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L’inedita gara di Matteo Marsaglia: la candidatura come consigliere atleta!

L’inedita gara di Matteo Marsaglia: la candidatura come consigliere atleta!
Matteo Marsaglia è pronto per la gara. La partenza si trova ai quasi 3mila metri di La Parva, in Cile. Casco, corpetto, tutina, Fischer preparati alla perfezione e… via, verso via Piranesi 46, Milano!

Ma… Matteo, che traguardo è?
Suona strano vero?

Direi, a memoria mai saputo di un atleta in piena attività che si candidi per un posto in Fisi!
Invece eccomi qua. Prima di partire per il Sud America ho inviato la pec come candidato consigliere atleta. Ora che i termini sono scaduti, lo posso ufficializzare, anche se è bene attendere l’ultimo ok della Fisi, i canonici 10 giorni di verifica. Ma, insomma, capirai che mi scappava di dirlo!


Aspetta, prima di approfondire, entriamo nella tua massima zona di confort: come sta andando in pista?
Per ora tutto bene. Poi sai che sono un po’ un diesel. Inizio a schizzar via veloce quando comincia la stagione. Nella fase di preparazione non faccio mai sfracelli.

Piste al top?
Non ci sono quintali di neve, perché siamo quasi a fine stagione, ma ci si allena bene. Nei primi giorni eravamo attorno ai 50 secondi, poi siamo passati su una pista da discesa vera e propria, 1’20” circa. Credo sia la situazione migliore di tutto il Sud America, tanto è vero che sono qua tutti, austriaci, norvegesi, francesi, tedeschi, sloveni… Domani danno un’altra nevicatina, non sarebbe male.

Fisicamente andiamo alla grande?
Non parlo troppo forte ma… nessun problema. Poi, certo, mi porto sempre dietro i miei soliti acciacchi alla schiena, ma con quelli ormai sono diventato amico! Ormai so come fare, parto piano e vado avanti in progressione.

C’è qualche gara in programma da quelle parti?
Le hanno fatte prima che arrivassimo noi, per cui, niente gare. Peccato, perché ogni tanto fanno comodo, soprattutto per i giovani che hanno bisogno di abbassare i punti. Ma non sempre è possibile.

Dai, andiamo a bomba, come ti è venuto in mente di candidarti?
Non dico che sia nata per caso perché un pochino in mente la cosa ce l’avevo, ma sono andato sul discorso elezioni per puro caso coi miei compagni. Parlando ci siamo accorti di non conoscere bene l’ossatura federale. Sai non è che gli atleti sono così addentro a certe cose. Discutiamo più di come affrontare la Steilhang o la Carcentina. Insomma, ci siamo chiesti, come mai in Fis i rappresentanti atleti spesso sono in attività mentre in casa nostra bisogna ripescarli dalla storia. Da lì ho iniziato a informarmi.

A chi lo hai chiesto?
Non è stato così difficile, ho chiesto alla mia dolce metà, a Marta che lavora per la federazione del ghiaccio. Ha scartabellato in mezzo a statuti vari e mi ha confermato che non vi è alcun impedimento. Poi sono andato oltre, per capire se l’attività di federazione fosse compatibile con quella di atleta. La risposta è stata positiva, anche dopo essermi confrontato con i miei superiori dell’Esercito.

Ti piace questo aspetto dello sport?
Assolutamente sì. Sarebbe una bugia dire che sono nato con questa vocazione, ma tanti episodi della mia vita di atleta mi hanno portato spesso col pensiero dall’altra parte della barricata. Per cominciare, mi son detto, la posizione di consigliere sarebbe ideale. Il ruolo perfetto per iniziare a fare un po’ di gavetta e capire come funziona questo mondo.

CHE QUARTETTO! Guglielmo Bosca, Matteo Marsaglia, Emanuele Buzzi e Mattia Casse

Tanto per cominciare? Dopo il Consiglio c’è la presidenza. Ed eventualmente dopo la Fisi c’è il Coni!
Bella questa! Dai, non mi spingerei così oltre, magari un giorno dinnanzi a una birra! La carriera politico sportiva comunque è quella. Però, prima fammi capire i meccanismi. Magari non mi piace e scopro che non fa per me e allora cambio direzione. E poi stiamo parlando della mia candidatura, il che significa che prima bisogna anche essere eletti!

Mettiamo che la base ti elegga…
In squadra capita spesso di affrontare alcune tematiche ma poi la discussione non porta quasi mai a nulla perché non sai come funziona ai piani alti. Mi spiego meglio, ci mettiamo a fare autocritica, ci lamentiamo di questo o di quello, poi alla fine ci accorgiamo di parlare a volte a sproposito perché non conosciamo il reale stato delle cose.

Discutete soltanto dei fatti vostri o anche di altro, dei giovani ad esempio?
Il significato della mia candidatura è rivolto proprio a questo. Che senso avrebbe avere Matteo attorno a un tavolo se non per attingere alla sua esperienza? Atleta ancora in attività però, perché il punto credo sia questo. I tempi cambiano anche nel nostro settore e quello che accadeva dieci anni fa è ben diverso dalla situazione attuale.

