi come vengono realizzati gli sci, esperienza che consiglierei a tutti gli appassionati di sci.

Le vere sfide sono arrivate nei capitoli 4 e 5. Nel quarto capitolo, ho effettuato analisi sperimentali e analitiche sullo sci reale e su un modello semplificato. Ho misurato le deformazioni indotte da diversi carichi sullo sci reale e ho dimostrato l’equivalenza tra i due metodi di calcolo. Le prove sperimentali sono state effettuate in modo metodico e rigoroso grazie all’aiuto di Mac Aeraulica, che mi ha fornito materiale e spazio per eseguire le prove.

Nel quinto e ultimo capitolo, ho creato un modello virtuale dello sci utilizzato negli esperimenti servendomi del software Solidworks Simulations. Tale modello è stato sviluppato basandosi su dati forniti da Stöckli e altre fonti (tra cui uno sci da gara sezionato gentilmente fornito da Andrea Miotto (Mayr Italia)  e i ragazzi di Laboratorio Sport di Padova). È costituito da sette strati distinti, ciascuno dei quali svolge un ruolo specifico e presenta un determinato spessore. Il nucleo centrale è simulato con legno di balsa e paulonia, affiancato da strati di Titanal, gomma e fibra di vetro. Inoltre, sono integrati sidewalls e lamine, elementi che contribuiscono alla simulazione delle prestazioni complessive dello sci. Una caratteristica importante di questo modello virtuale di sci è la sua forma geometrica semplificata: lo spessore dello sci si mantiene uniforme lungo l’asse longitudinale nonostante sia presente la sciancratura. Questa configurazione è stata progettata per migliorare l’efficienza computazionale nella simulazione.

Successivamente ho effettuato diverse simulazioni sul modello che ricalcassero le prove sperimentali effettuate sullo sci reale ed ho eseguito un confronto. Questa parte è stata particolarmente complessa, ma ho avuto grande soddisfazione nel veder coincidere i dati numerici e quelli sperimentali, decretando in modo definitivo la validità del modello virtuale.

La stesura della tesi è stata una sfida emozionate e gratificante, sviluppata nell’arco di circa tre settimane distribuite su un periodo di tre mesi. Posso ritenermi profondamente soddisfatto di aver trasformato in realtà ciò che inizialmente era solo un’idea che si agitava nella mia mente e ci tengo a sottolineare che ciò non sarebbe mai successo senza l’aiuto di tutte le persone che mi stanno intorno. Quello che mi riempie ancor di più di gioia è aver coronato il mio percorso universitario con uno studio dedicato a una delle mie più grandi passioni: lo sci.

Nicola Simio assieme a uno dei suoi mentori Andrea Miotto

Clicca sul link per scaricare la tesi di laurea “STUDIO NUMERICO E SPERIMENTALE DELLA RIGIDEZZA DI UNO SCI AGONISTICO” elaborata da Nicola Simio presso la facoltà di Ingegneria industriale dell’Università degli Studi di Padova – Relatore, Proff. Giovanni Meneghetti.

La tesi di Nicola Simio

About the author

Laura Cazzaniga

Il suo sogno è quello di diventare Maestra di Sci ed è tutt’altro che tramontato, anche se l’attività lavorativa non lascia tutto quello spazio. Bergamasca doc, con una buona attività agonistica fino alla categoria Giovani. Poi ha iniziato a girare il mondo e a studiare lingue appassionandosi di quelle orientali, al punto da insegnare giapponese in università. I suoi interessi spaziano dall’agonismo al turismo ed è trasversale anche nel mondo del golf, soprattutto nella gestione di eventi.

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