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Squadra C, Ilaria Ghisalberti

Sono Be Famous anche loro, ma diciamo, un passettino più avanti, i ragazzi della Squadra C che battezziamo con Ilaria Ghisalberti.
Iniziano subito con una bellissima notizia. Ilaria si era lussata una spalla nella discesa libera del 15 febbraio scorso a Bardonecchia. Niente di che, è solo uno dei suoi tanti infortuni, alcuni stupidi, altri più antipatici.

Ebbene, Ilaria sarà al via il 27 e 28 febbraio ai due giganti di Coppa Europa a Kravec, in Slovenia. È un miracolo?
No, nessun miracolo, Ilaria è una iena!

Chi risponde è Alain Pini, direttore tecnico dello sci club GB, dove Ilaria si è formata, dopo essere passata sotto le grinfie di Ernesto Borsatti del Radici per 4, 5 anni.
Ilaria è di Zogno, Val Brembana, vicino a San pellegrino Terme. Vicina di casa di Sofia Goggia. “È per questo che va giù come una pazza” – dice Alain!

In che senso?
Ilaria ha un piede pazzesco e una testa altrettanto incredibile. Lei va giù, più veloce che può. Ci dà sempre, non si accontenta mai. Un tipo alla Sofia insomma.

Però ogni tanto paga pegno
In effetti qualche bottarella l’ha presa. Quando è venuta al GB si era appena rotta la tibia.

Da quando l’hai presa a oggi com’è cambiata?
È cresciuta mentalmente, fisicamente, tecnicamente. Guarda, può sembrare una banalità o una cosa logica, ma non lo è affatto. Lei è una vera, si impegna tantissimo. Diciamo che è una ragazza adulta. Nel senso che ha imparato a individuare e a superare i proprio limiti.

Tipo?
Quelle cose che ti tiri dietro fin da piccola. Ad esempio pensava di essere forte soltanto sui piani. Questo aspetto ce l’ha particolarmente sviluppato perché è naturale. Lo abbiamo incrementato ancora di più ma anche smussato qualche punto debole.

Ha un bel fisico?
Adesso è messa proprio bene, perché ha lavorato in maniera corretta. Sì, ci siamo anche da quel punto di vista.
Il lavoro è stato lungo e faticoso, perché l’ho presa, come dicevo prima, quando si era appena fatta male. Lavorando con calma è sempre rientrata con tutte le sicurezze che servono.

E ora è in Squadra C…
Se lo è meritato

La segui ancora?
Lei si allena con la squadra, poi è chiaro che quando è a casa sciamo assieme

Le piace quel mondo? Nel senso, non è più, diciamo, coccolata come prima, ora è assieme a tante altre…
È la vita di ogni atleta che aspira a ottenere dei risultati. È chiaro che il lavoro sarà un po’ meno personalizzato, ma è normale. La squadra credo serva tantissimo a creare stimoli oltre che a crescere tecnicamente. Si alza l’asticella. Chi ne ha va avanti! Lei comunque si trova molto bene perché è entrata nel momento giusto. Ha vinto, anzi, stravinto il Gran Prix, (ne ha vinte 5 su 6!) quando era già un po’ grandicella e matura. Ma è appena agli inizi, anche se credo proprio sentiremo parlare di lei molto spesso!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.