Turismo

Valeria Ghezzi (Anef) e uno slalom per capire quale stagione ci aspetta

Valeria Ghezzi (Anef) e uno slalom per capire quale stagione ci aspetta.
È giunto il momento di fare un po’ di chiarezza e cercare di capire come potrebbe funzionare la stagione 2021/22. Per questo vi proponiamo uno slalom, dove noi siamo il tracciato e l’atleta è Valeria Ghezzi presidente Anef, l’associazione che raggruppa la quasi totalità delle società impianti in Italia.

La partenza è subito tosta: Valeria si scierà quest’inverno vero?
Assolutamente sì!

Lo dici perché lo speri o perché te lo hanno assicurato?
Cerchi di farmi inforcare? Non ci riuscirai. Dico questo: il Governo ha ben compreso che non possiamo permetterci di rimanere chiusi un altro inverno. Può sembrare una banalità tanto è scontato, ma ti assicuro che è la vera chiave. Poi quali saranno le regole, lo vedremo, ma intanto si potrà sciare. Fammi dire, la questione è fuori discussione. Lo stesso Ministro del turismo Massimo Garavaglia, a più riprese, ha confermato che quest’inverno si scierà. Noi gli crediamo. La differenza con l’anno scorso è netta, altrimenti sarei molto più scettica.

Significa che prima non si erano resi ben conto di cosa avrebbe causato la chiusura totale?
Guarda, non ho alcuna remora nel dire ciò che è accaduto. Il Governo non si era minimamente reso conto del tipo di danno che avrebbe subito la montagna. In questo non credo ci sia stata malvagità, piuttosto poco consapevolezza. Se la montagna non la conosci per niente l’idea che ti fai non può che essere deviata.

Le decisioni prese con una certa leggerezza credo proprio siano state “contaminate” dall’opinione che lo sci, per loro, fosse un’attività riservata ai ricchi, possibilmente viziati, nonché capricciosi. Qual è il problema se per una stagione non ti fai le tue benamate curve? Questa ideologia ha eretto un muro e infuso una sorta di senso di colpa: “Col disastro che c’è fuori tu pensi a sciare?”. Peccato che dietro a quel muro si “nascondesse” un’economia enorme. Lo so, è una situazione paradossale, fin quasi ridicola, ma questo è.

Il Governo attuale lo trovi diverso?
Sì, proprio perché ci sono persone con provenienze (geografiche, non politiche) e competenze diverse. C’è anche un vantaggio non indifferente. Bene o male il passato qualcosa avrà pur insegnato. Alla luce di questo dubito che dinnanzi al monte ristori stabiliti per la chiusura si prendano ancora le cose con leggerezza. La scabrosa frase “La montagna è solo una sciata” non credo che qualcuno oserà ripeterla.

Per evitare del tutto che questo possa accadere, avete chiesto un incontro?
Abbiamo scritto a Mario Draghi e a mezzo Governo per ottenere un confronto atto a ricevere garanzie sull’inverno. Più altre azioni con diversi parlamentari. Siamo in attesa di una risposta. Che potrebbe avvenire anche in occasioni pubbliche.
La sensazione è comunque che tale Governo ci dia un po’ più retta rispetto al precedente. Quello che manca ancora da parte di molti al Governo è la consapevolezza che la montagna deve ricevere adesso certezze ragionevoli se non assolute. L’organizzazione invernale è molto complessa e richiede tempi lunghi. Non pretendo che lo capiscano nei dettagli, mi accontenterei che ci ascoltassero. E poi che snelliscano l’iter per ricevere i ristori.

Arrivano?
Questa è una porta impegnativa! Allora, di sicuro, dopo la delibera dell’Europa, il decreto è stato firmato, ma noi non l’abbiamo visto, o meglio, non hanno voluto condividerlo con noi. E se permetti questo a me genera un’enorme preoccupazione.