Il primo podio di Matteo: la vittoria nel superG di Beaver Creek (Usa), 29 novembre 2012

Intendi quello che accade in pista e negli “spogliatoti” della squadra?
Mi riferisco alle situazioni che un atleta o aspirante tale può trovarsi a dover affrontare e che spesso lo portano a rinunciare. Quindi parliamo di vita e non solo di sci. Guarda ad esempio la mia famiglia. Ha dovuto lasciare Roma e trasferirsi in montagna per permettere ai figli di giocarsi le loro chance nello sci. Ecco, non si tratta soltanto di un semplice trasloco, in mezzo ci sono un sacco di cose. Credo possano esistere tante storie come la nostra che però la Federazione non conosce e non asseconda, perdendo per strada probabili talenti. Anche per questo ho apprezzato molto l’impegno che ha dichiarato di mettere a disposizione Tiziana Candoni, nella tua intervista pubblicata ieri.

La scuola…
Tutte cose condivisibili in toto, le stesse cui penso da tanto tempo. Certo, da atleta non saprei come risolverle e a chi rivolgermi, ma se fossi inserito in un team costituito da persone competenti e professionali, penso di poter dare il mio contributo alla stesura di un progetto. Girando il mondo e confrontandomi con atleti di tutto il mondo so come funziona all’estero. Da noi modificare il concetto di sport nel settore dell’istruzione sembra un miraggio irraggiungibile, ma anche senza rincorrere l’ambizione di stravolgere i nostri sistemi, sono convinto che qualche risultato la Fisi possa e debba portarlo a casa. Io ho studiato al Frejus di Bardonecchia e senza una situazione del genere non sarei riuscito a diplomarmi.

È questo il problema centrale dei Giovani?
La lista è lunga. In cima metterei gli infortuni, probabilmente perché stai parlando con un atleta che ne ha subiti parecchi. Purtroppo, ci sono e devi metterli in conto. Come si dovrebbe intervenire? Anche in questo caso con un progetto ben costruito, che abbia come tema centrale non tanto il periodo di guarigione ma la gestione dell’infortunio, specie in età giovanile. Cosa accade se ancora non sei uno dei top player? L’atleta si fa male, sceglie di essere curato dallo staff federale o privatamente e poi ritorna in squadra.

Il velocista Azzurro, classe ’85, al suo primo Mondiale: 15esimo nel superG di Garmisch 2011

Ecco, questo momento è il più difficile. Non sei da solo, sei un numero, uno dei tanti ragazzi che forse un giorno combinerà qualcosa di buono. Cerchi di tenere il passo dei più grandi, dei più forti, ci dai dentro e cerchi di seguire il programma di allenamento che non può essere sempre differenziato.. E questo è il momento in cui crollano facilmente i sogni della tua carriera. Sei in B o in C e gli allenatori non possono fare miracoli concentrando su di te il lavoro di un intero team. Diamine se ne ho visti di ragazzi alzare le braccia e buttare alle ortiche il lavoro di tanti anni.  Ebbene, perché non istituire una squadra adibita a questo? Un programma dedicato consentirebbe di recuperare un rientro alle gare ideale, senza dover inseguire nessuno o forzare i tempi. Ci sono passato, a me sarebbe servito parecchio!

Mi tocca chiedertelo, non è che la tua candidatura sa anche di rivalsa per ciò che è capitato a Pechino?
Sinceramente no. Torno a dirti, quello che posso fare è mettere a disposizione la mia esperienza. Anche quel passaggio assurdo, se vuoi, fa parte del mio bagaglio e adoperarmi per cui certi inconvenienti non capitino più è una delle mie mission. Alle Olimpiadi è toccato a me ma situazioni simili sono capitate ai miei colleghi in passato anche in squadre minori. Insomma, vorrei che l’atleta fosse posto più al centro dell’attenzione dal punto di vista umano. A volte basta un po’ di comunicazione ed empatia in più.

Ci sono cinque candidati presidenti, se potessi scegliere…?
Ci mancherebbe altro! Prima di tutto ci tengo a dire che non mi candido contro nessuno e non appartengo ad alcuna cordata o gruppi “massonisci” come ho letto da qualche parte. Alle elezioni federali le liste non sono tra l’altro previste, per cui… Ripeto, sono soltanto un portatore di idee. Poi, sono anche un atleta in attività e mi sembrerebbe scorretto fare un nome. Però mi sto informando. Ho letto alcuni programmi e devo dire che ho trovato alcune proposte molto interessanti. Alla fin fine, per quello che potrebbe essere il mio contributo credo proprio mi troverei bene con tutti.

Sono tutti impegnanti in campagna elettorale, tu come fai a presentarti agli sci club?
Eh, come faccio… Con gli allenamenti di mezzo non potrò di certo bussare alle porte delle società. Mi affiderò ai vari canali mediatici e all’esempio che ho finora lasciato nello sci italiano che spero venga ricondotto non soltanto a livello di impegno e risultati. Senti, poi cosa vuoi che ti dica, io ci provo perché voglio scoprire questo mondo. Se non sarò eletto cercherò di capire dove posso aver sbagliato e ci riproverò in futuro più preparato, forte degli errori commessi. Non è forse questa la prima legge dello sport?

Matteo con la compagna Marta Bertolli e il piccolo Andrea che l’11 novembre festeggerà il suo primo anno!

Significa anche che questa potrebbe essere la tua ultima stagione?
No, per niente, continuo come ho sempre fatto finora, ovvero andare avanti di anno in anno. Finirò la stagione e tirerò le somme per capire quali sono le motivazioni e le condizioni fisiche. Sicuramente se riconosco di essere ancora competitivo perché dovrei ritirarmi? Entreranno in ballo anche altre considerazioni più personali. Adesso abbiamo un bambino e stiamo riorganizzando un po’ la vita famigliare. Ad esempio, abbiamo deciso di lasciare Torino per trasferirci a Milano.

Magari non troppo distante da via Piranesi… 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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