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Squadra B, Marco Abbruzzese, lo slalom-discesista dal “tiro” potente!

Squadra B, Marco Abbruzzese, lo slalom-discesista dal “tiro” potente!
Marco Abbruzzese, 20 anni, atleta delle Fiamme Oro, squadra B discipline veloci, spilungone (“Alto sì, 1.88, ma non sono mica Zenhäusern!”), due spalle così (“Non esageriamo, se avessi continuato con la pallanuoto, magari…”) e non si accontenta mai (“Questo sì, sottoscrivo!”).

Chi l’avrebbe mai detto, un genovese pallanuotista in squadra B di sci alpino…
Sono cose che possono capitare quando hai una mamma (Caterina) che faceva gare e un papà (Paolo) che ama la neve. Sai come succede, vai a Prato Nevoso fin da piccolino, appena cominci ad andare inizi a divertirti come un matto, motivo per cui ti iscrivi ai corsi della scuola sci e poi allo sci club.

Il gioco diventa passione e concluse le medie…
Ho dovuto fare una scelta che ha finito per coinvolgere e anche un po’ stravolgere” la vita familiare. Giocavo a pallanuoto e sciavo e più o meno ero sullo stesso livello in entrambi gli sport. Con l’intensificarsi dell’attività non era più possibile sostenere questa convivenza, dunque, o lo sci o la pallanuoto. Ma c’era un problemino: non puoi sciare con la richiesta intensità se vivi lontano dalla neve. La decisione è stata quella di prendere casa a Frabosa, tra Mondovì e Prato Nevoso, ma solo con mia mamma e mia sorella (Silvia), perché papà non poteva lasciare Genova per via del lavoro.

Quindi si è divisa la famiglia…
Ti rendi conto cos’hanno fatto pe me? E la cosa più incredibile è che non me l’hanno mai fatta pesare, nemmeno velatamente. Quando lo raccontiamo la gente sgrana gli occhi incredula. La situazione però calzava a pennello anche per quanto riguarda la scuola, perché proprio in quel periodo avevano appena attivato il Liceo Scientifico a indirizzo sportivo presso l’istituto Vasco Beccaria Govone di Mondovì.

Così ha vinto la neve…
Probabilmente perché già all’epoca mi trasmetteva di più il senso della sfida con me stesso. Finita una discesa non vedevo l’ora di tornare sù e far sempre di più. Te l’ho detto, non mi accontento mai.

Spirito differente rispetto alla pallanuoto?
Lì vinci o perdi in sette, concetto completamente diverso. Giocavo nello Sporting Club Quinto a Genova, la cui sede era proprio nei pressi di casa, dove c’era una piccola piscina. Lì ho imparato a nuotare e a giocare, però, pensa, non è che nuotare mi facesse così impazzire. A me piaceva più che altro rincorrere i palloni! È sempre stato un mio pallino: non mi piace correre ma se mi dici di andar dietro a una palla ti faccio 100 km senza nemmeno accorgermi!

Marco a al Trofeo delle Regioni – Ostia 2016

Scelta a parte non ti è dispiaciuto lasciarla?
Parecchio, infatti, pur avendo preso la strada dello sci ho continuato a giocare fino ai primi due anni del liceo. Mi allenavo con la squadra del Cuneo per poter quantomeno prendere parte alle fasi finali del campionato con la mia vecchia squadra.

Eri forte?
Con la rappresentativa regionale abbiamo vinto il titolo nazionale giovani e ho avuto occasione di allenarmi anche con la prima squadra che militava in A2 nonostante fossi un under 17. Ho sperato in una convocazione in prima squadra ma… Non ho fatto in tempo! Ero marcatore del centro, posizione 3, la più esterna in attacco, in difesa invece, marcavo il centro boa. Di goal ne facevo abbastanza. Avevo un buon tiro, specie da lontano. Ora la squadra è in A1, siamo arrivati settimi quest’anno, la miglior stagione di sempre.

