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Sci Club Val Palot, nato per raggiungere l’alto livello

Focus sullo sci club Val Palot, nato per raggiungere l’alto livello. È il titolo più naturale perché è stato fondato con questo scopo. E perché quando Silvano Sorio lo ha fondato a inizio Anni 2000 aveva in mente tale obiettivo. Si potrà obiettare: non esistono sci club che non puntino a vincere.

In realtà non è proprio così. Ci sono società che danno vita a un’attività agonistica come occasione di sport. Poi ci sono club concepiti per l’alto livello o comunque per formare professionisti del mondo neve-sci.

Anche l’impegno non ha nulla a che fare, quello ce lo mettono bene o male tutti. È il metodo che fa la differenza. E dentro ci mettiamo certamente anche il talento di chi insegna.

Silvano Sorio è marito di Nicoletta Merighetti, slalomista Azzurra metà anni ‘80, come lo è stata la più celebre cugina Dada. Nico insegna ai più piccoli e amministra un po’ tutto. Nella ripartizione dei compiti, Silvano è il braccio: “Chiamami pure orso. A me interessa solo il rendimento dei miei ragazzi. Che vinca lo sci club mi interessa proprio poco”.

La Val Palot guarda il monte Guglielmo e si affaccia sul lago d’Iseo, a poco più di 10 km dalle rive di Pisogne. Più che una località sciistica è una palestra: due piste omologate Fis, due impianti, cannoni da neve e illuminazione artificiale per sciare anche di sera. Condizioni ideali per allenamenti agonistici.

L’idea di mettersi in gioco da solo è nata 15 anni fa, dopo un percorso da allenatore dove si è fatto le ossa, conclusa l’attività agonistica (Comitato). Prima allo sci club Marcheno, quando seguiva alcuni ragazzi, come David Salvadori. Poi è passato al Collio dove seguiva Dada Merighetti e l’ha allenata per 4 anni in Trentino quando è entrata a far parte dello Skiteam Altipiani.

Poi è arrivato il momento del grande passo. Decide di tornare a casa, di rilevare la stazione e di creare il “sistema Val Palot”. Oggi, società impianti, scuola sci e sci club, pur con società differenti, viaggiano totalmente assieme. Il sogno di ogni località!

Era partito assieme all’allenatore Faustino Biena che poi decise di cambiare strada, rimanendo così da solo.

Oggi il Val Palot è un colosso…
Mah, non lo so, sinceramente io lo vedo sempre piccolo.

Dipende se per piccolo si intende il numero degli associati o delle soddisfazioni…
Ahahahha, giusto. Se non sbaglio che ci saranno 80, 100 iscritti tra tutte le categorie. Poi c’è anche la scuola sci, formata da 7 maestri. Diciamo che è il primissimo trampolino di lancio per i giovanissimi che desiderano entrare nel club per intraprendere l’attività agonistica.

Molti atleti entrati nelle squadre Nazionali sono passati da te. Come lo spieghi?
Urca, non so proprio come spiegarlo. Posso però dirti che quello che a noi interessa è fare agonismo ad alto livello. Quindi facciamo di tutto pe rimanere al top. E perché ciò accada non vivo soltanto il campo di allenamento. Vado in giro a vedere gare di Coppa del Mondo e di Coppa Europa. E coltivo contatti con allenatori di un certo calibro.

Ti ispiri a qualcuno di loro in particolare?
Assolutamente sì, Stefano Dalmasso e Furio Brigadoi che poi sono quelli che mi hanno insegnato il mestiere.

Quindi chi cerca il Val Palot è perché ha già le idee abbastanza chiare?
Sarò schietto, eccezion fatta per i piccolini, dai children in poi, la nostra impronta è dedicata a chi vuole fare sul serio. Questo non significa che l’unico obiettivo sia quello di arrivare alla Coppa del Mondo. Ce ne sono tanti altri, ma sempre con lo scopo di costruire qualcosa di importante in questo mondo.

