Il presidente di Fondazione Cortina fa il punto: dodici azzurri su ventitré giovani sostenuti, un utile di 200 mila euro dai Giochi, la sfida della pista Eugenio Monti e un inverno fitto di Coppe del Mondo
La domanda è arrivata in chiusura, quasi in punta di piedi. Stefano Longo l’ha accolta con un sorriso: «Ha fatto lo sgambetto!». Ospite della trasmissione «103 Mattina» di Radio Club 103, il presidente di Fondazione Cortina ha risposto così a chi gli chiedeva di una sua candidatura alla guida della FISI. «Quando si prendono queste decisioni bisogna prenderle con la testa sulle spalle», ha spiegato, «sciogliendo delle riserve che scioglierò più avanti, nell’interesse prima di tutto della Federazione, ma anche nell’interesse futuro della Fondazione». Una cosa è chiara: i due incarichi viaggiano su binari separati. «Sono due attività che presuppongono una dedizione al 100% del proprio tempo», ha precisato Longo, alla guida della Fondazione da oltre quattro anni. «Per me Fondazione Cortina è come se fosse mia figlia». La decisione arriverà con calma, dopo averne parlato anche in famiglia.
Il resto dell’intervista è un bilancio dell’eredità olimpica. Il progetto giovani, costruito in vista di Milano Cortina 2026, ha dato frutti importanti: «Su 23 ragazzi che avevamo sostenuto, ben 12 hanno potuto vestire la maglia azzurra alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi». Tutti ragazzi e ragazze del territorio. Il progetto ripartirà nei prossimi anni, con lo sguardo rivolto ai Giochi Olimpici Giovanili del 2028 e agli altri grandi appuntamenti degli sport invernali. Longo insiste però anche su un secondo patrimonio, meno visibile: le persone che hanno lavorato ai Giochi. «I grandi eventi sportivi creano valore rispetto al capitale umano, che è l’aspetto più importante e sicuramente più necessario a un territorio».
Sul fronte dei conti il presidente rivendica il risultato con orgoglio. Nel 2022 e nel 2023 la Fondazione aveva affrontato il progetto olimpico e paralimpico tra perplessità e timori. «Qualcuno diceva: siete matti a impegnarvi su una roba del genere. Ebbene, ci siamo impegnati e l’abbiamo portata a casa anche con un onesto utile di 200 mila euro». Il patrimonio netto è praticamente identico a quello ricevuto nel 2021.
La nuova sfida si chiama pista Eugenio Monti. La Fondazione ne ha assunto la gestione per un anno di prova, consapevole dei contrasti che l’impianto ha sollevato. «Una vera e propria attività industriale, nuova, che nasce a Cortina d’Ampezzo», la definisce Longo. In questi giorni una cooperativa di ghiacciatori specializzati sta preparando il budello, con l’obiettivo di renderlo disponibile entro il 15 novembre.
Il track manager è Davide Dallago, ex bobbista del Centro Sportivo Esercito, formato all’Accademia militare e già protagonista dell’organizzazione olimpica. Per il futuro della pista Longo punta sull’apertura internazionale, grazie ai rapporti con la FIL e l’IBSF. E racconta un aneddoto del 2019, alla conferenza IBSF di Praga, dove un ex bobbista statunitense che a Cortina aveva perso il fratello gli confidò: «Noi vogliamo tornare a gareggiare a Cortina d’Ampezzo».
Ampio spazio anche alla scuola e agli sci club. Alle Olimpiadi la Fondazione ha portato sugli spalti 1.500 studenti, alle Paralimpiadi 3.500, sempre gratuitamente. «All’interno dello stadio del curling c’era un tifo calcistico che sembrava di essere a San Siro». Alle gare di Coppa del Mondo il volontario Stefano Menegus, di San Vito di Cadore, accompagna ogni volta 500-600 ragazzi degli sci club.
L’inverno ampezzano parte a dicembre. Il 12 la Coppa del Mondo di snowboard porta il PGS sul Faloria, con lo Snowboard Club Cortina di Daniele Costantini, chiamato anche a Livigno per organizzare lo snowboard cross olimpico. Dal 14 al 20 dicembre tocca alla Coppa del Mondo di bob, dal 15 al 17 gennaio alle tre gare di Coppa del Mondo di sci alpino, a febbraio allo slittino. In calendario anche alcune gare di Coppa Europa di bob. «Arriveremo a fine stagione che cominceremo a respirare», sorride Longo.






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