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Samira Zargari, dopo la tempesta mediatica, ecco l’intervista

Samira Zargari, dopo la tempesta mediatica, ecco l’intervista.
Capita che i prodotti firmati Salice occhiali siano distribuiti anche in Iran e che il responsabile dell’azienda locale Alireza Tahvildara sia particolarmente amico di Samira Zargari. Ne ha parlato tutto il mondo, il suo nome è venuto alla luce delle cronache in occasione dei Mondiali di Cortina.

Si tratta del  commissario tecnico della nazionale femminile iraniana di sci alpino, che non ha potuto accompagnare le ragazze del suo team all’evento internazionale, perché il marito le ha proibito di lasciare il suo paese. Una legge in Iran, infatti, prevede che la donna debba ricevere l’approvazione del marito per varcare il confine nazionale.

Al di là dell’episodio Samira ha rilasciato pochissime dichiarazioni e interviste. Noi invece, approfittando dei vicini contatti dell’azienda comasca di Gravedona, siamo riusciti a contattarla e a saperne un poco di più.

In Italia si è parlato della tua vicenda e della tua assenza a Cortina: come ti sei sentita quando hai scoperto che non avresti preso parte all’evento?
Quando ho capito che mio marito aveva bloccato il viaggio sono rimasta scioccata, tanto da non sapere più cosa fare. Non ero preoccupata per me, ma per le mie atlete, anch’esse rattristate dalla vicenda.

In Italia, c’è una tua foto con una maschera Salice che ti ritrae in un momento di profonda commozione: quando è stata scattata? Potresti spiegare il contesto dell’immagine e della tua espressione?
Quella foto è stata scatta ai Giochi Olimpici del 2018 a Pyeongchang. Stavo piangendo per la gioia perché la mia atleta Abbasi Forough aveva un ritardo di solo 12 secondi dalla medaglia d’oro Frida Hansdotter. Anche Abbasi era molto contenta perché solitamente i nostri sciatori prendono 20 secondi dagli atleti top: la sua prestazione è stata un record! (QUI LA CLASSIFICA)

Cosa ci puoi dire dell’Iran e della tua giovinezza?
L’Iran è un bellissimo paese, la nostra gente ha un cuore caldo e ospitale. Io vivo da sola da quando ho 18 anni, quando ho lasciato la casa dei miei genitori perché desideravo essere indipendente e costruire la mia vita con le mie mani.

Sappiamo che è un argomento delicato: vorresti però spiegarci il motivo che ti ha impedito di andare a Cortina?
Mi è sempre piaciuto cercare di rendere migliore il mio paese, sostenendo la bandiera dell’Iran. Su questo aspetto ci sono alcune divergenze: mio marito non apprezza la nostra nazione e non capisce il mio amore per l’Iran. Ecco perché ha chiesto il divorzio, che però io non ho voluto firmare: per questo mi ha vietato la trasferta.

In merito alla condizione delle donne nel tuo paese invece, vuoi dirci qualcosa?
Molte donne iraniane lavorano in uffici governativi e abbiamo importanti figure femminili in diversi ambiti e ruoli rilevanti.

Cosa significano per te le montagne?
La montagna è il mio meraviglioso ufficio e quando sono in quell’ambiente mi sento così forte… Finché vivrò non abbandonerò mai questo ufficio! Fare l’allenatore è un lavoro difficile, ma mi risulta facile perché lo amo profondamente.

Nell’ambiente dello sci hai ricevuto testimonianze di solidarietà?
Uno dei più importanti obiettivi del comitato olimpico è il rispetto dei diritti delle donne e anche per questo ora mi sono vicini. Molti atleti e famosi allenatori mi hanno mandato numerosi messaggi gentili. Anche uno dei migliori coach italiani mi ha scritto! E per questo non posso che ringraziarli.

Malgrado non fossi con la tua squadra, sei riuscita ugualmente a esprimere la tua figura di coach?
Si, parlando con le mie ragazze a Cortina ogni secondo e ogni minuto, trasmettendo loro più energia positiva possibile.

C’è qualcosa che vorresti dire a tutti quegli atleti del mondo che vivono nella tua stessa situazione?
Quando una piccola porta si chiude nella tua vita, puoi essere sicuro che una più grande si sta già aprendo.

Qual è la tua speranza per il futuro?
Spero che un giorno le ragazze iraniane possano partecipare alle gare di Coppa del Mondo gareggiando ogni settimana dell’inverno. Samira Zargari dopo la Samira Zargari dopo la

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.