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Omar Longhi, allenatore di semplicità

Cosa significa Omar Longhi, allenatore di semplicità? È il titolo più ovvio che ci siamo sentiti di dare all’intervista realizzata pochi giorni fa. E che ben riassume i tanti argomenti toccati con uno degli allenatori italiani più esperti delle categorie giovanili. Ci aveva incuriosito un video che girava sui social.

Un ragazzino che saltava da un cerchio e l’altro in un garage con pali e sci appoggiati alla parete. Si trattava di Filippo, il pargoletto di Omar Longhi: “Meglio farlo saltare un po’ e sviluppare capacità coordinative intraprendendo una strada sulla motricità, che piazzarlo davanti alla tv a rimbambirsi con i cartoni o i videogames”.

Omar è stato atleta di Coppa del Mondo. È entrato in squadra C2 nel ’97 come Fiamme Gialle. L’esordio nel Grande Sci nel 2006 sulla Gran Risa dell’Alta Badia, 28esimo e due giorni dopo a Hinterstoder 20esimo. Poi, pochi giorni prima di Adelboden rimane a letto bloccato dal mal di schiena. E via con la seconda operazione: ernia discale (per la seconda volta). La prima capitò nel 2005, crociato e menisco.

Omar Longhi nel gigante della Badia (foto Race Ski magazine)

Nel 2010, 48 prima della Badia, in allenamento gli parte via ancora una volta il ginocchio. A quel punto alza bandiera bianca. Che è anche il colore della neve e nell’ambiente è rimasto. “Ma l’anno dopo mi sono pentito, perché per sfizio mi sono confrontato con i ragazzi e andavo ancora forte. Due stagioni potevo ancora farle, ma è andata così”. Maestro di sci, allenatore di III livello, Istruttore nazionale e albergatore. Una splendida struttura al Passo del Tonale di nome Hotel La Torretta, 3 stelle.

Riuscirai ad aprirlo quest’estate?
E chi lo sa. Siamo in trepida attesa di conoscere le disposizioni. E anche di capire quale tipo di protezioni dovremmo dedicare ai clienti. Dalle indiscrezioni che arrivano mi è parso di capire che bisognerà investire un bel po’ per attrezzarsi, ma per lavorare al 30%. Io però seguo più l’aspetto tecnico, ovvero il servizio di scuola sci come direttore della Evolution ski school al passo tonale per dare a chi vuole un servizio di qualità. La gestione vera e propria è nelle mani dei miei genitori e di mio fratello. Valuteremo se aprire o rimandare all’inverno.

Ora c’è ancora neve al passo?
Sta andando via adesso, ma fino alla settimana scorsa sembrava pieno inverno. Ma non lamentiamoci, quest’anno si è sciato alla grande. Infatti dall’inizio al giorno della chiusura si erano fatti gli stessi passaggi di tutta la stagione scorsa, quindi con due mesi in meno se consideriamo anche il Presena. Affacciarmi alla finestra e vedere ancora tutto quel bendiddio! Dai non farmici pensare…

Allora parliamo dello sci club Pejo Tonale
Il presidente si chiama  Angelo Longhi (non sono parenti), io sono  uno degli allenatori children, direttore tecnico di tutte le categorie e il fondatore della società aperta cinque anni fa con alcuni genitori. E mi dedico a una sola categoria. Sono partito con i baby e cuccioli e negli ultimi tre anni seguo ragazzi e allievi. Nel prossimo triennio proverò a dedicare qualche spazio in più alla categoria giovani. Quindi seguo l’intero percorso dei ragazzi.

Hai vinto il titolo italiano ai campionati Allievi e Aspiranti e sei arrivato in Coppa. Oggi è più difficile raggiungere questo obiettivo?
È più difficile adesso. Il livello si è alzato tanto. Ci sono ragazzini che spingono come diavoli. Diciamo che l’età per prendere le cose seriamente si è abbassata. Non sto dicendo che è giusto, ma quello che sta accadendo. Questo significa che, pur mantenendo il senso del gioco e del divertimento, l’impegno diventa totale. Lo era anche prima ma un po’ più in là con l’età.

Tu sei sbocciato più tardi quindi?
Bisogna partire dal concetto che tutti si devono impegnare tanto. Anche il talento, ovvero, colui che ha doti naturali, se non si allena non arriva. Io ho avuto la fortuna di avere qualcosina in più fin dai pulcini. E le vittorie hanno dato uno stimolo a me e alla mia famiglia, per intraprendere un certo tipo di percorso.

Quindi è tutta una questione di stimoli?
I miei genitori hanno fatto sacrifici notevoli ma non pesava, perché avevano soddisfazioni. E per me era la stessa cosa. C’è un particolare, è uno solo che vince. Nella squadra che alleno il mio obiettivo è quello di trovarli per tutti. Perché da soli loro non li hanno. È dunque compito mio indicargli quali sogni possono inseguire per impegnarsi a realizzarli. Che non deve essere sempre e per forza il primo posto.

