Professione Montagna
Mar/Apr 2021

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Descrizione

Professione Montagna Mar/Apr 2021

Travolto dalla marea pandemica della seconda e della terza ondata, l’inverno 2020/21 si è praticamente concluso senza che gli impianti di risalita delle stazioni sciistiche, chiusi fin dal DPCM di ottobre, abbiano mai potuto riaprire.  Non era mai successo nella storia, come non era mai successo che l’economia attivata dal turismo invernale e, per larga parte, dalla pratica dello sci da discesa subisse un danno così enorme, con fatturati praticamente azzerati sia per le società di gestione delle areee sciabili che per tutte le attività correlate, dalle scuole di sci ai noleggi, dall’ospitalità alberghiera agli esercizi commerciali. Nel numero 159 di «professione Montagna» di marzo/aprile il collasso di una stagione beffarda, ricca come non mai di neve naturale ma privata della possibilità di esprimere tutto il potenziale della sua offerta turistica, è l’argomento degli editoriali di apertura dove un tema dominante è costituito certamente dall’entità e dalle modalità di distribuzione dei ristori che il «Decreto Sostegni» del Governo Draghi ha messo in campo per lenire almeno in parte le perdite subite dal settore della Montagna Bianca.

Ma all’ epilogo finale di un inverno da dimenticare si è arrivati dopo una via crucis di DPCM sulla chiusura degli impianti di risalita che, da ottobre in poi, di scadenza in scadenza hanno lasciavano ipotizzare speranze di riapertura regolarmente smentite dal documento successivo.  Un vero «caso» è stato quello del 14 febbraio, quando tutto e tutti erano pronti per riaprire il 15 come era stato concesso dal Comitato Tecnico Scientifico almeno per le Regioni Gialle e quando, invece, il neo insediato Governo Draghi prorogava con un preavviso di sole poche ore la chiusura fino al 5 marzo. Le modalità con cui si è assunta la decisione ha suscitato forti reazioni da parte degli operatori della montagna bianca che si erano impegnati per preparare la riapertura sostenendo anche oneri di spesa e si sono sentiti un po’ presi in giro,

Subito dopo quella data fortemente emblematica dell’atteggiamento di prevenzione con cui si è considerato il comparto del turismo invernale nell’emergenza pandemica, «professione Montagna» ha avviato un’inchiesta tra gli impiantisti per chiedere quale fosse il loro pensiero, quale l’entità delle perdite subite rispetto all’ultima stagione «intera» (2018/19) e quali richieste di risarcimento avanzassero.

E poi, come era ampiamente previsto, anche la data del 5 marzo è risultata una speranza illusoria per la possibilità di riaprire gli impianti e poter almeno sfruttare l’ultimissima partte della stagione. Mario Draghi firma il suo primo DPCM che ha validità fino al 6 aprile e nel quale si ribadisce la chiusura degli impianti di risalita all’utenza amatoriale. Cala definitivamente il sipario (salvo, forse, eccezioni) su unastagione mai nata mentre il tema cruciale degli indennizzi sale alla ribalta registrando segnali di disponibilità da parte del nuovo Governo che il 23 marzo, con il Decreto Sostegni, stanzia 700 milioni da destinare ai ristori per la filiera del turismo invernale.

Ma se questo inverno è da dimenticare, l’imprenditoria della neve non si ferma certo e guarda al futuro a cominciare dall’inverno prossimo, quando entreranno in funzione nuovi impianti come la cabinovia in due tronchi Olang a Plan de Corones che Andrea Bagnoli presenta nel suo servizio. L’impianto rappresenta bene la volontà del mondo impiantistico di credere nello sviluppo seguendo i criteri del miglioramento costante, della qualità, dell’avanzamento tecnologico da abbinare alla bellezza di soluzioni nuove e sorprendenti. Materiali particolari consentono alle tre stazioni dalle forme avveniristiche di essere inondate di luce solare. È la luce della speranza che sa brillare anche in questo periodo buio di pandemia guardando al domani che verrà.

Tutto il turismo montano, di cui il turismo invernale rappresenta una componente importante sia per quantità che per valori, ha subito l’impatto con l’irruzione dell’emergenza da coronavirus. Ne parla Andrea Macchiavelli, docente di Economia del Turismo all’Università di Bergamo, nello studio  redatto per il 24° rapporto sul turismo italiano in corso di pubblicazione a cura del CNR e dell’IRISS (Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo). Il lavoro fotografa e interpreta l’andamento del turismo nelle regioni alpine registrando potenzialità che si sono consolidate negli ultimi anni e, la scorsa estate, hanno retto persino alla bufera della pandemia che invece, nel quadro generale del turismo montano, ha fortemente penalizzato il turismo invernale con la chiusura degli impianti di risalita a partire dall’8 marzo 2020.

Quanto abbia pesato il Covid sull’attività delle società impiantistiche che in questo inverno hanno chiuso praticamente con fatturato zero, è possibile valutarlo con lo studio che l’Ufficio Provinciale di statistica di Bolzano compie ogni anno sull’andmento economico delle aziende altoatesine: risulta che dal 1994 al 2018/19, salvo il primo anno in leggera perdita, il trend di crescita delle attività, degli impegni e dei fatturati è stato costante a rappresentare un settore che, pur tra diverse situazioni contingenti, ha sempre dimostrato una grande solidità. Da questo punto di vista le stagioni 2019/20 (conclusa anticipatamente l’8 marzo) e soprattutto la terribile stagione 2020/21 sono state un vero e proprio shock, un infarto.

