Tecnica

Un Master, un ciclista, un allenatore e una scialpinista molto speciale!

Questa è l’insolita storia di un atleta Master, un ciclista, un allenatore e una scialpinista molto speciale!

Pontedilegno non è mai stata così bella. Non stiamo parlando di una cittadina di alta montagna. Ponte non è Cortina, non è Campiglio, non è Courmayeur.

La Ponte vecchia assomiglia a un antico borgo con le case di pietra ben tenute e i tetti di legno ben laccati. Lì non ci abitano i turisti, ma chi lì ci è nato. Oggi ci sono i figli dei padri e dei nonni. Di chi Pontedilegno l’ha costruita e cresciuta.

Poi ci sono le zone destinate ad accogliere gli sciatori che vengono dalle città. E che adorano percorrere quelle stradine per far visita ai negozi, alcuni di questi semplici botteghe, altri con un certo charme. Oggi è tutto serrato, chiuso, sbarrato! Un’immagine quasi spettrale.

Eppure Pontedilegno assieme al compagno di avventure Tonale, cerca di darsi un contegno per non spegnere definitivamente l’ossigeno. Diciamo che è in terapia intensiva, perché quando una stazione invernale viene di fatto vietata al turismo, dà inizio a una lenta agonia.

La società impianti ha aperto qualche seggiovia per consentire agli sci club di potersi allenare su altrettante piste. Quando la stazione funziona a pieno regime ospita 18 mila appassionati. Il tetto massimo stabilito oggi è di 1.200. Vanno e vengono per lo più in giornata.

Per Paolo Lorati questa è una tortura. Paolo è maestro, istruttore Nazionale e atleta master, uno dei più forti della sua categoria, a livello mondiale. Vive per e con lo sci, in qualità di rappresentante Blizzard e Tecnica.

I due figli, Alessandro e Pietro hanno seguito le sue passioni, così come lui ha fatto con papà Piero, istituzione dello sci italiano. Sci, golf, qualche calcio al pallone. Insomma, sport a 360 gradi che in famiglia è un’essenza di vita, non un semplice diversivo per distogliere la mente dal lavoro.

Paolo, come tanti altri, si confronta quotidianamente con colleghi, famigliari e amici. Il 14 dicembre scorso ha trovato conforto di alcune sue opinioni con tre personaggi molto diversi tra loro. È passato per un saluto da Gialdini sport, negozio di Brescia molto tecnico e quotato della zona.

Seduto alla sedia del bootfitting ci trova un signore piegato sul linguettone, nel tentativo di trovare la calzata più comoda. Lo riconosce subito. È l’amico Riccardo Magrini, voce televisiva del ciclismo (Eurosport). Uno che delle due ruote se ne intende se non altro per aver vinto in gioventù una tappa del Giro Italia. Terracina 1983, l’anno del trionfo di Giuseppe Saronni. E una tappa del Tour de France. Nantes-Olèron, l’anno della vittoria di Laurent Fignon.

Oggi Riccardo è “Il Magro”, semplicemente un mito. È andato da Marco “Delo” Delorenzi perché i suoi piedi sono abbastanza malconci ed è convinto che solo un tipaccio come lui sia in grado di non fargli patire le pene dell’inferno. Anche lui, come tanti appassionati sperano di tornare presto a sciare, perché ama lo sci quanto la bici. “Io so che non tutti possono capire.

 

Chi è lontano dallo sport reputa lo sci un’attività non essenziale per cui lo sciatore dovrebbe fare il favore di starsene a casa in un periodo così. Non conta nulla che lo sci si pratichi all’aria aperta. Che lo sciatore sia bardato fino ai denti. Che seguendo i protocolli sia possibile evitare i contatti. Insomma, un’attività da bandire e fermare. Perché non è pericoloso quanto andare a fare shopping nel centro città o nei megastore.

Inconcepibile tutto questo, abbiamo visto cosa accade… Io aspetterò diligentemente il momento in cui si potrà, però mi da molto fastidio che si parli male di coloro che, considerati di interesse nazionale, vengano demonizzati e invitati a mettere la testa sotto la neve. Il fatto che un ragazzino si dedichi allo sci agonistico lo trovo un fatto eccezionale. Sciare implica sacrifici notevoli, già, sacrifici, parola che sembra appartenere soltanto ai nostri avi.