Esiste un sistema Silvano Sorio?
Certo che esiste, ma non è che ci siano chissà quali segreti. Quello che insegno l’ho imparato, come dicevo prima, da Steu e Furio. Da loro ho capito tante cose. Da come si lavora a come si programmano le stagioni.

E come lavori?
La cosa più importante credo sia prevedere una quantità di giorni di lavoro con un disegno ben preciso. Non vado, ad esempio, allo Stelvio sei o sette volte al mese, ma due o tre per lunghi periodi. Io i due o tre giorni non li prevedo mai. Preferisco programmare 10-12 giorni. Che poi è la direzione che hanno preso anche le squadre Nazionali. Mi ero informato su quale fosse il metodo adottato dai norvegesi, che stanno tirando su ottimi atleti, e il riscontro è stato lo stesso: periodi di 13-15 giorni.

Dunque i tuoi ragazzi seguono questo timing?
Esattamente. In questo modo riusciamo ad affinare sicuramente una disciplina, ma se ci sono condizioni buone, anche una seconda.

Periodi lunghi ogni quanto?
Considera ogni 15 giorni fino a quando inizia l’attività agonistica

Federico Romele, uno dei ragazzi più interessanti in proiezione futura, del Val Palot

Col percorso fatto finora quale pensi debba essere la qualità migliore per un allenatore?
Credo sia quello di saper ascoltare i ragazzi e capire le loro esigenze, perché non tutti sono uguali. Soprattutto quando hai a che fare con atleti già di alto livello, devi cercare di supportarli dove viene a mancare qualcosa. Quando mi capitano ragazzi di squadra o dei corpi militari certamente non posso interferire con il loro programma. Cerco caso mai di incrementarlo e approfittare dei loro giorni buca per approfondire gli aspetti della tecnica dove sono un po’ carenti.

Anche con i ragazzini?
In questo caso no. Stabiliamo un programma e lo portiamo con la massima regolarità fino a fine stagione.

Tra i giovani più interessanti che hai ci sono Giulia e Federico Romele…
Credo che quelli siano gli atleti più forti che abbia mai avuto. Sono nati per sciare. E credo anche per vincere. Hanno un movimento di bacino incredibile, proprio perché gli viene naturale.

Silvano con Roberta Midali

Li vedi già in orbita?
Alt. Devono crescere fisicamente, lavorare ancora tantissimo e non cambiare la testa che hanno. Sono due ragazzi estremamente intelligenti e attenti su tutto. Senza cadere in sviolinate, devo proprio dire di averne visti pochi di atleti così. Altri sciano altrettanto bene, ma Giulia e Federico hanno indubbiamente qualcosina in più.

È nei children che si vede se ce n’è o non ce n’è?
Eh credo proprio di sì, anche se poi è nei Giovani che la cosa si fa seria. Nei più piccoli, facciamo invece un lavoro più improntato sull’apprendimento che sulle discipline. Lo scopo è creare un bagaglio tecnico importante per poterci poi dedicare alla vera tecnica con i ragazzi e Allievi.

Come ti regoli con i Giovani che più di tanto non riescono a raccogliere?
Ogni anno, con ognuno di loro, ci poniamo degli obiettivi. Parlo molto di questo con loro e voglio che siano propri i ragazzi stessi a decidere dove vogliono arrivare. In base a questo lavoriamo sodo per raggiungerli. Anche perché loro sanno bene fin dove possono arrivare. Non mi è mai capitato finora che uno dei miei ragazzi, che fa un po’ fatica, mi abbia detto:
“Quest’anno punto a vincere i Campionati italiani”.

Francesca Fanti, al suo debutto in Coppa del Mondo avvenuto quest’inverno a Kranjska Gora

E quando ti capitano situazioni come quella di Francesca Fanti come ti regoli? O meglio cosa deve fare un’atleta come lei per rimanere in squadra?
Sinceramente non lo so. Credo di aver però capito che la federazione consideri soprattutto giovani di prospettiva. Dopo due anni di squadra o fai il salto di qualità, vedi Alex Vinatzer, se no stai a casa. Nel mezzo ci sono diversi atleti, come Francesca, che continuano a lottare.