Una indagine statistica curata dall’agenzia JFC per Skipass Panorama Turismo dimostra ancora una volta con estrema chiarezza e con numeri nconfutabili che la stragrande maggioranza del «popolo» degli sport invernali è composta dai praticanti dello sci da discesa che è supportato dagli impianti di risalita. Mettere in luce questo dato vuol dire confutare con l’onestà delle cifre la tesi dei «puristi della montagna» che durante questo inverno hanno mostrato insofferenza per le lamentele sulla chiusura degli impianti esaltando specialità praticabili senza di essi. Ma contando sulo sui praticanti di sci alpinismo, sci di fondo, ciaspole, escursioni (che sono una netta minoranza rispetto ai «discesisti») potrebbe esistere una economia del turismo invernale con i valori che conosciamo?

Mauro Valt, esperto del Centro Valanghe di Arabba, con il suo intervento ci dice quanto l’inverno 2020/21 sia stato prodigo di neve. Precipitazioni naturali al di sopra della media praticamente su tutte le montagne italiane, dalle Alpi agli Appennini. Fenomeni di intensità notevole sia in quota che nelle fasce pedemontane e in pianura. Questa del 2020/21 è stata una stagione veramente eccezionale che il nostro esperto collaboratore ha monitorato fedelmente fino alla data del 31 gennaio ricavando il rapporto che pubblichiamo, dove vengono segnalati alla fine anche i problemi indotti da tanta abbondanza di neve

La galleria dedicata ai Produttori si apre con la presenza del gruppo HTI di Vipiteno che ha avuto una parte determinante nel successo dei Mondiali di sci alpino di Cortina con i nuovi impianti Leitner, i battipista Prinoth e i sistemi di innevamento Demaclenko. Leitner ricorda anche il suo sistema di azionamento degli impianti DirectDrive che da oltre vent’anni si è imposto per le sue qualità tecnologiche rivoluzionarie. Bartholet presenta Ropetaxi, una soluzione lungimirante nel campo degli impinati a fune automatici. Doppelmayr illustra le cartteristiche della nuova cabinovia Kumme completamente automatizzata che non richiede personale per l’esercizio. Kässbohrer traccia un bilancio fortemente positivo del lavoro dei suoi battipista nella preparazione dei tracciati che hanno ospitato le gare dei Mondiali di sci nordico a Oberstdorf. Demaclenko lancia il nuovo generatore di neve Titan 4.0. TechnoAlpin ribadisce la grandi qualità operative del sua app SnowMaster nella gestione degli impianti di innevamento.

La sezione «servizi alla clientela»  si apre con l’agenzia Euroservis, leader nel settore della consulenza per i progetti europei e la finanza agevolata, che annuncia l’ammissione degli impiati di risalita e di innevamento alle agevolazioni previste dal Piao Industria 4.0.  FAR (Fabbrica Artigianale Reti) compie 75 anni come l’uomo (Mario Ribola) che ancora la dirige insieme a figlie e nipoti; un’azienda  in piena salute che per l’estate propone una serie di novità per situazioni di svago dedicate ai bambini. SPM ha curato gli allestimenti per la sicurezza sulla nuova pistache è stata lo spettacolare teatro delle prove veloci maschili ai Mondiali di sci alpino di Cortina, ennesima conferma della affidabilità dei sistemi di reti che da anni sono una garanzia per i più grandi eventi del Grande Sci. Axess propone soluzioni digitali innovative che consentono una relazione tra l’utenza e i gestori delle skiarea del tutto priva di contatti. Klüber, azienda leader nel settore dei lubrificanti, spiega che per effettuare efficaci interventi di manutenzione che tutelino preventivamente l’efficacia operativa, è indispensabile innanzitutto valutare lo stato dell’impianto. Team Service, azienda di Castelletto Ticino, parla delle ultime realizzazioni effettuate nel in Europa e nel mondo con i suoi nastri trasportatori ad alto contenuto tecnologico. MND, multinazionale francese, con la sua divisione «Safety» ha installato il suo nuovo sistema di controllo remoto degli accumuli nevosi nel comprensorio sciistico georgiano di Gudauri.

Per il capitolo «installazioni ludiche», GEA ricorda il potenziamento del proprio ufficio tecnico per rispondere alla domanda crescente di parchigioco capaci di attrarre attenzione ed entusiasmi da parte di piccoli e grandi, da realizzare in uno stretto rapporto di collaborazione con la committenza seguendo inventiva, creatività, integrazione nell’ambiente naturale. Sunkid parla della sua linea di prodotti Wood’n’Fun  che propone soluzioni educative per il divertimento dei bambini ispirate al principio della sostenibilità e del rispetto per la natura.

Neveplast, azienda bergamasca leader nel settore delle piste da sci in materiale sintetico, ha realizzato a Milano il progetto «Ski in the City» con un impianto installato nel cortile della BES (Bilingual European School).

Per il suo «Osservatorio legale» l’avvocato Marco Del Zotto si occupa in questo numero della famosa legge numero 363 del 2003 sulle norme di sicurezza da applicare sulle piste da sci. Una legge che necessita di una «manutenzione» e che nei prossimi mesi  sarà sottoposta al vaglio di una revisione dettata dalla recente legge n.86 del 2019 dal titolo «Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonchè di semplificazione».