Il valdostano d’adozione cancella un itinerario da dieci ore con partenza e arrivo al rifugio Toni Demetz. Vetta in 55 minuti, rientro in 42: l’idea è nata durante un esame da aspirante guida
Il bastone di legno piantato sulla cima del Sassolungo, a 3.181 metri, ha visto arrivare Filip Babicz dopo 55 minuti e 34 secondi. Il tempo di una foto e l’alpinista di Courmayeur era già lanciato verso valle. Il 2 ottobre è rientrato al rifugio Toni Demetz, alla Forcella del Sassolungo, dopo 1 ora, 38 minuti e 25 secondi. Per salire e scendere la montagna simbolo della Val Gardena una cordata impiega normalmente una decina di ore.
Un record nato da un esame
Il primato era assente dall’agenda. Babicz si trovava attorno al Sella per un modulo del corso guide alpine della Valle d’Aosta, che frequenta quest’anno, e proprio sulla via normale del Sassolungo ha sostenuto l’esame da aspirante guida. Come impone il mestiere, quel giorno la sicurezza ha avuto la precedenza sul cronometro: dietrofront al Bivacco Reginaldo Giuliani, a 3.100 metri, a un passo dalla vetta. Per uno come lui era una spina nel fianco. «A meno che non si tratti di un’emergenza o di un problema reale, io odio scendere senza arrivare in cima», racconta. Chiuso il modulo, un giorno di riposo e nel pomeriggio del 2 ottobre la partenza dal rifugio. Il piano prudente prevedeva tre ore, tre ore e mezza al massimo.

Il Cronometro
«Una volta acceso il cronometro il mio campo percettivo si restringe immediatamente e tutto diventa funzionale a un solo obiettivo: il tempo». Alla forcella in fondo alla Cengia dei Fassani il display segna 18 minuti, all’Anfiteatro 37. Lì Babicz comincia a credere alla vetta sotto l’ora. Oltre il Bivacco Giuliani affronta a vista l’ultimo tratto di cresta, mai percorso prima, fino al bastone di legno della cima. Per la discesa sceglie la Variante delle Guide, più esposta ma con una roccia più sana. Dall’Anfiteatro al rifugio impiega 29 minuti: uno in meno di quanto aveva previsto, scherzando, davanti a un istruttore tre giorni prima.
«È impossibile!»
Al rifugio, ancora con il fiato corto, racconta tutto ai gestori Julia Demetz e Christian Pescoll. La prima reazione di Pescoll è un’esclamazione: «È impossibile!». Allora guarda le foto della partenza e della vetta, controlla la traccia GPS e cambia verdetto: «Questo deve essere il record!».
La serata prende una piega più intima. Julia è la nipote di Toni Demetz, la guida gardenese uccisa da un fulmine sulla cresta sommitale, nel punto dove oggi sorge la croce, e a cui il rifugio è dedicato. Al tavolo arriva anche il padre Enrico, fratello di Toni, con i ricordi dei suoi allenamenti giovanili sulla via normale e le storie di altri primati, come la parete nord salita da Adam Holzknecht lungo la via Pichl in 48 minuti. «Condividere la mia corsa e ascoltare i loro racconti ha arricchito questa performance anche dal punto di vista umano. Lo custodirò a lungo nella memoria e nel cuore».
Sulle tracce di Paul Preuss
A record ormai fatto, Babicz ha scoperto di aver camminato sulle orme di uno dei suoi miti. Il 17 agosto 1911 Paul Preuss, pioniere austriaco dell’arrampicata in solitaria, compì la traversata di Sassolungo, Spallone del Sassolungo, Punta delle Cinque Dita e Punta Grohmann. Durante il corso, osservando la cresta che spuntava da un mare di nubi, Babicz aveva confidato a un istruttore un’idea simile: concatenare l’intero gruppo, dal Sassopiatto al Sassolungo. «Ora questa idea sta assumendo per me tutto un altro valore». E sul tempo appena firmato aggiunge: «Qualche minuto è ancora possibile limarlo, ma questo non toglie nulla alla mia soddisfazione».
Chi è Filip Babicz
Classe 1982, è cresciuto a Zakopane, in Polonia, figlio di una guida dei Monti Tatra. A 14 anni ha cominciato con l’arrampicata sportiva agonistica e per quasi vent’anni ha gareggiato in Coppa del Mondo, prima con la nazionale polacca e poi con quella italiana. Oggi vive a Courmayeur, veste i colori del Centro Sportivo Esercito e dal 2015 si dedica all’alpinismo fast & light, al drytooling e all’highball, sempre in totale autonomia. Nel suo curriculum figurano il Grand Capucin in solitaria e senza corda in 49 minuti nel 2022 e l’Integralissima di Peuterey in solitaria in 17 ore. Ha salito lo Spigolo Nord del Pizzo Badile in 42’52” e la Cresta Sud dell’Aiguille Noire de Peuterey in circa un’ora e mezza. Nel 2024 ha concatenato le quattro creste del Cervino in 7h43’45” e lo scorso luglio ha completato la traversata no-stop Chamonix-Courmayeur passando dallo Sperone Walker delle Grandes Jorasses, 33 chilometri. Tredici di queste imprese sono raccolte nel libro «Oltre l’immaginabile. Storie di un alpinista alla ricerca della perfezione» (Rizzoli, 2024).






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