Continui a seguirli da lontano?
Scherzi? Quando posso anche da vicino. Ci sono miei ex compagni che oggi sono in prima squadra e mi accontento di recitare il ruolo di tifoso. Ma sono rimasto molto legato alla pallanuoto in generale. Quando ho tempo vado a cercarla in tv o su youtube, dalle Olimpiadi ai Mondiali, dal campionato alla Champions League. Forte il Recco neo campione d’Europa!

Torniamo sulla neve, qual è stato il tuo primo sci club?
Il primo e unico, il Mondolé Ski Team Prato Nevoso, fino a quando sono passato al gruppo sportivo Fiamme Oro, prima come tesserato e da un anno e mezzo da arruolato.

Quale allenatore ti ha “forgiato” di più?
Difficile dirlo perché da un anno con l’altro spesso cambiavano, ma una cosa è certa: ho sempre cercato di prendere il meglio da tutti e ti parlo di una dozzina di tecnici. Sarà perché caratterialmente cerco sempre di guardare gli aspetti positivi delle cose, comunque mi sono trovato bene con tutti e tutti mi hanno dato qualcosa. Li ho bene in testa dal primo all’ultimo con bellissimi ricordi. Quelli più recenti sono di Simone Sperotti con cui non ho smesso di confrontarmi ed è tuttora il mio punto di riferimento e di Simone Anselmo che continua a seguirmi dal punto di vista atletico.

A Sauze nel 2016

È già chiaro se sei un velocista o comunque un polivalente?
Non mi piace delinearmi al 100 per 100. È evidente che se fai tutto è difficile competere ai massimi livelli con gli specialisti delle discipline tecniche. Se non hai la stessa frequenza di allenamenti, ciao! Quando sei impegnato con una sessione di training votata alla velocità lo slalom non lo sfiori nemmeno. Detto questo a me lo slalom piace perché è la specialità che “mi sfoga” di più. Mi permette di staccare anche un po’ la testa da discesa, super e gigante. Proprio tra le porte larghe faccio ancora troppa fatica. Sono tuttavia cosciente del fatto che prima o poi una decisione andrà presa. Per ora considero che bene o male in slalom ho 32 punti e non è poi così male.

Gli allenatori come ti vedono?
L’estate con la Squadra B sarà abbastanza decisiva. Il percorso che sto facendo con i relativi risultati mi vedono più velocista, ma mi piace mettermi in discussione, sono competitivo e se vedo un atleta allenarsi tra i rapid gates l’istinto mi porta a volerlo affrontare su quello stesso tracciato.

E tra discesa e superG?
Pensavo di essere predisposto più per la discesa, ma l’anno scorso ho fatto tanto gigante il che mi ha regalato migliori performance in superG. Devo sistemare ancora diversi aspetti “meccanici”, corpo, scarponi, etc. anche perché con l’età che ho, sono ancora in evoluzione, ma nell’ultimo inverno sono cambiate diverse cose. Quando ti confronti con tecnici tipo Fill, Staudacher, Galli , Carca e atleti come Franzoni o Franzoso, il salto di qualità è pressoché automatico. Dunque, alla luce dei risultati, dico superG.

Marco nel gigante a Les Diablerets agli YOG del 2020 

A scorrevolezza come siamo messi?
Se nella velocitò esistono gli atleti scorrevoli e quelli tecnici, io sto nel mezzo. Non sono attaccato agli spigoli e non sono di quelli che vanno di caviglia chiusa. Dicono che abbia il piede veloce perché lavoro bene il terreno e sfrutto ogni ondulazione. Insomma, la scorrevolezza penso proprio di averla, ma allo stesso tempo credo di essere più tecnico rispetto ai “puristi” della velocità. In definitiva, non mi dichiarerò mai come un tecnico, ma nemmeno come uno scorrevole al 100 x 100.

Quest’anno impianto tecnico quasi del tutto nuovo per te...
Walter Ronconi ovviamente so chi è ma non ho mai avuto modo di parlarci, quindi sarà un rapporto tutto da costruire. Stefano Canavese, invece lo conosco molto bene anche perché è già stato il mio skiman. Ho già avuto anche a che fare con Luca Alasonatti ai tempi del Comitato. Il preparatore Matteo Ferrara e lo skiman Cesare Prati, invece, facce nuove.

