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Mountain Project 360, più che uno sci club, un’esperienza

Questa è la storia del Mountain Project 360 di L’Aquila, più che uno sci club, un’esperienza. E spieghiamo il perché intervistando colui che l’ha creato.

Dino Milani, rappresentate Montura, è allenatore dal 2000 e ha vissuto esperienze in diversi club, dal Roccaraso, al Posillipo fino a Roma con gruppi suoi. Ha preparato diversi ragazzi alla selezione e tutti sono diventati maestri. Cinque anni fa la decisione di dare vita allo sci club Mountain Project. “La prima cosa che ho fatto è stato coinvolgere tutti i miei amici e conoscenti, ma non per uno sci club tradizionale.

L’ho chiamato così perché le intenzioni erano fin da subito quelle di creare un’attività a 360 gradi. Ovvero neve in inverno e outdoor in estate. Tant’è che nel team tecnico abbiano un maestro di snowboard, di telemark, di fondo.

Lo staff tecnico dello sci alpino è composto, oltre che da me, da Valentina Rossi, e da altri due ragazzi che si occupano della pre agonistica. E per l’estate abbiamo un maestro di ciclismo e mountain Bike. Tra l’altro è Lorenzo Di Lorenzo che ha fatto persino il Giro d’Italia”.

Ha funzionato fin da subito?
Piaceva la formula. Passavamo noi a prendere i bambini a L’Aquila e li portavamo a sciare, per poi riaccompagnarli alla sera
Dove?
Tanto a Ovindoli ma anche in altre stazioni. Quest’anno, ad esempio, siamo andati spesso a Campo Felice. D’altra parte sono cresciuto lì. Verso la fine della stagione, invece, a Campo Imperatore. Là c’è neve fino a maggio solitamente.
E il progetto funziona?
Per quanto riguarda lo sci siamo molto soddisfatti. Abbiamo ottenuto già ottimi risultati. Soprattutto se consideriamo che stiamo parlando di ragazzi che uscivano quasi dalla scuola sci. Eppure hanno raggiunto già un ottimo livello. Ed è stato un messaggio importante questo, perché dalle nostre parti, com’è facile immaginare, è forte il senso della sfida e della rivalità. Sana ovviamente.

Di quanti ragazzini parliamo?
Sono otto. Ma ripeto, siamo andati sopra le aspettative. Considera che a causa della scarsità di neve e la limitazione della disponibilità delle piste, abbiamo fatto orari straordinari. Tipo, dalle 7 alle 9 della mattina e dalle 16 alle 18 del pomeriggio o addirittura dalle 18 alle 20, grazie all’illuminazione artificiale.

Ironia della sorte, adesso ce n’è tanta.
Altroché. Pensa che ieri a Prati di Tivo hanno dovuto far “brillare” mine per controllare la caduta valanghe da tanta neve è venuta giù!

Quest’estate, se si potrà, cosa avete pensato do fare?
Un programma più serio del solito. Ovvero, prendere una grande baita a Les 2 Alpes per 20- 25 giorni. Anche per programmare una preparazione atletica importante e ben strutturata. Speriamo di poterlo attuare.

I genitori partecipano?
Sono io che li ho avvicinati a questo mondo perché ne erano abbastanza estranei

Hai fatto dei tutorial?
Macché. Sono andato spesso porta a porta, per spiegare l’ABC di cosa significa iniziare un’attività agonistica con lo sci. Sai, qui non è che siamo in Alto Adige dove si nasce con la cultura per la montagna. Quando hanno iniziato a vedere i risultati hanno cominciato a seguirmi tantissimo.

E collaborano?
Soprattutto per rendere compatibili le lezioni di sci con la scuola. Bisogna sapere che qui da noi lo sci agonistico è visto come la settimana bianca! Non capiscono i sacrifici che devono sostenere questi ragazzi.

Quindi compiti a manetta da fare nel week end?
Tendenzialmente sì, però in alcuni casi la situazione è cambiata. Ad esempio, sono andato personalmente dalla Preside della scuola di mio figlio, parliamo di scuola elementare.

