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Superbaby, baby, cuccioli e children, cosa fare nell’attesa…

Superbaby, baby, cuccioli e children, cosa fare nell’attesa che si sappia qualcosa riguardo alla prossima stagione. Parliamo in questo caso di allenamento e di programmazione.

Dopo una prima analisi della situazione, fatta in precedenza, è giunto il  momento in cui, organizzarsi, significa capire cosa è meglio fare in questo periodo.

Quindi come agire senza scarponi per essere pronti ad indossarli alla prima occasione. Oggi parliamo delle macro-categorie più giovani.

Il presupposto per una migliore organizzazione dell’allenamento nasce dalla corretta interpretazione delle necessità oggettive e soggettive che ogni sciatore identifica in base ai propri obiettivi e capacità.

Come abbiamo visto nelle scorse puntate di Senza Scarponi, il modello di prestazioni è quell’insieme di caratteristiche psicomotorie che occorrono per saper sciare e sciare bene.

Tutte queste caratteristiche diventano necessità soggettive nell’ambito della propria qualifica di sciatore e anche in prospettiva delle capacità e obiettivi dello stesso.

Infatti  questo modello di prestazione individuale è strettamente correlato con il futuro e l’ideale che ognuno di noi possiede, in relazione a quanto – e come – vorremmo si evolvessero le nostre potenzialità sciistiche.

A seconda dei propri obiettivi e di come “si vive” lo sci, si potrebbe desiderare una serie di cose. Un incremento tecnico, aspirare al miglioramento della propria performance agonistica. Evolversi sia tecnicamente che agonisticamente, costruirsi fisicamente in base all’età cronologica e/o biologica. Mantenersi in attività per mantenere il livello raggiunto.

Quindi abbiamo due presupposti base, il miglioramento e il mantenimento. Evitando il più possibile lo spettro negativo inerente al peggioramento del proprio stato funzionale, in relazione agli obiettivi oggettivi e soggettivi che abbiamo per la nostra prossima stagione sciistica.

Ecco perché i modelli di prestazione vengono utili. Proprio perché descrivono in modo sistematico e preciso ciò di cui abbiamo bisogno ed egregiamente ci indicano la o le strada/e da prendere.

Nel marasma dell’attuale informazione spopolante sul web, che vede tutti più o meno esibirsi in sedute di allenamento vario e variegato, siamo qui a dare alcune indicazioni su quanto può essere utile allo sciatore. Però in base a livello, età e obiettivi, esimendo dal somministrare tabelle o modalità di allenamento di cui il mondo mediatico – a torto o a ragione, in modo oculato o inventato – è invaso.

SciareMag si propone quindi di fornire utili indicazioni tecnico e metodologiche, spesso assenti nei casi sopra citati. E lo fa partendo da un’organizzazione di priorità nate dall’analisi del modello di prestazione dello sci alpino.

Come prima ed evidente istanza, sappiamo quanto gli Arti inferiori siano il comune denominatore di ogni azione motoria nello sci alpino e di quanto tutti siamo coscienti della loro utilità nell’esecuzione tecnica di ogni momento sciistico, sia del principiante che del campione più medagliato.

Cosa fare quindi?

Partiamo dai più piccoli sciatori, quindi superbaby, baby e cuccioli, dove l’importante è – fondamentalmente – muoversi e muoversi bene. Evitando esercizi e stimoli allenanti propri delle età maggiori se non addirittura di copiare gli allenamenti di “giovani” e “assoluti”.

Categorico: mai imitare o far eseguire quello che fanno i campioni, specialmente se utilizzano sovraccarichi (pesi) o esercitazioni altamente impegnative, specialmente a carico dell’apparato osteo-articolare.

Cercate invece di prediligere movimenti di gioco, di controllo e abilità, magari utilizzando un pallone oppure vari tipi di andature. Superando anche piccoli ostacoli o imitando il movimento naturale degli animali.

Camminare e correre correttamente, impostare salti di varia natura e associare a tali abilità di base, movimenti coordinativi che possono implicare precisione (come un calcio al pallone e/o il condurre lo stesso tra ostacoli e cambi di direzione).

Quindi camminare su varie superfici, a piedi scalzi, fare esercizi di appoggio differenziato, passando sotto ostacoli. Ad esempio, passare sotto il tavolo senza piegare la schiena ma abbassando il baricentro e piegando gli A.I.

Insomma gioco e qualità del movimento, cercando più variabili dello stesso, ecco cosa far fare ai nostri futuri “children”.

E allora giungiamo a loro, i “Children”. Ormai la categoria tra i 12 e 16 anni è quella in cui ci si prepara all’allenamento vero e proprio. Mirante la ricerca della migliore espressione di prestazione, che si ottiene verso l’età assoluta, dove gli obiettivi sono coincidenti con la massima performance agonistica.

Questa è l’età in cui si costruiscono i presupposti futuri, evitando possibilmente di distruggere ogni soggettiva possibilità di prestazione. Attraverso obiettivi e modalità di allenamento funzionale, alieni per età cronologica, ma anche e sopratutto biologica, a questi giovani talenti.

In questa delicata fase di crescita dello sciatore, allenare gli A.I. significa, sia proseguire il lavoro di qualità precedente, che creare gli utili presupposti per i futuri allenamenti.

Continuare a lavorare sulla coordinazione, prediligendo qualità coordinative di equilibrio e ritmo (capacità coordinativa di differenziazione ritmica) del gesto e iniziare a costruire i prerequisiti motori per stimoli allenanti alla forza attraverso esercitazioni specifiche.

Quindi esercitazioni che stimolino l’equilibrio su e con varie superfici instabili. Magari associando movimenti propri degli A.I. come la flesso-estensione. Anche la danza moderna può appartenere all’allenamento funzionale. Specialmente in questo periodo in cui i valori espressivo motori sono limitati dalle attuali circostanze che limitano il linguaggio motorio.

Ecco quindi imitare video dove esistono movimenti abbinati alla musica e/o comporre delle sequenze di movimenti che prediligano la coordinazione inferiori e superiori.

Se questo poi viene associato ad un periodo di tempo più o meno prolungato (i minuti di uno o più brani musicali), ecco che lo stimolo allenante coordinativo, l’espressività motoria e la qualità del movimento si associano anche ai termini fisiologici ed energetici di resistenza fisica a movimenti complessi.

Peculiarità, quest’ultime, fondamentali in uno sport di situazione come lo sci alpino.

Nel prossimo appuntamento parleremo di Giovani e Atleti Assoluti e di massima prestazione.
Si ringrazia per la realizzazione delle immagini la Bettoni Family


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About the author

Walter Stacco

Walter Stacco

Docente di Scienze Motorie e Sportive. Metodologo della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia. Docente facoltà di scienze motorie università di Pavia