Non è ancora stato pubblicato?
Macché. Il Ministro Garavaglia lo ha firmato, ma manca, poi la firma del Ministro dell’Economia e per finire la vidimazione della Corte dei Conti. Per ora ufficialmente siamo fermi all’ok dell’Europa arrivato a fine luglio. Passaggio, quest’ultimo, che non si è reso necessario per i 40 milioni destinati ai Maestri di sci, ora in erogazione. Sinceramente non ti so dire su quale tavolo si trovi la nostra pratica in questo momento.

Cosa ti preoccupa?

Non c’è un fattore specifico, ma ho un dubbio endemico ogni qualvolta non riesco ad avere un riscontro visivo delle cose.

Come saranno suddivisi i ristori?

In base al fatturato. Ma l’Europa ha perfezionato le condizioni. Una società non può prendere una cifra superiore alla differenza tra l’ebitda medio (l’equivalente del MOL, Margine Operativo Lordo, ovvero i ricavi meno i costi di un bilancio) degli ultimi tre anni e l’ebitda (negativo) di quest’anno. Questo per evitare che si venga risarciti di più del danno subito.

I risarcimenti (oltre 430 milioni di euro) arriveranno dallo Stato quindi?
Spero proprio di sì! Ai maestri dalle regioni, per noi da Roma, perché molte società hanno impianti su più regioni e su più comuni. Non dovrebbe essere un problema poiché l’Agenzia delle Entrate, una volta che riceve l’ok generalmente è molto efficiente.

C’è un tempo massimo per ricevere i ristori oltre il quale qualche stazione potrebbe alzare bandiera bianca?
In teoria questo tempo è ampiamente scaduto! Se non ha ancora chiuso nessuno è perché il debito si è infilato in una spirale a catena. Ne stanno pagando le conseguenze i fornitori e il resto della filiera. Si rimane in piedi facendosi dare una mano dalle banche. Che però sono istituti di credito, non di beneficenza! E sai quali garanzie possiamo mostrare loro? Un decreto che ancora non è stato pubblicato e la speranza che si possa aprire! Se almeno ci potessero assicurare che i ristori arriveranno, per esempio, a ottobre-novembre, avrei qualcosa di più serio da esibire in banca.

E qualcosa di convincente da portare al Governo lo avete prodotto?

In attesa che ci ricevi, abbiamo già fornito sia al Governo che al CTS dati precisi sull’andamento dei contagi e del tipo di organizzazione adottate nei paesi dove lo sci l’inverno passato si è comunque praticato. Quindi, Svizzera, Scandinavia, Stati Uniti. Si rileva che non si sono verificati più contagi o comunque criticità provocate dalla pratica dello sci. Parliamo di dati, non di sensazioni.

Le avranno lette?
Mi auguro di sì, ma anche in questo caso si crea un vantaggio rispetto al 2019/20 quando non potevamo certo esibire alcuna statistica. Documenti di questo tipo hanno anche il compito di delegittimare pregiudizi vari. Perché la chiusura dello scorso inverno è stata stabilita senza esaminare alcunché. Ripeto, sono partiti dal concetto che si poteva fare benissimo a meno di una pista da sci. Tra l’altro ampiamente sostenuti da doversi media importanti. Anche in questo caso l’ideologia è stata la stessa. Le ho sentite con le mie orecchie. “Che sarà mai, quest’inverno dirò a mio figlio che non si può sciare, qual è il problema?”. Spero abbiano cambiato opinione.

Non mi sembra però che la montagna non si sia fatta sentire
Si è fatta sentire eccome, ma non è stata ascoltata. Io ho cercato di parlare con diversi Ministri, Speranza, Boccia, Franceschini, Spadafora e anche Conte… Sempre rimbalzata. Nessuno pretendeva la luna, ma almeno un: “Venite, spiegateci e vediamo cosa si può fare”, non mi sembrava fosse una pretesa così assurda. Insomma, inutile girarci attorno, il vecchio Governo non ha mai voluto ascoltarci. Se questo fosse invece accaduto sono convinta che quella schifezza del 15 febbraio non si sarebbe mai verificata.

