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Le cinque “W” del Guru dello sci

Chi è, chi non è, cosa vuole, come lo fa… insomma cerchiamo di definire i perché del Guru dello Sci attingendo dalla vecchia regola giornalistica che usa le cinque W per coprire una notizia. Ovvero, who (chi) What (che cosa), When (quando), Where? (dove?) e why (perché). Le mischieremo senza un ordine prestabilito, perché corrispondere con uno spirito inafferrabile non è semplice. Un po’ come stare dietro le code di Hirscher. Un metro ce la fai, poi ti sparisce anche dall’orizzonte.

È giusto dire che il Guru è uno spirito?
È un’entità spirituale, spazio, barra, spazio, una religione. Non è blasfemia, ha un senso ben preciso. Il Guru non è nato in sala parto, ma si è cristallizzato nel corso di una notte tempestosa al Livrio (Stelvio), quando apparve in sogno il Messia dello sci, con una voce profonda: “Vorrei che lo sci tornasse ad essere seguito come quando correvo io” (Se non hai ancora capito chi è il Messia, meglio che smetti di leggere).

Un segnale inequivocabile…
Un segnale assoluto che mi ha spinto a dire: “Devo fare qualcosa”.

Anche il nome Guru dello Sci ti è apparso come un soffio immateriale?
Tutto per caso e senza elucubrazioni mentali. In un giorno è nato nome e logo. Inizialmente era Il Guru sugli sci, ma c’era qualcosa che non suonava bene. E l’ho leggermente cambiato.

Con il Messia a dettare le operazioni?
Magari! Il messia, osserva, guarda, condivide, ma fa altro

E hai creato il primo post…
Io sono molto appassionato anche di calcio e di pagine così ce ne sono davvero tante. Nello sci mancava. Io da ragazzino, andavo dall’edicolante e compravo Sciare, Skitime. Ora i più giovani sono attratti da altro. E in edicola non ci vanno proprio. L’unico modo per attirare la loro curiosità verso lo sci era mettere in piedi una comunicazione un po’ diversa.

Dunque come operi? Hai uno schema o guardi in giro e crei?
Il Guro non è un progetto costruito a tavolino, ma un’idea, pertanto è in continua evoluzione. Una storia partita sotto il segno della satira. I primi post, diciamolo, erano anche un po’ banalotti. Poi ho allargato il tiro sugli argomenti, le gare, gli atleti di ieri e di oggi. L’interesse è pian piano aumentato. Quindi sì, il Guru vive alla giornata. Come il post di questa mattina, dove ho ripreso il pensiero di una ragazzina di Limone. L’altro giorno, dinnanzi all’incertezza si apre, non si apre, ho creato l’hashtag #crediAMOsci. Tutto dipende dall’istinto.

Che deriva dall’indole o c’è dietro una preparazione professionale?
Guarda, quando sono partito non avevo nemmeno instagram sul telefono! No, è cresciuto tutto pian piano, così come il piglio grafico. Col tempo si sono avvicinati alcuni guristi adepti che mi danno una mano.

Sono tuoi amici?
Lo sono diventati anche se comunichiamo solo tramite messenger o chat instagram.

Non dev’essere facile difendere l’anonimato
Per niente, anche perché ci provano in tanti a capire chi sono. Considera che sono dell’ambiente. Poi, adesso che un po’ sono cresciuto, c’è anche chi cerca di screditarmi, forse anche per stanarmi. E questo è decisamente spiacevole. Altri invece sono contenti di non sapere chi c’è dietro al Guru. Il non apparire comunque non mi pesa minimamente.

Quindi nessun interesse ad apparire?
Nessuna. L’unica cosa che mi dà soddisfazione è creare un post bello. E credo sia la mia forza.

Chi rema contro ha i capelli bianchi?
Non credo. Lo sci sta cercando di svecchiarsi un po’. Prendi un Giorgio Rocca, ad esempio. Non è rimasto al 2006, si è molto evoluto ed è quasi più noto adesso di quando correva. Il motivo vero e proprio delle critiche non lo comprendo fin o in fondo, perché non si tratta di essere in disaccordo con un post, ma con il Guru come entità. Probabilmente si tratta solo di gelosia. Per il rapporto che ho con gli atleti, le aziende… non so.

Giusto appunto, com’è nato il rapporto con gli atleti Azzurri?
Semplicemente con i post. Molti stavano dietro al campione del momento, io sono invece sempre andato dritto verso di loro, che vincessero o perdessero. Hanno apprezzato e tra un like e l’altro, abbiamo iniziato a scriverci. In ordine di apparizione, Sofia Goggia, Michela Moioli e Luca De Aliprandini.

