Prima che lo sci diventasse industria, prima che le stazioni si strutturassero come le conosciamo oggi, esisteva già un’idea molto chiara di risalita. Non raffinata, non efficiente come gli standard attuali, ma concreta. Funzionante. E soprattutto replicabile.
La slittovia è stata questo: il primo sistema che ha permesso allo sci di uscire dalla dimensione episodica e iniziare a costruire un modello. Non un’anticipazione curiosa, ma una fase vera dello sviluppo degli impianti. Il dato che spesso si perde è proprio questo: la slittovia non è un tentativo primitivo superato in fretta. In Italia, per alcuni anni, è stata la soluzione. Il riferimento.

Il modo in cui si saliva. Quando nel 1934 compaiono i primi impianti a Cogne e al Lago del Mucrone, il contesto è ancora tutto da costruire. Non esiste una rete, non esiste una tecnologia dominante, non esiste nemmeno una cultura diffusa dello sci come pratica di massa. Eppure nel giro di pochissimo tempo quelle strutture iniziano a moltiplicarsi nelle località che diventeranno centrali nello sviluppo dello sci alpino.

È un passaggio che oggi si tende a comprimere, ma che in realtà ha una sua autonomia storica. Perché la sciovia, quella che poi diventerà lo standard minimo, in Italia arriva dopo. E quando arriva trova già un terreno preparato. Chi saliva su una slittovia non stava sperimentando qualcosa di rudimentale. Stava usando un sistema pensato, progettato, normato. Lo dimostra anche il fatto che lo Stato interviene già nel 1938 per disciplinarne costruzione ed esercizio: un segnale chiaro di quanto questi impianti fossero diventati centrali.

Dal punto di vista tecnico, la logica era diversa da quella che si affermerà in seguito. La slitta non “trascinava” semplicemente lo sciatore: lo trasportava. Era una piattaforma mobile, una sorta di funicolare senza rotaie, che sfruttava direttamente la pista innevata come piano di scorrimento. Una soluzione che oggi può sembrare fragile, ma che all’epoca aveva una sua coerenza.
Anche l’esperienza era diversa. Più collettiva, meno individuale. Si saliva insieme, spesso fianco a fianco, condividendo tempi e spazio. Non c’era la frammentazione delle risalite moderne. E questo, per chi viveva lo sci in quegli anni, faceva parte del gioco tanto quanto la discesa. È proprio qui che la slittovia mostra il suo doppio volto. Da una parte inclusiva, accessibile, perfetta per chi muoveva i primi passi sulla neve. Dall’altra già inadeguata rispetto a uno sci che stava cambiando velocemente, diventando più dinamico, più frequentato, più esigente.

I limiti emergono presto, e non sono marginali. La gestione è complessa, la sicurezza non sempre garantita, la capacità di trasporto insufficiente per sostenere una crescita vera del turismo sciistico. Inoltre, la dipendenza da tracciati regolari e condizioni precise rende questi impianti poco flessibili.
Sono difetti strutturali, non correggibili con semplici miglioramenti.
Il tentativo di estendere l’utilizzo all’estate, trasformando le slitte in veicoli su ruote, è indicativo: non tanto per il risultato, quanto per l’intenzione. Si cerca di spremere un sistema che però ha già raggiunto il suo limite evolutivo. Quando entrano in scena sciovie e seggiovie, il confronto non regge. Non è una sostituzione graduale: è un cambio di paradigma. Più capacità, più continuità, più adattabilità al terreno. In poche parole, più futuro. La slittovia esce così di scena senza lasciare eredi diretti. Non evolve, non si trasforma. Scompare.

Eppure resta un passaggio decisivo. Perché è lì che si consolida un’idea che oggi diamo per scontata: la montagna organizzata, accessibile, costruita attorno a un sistema di risalita. Non è un dettaglio tecnico. È l’origine di tutto il modello. Ed è anche il motivo per cui, nonostante sia stata cancellata dalla pratica, la slittovia continua a essere una chiave di lettura fondamentale per capire come lo sci è diventato quello che è oggi.

Informazioni e immagini di ANGELO FIORE Socio Ce.Do.S.T.AF, appassionato della storia dei primi impianti di risalita di tutto il mondo, collezionista di cartoline, brochures ecc. con una raccolta di oltre 100.000 immagini e collezionista di manifesti antichi relativi allo sci.
Articolo completo su Professione Montagna






Add Comment