Turismo

Tutti assieme appassionatamente

Il pensiero di un maestro di sci i oggi si intitola “Tutti insieme appassionatamente”.
Attenzione agli affollamenti. Per la montagna il vero pericolo. Quando si riapriranno gli impianti saranno in tanti gli appassionati che vorranno finalmente tornare a sciare.

E tutti noi, addetti ai lavori, dovremo farci trovare pronti. Ma la collaborazione dovrà essere di tutti e non gravare soltanto su alcune categorie, in primis gli impiantisti.

Il CTS ha fatto le sue valutazioni, precisando (in alcuni punti in modo non del tutto chiaro) quelle che sono le linee guida cui attenersi e che ormai si conoscono.

Afflussi al 50%, vendita online degli ski pass, distanziamento nei luoghi chiusi delle stazioni e così via. Il vero nocciolo della questione rimane però quello degli affollamenti, che vanno gestiti, onde evitare quello successo a inizio di stagione, dove le lunghe code alle biglietterie in alcune località hanno fatto gridare “allo scandalo” tutti i media, additando il mondo della montagna come un mondo di irresponsabili e incapaci di organizzarsi. Con le successive polemiche che hanno diviso l’opinione pubblica, tra “innocentisti” e “colpevolisti”.

Agli impiantisti spetterà, stando a quanto prescritto dal Comitato, il compito di nominare un “referente Covid” per stazione. Che è anche una buona cosa, onde evitare inutili confusioni di ruolo in quella che ritornerà a essere l’operatività di un’intera località.

Per questo sarà importante più che mai, dal 15 febbraio in poi, una collaborazione strettissima tra tutti gli operatori. Iniziando dagli albergatori, cui dovrà essere demandato anche a loro il compito di vendere gli skipass per i propri ospiti (in molte strutture già lo fanno), sulla base delle prenotazioni ricevute, creando così una delle corsie preferenziali per chi decide di soggiornare, nel rispetto di quel famoso 50%.

Dove necessariamente, sempre nel rispetto di questo “numero chiuso”, si dovrà pure tenere conto degli ex possessori di stagionali, di chi ha le seconde case e dei tanti appassionati “in giornata”, con un acquisto del biglietto on line ma anche in presenza.

In tutte queste restrizioni, probabilmente saranno più avvantaggiati i grandi comprensori, considerando i grandi afflussi e le dotazioni tecnologiche di cui già dispongono, diverso sarà invece per le piccole stazioni, dove è più probabile un acquisto direttamente sul posto.

In entrambi i casi occorre comunque del personale che gestisca la formazione di eventuali code, magari sul modello dei “Covid Angels”, operativi da quest’inverno in alcune stazioni della Svizzera.

Inoltre, sempre gli alberghi dovrebbero, d’intesa con le società degli impianti, aiutare le Società nel differenziare gli orari d’accesso alle piste per i propri ospiti, così come per le Scuole di sci per i propri allievi.

La vendita degli skipass in stazione potrebbe e dovrebbe essere affidata anche a tutti quegli altri esercizi commerciali esistenti in stazione, iniziando dai noleggi sci, diventati ormai punti importanti di aggregazione.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, sarà la stretta collaborazione con le diverse forze dell’ordine operanti sul territorio, alle quali dovrebbe spettare il compito di controllare gli afflussi, in sinergia con gli eventuali “Covid Angels”, onde evitare gli aggregamenti.

Perché tutto questo funzioni è però fondamentale la collaborazione di tutti gli sciatori turisti, anche loro chiamati al rispetto delle regole. La montagna è una grande famiglia, lo ha dimostrato con i fatti l’evento mediatico “per chi suona la Montagna”, dimostrando la voglia di ripartire.

Dalla metà di febbraio, quando gli impianti saranno nuovamente aperti anche agli sciatori turisti, varrà più che mai il titolo di quel famoso film degli anni cinquanta: “Tutti insieme appassionatamente”. Uniti si vincerà questa nuova sfida, dimostrando che chi scia ha rispetto della propria e altrui sicurezza.

Walter Galli
P.S. Ovviamente la politica regionale e del territorio deve fare la sua parte.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.