Turismo

Danni economici, l’esempio di Campiglio raccontato da Francesco Bosco

Molti si chiedono a quanto ammontino i danni economici della Montagna, e allora ecco l’esempio di Madonna di Campiglio, raccontato da Francesco Bosco, uno degli operatori del turismo montano più esperti in Italia.

Francesco ha iniziato a Temù, appena sotto Pontedilegno, e lì è tornato a godersi gli inverni con un bel po’ di respiro in più. Dopo tanti anni di direzione a Campiglio, da due stagioni ha abdicato, (ora c’è Bruno Felicetti) mantenendo un rapporto di consulenza con la società impianti. Ben poche persone in Italia, oggi, ne sanno di più in fatto di turismo invernale. È il dono che ti lascia il marciapiede che hai calpestato per decine d’anni. E che ti permette di comprendere qualsiasi tematica del settore.

Con Francesco vogliamo fare chiarezza sul reale peso economico che questa situazione sta creando, con le ripercussioni sul futuro. L’esempio lo facciamo su Madonna di Campiglio, perché sua è stata la conduzione degli impianti per tanti anni, dopo un’esperienza precedente paritetica in Adamello Ski.

Primo aspetto, l’innevamento artificiale
A Campiglio, appena è arrivato il primo freddo, abbiano iniziato a sparare. Soprattutto in quota, zona Grostè. Ora, supponiamo che il covid non esista. Cosa fa Campiglio? Finora abbiamo sparato a singhiozzo perché le finestre di freddo sono state poche. Si sappia, spesso in montagna c’è inversione termica. Ci sono stati giorni con temperature più elevate in cima che in valle.

Campiglio ha pensato di programmare il tutto senza pensare al coronavirus, assumendosi tutto il rischio. Normalmente creiamo uno strato di mezzo metro. Si inizia con 30 cm per poi ritornarci sopra. Non è sempre così per tutti. Dipende dal demanio che ti ritrovi, dalla capacità idrica della stazione.

Noi preferiamo saltare addosso a una pista e finirla. Produciamo subito tanta neve, poi se vien giù dal cielo quella naturale siamo a posto per tutta la stagione. Nel senso, non ne facciamo 20 cm e poi ci ritorniamo sopra, in base all’andamento del traffico.

Francesco Bosco è stato per ani presidente di Anef Trentino e membro del Consiglio

Quindi un lavoro metodico
Esatto, pista per pista, con la scelta di andare a collegare quelle più importanti. Questo ti permette di aprire. Insomma, se inizi a sparare, spari. Quest’anno il tempo, in un certo senso, ci ha aiutato. Poco freddo, poca neve, spesa contenuta.

Ora c’è questa situazione: il Natale salta e il freddo c’è, cosa fate?
Freddo non così intenso, c’è sempre la tendenza di inversione termica. Comunque abbiamo scelto di continuare a sparare a temperature idonee, cercando di risparmiare almeno su questo. È bene sapere che se spari a -4°, neve ne fai ma consumi tanta energia, perché devi spingere dentro tanta aria da miscelare con l’acqua. A -7°, -8° il risparmio energetico è notevole, quasi la metà. Dunque non spareremo più a temperature marginali. Questa però è una scelta che una stazione grande e organizzata come Campiglio si può permettere.

Se invece ti trovassi a gestire una piccola stazione?
Oggi starei fermo. Le stazioni piccole lavorano principalmente nei week end, quindi ne hai una quindicina in stagione. Se togli il Natale, unico periodo lungo da considerare, perdi tranquillamente il 50% del fatturato. Apri a fine gennaio? Hai a disposizione 8-10 sabati-domeniche, se non c’è brutto tempo, con un prevedibile calo netto di presenza rispetto alla consuetudine.

Il lago Montagnoli, bacino idrico realizzato dalla società impianti Campiglio, per assicurare l’innevamento artificiale

Quindi conviene rimanere fermi e sperare nei ristori?
Quello io farei. Le piccole stazioni sono per lo più posizionate nelle Prealpi e nell’Appennino, quindi a quote relativamente basse. Dopo il 20 gennaio, a meno di condizioni meteo anomale, di freddo non ne hai più.

Ma quanto costa innevare un comprensorio come quello di Campiglio?
1, 50 euro al metro cubo. Parliamo di 1. 400.000 metri cubi di neve, quindi poco più di 2 milioni di euro.