E gliele hai cantate?
Le ho mostrato dei video perché  comprendesse cosa fanno i ragazzi. La giornata tipo di un bambino che si allena. E l’ho impressionata. Mi ha detto: “Io non pensavo nemmeno lontanamente fosse una cosa così”. Cioè i professori non sanno minimamente cosa fa un bambino quando scia.

E cos’è cambiato?
Hanno fatto una circolare per tutti i professori, spiegando per filo e per segno le caratteristiche dell’attività. E ora tutti hanno capito adeguando studio, compiti e interrogazioni, alle esigenze agonistiche.

Tra l’altro questa mossa ha stimolato anche il genitore di un compagno di mio figlio che fa enduro. Anche per lui, pur con tempistiche differenti, qualcosa è cambiato.

Come state gestendo questa situazione di fermo totale?
Ci sentiamo praticamente tutti i giorni, anche solo per fargli sentire che ci siamo, per tenerli in tensione e mantenere l’interesse. Il problema è la paura che hanno i genitori.

Per il dopo?
Esatto. La questione che mi sottopongono quando ci sarà la ripresa, è ma dove andiamo a dormire? Chi ci sarà? Quante gente… Domande ovviamente logiche e opportune che penso si ponga chiunque. Ipotizziamo, a giungo o a luglio, tutti pigiati dentro alla telecabina dello Jandri di Les 2 Alpes?

Chat e o video ne fate?
Ovviamente sì. Entra in scena Carlo Vivio, preparatore atletico molto esperto. Ha seguito anche la Nazionale di nuoto in passato.

Cose generiche o seguite un programma?
Esercizi specifici. Ma più che altro abbiamo studiato un programma che possa meglio adattarsi allo stravolgimento della consuetudine.  

Mountain Project avrà sempre questa dimensione?
Alla luce dei risultati ottenuti quest’anno sono nettamente aumentate le richieste. Addirittura siamo stati contattati da due sci club con l’idea di unire le forze e fonderci. Stiamo studiando dunque un allargamento del progetto che consideri uno sci club unico qui, su L’Aquila, grande e importante.

Attenzione però, non cambierebbe di una virgola la nostra modalità. Non è che un allenatore invece di seguire 5 ragazzi ne seguirebbe 10. Nessuna ammucchiata, ma l’ingresso di nuovi bravi professionisti che sposano sempre e comunque la qualità. Se l’aumento di iscritti significa perderla, allora la cosa non mi interessa.

Il giovane Gabriele Brunozzi


Uno degli allenatori dello sci club è Valentina Rossi. Vive a Cantalice proprio ai piedi del Terminillo. Per intenderci, è come abitare a Sestola e sciare sul Monte Cimone. Lo sci è una “malattia” di famiglia. Il babbo aveva un centro noleggio importante, per cui, infilati di sci fin da piccola, poi non li ha più tolti.

Poca neve lì quest’anno…
Zero. Un cannone ci sarebbe anche, ma il proprietario sente il peso dell’età e non è più di tanto motivato. Va bè, non è più il Terminillo, la stazione ‘de Roma, ma va be, si riprenderà dai.

Valentina arrivata dal Livata e questa è stata la sua prima stagione al Mountain Project e Dino le ha affidato i Cuccioli e i Ragazzi. 12 bambini in totale. “Alcuni li ho portati io e dunque li seguo già da 4 anni. In verità alleno anche due Allievi, anche se per il momento lo sci club arriva fino al secondo anno Ragazzi“.

Quest’anno quante gare siete riusciti a fare?
Molto poche direi. La selezione del Granpremio Giovanissimi, il Criterium Interappenninico con la piccola e super brava Giulia Castelli a Ovindoli e qualche garetta regionale. Neve non ne abbiano avuta. Ricordo anche l’International di Prato Nevoso. In quell’occasione ne ho portati tre.