E tra i tuoi compagni di squadra con chi sei più in confidenza?
Sicuramente con Simon Talacci e Jacques Benjamin Alliod, perché eravamo assieme già in squadra C, Con Benji abbiamo condiviso la camera tutto l’inverno, tra Coppa Europa, Fis e allenamenti vari. Conosco da tanto anche Matteo Franzoso, eravamo assieme in Comitato. Ranzi è Poliziotto come me e abbiamo condiviso i raduni quando eravamo Osservati., come Federico Scussel. Federico Simoni è stato allenato da Sperotti, per cui… Con Greg Bernardi ho stretto i rapporti solo quest’inverno, perché ha due anni meno di me.

Al tuo livello la squadra è importante o si è già concentrati su se stessi?
Per me è importante, il problema è che lo sci è uno sport strano dove devi lavorare come una squadra, ma poi si è tutti contro tutti. Diciamo che trovo importantissima l’opportunità di avere attorno dei compagni sia per apprendere che per dare. Una situazione che ti permette di alzare più facilmente l’asticella. Un team dove il clima è positivo sa regalarti stimoli incredibilmente forti. Credo sia una delle caratteristiche proprie della Norvegia. Si vede quanto siano affini.

Ma se avessi l’opportunità di avere un tuo team privato?
Ci sarebbero dei pro e dei contro. Il team privato permette di lavorare più nello specifico e di curare al meglio determinati aspetti, cosa che non può avvenire allo stesso modo se lavori in gruppo. Tuttavia, io non credo proprio che riuscirei ad avere gli stessi stimoli. Con me oggi, non funzionerebbe. Le esperienze che condivido con i compagni di squadra le trovo importantissime e insostituibili, vuoi per i confronti, vuoi per i riferimenti. Quindi per un atleta Giovane non credo sia così producente. Poi, se diventi Hirscher o Shiffrin allora la situazione cambia radicalmente. I piccoli dettagli li curi meglio col team privato.

Com’è avvenuto il tuo ingresso in Polizia?
Ero a Campo Felice per i Campionati Italiani Giovani del 2019 quando l’allenatore del Comitato mi avvisò che le Fiamme Oro avevano espresso la volontà di lavorare con me. Una felicità immensa perché ritenevo che i gruppi sportivi militari fossero interessati a sciatori un po’ più grandi. Col senno di poi ci poteva stare. Il primo anno era andata proprio bene. A livello di punti ero il migliore del 2002. Tuttavia, sono uno che vive i risultati terra a terra. Non mi esalto quando vinco ma non mi abbatto quando le cose non vanno per il verso giusto. Quindi non mi aspettavo mi chiamassero così presto. Inizialmente, comunque ero tesserato anche perché con la scuola di mezzo sarebbe stato troppo complicato frequentare la caserma. Il secondo anno mi iscrissi al concorso e lo vinsi diventando un poliziotto a tutti gli effetti.

L’hai vissuta come una tappa di arrivo?
So bene che è una tappa di partenza, ma quando entri in un gruppo sportivo militare capisci che qualcosa sta voltando a tuo favore e che le cose stanno andando bene. Se ti volti indietro, la vivi come un obiettivo raggiunto o comunque il superamento del traguardo di una tappa del percorso che stai seguendo.

Se ne parla in ambiente giovanile?
Soprattutto negli ultimi anni perché rispetto a due/tre anni fa la tendenza dei Gruppi Militari è quella di puntare più sui giovani. Per questo è stata un po’ una sorpresa per me. Insomma, parliamoci chiaro, quando qualcuno è pronto a scommettere su di te anche se hai dimostrato ancora poco è davvero gratificante. La vivo come un grande opportunità.