Roberta Midali, atleta dell’esercito, uno dei tanti “prodotti” del Val Palot

Non è svilente per loro?
Per alcuni sì, ma per la maggior parte di loro, quella porta che si chiude funge da stimolo per dare ancora di più e dimostrare quanto vali. Con Francesca ci siamo rimessi sotto. Dovrà cercare di imporsi in qualche gara Fis e farsi vedere in Coppa Europa. 

Cosa le è mancato la scorsa stagione?
Niente di particolare o meglio, poco di tecnico. Qualche problema di gestione credo. Sono state trascurate alcune gare Fis perché si dedicasse totalmente alla Coppa Europa. Ma era il primo anno che viveva il circuito continentale dall‘inizio alla fine e partendo con numeri alti non è facile. Ne ha pagato lo scotto. Forse poteva avere un’altra chance, ma hanno evidentemente dovuto tagliare e l’unica cosa da fare è prenderne atto, ricominciare a lavorare più di prima e rimettersi in gioco. Francesca è una determinata, darà l’anima per riuscire a raggiungere i suoi obiettivi.

Daniele Sorio nel gigante di Garmisch di quest’anno

È così anche per Roberta Midali e tuo figlio Daniele?
Io credo ancora moltissimo in tutti e tre. Devono dare certamente qualcosa in più. Le qualità le hanno, ne sono consapevoli tutti, ma non basta per fare il fatidico salto di qualità richiesto. Che avviene se arriva la convocazione in Coppa del mondo e riesci a qualificarti per la seconda manche. Ottenuto questo la strada è abbastanza spianata, perché poi scattano altri meccanismi anche di testa.

Altri atleti del Val Palot che hanno questo potenziale?
Bisogna attendere ancora un po’, ma mi sorprenderei se non arrivassero in alto Giulia e Federico Romele e Alberto Claudani.

Con i loro genitori che rapporto hai?
Devo dirti la verità, in queste cose sono un po’ un orso. Io il rapporto lo voglio con gli atleti. A dare retta ai genitori ci pensa mia moglie Nicoletta.

Non li consideri proprio?
Sinceramente io non do molto spazio. Difficilmente parlo di programmi e di lavoro con i genitori. Che comunque sono sempre informati, ma tendenzialmente io mi rapporto con gli atleti.

Fai l’orso anche con loro?
Ma no. Anzi, sono un po’ giocherellone. D’altra parte – passami il termine – gli faccio talmente il mazzo, che un po’ di scherzi non fanno certo male.

E durante il lockdown cosa avete fatto?
Naturalmente chiusi in casa, ci ha pensato il preparatore Pablo Ayala (in passato seguiva Giordano Ronci) a divertirsi! Li ha seguiti quasi tutti i giorni.

Invece con l’apertura dello Stelvio, pronti, via!
Esatto, primo raduno di 10 giorni. Tanto campo libero, ma anche molto tempo passato a elaborare gli obiettivi tecnici di ognuno. Non è una banalità e nemmeno una mera lista di desideri. Analizziamo, atleta per atleta, la stagione conclusa, soprattutto quello che non è andato. Poi condividiamo il piano di lavoro che non è omologato. Con i pali inizieremo col prossimo periodo, ma per dedicarci a un lavoro addestrante più che allenante.

Silvano Sorio, durante una premiazione. È sposato con Nicoletta Merighetti, cugina di Dada, che ha avuto un buon passato come slalomista in squadra. Il suo migliore risultato è un ottavo posto ottenuto a Mellau nell’87, gara vinta da Tamara McKinney

Sempre allo Stelvio?
Giriamo un po’. Il prossimo a Hintertux a metà luglio per 15 giorni. Poi 4 periodi nel capannone di Wittenburg, nel nord della Germania. Purtroppo per qualcuno, come Daniele, è saltata la Nuova Zelanda che era un appuntamento fisso. Ci divideremo in autunno tra Val Senales e Pitztal.