Dino ci ha informati sul progetto di espansione…
Assolutamente sì. Ma le intenzioni si sono fermate proprio sul più bello. Speriamo di poter riprendere il discorso al più presto. Comunque l’intenzione è proprio quella di intensificare ancora di più l’attività agonistica.

Svilupperete anche la categoria Giovani?
Lo sviluppo va proprio in questa direzione. Un bacino c’è. Piccolo ma esiste una buona potenzialità di sviluppo. C’è anche una buona collaborazione con altri club. Noi andiamo spesso a Campo Felice e capita spesso di aggregarci allo Sci Club Livata. Soprattutto quando c’è poca neve e quindi la disponibilità delle piste è limitata, collaboriamo il più possibile. Anche con la società di Ciminelli, l’Eur. Stessa cosa accade in estate. Se siano nello stesso posto ci si aggrega.

Sei contenta dei risultati ottenuti?
Considerando che abbiamo fatto poche gare direi di sì. Molto soddisfatta. Sta crescendo bene la piccola Giulia Castelli, categoria ragazzi uno, che l’anno scorso da cucciola due, è arrivata quarta al Pinocchio. Gabriele Brunozzi poi è arrivato undicesimo al GP Giovanissimi, in gigante. Quest’anno poi Giulia ha fatto settima al Criterium.           

                           

Cosa stai dicendo oggi ai tuoi ragazzi?
La verità. Non ho inventato nulla o trovato scuse. La pura verità. È sempre stato così, perché diciamo che quando facciamo attività normale viviamo proprio assieme

In che senso?
Nel senso che quelli che vivono a Rieti, li passo a prendere, andiamo a Ovindoli e viviamo proprio assieme per alcuni giorni nella casa che abbiamo preso in affitto. Quindi vivo con loro giornalmente. In questo modo capirai che il rapporto non è per così dire occasionale, sulla neve per qualche ora. Il ritmo è quello di una famiglia.

Forte! In quanti siete?
Quelli che vivono a Rieti. Siamo in sei. Partiamo il venerdì per raggiungere la casa a Rocca di Mezzo e torniamo domenica sera.

Diciamo che hai inventato la figura di allenatrice-mamma
Esattamente. Faccio così da tre anni e devo dire che è proprio una bellissima esperienza professionale.

Fai da chioccia ma non da balia…
I ragazzi sono davvero bravi ed educati. Collaborano tutti, quindi si occupano anche delle faccende di casa! Chi apparecchia e sparecchia chi rifà i letti, chi pulisce… L’unica cosa che non posso fargli fare e insegnarli è cucinare.
Più che altro perché sono un disastro pure io! Al di là delle battute penso sia una bella esperienza anche per loro. Imparano ad essere autonomi, ma allo stesso tempo a comprendere l’importanza del lavoro di team.

E questo rapporto è limitato allo sci?
Nella quotidianità esiste un rapporto che va oltre lo sci.

E in questo periodo ti sembrano scossi?
Direi di no. A parte i due più grandi di 16 anni che la vivono quasi come noi, i più piccoli la vivono in maniera più spensierata. Insomma hanno dai 10 ai 12 anni… Son bambini!

Siete in contatto con Andrea Truddaiu, il coordinatore Fisi del Centro sud?
Con Andrea ho un ottimo rapporto. Lui segue tutto e tutti. E ascolta quotidianamente gli allenatori. Lavora anche per favorire la collaborazione tra sci club locali. Fa un gran bel lavoro insomma.

La piccola Vittoria Chiodi assieme a Valentina Rossi

Il giovane atleta Leonardo Brunozzi

Lo sci club ha sposato qualche azienda in particolare?
Noi siamo Rossignol e collaboriamo direttamente con alcuni negozi. Poi quest’anno siamo passati da Vitalini a Energiapura.

Non resta che incrociare le dita e sperare si possa sciare quest’estate
Era già nei nostri programmi di affittare a luglio uno chalet per un lungo periodo a Les 2 Alpes o a Tignes. E poi riprendere a scire a settembre a Stubai o Hintertux o Senales.

 

 

 

 

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.