Vincitore anche del GranPremio Giovanissimi Amsi (2013)

Chissà in famiglia…
Contenti, ovvio ma un aspetto che mi piace davvero tanto è che pur essendo coinvolti non sono quei genitori che ti stanno addosso, che ti pressano o che invadono il territorio degli allenatori. Sono più io che cerco di tirarli dentro mostrandogli i video di gare e allenamenti, o raccontandogli le trasferte. Intervengono talvolta sul piano emotivo. Sanno che non mi accontento mai e quando, ad esempio, avevo espresso la mia delusione per il quarto posto ottenuto ai Mondiali Junior in superG, non mi hanno detto niente di che ma ho capito che avrebbero voluto tanto mandarmi a quel paese. Insomma, non era certo la garetta di fine corso. Banalmente, se vado bene son contenti, se vado male mi supportano.

Stesso atteggiamento anche quando eri children?
Identico, eppure da Ragazzo e Allievo andavo proprio bene. Topolino e Pinocchio li ho portati a casa. Erano solo felici per me.

Abbruzzese vincitore del Pinocchio nel 2014

Eri già grosso anche a 13/14 anni?
Più alto rispetto agli altri sì, più grosso no, anzi ero proprio uno stecco e la cosa mi ha creato anche qualche problema tecnico. Tra la crescita e il cambio materiali (misure) ogni anno facevo molta fatica a trovare i giusti equilibri. Arrivavo sempre un po’ dopo rispetto a tanti altri che tecnicamente avevano un’impostazione più solida.

Poi il passaggio ai Giovani e la prima gara Fis: te la ricordi?
Eccome se me la ricordo! Non ho iniziato, come la stragrande maggioranza, a Solda, bensì a Santa Caterina il 28 novembre 2018. L’avevamo azzeccata, condizioni bellissime, neve di marmo e tracciati sia di slalom che di gigante uguali anche per un NC come me. In slalom ero riuscito a fare 53 punti di quelli vecchi (circa una settantina di quelli nuovi).

Seconda convocazione in Coppa Europa S.-Caterina 2019

Pettorale altissimo?
100 in slalom, 111 in gigante e tra l’altro non ero stato nemmeno tanto fortunato nel sorteggio riservato agli NC, uno tra gli ultimi dieci. In slalom riuscii a qualificarmi nei 30 e conclusi al sesto posto col secondo tempo della seconda manche (48/100 in più del vincitore Eliot Piccard-Fra). Bene anche in gigante, 11esimo e 58 punti. Certo bisogna darci dentro, ma quei giorni la fortuna mi era proprio venuta incontro! Questi risultati mi diedero la carica per fare bene tutta la stagione anche nelle prove veloci.

E arriviamo alla stagione scorsa: dieci e lode?
Ti ho detto, non mi accontento mai. Sono contento? Rispondo ni. Avevo in testa determinati obiettivi che non sono arrivati, anche se poi ne ho raggiunti altri che non mi aspettavo, o meglio, che non avevo focalizzato. Al primo posto avevo messo la qualifica nei top 30 in Coppa Europa, e automaticamente avrei abbassato i punti. E proprio per questo avrei potuto concentrarmi più sulla classifica che su sti dannati punti Fis. Una serie di circostanze strane mi hanno impedito di ottenere ciò che speravo. A Saalbach con poco più di un secondo di ritardo dal leader eri fuori dai trenta! In altre occasioni, avevo pettorali troppo alti (cambiamento dei punteggi) e su piste rovinate non sono riuscito a fare miracoli.

Però poi, ai Mondiali di Panorama…
Diciamo che una svolta è avvenuta nella seconda parte della stagione. Durante la quarantena provocata dal covid mi era venuta addosso una voglia di rifarmi pazzesca. Probabilmente mi ha fatto anche bene riposare a casa una settimana. Prima a Reiteralm poi in Norvegia tra Kvitfjell e Oppdal in Coppa Europa sono riuscito a ritrovare belle sensazioni. Al punto che proprio il giorno del ritorno a casa mi arriva la comunicazione da Carca che avrei partecipato ai Mondiali Junior.

Bell’esperienza?
Meravigliosa. Sai possono sembrare tutte cose molto banali, ma quando ti trovi lì in mezzo, anche solo nel trasferimento tra borsoni, sacche degli sci, un posto così lontano, neve e paesaggi diversi… Insomma, ti trovi un una realtà mai vissuta prima.

