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Martedì gli Interappenninici a Ovindoli. Allenatori siete in regola?

Martedì 18 febbraio a Ovindoli scatteranno i campionati interappenninici di sci alpino per la categoria Allievi e Ragazzi, quindi Children. Si tratta di una specie di qualifica per potersi qualificare ai Campionati Italiani ed entrare nei migliori gruppi di merito. Significa che sci club di tutte le regioni appenniniche, dalla Liguria alla Sicilia si ritroveranno nella località Abruzzese.

E qui potrebbe nascere un problema. È storia molto recente che alcuni maestri di sci siano stati multati perché esercitavano la loro professione in territorio abruzzese senza averne dato comunicazione alla Regione  e perché privi di partita Iva.

Spieghiamo meglio il perché in quanto la cosa suona davvero assurda per chi non conosce la legge professionale dei maestri di sci. Si potrebbe pensare questo. È come se un avvocato di Roma che esercita, ad esempio, un atto difensivo a Napoli dovesse avvisare l’ordine degli Avvocati della Campania e comunicare la propria partita iva per poterci andare.

Il fatto però è questo. La Regione Abruzzo per tutelare i maestri di sci che lavorano sul proprio territorio, ha stabilito per legge queste regole. Servono per evitare che maestri di altre regioni si presentino a casa loro portando via il lavoro ai professionisti che lì vivono.

Non solo, ma un maestro di sci abruzzese ha l’obbligo di indossare o la divisa nazionale o quella regionale. Questo affinché siano meglio identificabili. Almeno, questo è quanto abbiamo capito.

Quindi agli Interappenninici cosa potrebbe accadere?

È senz’altro una provocazione ma potrebbe accadere che tutti gli allenatori (ovviamente sono maestri di sci) presenti a Ovindoli per i campionati interappenninici, vengano multati, se non in possesso dei requisiti richiesti. In realtà la legge parla di maestro di sci. L’allenatore ha altre regole. Ma un tutore dell’ordine difficilmente può distinguere la differenza, caso per caso, che passa tra l’insegnamento della tecnica a un agonista o a un turista.

I Maestri che hanno subito il verbale, l’hanno impugnato. Appellandosi al libero esercizio della professione. Lo dice l’Europa. Intendiamoci, la multa non è un abuso. Ci sta, perché la Legge è stata violata. Infatti, il nostro non è un appunto a questo.

Più che altro si vuole porre l’accento su una situazione che sembra quasi anacronistica nel mondo di oggi. E il fatto non riguarda nemmeno il pericolo di contenere l’abusivismo.

Assolutamente necessario e lecito sarebbe chiedere al maestro in pista di dimostrare che è realmente un professionista, regolarmente iscritto all’Albo e in regola con il periodico aggiornamento.

Se le scuole di sci di una regione per sventura non hanno neve nelle loro stazioni devono per forza recarsi nelle località vicine. Ecco, in Abruzzo può lavorare con difficoltà dovendo seguire la legge regionale Abruzzese.

La cosa potrebbe risolversi soltanto se i maestri di quella scuola aprissero partita Iva. Anche se per una sola occasione. O per un paio d’ore di lezione.

Anche sulla comunicazione al Collegio ci sarebbe qualche appunto. Se un maestro accompagna i proprio allievi nel noto Giro dei Quattro Passi, dovrebbe informare, ad esempio, il Trentino, perché da lì è passato. E poi magari anche il Veneto e ancora l’Alto Adige.

Infatti l’articolo 10, punto 6 della Legge R. n2. 03 gennaio 2005 del Veneto, recita che non è soggetto agli obblighi di comunicazione per l’esercizio dell’attività nel Veneto da parte di maestri di sci provenienti con i loro allievi da altre regioni o Province autonome.

Doveroso, anche per Legge, è, invece, informare il Collegio se un maestro volesse fermarsi per una o due settimane intere in una località di un’altra Regione.

Questa regola esiste in tanti Collegi d’Italia. È nata molti anni fa, probabilmente più come atto di cortesia. O forse per studiare alcune statistiche. Perché non troviamo sinceramente nulla di veramente necessario in questo atto. Probabilmente ignoranza nostra.

È altresì giusto che gli enti deputati difendano i lavoratori del proprio territorio. Ma ci sfugge che cosa possa interessare a un Collegio dei Maestri di sci della regione la posizione fiscale di un professionista, che, tra l’altro, vi arriva con i propri clienti.

Ovvero portando ricchezza e non mettendosi in concorrenza con i maestri del luogo. Un motivo ci sarà sicuramente, ma non riusciamo a trovarlo nel senso della logica comune.

Non è nostra intenzione puntare il dito contro nessuno. La Regione Abruzzo che vive sulla sua pelle la propria realtà, avrà certamente le sue ragioni per aver posto così le proprie regole.

Che cosa vuole evitare. Che un maestro di un’altra regione arrivi sul un territorio e insegni a clienti che trova in quella località. Magari offrendo lezioni a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli delle scuole locali.

Questo però, proiettandoci nel futuro, fa pensare. Non è così irreale che da qui a qualche anno si presenti un cinese ricco e che tiri fuori dalla tasca tanti yen per comprare una o più scuole di sci.

A quel punto che succederà? È dunque conveniente che i Collegi affrontino questo tema con unità di intenti e coerenza totale.

Di fatto un maestro di sci abruzzese può andare a insegnare dove vuole (quasi), con una posizione fiscale che ha già e vestito come gli pare.

Anche quest’ultimo aspetto ha la sua rilevanza. Fatto salvo che sarebbe bellissimo che tutti i maestri indossassero la stessa divisa, dall’Alto Adige alla Sicilia, come avviene ad esempio in Francia, questa situazione ha messo in crisi anche diversi maestri abruzzesi.

Se una scuola di sci, brava a vendersi per mille motivi, riesce a trovare uno sponsor che la veste, deve rinunciare. Ogni scuola di sci è una impresa, intesa come azienda. E queste limitazioni, in un mercato moderno di libera concorrenza, frena il senso dell’imprenditorialità.

Detto questo, al campionato interappenninico non capiterà nulla. Ne siamo certi. Però c’è una legge. E se dovesse presentarsi un tutore della legge per chiedere i requisiti richiesti, sarebbe tenuto a fare il verbale in caso non trovasse tutto in regola.

Che gli allenatori non prendano questa questione troppo alla leggera. Perché la Regione Abruzzo avrebbe ragione.

 

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.