Costi tutti a carico della società impianti o ci sono contributi regionali?
Tutti a carico della società impianti. Sono anni che in Trentino di aiuti economici non ce ne sono più. Oggi noi percepiamo il 7,5 % di contributo quando realizziamo nuovi impianti o nuove piste. Che io sappia, ma sarei felice di essere smentito, l’unico che in Italia percepisce contributi regionali, è il vero vecchio lupo di mare ingegner Giovanni Brasso a Sestriere. Lo invidio, anche per come sa e può gestire la società impianti.

Torniamo a Campiglio, sai calcolare il danno di una stagione simile?
C’è il famoso rapporto che in una stazione vocata a settimane bianche, quindi più pluri giornalieri, meno giornalieri, il rapporto è 1-8 o 1-10. Chiarisco. L’inverno scorso, pur terminando l’8 di marzo, abbiamo incassato di skipass 8 milioni di euro. L’indotto, solo su Campiglio, è di 300 milioni di euro. Senza considerare il resto dell’indotto.

La società impianti quanti dipendenti ha?
Cento fissi e ottantacinque stagionali.

Gli stagionali, un bel problema per loro…
Problema enorme. Uno stagionale non ha nessuna possibilità di accedere al fondo speciale, tanto meno alla cassa integrazione. Ora non c’è la situazione del marzo scorso. Noi li abbiamo dovuti lasciare a casa dal 12 marzo, ma erano stati assunti fino al 30 marzo (alcuni al 15 aprile), quindi abbiamo potuto iscriverli al Fondo di solidarietà. Quest’anno c’è solo una possibilità per loro. Il Governo dovrebbe chiedere a Campiglio: “Mi dici quali sono gli stagionali ricorrenti, quelli degli ultimi tre anni ad esempio, e che ora hai dovuto lasciare a casa?” Non c’è altro sistema. Lascio all’immaginazione di tutti se questo potrà accadere o meno.

I dipendenti fissi invece…
Sì, esiste il fondo di solidarietà, una specie di cassa integrazione. Prima di metterli in cassa sei obbligato a fargli fare tutte le ferie. Se ci diranno che si potrà aprire il 20 gennaio, dieci giorni prima devono tornare operativi. Quindi attualmente stanno lavorando tutti, ma fino al 5 dicembre. Poi ferie e cassa integrazione.

Allargando il tiro, di quale ristoro potrebbe godere una stazione sciistica?
Bella domanda. Allora, il panorama di Campiglio è questo. Negli ultimi 5 anni la società ha fatturato dai 27 ai 30 milioni di euro. Nelle ultime tre stagioni abbiamo avuto un utile tra i 6 e i 7 milioni di euro. Cosa potrei chiedere al Governo? La differenza tra quello che non ho incassato e quello che non ho speso? Sinceramente non lo so. Mi sono chiesto più volte in questi giorni a come faranno a calcolare il ristoro. Come in Austria? Non credo

Perché, come hanno fatto in Austria?
Hanno riconosciuto l’80% del mancato incasso. Almeno, è quanto è accaduto con i ghiacciai. Ma vogliamo moltiplicare questo sistema per tutte le stazioni invernali? Vogliamo credere che in Italia alle stazioni verrà riconosciuto l’80% del mancato incasso?

Non per fare i fatti vostri, ma l’utile viene messo in tasca o reinvestito?
Il 30 % viene distribuito per i dividendi, il resto è tutto reinvestito. Considera che la società impianti è una spa con circa 400 soci privati. Il controllo è in mano alla MC Group, una holding che controlla il 56% del capitale sociale. Gli azionisti più importanti sono le famiglie degli ultimi presidenti, Collini, Andreolli, Bleggi, Bonafini. Nessuno di loro quattro però detiene, all’interno della holding, una maggioranza relativa.

Invece, un albergo di Campiglio, senza clienti, riesce comunque a sopravvivere?
Anche qui, non voglio fare i conti in tasca a nessuno, se non deve pagare l’affitto, in qualche modo riesce a rimanere in piedi, magari su uno solo. Se invece deve sostenerlo, la botta è notevole. Poi dipende. Se ha gestito bene l’hotel da vent’anni è un conto, una stagione così può anche non essere totalmente drammatica. Chi invece ha iniziato da poco l’attività e deve ancora rientrare dei soldi investiti, si ritrova totalmente in ginocchio.