Per fortuna senti poco la pressione in gara…
Vorrei rettificare questo passaggio. È sempre stato così, ma sarei bugiardo se ti dicessi che a Panorama fischiettavo. Avevo realizzato il terzo tempo nella prova della discesa per cui non ti dico che voglia avessi di andare subito in partenza. Mamma se ero carico! Il giorno dopo però il brutto tempo costrinse tutti a rimanere in hotel. Il giorno dopo ancora, dopo i primi nove fermarono tutto. Sono sincero, quell’attesa l’ho patita eccome e la gara l’ho un po’ buttata via (9°). Qualcosa di positivo però mi era rimasto. Ho capito che, d’accordo, sei protagonista di un evento diverso dagli altri, ma alla fine è solo una gara! Cancelletto, porte e traguardo come una NJR!

Meglio il giorno dopo…
Sai, non sono arrivato ai Mondiali con l’idea di vincere tutto. Per intenderci, Giovanni Franzoni si è presentato a Panorama con un’altra idea. E si è visto! Ho capito che potevo dire la mia dopo la prova della discesa. È lì che mi è salita la pressione, forse per la prima volta in carriera. Sai, nelle Fis ne trovi quattro o cinque davvero forti, ai Mondiali invece ci sono proprio tutti e in quell’ambito avevo capito che potevo anch’io dire la mia. Nel superG mi sono accontentato di vedere gli altri mettersi al collo la medaglia. Franzoni è stato 18/100 più veloce e ha vinto il bronzo. Poi è arrivato l’argento nella combinata a 6/100 da Giò. D’accordo, è una combinata, ma al di là del risultato ho proprio goduto delle sensazioni ricevute. Credo che in una fase cruciale di crescita anche questi aspetti siamo molto utili.

E poi gli Assoluti
Ecco bravo, chiamiamoli Assoluti, perché io li ho affrontati senza considerare la categoria Giovani. L’intenzione era quella di mettere i bastoni tra le ruote ai più forti. La pista di Bardonecchia la conoscevo bene, ondulata come piace a me. In prova forse l’avevo fatta anche un po’ fuori dal vaso perché stare davanti a Paris è tanta roba. Il bello è che, contrariamente a quello che molti hanno pensato, non ho mica spinto come un dannato! Sono partito sereno, tranquillo e mi è venuto tutto facile. Poi in gara però si è vista la differenza… Io ho abbassato il tempo ancora un pochino, ma Domme ha tirato giù due secondi! Bello però finire quinto e in mezzo a un simpatico siparietto tra Paris e Innerhofer. Rendiamoci conto, sono passato da vederli in tv a scherzare con loro in hotel!

Avevi davvero pensato di batterli?
Sì, ma meglio precisare. Non è che mi sentivo talmente forte da considerarmi al loro livello. Per un top player è più difficile fare la differenza su una pista di media difficoltà. Andiamo sulla Streif e poi ne riparliamo! È però è stato bello capire, considerando le condizioni, qual era il tuo livello e a che distanza ti trovavi.

La medaglia vera però è arrivata
Ancora una volta in combinata (3°) è destino! Poi ci sono quelle della categoria Giovani che comunque valgono. Meno per me solo perché, come detto, mi ero concentrato su altri obiettivi. Chissà, se fossi partito con altri presupposti non avrei vinto un bel niente nemmeno nei Giovani. Per tornare alla domanda iniziale riguardo alla stagione, ecco questo finale non l’avevo proprio considerato!

E la prossima?
Non lo so ancora perché sto ancora vivendo le sensazioni dell’ultima. Ora in testa ho l’unico obiettivo di allenarmi per bene e ingrossarmi un po’. Arrivare sui ghiacciai con un buon telaio, insomma. E, se mi è concesso, dedicare qualche briciola di tempo ai piaceri dell’estate. È giusto anche staccare un po’, mare, amici, liberare la testa. Non ci vogliono però grandi teoremi per capire che il punto di riferimento sarà la Coppa Europa. Non voglio andare troppo in là, ma, fermo restando che non mi accontento mai, se vai bene in Coppa Europa, subito dopo cosa c’è…?

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.

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