Cuccioli e Children?
Hanno iniziato settimana scorsa allo Stelvio e si alleneranno sempre lì per tutto il periodo estivo.

Con te c’era anche Ludovica Loda, come mai è andata al Druscié?
Altra atleta fortissima. Niente di che, ha voluto fare una scelta diversa. Ci sta. Siamo in ottimi rapporti e ci sentiamo ogni tanto.

Dal punto di vista attrezzatura, avete rapporti con qualche azienda in particolare?
Altroché! Quest’anno è entrata pure Atomic, ma siamo in stretto contatto anche con Völkl-Dalbello e Blizzard e altre. Senza materiali buoni puoi anche non iniziare a farlo questo sport!

È un argomento di discussione con gli atleti?
Assolutamente sì. Calcola che ogni nostro atleta dal primo anno Giovani in sù si preparano gli sci da soli, Fanti compresa. Poi io do una controllata, ma sanno tutti tirar di lima. Voglio che siano auto sufficienti. Capita di presentarsi a una gara magari da soli.

Anche perché c’è di mezzo il nome dello sci club…
No guarda, di questo mi interessa zero. Dentro di me se arrivo secondo, magari mi incazzo, ma l’unica cosa che conta è che vincano i ragazzi. Sono stato atleta anch’io e so quanti sacrifici bisogna fare. Sono stra convinto che l’allenatore debba mettersi a totale loro disposizione.

In questo senso tuo figlio è un po’ intrappola con due genitori così…
Guarda, devo dire che se la vive bene. Fino a qualche anno fa, quando continuava a entrare e uscire dalla squadra voleva smettere, ma aveva appena 21 anni! Lì mi sono impuntato perché a quell’età, santo cielo, non può già finire tutto dopo il percorso che hai fatto. Poi, crescendo (è del ’94) è maturato e adesso è lui che vuole continuare a tutti i costi. Ci crede ancora.

Per concludere, il tuo sogno più grande?
Cavoli, vincere una medaglia alle Olimpiadi e ci siamo andati vicinissimi con Dada Merighetti nella discesa di Sochi. Ricordi? A 17 centesimi dal bronzo di Lara Gut, a 27 centesimi dalla coppia d’oro Maze – Gisin! Guardandomi indietro è l’unico rammarico che ho. Con il mazzo che si è fatta, con tutti gli infortuni che ha patito, sofferto e superato, se la meritava proprio una medaglia, dannazione! Dada non è mai stata una Lindsey Vonn, ma in assoluto è la mia atleta-tipo. Una che lavorava come una pazza, non mollava mai, un vero esempio. E devo dire che quel suo modo di fare dava carica anche a me quando magari anch’io cominciavo a crederci un po’meno.

Sarà andata proprio così? Chiediamolo a Dada stessa…
Se lavoravo tanto? Beh, con Silvano non è che avevi tante altre possibilità (sorride). Sono finita sotto le sue grinfie dal secondo anno Ragazzi. Mi è venuto dietro anche quando sono entrata nel Comitato trentino.

Daniela Merighetti (ITA) portata in trionfo dalle sue ex compagne di squadra che le avevano organizzato una festa a sorpresa per celebrare la sua  carriera (15 marzo 2016 St. Moritz – Pentaphoto)

È un allenatore molto pretenzioso?
È uno stakanovista. Il suo credo è sempre stato uno, il lavoro paga! C’è sempre stata molta sintonia e devo dire che è proprio bravo. Mi seguiva a 360 gradi sia sulla neve che a secco anche se io avevo il mio preparatore a Bergamo, Gianpietro Mutti. Poi, come sai, ha sposato mia cugina (i rispettivi papà sono fratelli), per cui capitava di passare anche qualche vacanza assieme. E anche lì mi metteva sotto torchio con la bici e il programma atletico. Insomma, da Giovane è stata un’esperienza molto dura ma anche bellissima. E poi, cosa dici, mi sembra in effetti che abbia pagato!”

