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Marcialonga, il verdetto non cambia: è ancora il riferimento delle Ski Classics

Non è una questione di numeri, anche se quelli aiutano. Non è solo tradizione, anche se pesa. La Marcialonga continua a essere qualcosa che, nel circuito Ski Classics, nessun altro evento riesce davvero a replicare. Il titolo di “Event of the Year” 2026 — il quarto — non arriva per inerzia, ma perché, ancora una volta, ha convinto chi lo sci di fondo lo vive da dentro: team, atleti, organizzatori.

Il paragone con la Vasaloppet viene spontaneo, ma dice solo metà della storia. La gara svedese resta la più grande macchina organizzativa del settore, mentre la Marcialonga gioca un’altra partita: quella dell’esperienza complessiva. Il tracciato che attraversa i paesi, il pubblico a bordo pista, il rapporto quasi diretto tra chi gareggia e chi guarda. Non è solo sport, è un ecosistema che funziona.

L’edizione del 25 gennaio scorso non era la più semplice da gestire. Meteo complicato, condizioni da adattare in corsa. Eppure il risultato finale — organizzativo prima ancora che sportivo — è stato sufficiente per confermare un modello che regge anche sotto pressione.

Il presidente Tiziano Romito sottolinea un punto chiave: la crescita della Marcialonga è andata di pari passo con quella del territorio. Non un evento calato dall’alto, ma qualcosa che ha contribuito a costruire l’identità sportiva della Val di Fiemme e della Val di Fassa, fino ad arrivare a ospitare appuntamenti di livello mondiale, Olimpiadi comprese.

Sulla stessa linea il direttore generale Davide Stoffie, che evita trionfalismi e punta su un concetto più concreto: il risultato è collettivo. Volontari, istituzioni, imprese. Un sistema che si muove compatto e che, proprio per questo, riesce a reggere anche quando qualcosa non gira come previsto. L’idea non è quella della perfezione, ma del miglioramento continuo — ed è probabilmente questo che rende credibile il progetto dopo oltre cinquant’anni.

I numeri del premio raccontano una continuità rara: quattro primi posti, ma anche una presenza costante sul podio fin dalla nascita del riconoscimento. Non un picco isolato, quindi, ma una linea stabile.

Anche Oskar Svärd, direttore di Ski Classics, mette l’accento su ciò che spesso sfugge nelle classifiche: la Marcialonga funziona perché tiene insieme tutto. Agonismo, paesaggio, partecipazione. Dagli élite agli amatori, fino agli spettatori.

Archiviato il premio, non c’è molto spazio per fermarsi. Il calendario è già ripartito: prima la versione su due ruote a fine maggio, poi la running di settembre. E infine di nuovo lei, la gara sugli sci, il 31 gennaio 2027 per la 54ª edizione.

La direzione è chiara: non difendere il titolo, ma evitare di vivere di rendita. In un circuito sempre più competitivo, è l’unico modo per restare davanti

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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