Ma quanti lavoratori “turistici” arrivano in stagione a Campiglio?
Fra maestri di sci, negozianti, ristoratori, albergatori, rifugisti, meccanici… circa tremila. Considera questo, Campiglio conta 800 abitanti. Il turismo porta invece 800 mila presenza alberghiere. Poi però devi considerare le seconde case.

Ce ne sono tante?
Ben nascoste ma ce ne sono tante. Nel periodo Natale-Capodanno a Campiglio ci sono più di trentamila persone. Nel dettaglio, 9 mila sono in hotel, 25 mila nelle seconde case. Nessuno se ne rende conto. Presente il villaggio Patascoss, dove parte la 3-Tre? Solo lì, duemila persone!

Ipotizziamo allora, hotel aperti e impianti chiusi. La gente arriverà a Campiglio a Natale (se ci si potrà muovere tra Regioni)?
Poca gente. E qui ti tiro fuori una mia personale opinione che crea, se vuoi, un aspetto positivo. Si avrebbe la “prova provata” di quanto lo sci sia importante per una località invernale. E dunque la presenza degli impianti. Se conti sulle ciaspole e lo sci alpinismo…

Guarda, bene che si propongano alternative allo sci alpino per allargare le possibilità di svago del turista. Ma coloro che sostengono sia stato un errore aver concentrato tutto sullo sci al posto di promuovere il cosiddetto turismo green, a parer mio, parlano e basta, così, per ideologia. Guarda caso oggi sono proprio quelle persone che, più di altri, gridano, aiuto-aiuto. Perché si rendono finalmente conto che la montagna sta finendo col culo per terra.

Così si ritroverà la montagna ad aprile?
Io mi auguro che la montagna avrà la forza di riprendersi. Con l’aiuto di questo recovery fund a dare un po’ di ossigeno. Ma che lascino alle società e a tutte le attività collaterali la possibilità di indebitarsi senza strozzarle.

In caso contrario si andrà incontro anche a un problema non meno importante di quello economico. Che è quello sociale. Se tu spopoli la montagna, la montagna muore.

E sai cosa accade? Il territorio montano presidiato grazie al turismo, viene curato e manutentato dagli impiantisti. Non c’è più nessuno che va a tagliare l’erba nei prati e le piante nei boschi. Ma se questo non accade non puoi nemmeno sistemare le strade. E di conseguenza nemmeno i sentieri, i rii e tutti i fiumiciattoli che esistono. Poi però accado i disastri.

E tutto questo lo assolve la società impianti?
E chi se no? Ricorderai la tempesta Vaia vero? Per carità, il vento non è colpa di nessuno. Ma considera Campiglio. Non c’è stato un metro cubo di ispessimento di un fiume o di un torrente o di materiale che sia franato. Senza un lavoro preventivo, tutto a carico della società impianti, il disastro sarebbe stato totale. E non so quante gente conosca questi aspetti.

Poi ci sono anche stazioni che dovranno continuare a pagare rate e mutui degli impianti nuovi…
La catena è lunga. Qui si parla di trattative private. Io credo che Leitner e Doppelmayr, le due principali aziende, piuttosto che far fallire una società e di conseguenza rimanere con le mani vuote, favoriranno il rientro con ulteriori dilazioni di pagamento.

Ma poi deve intervenire a loro sostegno il sistema bancario. Noi ad esempio abbiamo decisodi far slittare di un anno gli ammortamenti. Diciamo che è un semplice giro contabile. Ma io credo, in genere, che tutti i fornitori dovranno dare la possibilità ai creditori di respirare un anno.

Un ultimo aspetto, le stazioni invernali alla fin fine sono aziende. Però non sembrano così organizzate a livello gestionale come quelle di altri settori imprenditoriali. Perché?
Perché vivono ancora molto, forse troppo, di artigianalità. La società impianti dovrebbe essere quella che dà una direzione alla stazione sciistica. Una sorta di regia nascosta. Perché questo accada c’è bisogno di manager. Nel nostro comparto turistico ne siamo totalmente sprovvisti, si contano sulle dita di una mano. Perché mai nessuno si è preoccupato di formarli. E questa è una nostra colpa.

Confindustria li crea ma finiscono in altri settori. Prendiamo ad esempio Dolomiti Superski, una delle più importanti realtà dell’industria bianca, se non la numero uno che il mondo intero ci invidia. Ebbene, gli impianti di risalita appartengono a 40 proprietari. Come si può fare impresa? Fai artigianato! Fatto meravigliosamente, ma questo rimane. Quindi, per tornare a bomba, se non hai manager non riesci nemmeno a comunicare nel modo più opportuno e costruire pacifiche ma costruttive lobby.

