Notizie

Schieppati: “Il piccolo Orlando mi ha detto “Fallo papà”. A quel punto…

Schieppati: “Il piccolo Orlando mi ha detto “Fallo papà”. A quel punto…
C’è molta soddisfazione in casa Rai per gli indici di ascolto registrati nei 15 giorni dei Mondiali di Cortina2021. La media costante è stata di 1.200.000 spettatori giornalieri con picchi che hanno superato i 2 milioni. Questo sommando anche la contemporaneità di Rai 2 e Rai Sport. Molto gradito anche il “Live Cortina” quotidiano della sera, condotto abilmente da Luca Di Bella.

La team manager Alda Angrisani si è trovata a dover risolvere una situazione non ceto tranquilla proprio a ridosso dell’evento. Con Paolo De Chiesa e Max Blardone confinati a casa, si è dovuta reinventare la squadra per il settore maschile, con lo studio e la cabina del commento.

In extremis è stato chiamato Giulio Bosca che era intervenuto, dalla notte alla mattina, già in Coppa del Mondo al posto di Paolo, comunque collegato, per i suoi tele editoriali da casa. Mancava però ancora un’altra persona che è stata individuata in Alberto Schieppati, compagno di squadra dello stesso Blardone.

La sua presenza oltre ad essersi concretizzata come una vera e propria rivelazione è davvero curiosa e merita di essere raccontata. Anche perché, così, molti criticoni comprendono un po’ meglio che non si tratta di parlare al bar con 4 amici.

Tomba, Simoncelli, Schieppati, Blardone e Rieder.

Quando ho visto che mi stava telefonando era Flavio Roda mi è gelato un po’ il sangue – ci ha confidato Alberto. “Ho subito pensato, che diavolo ho combinato questa volta… e così gli ho risposto “Ciao Flavietto cos’ho combinato sto giro?” In realtà le sue parole erano di tutt’altro tenore. “Mi serve un atleta bravo a parlare, con un buon italiano che venga in Rai per le cronache di Cortina”.

Gli hai detto subito di sì?
Subito, subito direi proprio di no. Anzi, la prima cosa che gli ho detto è  stata: “Ma non son mica capace di fare questa cosa”. Poi il periodo non era così favorevole. Alleno lo sci club Cramont e c’erano in programma un sacco di gare. Però ho cominciato a rimuginare. Certe occasioni non capitano tutti i giorni. Con me vicino c’era Luca Rossi, direttore tecnico dello sci club e glil’ho comunicato. Il bello è che giravamo su uno skilift corto. E a ogni risalita arrivavo su e mi immaginavo uno scenario sempre diverso. Fin quando ho richiamato Flavio chiedendogli un paio ore per deliberare. Nel frattempo Rossi, come sempre disponibile, mi aveva liberato dagli impegni.

A quel punto hai detto sì
Non proprio perché ero sempre un po’ frenato dall’affrontare una cosa mai fatta e di certo non facile. Ma ci ha pensato mia moglie Maria Vittoria a convincermi. Anzi, diciamo pure che mi ha tirato un colpo basso.

Un destro?
Peggio, molto peggio. Quando ha visto che il suo “Ma Alberto, dai, fallo che ti diverti” non otteneva soddisfazione ha pensato bene di mandarmi un video del mio bimbo Orlando, che ha appena due anni: “Fallo papà”. A quel punto, capirai bene, che se me lo avesse chiesto mi sarei buttato giù anche dal decimo piano”. Dunque mi son convinto e ho detto, dai lo faccio. Dopo due minuti però mi sono guardato allo specchio e fissandomi bene negli occhi ho detto. Ma chi te lo ha fatto fare.

Insomma, paura di non essere in grado?
Sai, parti dal presupposto che stai per affrontare una cosa per la quale sei totalmente impreparato. Un conto è fare un’analisi video, magari anche a un corso allenatori o Istruttori, non avrei alcun tipo di timore. Altra cosa è buttarsi al buio con più di un milione di persone che ti ascolta. Anche perché non è che fosse così chiaro il mio compito. Volevano prima vedermi in faccia per capire. Nel frattempo mi sono messo a stampare classifiche a tutto spiano. Le gare le guardo praticamente tutte ma non in chiave così analitica.

E arrivi a Cortina
E Alda Angrisani chiede a Giulio e a me: “cosa volete fare? Uno in studio l’altro al commento. Stavamo per tirare la monetina quando poi mi ero accorto che avrebbero preferito Giulio in studio. Probabilmente ha un aspetto più compito e serioso. Loro non sanno che è l’esatto contrario di ciò che sembra. Tra i due non c’è confronto, è lui il più pazzerello!