E lo stesso discorso lo allargo ai master che hanno bisogno di tornare in pista non perché sono dei furbetti. Altre fastidiose e stupide dicerie che mettono in bocca agli over 30: “Voi no, noi sì perché siamo fighi pazzeschi al punto di essere considerati di interesse nazionale”. Che stupidaggine!

Le cose non stanno così. Il master se non si allena rischia di farsi male. Perché è gente che ha lo spirito competitivo nel sangue. Non sono invasati al punto di considerarsi simili di Paris o di Brignone. Perché la sfida più grande se la giocano con se stessi”.

Per i ragazzini è ancora peggio. Questa non è più la voce di Riccardo, ma di una certa Deborah Compagnoni. Perché sollecitato dalle parole di Magrini, Paolo prende il telefono e chiama per un confronto la grande Debby. Che parte subito in quarta: “Approvo in pieno la scelta fatta da Flavio Roda.

Gli sci club devono poter proseguire l’attività. Sinceramente sono molto preoccupata per il blocco che sta subendo lo sport. Perché lo sport è vita ed è un elemento fondamentale per la crescita. I ragazzi hanno da poco avuto il benestare per tornare a mettere gli sci, ma adesso sento che si vorrebbe fare marcia indietro. No, non fatelo, non rinchiudete i ragazzi di nuovo in casa.

L’aspetto tecnico e quello della competizione contano poco. È il loro aspetto emotivo che deve essere considerato. A meno che scadere nella solita odiosa considerazione che alla fin fine sono solo ragazzini e che pertanto devono stare fermi, muti e obbedire senza troppe storie. Il contatto umano per loro è fondamentale. Molto più che per gli adulti. Certo, a molti fa comodo mettergli in mano un joystick e rimbambirsi nel tentativo di conquistare il mondo a colpi di mortai digitali. Questa cosa è terribile”.

Paolo vuole però aggiungere un altro tassello a queste opinioni. E allora riprende il telefono in mano e cerca un confronto col Presidente dello Sci Club Pontedilegno, Bruno Faustinelli.

“I nostri bambini stanno soffrendo molto la mancanza del contatto fisico. Faticano a capire che non ci si può abbracciare, giocare tutti insieme e correre liberi. Dal punto di vista mentale queste privazioni mostreranno i loro effetti fra qualche anno.

La Fisi ha dato la possibilità d’allenarsi ad alcuni di loro e questo è importantissimo per la loro crescita fisica/mentale ben più di quello che potrebbe apparire. Anche le categorie più grandi fino ai Master si possono allenare, alcuni di loro partecipano a competizioni internazionali, in questo caso in piena sicurezza e consapevoli della gravità del momento.

Adottando tutte le precauzioni previste e normate molto severamente. Come Presidenti di sci club, tutti dobbiamo plaudire alla sensibilità mostrata dalla Federazione. Soprattutto nei confronti dei più piccoli che rappresentano il nostro futuro. Lasciamo che almeno loro possano vivere questo difficile periodo storico nel miglior modo possibile.

La pratica degli sport invernali, al contrario di quel che spesso si legge, è tra le attività meno rischiose nei confronti della pandemia. Tutti dobbiamo fare la nostra parte e non ci sottraiamo alle giuste e severe limitazioni imposte, ma lasciateci fare sport”.

Tutti questi concetti chi vive lo sci li professa da tanto tempo. E non si sa più come spiegarlo a chi rema contro, a chi condanna lo sci sotto ogni sua forma. Nessuno vuole disconoscere la situazione che sta vivendo il mondo. Nessuno è negazionista, anzi è il contrario. Però non si può accettare che una realtà ne alteri un’altra.

Non stiamo parlando di fare una sciata, ma di consentire a poche persone di praticare un’attività sportiva con coscienza e sicurezza. Questo non fa male a nessuno. A nessuno!

Paolo risale in macchina per tornare nella sua Pontedilegno. Ha sul tetto due paia di Blizzard da gara. Supera un furgoncino bianco con una scritta logorata dal tempo. Con la coda dell’occhio riesce lo stesso a leggere “Sci Club”. Un colpetto di clackson e lo sguardo di due ragazzini che hanno la bocca appiccicata al finestrino. Stanno sorridendo! Stavano sorridendo. un master un ciclista un master un ciclista un master un ciclista un master un ciclista un master un ciclista

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.