Adesso tutti si accorgono di quanto sia pesante la situazione delle società impianti. Ma noi non contiamo niente! A qualsiasi livello. Questo è un errore nostro.

Ma dove lo formi il manager della montagna?
Dando per scontato che debba avere una buona base scolastica e che conosca le lingue basiche, te lo devi tirare in casa e farlo crescere, perché deve conoscere una infinità di aspetti che nessun Master è in grado di insegnarti.

Come è successo a Francesco Bosco…
Spesso mi dicono, un altro Francesco Bosco non ci sarà più. È vero, è così, ma non perché io sia un fenomeno. Ho solo avuto la fortuna di crescere e di costruire questa mentalità proprio negli anni in cui stava crescendo il turismo. Il primo impianto di risalita l’ho gestito a 26 anni proprio a Temù. Ma mi sono subito reso conto che se rimanevo lì, seduto ad aspettare che la gente arrivasse, sarei morto di fame.

Mi sono posto il problema, ho capito che dovevo andare io a cercare i turisti e nel mio piccolo ho iniziato a ottenere buoni risultati. Poi sono andato in Adamello Ski e siamo cresciuti assieme tantissimo. Tutto questo però, è attribuibile a una serie di circostanze fortunate, oggi irripetibili.

Dunque basta allevare un giovane smaliziato, intelligente e con spirito di iniziativa?
Se non hai un maestro in casa che ti aiuti a crescere è dura. E questo è un altro grosso problema. Per essere più chiari. Se in un avviato studio di avvocati, se ne va via uno, domattina ne entra facilmente un altro. Nel nostro settore non ci sono figure di riferimento. Ci sono bravi e preparati professionisti nel settore marketing, ma non è sufficiente perché è fondamentale sapersi rapportare col territorio. E non è facile.

Se non hai spiccate qualità di pubbliche relazioni non vai da nessuna parte. Nel nostro mondo c’è ancora l’impiantista che va dall’albergatore e gli dice: “Se vuoi lavorare devi venire da me”. Caso mai la domanda da fare è: “Come mai hai l’albergo sempre vuoto? Parliamoci e cresciamo assieme”. Questo significa fare sistema che però ha bisogno di un regista. E questo è un incarico che tu, società impianti, ti devi assumere. Rimanendo a bassa voce.

Il Comune deve rimanerne fuori?
Se il Sindaco è bravo, bravo, bravo, ti asseconda. Se vuol metterci il becco è quasi sempre un disastro. Perché quando la politica ci mette il naso… La situazione peggiore si verifica quando un assessore si proclama esperto di turismo se non altro perché magari, ogni tanto in vacanza ci va anche lui. Lì sono guai. Perché le dinamiche sono davvero complicate. Devi conoscere il mercato, andare in giro, battere il marciapiede, creare rapporti a 360°.

Oggi, chi ricopre tale ruolo non è proprio da invidiare…
Per niente. Guarda, anche io a Campiglio, non faccio proclami. Sai, bello è dare consigli… “Fai così, fai cosà“, e poi se va male ne paga le conseguenze il titolare della sala macchine. Che ora è Bruno Felicetti. Ora, sinceramente non lo invidio. Ha sulle spalle una responsabilità enorme L’ho portato io qui a Campiglio due anni fa e sta entrando molto bene in tutte le dinamiche del territorio. Certo è, che nel momento più bello, dove potresti dare spazio alle tue idee e iniziative, ti capita una cosa del genere…

Quale consiglio gli hai dato?
Gli ho detto: “Bruno, hai presente due persone che vengono buttate a mare? Quello intelligente si ricorda di uno dei primi consigli ricevuti, fai il morto che rimani a galla. Quell’altro invece, continua ad agitarsi, fin quando perde le forze e va a fondo. Insomma, inutile urlare e farsi sopraffare dalla disperazione.

Meglio mettersi lì a pensare e costruire almeno tre scenari. E poi mettere in pratica quello più adatto alla situazione. Insomma, non è per niente facile, la società impianti di Campiglio è una macchina molto complicata e non impari tutto in due inverni. Bruno però sul piano del marketing è un fuoriclasse e la sua umiltà e capacità di imparare è eccezionale. Se la caverà. Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di Danni economici l’esempio di

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Marco Di Marco

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.