Turismo

Thoeni, Tomba, Brignone e Magoni in pista per salvare la stagione

No, non è un evento ma Gustav Thoeni, Alberto Tomba, Federica Brignone e Lara Magoni scendono in pista per salvare la stagione. Non la loro, ma quella di tutti gli appassionati. E lo fanno spiegando le loro ragioni dinnanzi alle notizie poco confortanti esplose oggi.

Gustavo, che conduce da sempre un albergo a Trafoi, con toni assolutamente pacati, come sempre, spiega che: “Sarebbe un peccato non poter aprire a Natale e Capodanno. Peccato per gli impianti e per le gravi perdite di noi albergatori. Mi sembra che l’intenzione sia quella di non aprire. Vediamo se l’Alto Adige farà qualcosa sfruttando l’autonomia, ma sarà difficile”.

L’eroe della Valanga Azzurra, 70 ani il prossimo 28 febbraio, specifica: “Senza parlare di cifre, non aprendo per Natale e Capodanno, l’incasso sarà almeno un terzo in meno“, stima Thoeni che assieme alla moglie gestisce il ‘family hotel’.

“Vediamo se si riuscirà ad aprire a gennaio per poi andare avanti fino a Pasqua, ma molto dipenderà se arriveranno i turisti. Perché se non potranno spostarsi sarà un altro grande problema. In un albergo chiuso le spese comunque ci sono sempre, a partire da quelle di riscaldamento. L’estate? Diciamo che è andata abbastanza bene”.

Poche ore prima si erano fatti sentire con una nota all’Ansa, anche Alberto Tomba e Federica Brignone. Quest’ultima, in viaggio per Livigno per le rifiniture in vista di Lech sottolinea così il suo dispiacere: “È molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti.

Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile. Permetterebbe alle famiglie e ai ragazzi di stare all’aria aperta – sottolinea Brignone -, facendo nel rispetto delle regole uno sport che non è pericoloso, che permette di stare a distanza perché nello sci è difficile starsi addosso. E darebbe un segnale di positività».

Da parte sua Alberto Tomba: «Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c’è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c’è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti».

Chiaro è che nessuno dei tre è uno scienziato esperto di Covid, e certamente non sono intervenuti in veste di esperti virologi. Ci mancherebbe. Ma il loro pensiero, sciisticamente autorevole senza dubbio, è quello di tantissime persone. Non ultimi i presidenti delle Regioni che oggi hanno espresso al Governo la loro contrarietà alla chiusura.

Il tono si fa più perentorio nella nota di Lara Magoni, oggi assessore regionale al Turismo, Marketing Territoriale e Moda della Regione Lombardia.  “La scelta del Governo di tenere chiusi gli impianti sciistici potrebbe rappresentare la pietra tombale per l’economia di interi territori di una vasta area italiana. Una decisione che, se confermata, non ascolta il grido d’allarme di migliaia di operatori della montagna.

Per non parlare dell’indotto del turismo, dalle strutture ricettive alla ristorazione e sino a tutte quelle aziende di abbigliamento, attrezzature sportive e accessori che hanno nella stagione bianca il loro mercato di riferimento. Il Governo, tra l’altro, non sta tenendo conto della programmazione degli altri Paesi confinanti dell’arco alpino.

A Natale magari si potrà sciare in Svizzera e in Austria, mentre pochi chilometri di qua del confine, in Italia, tutto potrebbe essere mestamente chiuso – ha spiegato l’assessore al turismo –. Una vera e propria ingiustizia. A maggior ragione dopo che la Conferenza delle Regioni ha approvato questa mattina le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita in totale sicurezza.

Per decisioni di tale portata, che coinvolgono il destino di un intero comparto produttivo, sarebbe fondamentale una condivisione a livello europeo, con strategie comuni, che tengano in considerazione l’emergenza epidemiologica e le esigenze del mondo della montagna. Una condivisione che il Governo Conte non ha minimamente preso in considerazione“. Thoeni Tomba Brignone e Magoni

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.