Per la cronaca, ricordiamo che a marzo Dada è diventata mamma di Anna: “E devo dire che sono davvero fortunata, dorme e mangia, una bambolotta! Non so proprio da chi abbia preso!”.


LA SCHEDA TECNICA DELLO SCI CLUB VAL PALOT

 

DIRETTORE TECNICO: Silvano Sorio

ALLENATORE GIOVANI/SENIOR: Silvano Sorio, Alessandro Andreoli, Michele Romellini ALLENATORI CHILDREN: Francesco Bertolini, Valeria Poncet, Andrea Zanelli

ALLENATORI PULCINI: Debora Maggi

ALLENATORI SUPER BABY/PRE AGONISTICA: Salvina Bertelli, Nicoletta Merighetti

PREPARATORE ATLETICO: Pablo Ayala

 


LE SQUADRE

SENIOR: Pietro Franceschetti, Daniele Sorio (Esercito e gruppo interesse nazionale), Roberta Midali Esercito), Francesca Fanti ( Fiamme Gialle)

GIOVANI: Luca Benetton, Edoardo Papotti, Michele Bombardieri, Camilla Gigola, Elena Lazzeri, Martina Lazzeri, Anivlas Bertelli, Alberto Claudani, Marco Micheli, Francesco Valzelli, Aurora Rosa, Martina Panseri, Benedetta Gualazzi, Beatrice Lottici, Federico Romele, Paolo Valoti, Pietro Riva, Maria Amadori, Gaia Capelli, Filippo Richiedei, Davide Richiedei, Simone Richiedei

CHILDREN: Giulia Romele, Lorenza Poni, Jacopo Claudani, Michele Moretti, Leonardo Gamba, Federico Marchetti, Stefano Rocco, Nicolò Bolis, Ginevra Giorgi, Michele Ferrari, Giacomo Micheli, Marta Romele, Aurora Fontana, Giorgia Oprandi, Matilde Papotti, Leonardo BUGATTI, GIOVANNI FERRARI, TAMARA PICCININI, MATILDE BERTINI, MARTA FEBBRARI

PULCINI: Isabella Romele, Leonardo Venturini, Camilla Gamberini, Mia Tubini, Giovanni Anselmi, Sofia Pedersoli, Francesco Cirella, Alessandro Febbrari, Giulio Romele, Nicolò Venturini, Tommaso Bonera, Andrea Laini, Pietro Pina, Nina Tonolini, Viola Reboldi, Sergio Ferrari, Leonardo Anselmi, Mattia Maggi, Kevin Vetrai


RISULTATI stagione 2019/20

Pietro Franceschetti (1993): vincitore Coppa Italia 2019 e 2020 , gare in Coppa Europa, 8° in Coppa Europa

Daniele Sorio (1994): gare in Coppa Europa e Coppa del Mondo, 4° in Coppa Europa, 30° in Coppa del Mondo nel 2020

Roberta Midali (1994): gare Coppa Europa e Coppa del Mondo
Francesca Fanti (1999) : gare Coppa Europa e Coppa del Mondo

Alberto Claudani (2003): stagione 2020 miglior punteggio fis in Italia e 4° al mondo in super g

Federico Romele (2004): 1° camp italiani 2019, 1• nazionali Alpe Cimbra gs 2020 e 4° internazionali Alpe Cimbra 2020

Giulia Romele (2005): 1° e 3• camp italiani 2019, 1°e 1°nazionali Alpe Cimbra 2019 e 1• Alpe Cimbra internazionali2019

Moretti Michele (2005): 4° nazionali Alpe Cimbra 2019

Gamba Leonardo (2006): 6° e 6° nazionali Alpe Cimbra 2020

About the author

Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.