E ti trovi davanti al microfono…
Esatto, arrivi alle nove di sera e alle sette ti ritrovi in cabina per commentare un Mondiale! Pronti via, con molta curiosità. Come dire scendiamo e vediamo quanto sbatte la pista! Comunque ho ricevuto tanti consigli giusti e sono stato intelligente da ascoltare. Di fatto poi non c’è stato niente di costruito ma sono stato molto istintivo nell’esprimermi.

Beh dai, è andata piuttosto bene
Credo di sì. Poi è chiaro che andrebbe fatto meglio, con maggior professionalità. Devo dire che mi sono sentito proprio trasportato dalle emozioni perché le gare hanno offerto tanti spunti sotto questo punti di vista.

Il consiglio che ti è stato più utile?
Di essere semplice nella spiegazione delle analisi tecniche e sincero a livello di emozioni.

E quando ti è scappato quel “ha fatto una manche della Madonna…”?
Mi son cagato addosso! Davide me lo ha fato notare subito. Più che altro ci son rimasto male io, perché non va detto e bisogna essere prima di tutto educati. Ma mi è scappata che ci posso fare. Sai cosa, quella mattina ci eravamo svegliati prestissimo per la rico ed è venuta fuori un po’ la tensione dei primissimi giorni in un istante di distrazione. Diciamo che mi è venuta fuori la mia vena milanese, alla Renato Pozzetto. “Santo cielo, no… l’ho detta!” Ero davvero dispiaciuto. Ci son rimasto male, ma devo dire che mi è anche servita. Sbagliare fa parte del mestiere.

A proposito di Rico, difficile?
Ci ho lavorato parecchio. Mi sono costruito una specie di schemino, con un’apertura e una chiusura, ho chiamato i tracciatori e mi sono studiato la pista come un atleta pronti per partire. La cosa più complicata è che se mentre scendi descrivendo la pista ti accorgi di aver sbagliato, non puoi più tornare su. Quindi non ti puoi permettere alcuno sbaglio. Poi c’è anche da dire che i ragazzi del montaggio sono veri fenomeni.  Sbagli una parola e riescono a nasconderla! Alla fine penso siano venute fuori delle belle ricognizioni, grazie anche ai consigli di Davide Labate.

Che feedback hai ricevuto dai tuoi amici?
Solo positivi perché quelli a cui non sono piaciuto di certo non mi scrivono per dirmelo! Dai, alla fine non puoi piacere a tutti. Sappiamo che sono sempre tutti iper critici ma io non ho fatto altri che essere me stesso.

A casa saranno stati contenti no?
Arrivano pareri discordi. Maria Vittoria mi ha detto che Orlando non aveva espressioni sempre felici. Avrebbe voluto vedere i cartoni!

Per Giulio Bosca il compito è stato un po’ più semplice perché il ghiaccio lo aveva già rotto in Coppa del Mondo. È stato molto bravo anche lui con un crescendo gara dopo gara.

Gradevolissimo anche il savoir faire di Sabrina Gandolfi. Fino a 5 mesi fa non conosceva nemmeno la differenza tra uno slalom e un gigante, ma ha imparato in fretta. Non deve recitare a memoria la formazione della Valanga Azzurra. A lei era richiesto il mestiere della conduzione, tra i momenti di cronaca, approfondimento, commento presentazione, appuntamenti.

Sempre puntuali poi, al traguardo Ettore Giovannelli (uomini) e Simone Benzoni (Donne). Non sempre facile il loro compito quando si sono dovuti porre con il microfono dinnanzi alla delusione delle nostre Azzurre. Lo hanno fatto con delicatezza, tatto e mestiere, senza creare imbarazzo. Clap, clap, clap.

Lo ha fatto bene con un buon ritmo e simpatia, anche quando si è verificato qualche piccolo errore. I telecronisti ormai li conoscete. Davide agli uomini, Cattaneo alle donne con il supporto tecnico di Daniela Ceccarelli. Con il sempre amatissimo Paolo De Chiesa sempre puntuale nelle sue analisi, ricche ed esaustive.

Poi c’è a chi piace di più questo o quello, la critica del pubblico, fin quando è educata e oggettivamente obiettiva, è ovviamente sempre lecita. E secondo noi, Mamma Rai Sport a Cortina se l’è cavata proprio bene! Schieppati Il piccolo Orlando mi Schieppati Il piccolo Orlando mi

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.