Cosa ti inventi perché ciò accada?
Tutto si basa sul rapporto che riesci a instaurare con i ragazzi. Devi riuscire a entrare a far parte della loro vita. Ti devono vedere, ti devono sentire come una guida in quello che fanno. Attenzione però, possono anche farmi delle confidenze ma non sono loro amico. Sono dell’idea che quando sono piccoli e molli un po’ la corda devi fargli capire che ognuno ha i suoi ruoli.

Ad esempio?
Ad esempio nei pulcini, l’allenatore bravo è quello che senza farsi odiare è riconosciuto come il leader.  Deve farsi rispettare, naturalmente senza diventare antipatico. Man mano che crescono i ragazzi allenti un po’ la corda, ricordandogli sempre che sei tu che decidi quello che bisogna fare. Questo non è il vangelo ma è quello che ho imparato io. E devo dire che mi sta dando ottimi frutti.

Ottieni il massimo rispetto?
Sì, il rapporto non è quello di un’amicizia, ma tutti i ragazzi hanno molto rispetto e io ho il massimo rispetto di loro.

Quindi per loro tu cosa sei?
Una guida sotto tutti i punti di vista. Tecnico, spirituale, di vita. È come se i ragazzi avessero una seconda famiglia, perché per lunghi periodi passano più tempo con me che con i genitori. Al mattino vanno a scuola, al pomeriggio sciano, a casa ci vanno solo la sera. Ecco, se vogliamo trovare un secondo ruolo, potrebbe essere quello di educatore. Ma non per l’educazione generica che tocca senz’altro a mamma e papà. Diciamo educatore dal momento in cui cerco di trasmettere i valori dello sport.

I tuoi ragazzi sono principalmente di valle?
70 % del posto, 30% di città. Ma da qui in avanti ho la sensazione che andremo a metà se non aumenteranno quelli da fuori. Questo proprio per l’impegno di cui parlavo prima. Che per forza di cose è più alto in quelli che devono sostenere maggiori sacrifici.

E gli altri abbandonano…
Siamo sempre lì, dipende quanto si appassionano ragazzi e genitori. Perché arriva un punto dove per andare avanti ci vuole sempre più impegno e sacrificio. Anche economico. Se un ragazzino è bravo ma non ha gli sci giusti, il tempo non lo fa. E arriva a 14 anni che si stufa. Ripeto, non è solo questione di vincere o di entrare in comitato. Perché io posso anche fissare come obiettivo quello di imparare a sciare bene, di raggiungere un buon livello per poi diventare maestro. Ma non arrivi per caso nemmeno lì.

Dei tuoi quanti hanno abbandonato?
Molto pochi, quasi nessuno e devo dire che questo mi riempie di orgoglio. Evidentemente sono riuscito finora a dare una via d’uscita a ognuno perché non mancassero mai gli stimoli e gli obiettivi. Non so se qualcuno di loro riuscirà ad arrivare in Coppa. Ma questo non importa. L’importante è che riusciranno a raggiungere il risultato prefissato.

È la filosofia di tutti gli sci club?
Ognuno ha la propria. Ci sono club che puntano tutto sul risultato immediato per cui sai già a priori quale sarà l’impostazione, il ritmo, il costo. E non è un caso che quelli che vincono nelle categorie giovanili, spesso provengano da quegli sci club. Il loro lavoro è molto più intenso di una società diciamo tradizionale. È inutile che un allenatore imponga allenamenti tripli se non ha sottomano ragazzi in grado di vincere. Sarebbe un grave errore, un obiettivo troppo grande per loro. Si stuferebbero.

Quindi meglio fissare obiettivi alla potata e poi alzare pian piano l’asticella. Perché attenzione: ci sono anche diversi casi di atleti esplosi nella categoria Giovani che magari da children arrivavano fuori dai premi. E viceversa, fior di talenti a 14 anni e poi spariti a 16.

Vuoi fare qualche esempio?
Ti dico solo che quando ho preso io i cuccioli, da baby non avevano vinto nulla e il loro livello non era niente di che. Poi da Allievi hanno iniziato a salire sul podio a livello Trentino. E questo senza un programma strapieno di allenamenti, ma molto graduale. Se dovessi prendere adesso i baby e li sottoponessi a una preparazione di 40 giorni di sci estivo, non otterrei niente di particolare. Perché prima devono crescere a livello educativo e capire quali sono i loro obiettivi. Insomma, devi fargli venire fame.