Dunque oggi il Ministro Garavaglia dice che si scierà perché sappiamo essere amante della montagna o c’è un piano ben preciso dietro?
Non ho parlato col Ministro di questo e non posso certo entrare nella sua testa, ma credo lo sostenga per una serie di motivi. Ora c’è la consapevolezza che la montagna è un settore (una comunità socio-economica?) come tutti gli altri e come tale ha bisogno di rimanere aperto e di funzionare seppur con tutte le sicurezze possibili. Non credo ci sia più nessuno che possa permettersi di dire “Scusate ma possiamo fare a meno di voi”. Le prove prodotte sul fatto che lo sci non è fonte di contagio fanno la loro parte.

Ovviamente mi riferisco agli impianti di risalita. Chiaro che il contagio può avvenire negli alberghi o nei posti chiusi, ma questo vale in montagna come in città. Quindi sono certa che si potrà sciare se non altro per un motivo economico, esattamente come in tanti altri settori, proprio perché oggi c’è maggior consapevolezza che la montagna è un’industria e non un passatempo.

Veniamo alle regole: green pass?
Se questa è una placca di ghiaccio non ci passo sopra. Per dire che non mi addentro nella zuffa politica o ideologica. Chiudo subito la questione, se il green pass è uno strumento che ci permette di lavorare, ben venga! Il problema maggiore su cui soffermarsi non è green pass sì, green pass no, ma come usarlo.

Abbiamo capito tutti che esistono notevoli incongruenze. Se vai in un ristorante devi averlo, ma il ristoratore no. Su un treno regionale di pendolari stipato all’inverosimile non serve, ma su un treno veloce con sedili ben distanziati sì. Per non parlare dei mezzi pubblici.

Allo stesso modo, se lo sciatore fosse obbligato ad averlo, opzione che mi sembra essere l‘unica possibile, si tenga presente che ora come ora l’operatore di un impianto di risalita può lavorare senza. Dunque esiste una questione politica che non può certo risolvere l’Anef. Ma ancora più importante è il fattore tecnico, ovvero come effettuare i controlli.

A occhio, l’unico modo mi sembra possa avvenire nel momento in cui si acquista lo skipass…
Certamente, ma la cosa non avviene con un semplice schiocco di dita. Oggi esiste solo l’app di verifica C19 e per la privacy non possiamo vedere la data di scadenza, e per i plurigiornalieri o gli stagionali questo è un problema enorme. Si sta lavorando per un sistema di attivazione del green pass che avverrebbe con l’acquisto dello skipass online.

L’ostacolo da superare sarebbe il costo di tale software insostenibile per diverse stazioni. Una soluzione si troverà. E non può essere che a ogni tornello lo sciatore sia costretto a tirar fuori dalla tasca il telefono o che comunque debba essere munito di uno smartphone sempre attivo.

C’è anche un altro aspetto: lo sciatore, chiamiamolo single, non avrebbe problemi, ma chi è a capo di un gruppo e deve acquistare skipass multipli, cioè per più persone, come fa?

Insomma il sistema di vendita online degli skipass è ancora agli inizi. Non siamo strutturati come la vendita degli hotel o di un biglietto aereo. Questi e altri sono tutti aspetti che stiamo affrontando H 24, ma ti assicuro che non sono per nulla banali, anche se siamo nel 2021.

Devo dire che siamo in buone mani perché questi aspetti tecnici sono oggetto di elaborazione da parte di Ski Data e Axess, aziende tecnologicamente molto avanzate, abituate a gestire ingressi di eventi giganteschi. Collaborano poi Skirama, Dolomiti Superski, Anefski Lombardia e altri attori del nostro settore.

