Turismo

Prima di tutto, la strada!

Il “Pensiero di un maestro di scio” di oggi si intitola: “Prima di tutto, la strada!”.
È un conto alla rovescia un po’ strano quello che sta vivendo in questi giorni la montagna. Impiantisti e operatori turistici aspettano il via libera per l’apertura, scadenza il 15 febbraio.

Tutto è pronto per ripartire nel rispetto dei protocolli indicati dal CTS. Protocolli che ormai conosciamo, iniziando da quel 50% di presenze ridotte per evitare affollamenti.

Abbiamo più volte sottolineato la capacità e la volontà della montagna di adeguarsi alle nuove norme richieste, pur di iniziare la stagione invernale con tutte le limitazioni del caso.

Ci sono però dei punti fondamentali perché la partenza abbia una valida ragione anche sul piano economico.

La strada prima di tutto. Intesa come la possibilità di spostarsi da una regione all’altra.

Rimanendo chiusi nella propria regione, per molte località l’afflusso degli sciatori sarebbe davvero esiguo, verrebbero soprattutto a mancare i tradizionali ospiti degli alberghi e pure i tanti sciatori di giornata che risiedono fuori confine.

Perciò, in parallelo alla prevista apertura, i vari “Assessori della montagna” dovrebbero occuparsi di questo serio problema, che a ben guardare è una limitazione a tutte le altre che verranno applicate nel caso di un “liberi tutti”.

Faccio un esempio pratico. La Valle d’Aosta, dove abito, è piccola e in inverno vive soprattutto di turismo bianco grazie alle tante località deputate allo sci.

Se però non si dà la possibilità di raggiungerle anche per chi viene da fuori regione, è impensabile vivere di quel 50% di praticanti. Non ci saranno mai, dato il numero esiguo di residenti e non tutti ovviamente sciatori.

Il suo bacino di utenza, specialmente quello giornaliero (che sarà fondamentale) è il Nord Ovest d’Italia con le sue città, ma se gli spostamenti sono vietati…

Lo stesso discorso vale comunque anche per le regioni più grandi. Lo sci non è uno sport stanziale, ci si muove, dalla Lombardia al Trentino, dalla Toscana al Veneto e così via. Sulle Alpi e sugli Appennini le stazioni non mancano e tutte meritano di essere “sciate”, senza limitazioni.

Altrimenti si tratterebbe di uno sci soltanto sulla carta aperto a tutti, ma di fatto ancora vietato ai più.

Senza questo “via libera” (nel senso di spostamenti interregionali), la strada per raggiungere le località di montagna diventerebbe ancora più in salita in previsione del 15 febbraio.

C’è poi un’altra questione da non sottovalutare. Quella di permettere le aperture serali a bar e ristoranti almeno sino alle ore 22, come avviene in Alto Adige.

In una località turistica di montagna, oltretutto in inverno, il solo asporto serale limiterebbe ancor di più i già eventuali (esegui) incassi.

Fortunatamente, a quanto si apprende dalle indicazioni del CTS, i ristoranti e i rifugi sulle piste, potranno almeno far accomodare, in caso di apertura, i propri clienti all’interno dei locali, con un numero sempre contingentato e privilegiando le prenotazioni.

Con queste ulteriori limitazioni chi ha un’attività o lavora in montagna rischia di essere “cornuto e mazziato” già in partenza, se prima non si trova un rimedio.

Walter Galli
P.S. È tempo di pensare a un “Assessorato della Montagna”, regionale, nazionale? Purché capace. prima di tutto la prima di tutto la

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.