E con i genitori come ti rapporti?
Con i genitori è stata dura! Adesso vado d’amore e d’accordo perché hanno capito cosa voglio. Più che altro si accorgono che i loro ragazzi sono felici. Ma all’inizio è stato più difficile. Guardavano solo i risultati e paragonavano il rendimento dei loro con ragazzi di altri club. Poi c’era anche una certa intromissione sul lato tecnico. A me piace molto l’addestramento, quindi esercizi, sciate in campo libero e non solo pali, pali e pali. Il tutto è diretto tramite esercitazioni sulla percezione del corpo con metodi deduttivi e non induttivi, quindi dove l’allievo riceve l’obbiettivo. Ma la strategia per raggiungerlo se lo ricerca da solo, in modo che accrescano la consapevolezza della loro sciata, sperimentando i quattro movimenti fondamentali. E andando quindi a conoscerli sotto l’aspetto della velocità/timing/intensità/ampiezza/direzione.

Questo lavoro chiaramente nel breve termine non paga perché non bada alla performance, aspetto che viene fuori in un secondo momento. Quindi quando tornavamo dalle gare senza risultati qualcuno stava perdendo fiducia in me.

E come l’hai risolta?
Con il tempo e la pazienza. Perché la maggior parte dei genitori non essendo tecnici non comprendevano alcuni sistemi di lavoro. Dividevo i ragazzi in gruppi in base anche agli errori che commettevano. Per cui c’era il gruppo a, b e c. Si trattava però di un metodo di personalizzazione dell’apprendimento e non una classificazione di merito. Ma faglielo capire…

Quelli che vanno un po’ meno devono essere addestrati in un modo diverso rispetto a chi alcuni meccanismi li ha già codificati e deve passare a qualcosa di diverso. E guarda che questo aspetto lo vedo anche con mio figlio che storce il naso quando capisce che non deve superare step rispetto ad altri. Alla fine però tutti hanno compreso che è mio interesse portarne dieci in Comitato, non uno solo.

Ma il metodo “Omar” segue le linee guida suggerite dall’STF? (Scuola tecnici Federali)
Non le prendo dalla A alla Z, ma le adatto alle nostre esigenze. Seguo il metodo Omar e ogni anno inserisco alcune cose che mi vengono date dall’STF. Non aspetto l’aggiornamento obbligatorio degli allenatori che è ogni 3 anni. Ogni stagione ne seguo uno, perché non si finisce mai di imparare, né penso di sapere tutto.

Quindi questi incontri tecnici, che oggi sono specifici, una volta lo slalom, una volta il gigante… mi permettono di aprire la mente, e i cassetti. In questo modo riesco a rendere sempre più efficaci le mie idee.

Ad esempio si presta maggiore attenzione alla preparazione atletica…
Vero e l’abbiano intensificata anche noi. Abbiamo un preparatore bravissimo. Si chiama Adriano Delleva che è stato anche il mio quando correvo e di tanti altri atleti come Paolo Pangrazi. In estate i ragazzi stanno con lui 2 o 3 giorni alla settimana.

E i ragazzi si applicano volentieri?
È un tasto un po’ dolente perché i ragazzi devono sudare parecchio e fare tanti sacrifici. E nei loro pensieri spesso alcuni esercizi sembrano inutili. Non percepiscono la correlazione con lo sci. Però hanno capito che un fisico tonico, con il muscolo presente, li tiene lontani dagli infortuni. Noi puntiamo molto anche a spiegargli per filo e per segno come usare attrezzi e pesi. Molto li usano male e questo è anche pericoloso. Poi sai, purtroppo so bene cosa vuol dire farsi male e anche questa, chiamiamola esperienza, alla fine mi è servita!

Ma sono così frequenti gli incidenti nella categoria Allievi e Ragazzi?
Altroché! Gli sci oggi sono molto aggressivi e se i ragazzi non sono pronti muscolarmente, ciao! Rischiano di farsi sopraffare dall’attrezzo.

Le ginocchia?
Tutto, i polsi, le dita, la caviglia. Ora, non voglio terrorizzare nessuno, però nel nostro sport bisogna metterlo in conto. Le botte si prendono. L’importante è che non si verifichino incidenti gravi.

Come siete equipaggiati?
Oggi siamo vestiti Vitalini, come tutta la nostra circoscrizione. Ma posso dirti la mia? Queste cose non è che mi interessino più di tanto, sono gestioni dello sci club. Trovo giusto che abbiano almeno tutti la stessa giacca, perché crea aggregazione e poi sono facilmente identificabili in pista. Ma se poi uno ha una tutina di un colore diverso dagli altri, sinceramente non ci faccio tanto caso. Per dirti, io collaboro con la Hey, ma non è che faccia azioni particolari con i miei.



E per l’attrezzo neve?

Stessa cosa, massima libertà, anche se in questo caso sono promoter Atomic che reputo in assoluto il top. Facciamo spesso test, io porto gli Atomic ma altri negozianti si presentano con altre marche. Il mio intervento è puramente tecnico. Consiglio ai ragazzi l’attrezzo che so essere più performante per le esigenze di ognuno di loro.