Per quanto riguarda, invece, le regole di ingaggio?
Se ti riferisci al protocollo, la regola base è questa: la capienza è al 50 per cento che diventa dell’80 per cento col green pass. Non è ancora del tutto certo, perché occorre una Legge, ma questa è la proposta che abbiamo avanzato noi al CTS, accompagnata da una serie di sistemi di sicurezza.

Come l’areazione delle cabine con tanto di numero di cambio aria che vengono garantite. Più altre disposizioni. Queste precauzioni devono però eliminare il contingentamento perché allora sì che la situazione si complicherebbe non poco. Prendiamo un Sella Ronda: da dove entri che ci saranno cinquanta ingressi? Come fai a contingentare gli sciatori?

Al di là di questo, la montagna sarebbe in grado di sostenere una stagione al 50 per cento?
Assolutamente no! Per questo abbiamo proposto il Green pass. E se il CTS ci dice che con questo strumento andiamo all’80…
Ieri Forza Italia è uscito con un comunicato stampa nel quale annuncia la presentazione di un emendamento al decreto Bis.

La richiesta è proprio quella di estendere il certificato verde anche all’uso degli impianti di risalita. In realtà questa proposta è stata condivisa da diverse forze politiche, ma sinceramente non so perché la comunicazione sia arrivata solo dal partito Azzurro. Mi auguro che non sia saltato tale accordo.

Siamo giunti quasi al traguardo: qual è la tua mission in questo momento?
Chiudere la pratica dei ristori e garantire regole accettabili per quest’inverno in tempi brevi. Le località hanno assoluto bisogno di sapere adesso con quali regole si potrà sciare.

È necessario soprattutto per consentire alle stazioni di garantire la massima sicurezza sia agli sciatori che ai lavoratori della montagna. Faccio presente che tutte le località hanno già iniziato a organizzare la stagione dando per certo che si scierà regolarmente. Questo “dare per scontato” deve diventare certezza in tempi brevissimi.

A proposito di lavoratori, c’è la coda per venire a lavorare in montagna?
Di sicuro non si corre il pericolo di assembramenti. È un problema enorme questo. Il personale scarseggia. L’edilizia col Superbonus del 110 per cento ci ha portato via tantissimi lavoratori. Come non capirli!

In questo momento, di sicuro quel settore ha prospettive ben più allettanti del nostro. Sai benissimo che quando una stazione fa girare gli impianti, che ci siano 10 sciatori o 1000 il personale non cambia. A meno che decidi di chiudere mezzo comprensorio. Ma se così fosse, dove andiamo?

Il contratto della vostra categoria è deboluccio?
È un Contratto CCNL (contratto collettivo nazionale del lavoro) impianti a fume. Ti assicuro che è un ottimo contratto, superiore, ad esempio, a quella del turismo. Il problema è che mancano proprio le persone dotate anche di competenze specifiche.

Mettiamo il caso: ristori arrivati, regole scritte, pronti per partire, quale messaggio di marketing diffonderesti per promuovere lo sci in Italia?
Naturalmente stiamo lavorando anche su questo aspetto fondamentale. L’approccio turistico va sempre bene, ma credo che in questo momento ci siano altre priorità, altri argomenti che gli appassionati si aspettano.

A cominciare dal messaggio che lo sci è uno sport sicuro, in riferimento al covid. Tale fiducia va però conquistata, quindi è importante, in maniera del tutto trasparente, dare dimostrazione evidente di come gestiremo le varie situazioni. La gente ama la montagna e anche quest’estate ne abbiamo avuto ampia dimostrazione. Ma è fondamentale trasmettere loro tranquillità e sicurezza. Dobbiamo essere bravi a farlo capire e poi a farlo vivere.

Alla fine dei conti possiamo dire che sei velatamente ottimista?
Diciamo ottimista con una certa ansia. Comunque come sono arrivata nello slalom?

Prima!
Valeria Ghezzi (Anef) e  Valeria Ghezzi (Anef) e  Valeria Ghezzi (Anef) e 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.