Sofia credo sia la tua più grande estimatrice. Come si è costruito questo feeling?
Segreto professionale. E poi, scusa eh, ma potrei essere chiunque. Chi ti dice che io non sia suo zio, suo fratello, lo skiman o…

Ascolto la tua voce, ma non hai proprio un’inflessione tosco emiliana. Perché allora si dice che tu sia di Cerreto Laghi?
Equivoco nato sempre durante le Olimpiadi. Se ti capita di fare qualche gara, bene o male al Cerreto, almeno una volta ci capiti. E sai che può anche accadere di partire alle 5 del pomeriggio. Ebbene, se ben ti ricordi, avevano annullato il gigante olimpico e non sapevo che post pubblicare. Così mi è venuta l’illuminazione di uscire con “Al Cerreto Laghi non sarebbe successo”. Avessi scritto Courmayeur e Cortina… ma mettendo Cerreto ha fatto scattare la curiosità di molti. Da lì è venuto fuori che anziché a Pechino, le prossime del 2022, avrebbero dovuto farle nella stazione toscana. Il tutto rafforzato da video che mi hanno mandato gli atleti. Così hanno pensato che il Guru fosse di quelle parti.

Tutto questo per te è diventato un lavoro vero e proprio?
Non ancora, ma impegna molto, parecchie ore al giorno. Il Guru non dà assolutamente da vivere per cui ho un’altra mia attività

Il Guru da dove osserva il mondo della neve?
Da ogni dove. Da casa, dalle tv, dalle riviste, dalla pista, dallo sci club, dalle squadre, dal maestro di sci. Ho contatti con ogni realtà.

Si stanno avvicinando anche le aziende?
Questo è un tasto un po’ dolente. Io non ho iniziato questa attività per creare business e non è neanche il mio obiettivo. Non desidero nemmeno che diventi un’azione commerciale, come si suol dire, una marchetta. Il Guru non è un influencer che si sveglia al mattino e si mette la crema facendo ben vedere la marca. Poi è chiaro che qualche occasione c’è, perché mi occupa davvero molto tempo.

Ne rimarrà poco per Lady Guru
Lady Guru è a volte soffice, a volte granitica, sicuramente bianca, si chiama neve.

C’è un post cui sei particolarmente affezionato?
Urca, considerando che finora ne ho fatti 2570… Sai cosa, sono tutti molto diversi, ognuno col senso proprio. Fammi pensare… beh, quello nuovo dell’hastag mi piace un sacco. Non sarà nulla di rivoluzionario o inedito, ma son contento di averlo buttato lì. Poi mi è piaciuto quello che ha toccato il tema scuola. Se vuoi ti dico il più stupido. Il secondo e il terzo: Rocca con le sorelle Belen. Da lì Giorgio è stato il primo “vip” che ci ha condiviso.

Hai più seguito su facebook o Instagram?
È uguale perché il pubblico è diverso. Su Insta riesco a prendere la fascia di età dagli adolescenti ai 25/trentenni. Su Fb quelli più grandicelli.

Un sito web?
Ci ho pensato e avevo anche iniziato a farlo, ma poi ho mollato perché non sarei riuscito a starci dietro.

Ho visto che fai anche un po’ di merchandising?
Quello sì. Alla fine sono partito nella primavera del 2018 con 20 magliette. Le ho regalate a Sofia, Michela, Luca e Razzo. Hanno apprezzato e indossato subito. Poi hanno iniziato a chiedermele così sono andato un po’ avanti. Allargandomi poi anche in altre cose, come le tazze. Però anche lì, non è semplice seguire il movimento. Alla fine mi sono affidato a un negozio.

Il travestimento com’è nato invece?
Durante il primo lockdown. Tutti hanno iniziato a fare dirette a qualsiasi ora, così ne abbiamo fatta qualcuna anche noi. Chiusi in casa com’eravamo, non c’erano altri modi per potersi esprimere. Quindi dovevo pur coprirmi in qualche modo.

Un’ultima curiosità, nella vita sei ironico e satirico come lo è il Guru?

Proprio per niente. Quando sono in ambienti sciistici e viene fuori il mio nome, poi l’indovino di turno torna sui suoi passi: “No, il Guru non è così, non può essere lui”. Ma è impossibile scoprirlo, anche se ci hanno provato in tutti i modi. Sono andati addirittura a verificare chi aveva registrato il marchio. Lo chiedono agli atleti confidando nella loro amicizia promettendo discrezione. Sai però qual è la vera forza del guru? Il Guru può finire anche domani mattina che a me personalmente non cambia niente. Ripeto, mi è piaciuta l’Idea e mi piace che sia gradita alla gente, morta lì.

Insomma, sei un po’ come Zorro…
Con gli sci al posto della spada. Il Guru alla fin fine, cerca di far emergere i problemi della neve con una critica costruttiva, mai distruttiva. L’ironia non distrugge, amplifica. Le 5 W del guru Le 5 W del guru Le 5 W del guru Le 5 W del guru

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.