Vuoi dire che già a questa età può esserci uno sci che meglio si adatta rispetto a un altro?
Assolutamente sì. E ti dirò, inizio a farglieli provare fin dai cuccioli. Alla fin fine i piccoli si affezionano al disegno o ai colori, ma a me piace l’idea che diventino più percettivi su quello che hanno nei piedi.

Provando diversi modelli riescono a intuire che gli sci non sono tutti uguali. Non è che capiscano se uno sci tiene più dell’altro, se gira troppo o se è più performante in determinate situazioni. Quando però saranno più grandi, diciamo negli Allievi, sapranno comprendere se riescono a sciare meglio con un modello piuttosto che un altro.

Mirko Focher, assieme a Omar Longhi, quarto in slalom all’Alpe Cimbra Fis Children Cup, categoria Ragazzi

Il parco attrezzatura ha un bel costo, è sostenibile solo da famiglie ricche?
Nel mio gruppo non ci sono persone ricche. Hanno tutti lavori normali, e molti hanno bar o ristoranti chiusi da due mesi. Eppure se gli sci sono da cambiare, li cambieranno. Come fanno? Negli ultimi anni ho notato questo. Il genitore che vuole investire sul figlio fa di tutto per consentirgli di avere il necessario. Piuttosto non va in vacanza, non cambia la macchina, non si compra la bici elettrica e gli sci d’alpinismo per lui. Ma se bisogna cambiare gli sci un sistema lo trova. Poi, non è che bisogna comprare per forza solo sci nuovi.

C’è solo una cosa che può darmi fastidio. Detto che un genitore non deve rendere conto della sua vita all’allenatore del figlio, se però vedo che un padre va in giro con una bici da 10 mila euro e il suo ragazzo usa uno scarpone di tre misure più grande…

Beh, mi incavolo se questo genitore mette in discussione il mio lavoro tecnico e si lamenta dei risultati del figlio. Se vuoi fare agonismo l’attrezzatura dev’essere performante. Non perché altrimenti non vince, semplicemente perché può farsi male. E oltre a tutto poi la colpa è dell’allenatore.

Andrea Zanetti in azione. Ha seguito i programmi di Omar ed è cresciuto di categoria in categoria fino a entrare nel Comitato Trentino

In tempo di Covid-19 cosa stai facendo con i ragazzi?
Ho notato che alcuni sci club seguono diversi programmi in video conference o cose del genere. Io, ti dirò, sono più spartano. Parto da un altro presupposto. Poiché so che quando dico ai miei di eseguire un esercizio sono certo che lo faranno, mi limito a mandargli un programma di atletica su whatsapp. Come faccio a fidarmi? Dobbiamo tornare se vuoi un po’ al punto di partenza, quando ti parlavo del rapporto che sono riuscito a instaurare con loro. Con Adriano poi si incontreranno a giugno (si spera).

Gianluca Ubertazzi, campione trentino in slalom, categoria Ragazzi e ora passato ai Giovani. Il suo obiettivo sarà quello di entrare in Comitato! 

Non ti trasmettono la preoccupazione di non poter sciare quest’estate?
Abbiamo stretto un accordo. Viviamo giorno per giorno senza programmare nulla. Andiamo a sciare a luglio, in agosto o solo a settembre… Inutile costruire programmi basati sul nulla. Anche perché se crei un’aspettativa che poi viene smentita, si genera sconforto e delusione.

Questo vale anche al contrario. Se oggi gli dico, guardate ragazzi che quest’estate non andiamo a sciare, probabilmente di testa mollano. Poi magari accadrà questo, ma intanto noi lavoriamo tenendoci pronti a sfruttare ogni possibilità di raggiungere la neve.

Achille Turla, campione trentino categoria Baby

Potrebbe capitare che qualche genitore ti contatti per allenare solo suo figlio?
È capitato diverse volte, ma per queste categorie non lo farei mai. Perdo di stimolo io, perde di stimolo il ragazzo. Sono dell’idea che il campione debba crescere nel gruppo. Non parlo di Shiffrin o Hirscher, mi riferisco ai children. Finché non entri nella categoria Giovani credo sia determinante rimanere nel gruppo. Lo stimolo che ti danno i compagni è fortissimo.

Anche se sei il migliore fa sempre comodo avere qualcuno dietro che ti morde le code. Altra situazione è avere l’aiuto di un allenatore che ti fa fare qualcosa in più quando è possibile. Questo sì, lo faccio anch’io. Ma sono situazioni sporadiche.

Lo Sci Club Pejo Tonale conta 7 allenatori. Uno segue la pre agonistica, due le categorie Baby e Cuccioli, due Ragazzi/Allievi e due i Giovani.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.