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Colò e Gasperl, una sfida oltre ogni limite  

Lo scrittore Riccardo Crovetti racconta una delle tante storie fantastiche di uno sci antico, dimenticato e nascosto, come quella che ha visto  Colò e Gasperl attori di una sfida oltre ogni limite

Nell’aprile del 1947 Zeno Colò si afferma nuovamente nel prestigioso Trofeo Cervino, stabilendo il nuovo record della pista Pian Rosà-Cervinia, in cui tocca in certi punti del percorso i 120/130 km/h. Un’impresa eccezionale soprattutto per la velocità raggiunta, che lo porta in quei giorni ad accarezzare “l’idea folle” di tentare di superare il record di velocità di 136 km/h, stabilito da Leo Gasperl 16 anni prima.

In questa nuova sfida trova la complicità di diversi personaggi presenti a Cervinia: tra questi, il medico locale Aldo Bobba che ne è il fautore. Lo stesso Bobba, insieme a Giuseppe Pirovano e Guido Perolino, cominciano a pianificare e a rendere concreta una nuova edizione del Chilometro Lanciato.

St. Moritz 1933. La foto ritrae Leo Gasperl mentre sta testando la tenuta delle due maniglie che lo aiuteranno a non essere ribaltato indietro dalla resistenza dell’aria quando percorrerà il tratto di maggiore pendenza di una prova del Chilometro Lanciato.

Al gruppo si unisce, anche nelle vesti di contendente, il primo maestro di sci di Zeno Colò, Rolando Zanni, che sfidava da ragazzino sugli strapiombi di Abetone. Ai due non par vero di rinnovare l’antico confronto, ma il recordman Leo Gasperl, venuto a conoscenza del tentativo di Colò, vuole far parte anch’egli della competizione.

Abetone 1932. Si riconosce da sinistra “il professore” Rolando Zanni. Di fianco a lui l’allievo il dodicenne Zeno Colò, di seguito Bingher, Claudio Seghi (fratello di Celina) e il futuro azzurro Franco Sisi (Collezione dell’autore)

A completare l’eccezionale quartetto è Alberto Marcellin, il campione della Scuderia Agnelli, grande protagonista dei mondiali cortinesi del 1941 (poi annullati dalla FIS).

La macchina organizzativa con una decina di addetti ai lavori tra cronometristi, delegati e giudici di gara è completata. Anche grazie all’aiuto degli svizzeri che dal lato opposto del Cervino hanno fornito la corrente elettrica e il dispositivo di cronometraggio elettronico Longines.

Viene scelta la data di giovedì 8 maggio per la sfida che comprende tre tentativi per ciascuno dei concorrenti che si presentano al rendez-vous muniti solo di racchette e sci normali ma soprattutto senza nessuna protezione per il capo.

Roma, settembre 1937. Gli allenamenti collegiali alla Farnesina. Tra gli azzurri si riconoscono seduti in seconda fila da sinistra, Alberto Marcellin (il secondo) e a fianco a lui Zeno Colò. L’amicizia tra i due giovani talentuosi si cementò proprio in quel periodo. (Collezione Giuliana Armand)

La pista ideale per quella importante competizione è stata individuata sul pendio occidentale del Piccolo Cervino, un percorso di 400 metri di dislivello che ha una pendenza tale che è impossibile stare in piedi. Si sceglie di gareggiare nel pomeriggio con le condizioni ideali per i magnifici quattro che si danno battaglia.

Nella prima prova Zeno Colò polverizza subito (142,857 km/h) il record di Gasperl che a sua volta ribadisce la leadership portando il record a 147,541 km/h. Ma è il piemontese Alberto Marcellin che nella seconda prova a sua disposizione in perfetto “stile a uovo” alza l’asticella a 150,628 km/h. Colò naturalmente non ci sta, ci riprova e lo supera (152,542 km/h).

Pisa, febbraio 1937. Rolando Zanni con Gambi proprietario della ditta omonima che produsse gli sci con cui Zeno Colò si assicurò il record del Chilometro Lanciato e i successi mondiali negli anni seguenti. Fu proprio Zanni che in più occasioni preparò gli attacchi degli sci al futuro campione del mondo. (Collezione Paola Zanni)

I pochi fortunati presenti ora attendono trepidanti la replica di Marcellin che non riesce a superarlo e, in prossimità del traguardo, “spigola” e cade in modo rovinoso, disintegrando gli sci e rimbalzando più volte sul terreno. Le conseguenze di quella caduta sono tremende: si strappa tutti i legamenti e subisce una doppia frattura che coinvolge contemporaneamente il malleolo mediale e quello laterale.

I magnifici tre: da sinistra Vittorio Chierroni, Zeno Colò e il loro allenatore e mentore Leo Gasperl. Erano l’autentica colonna portante di una squadra azzurra che avrebbe potuto mietere successi in campo internazionale se non fossero arrivati gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale. (Collezione dell’autore)

Riprenderà a gareggiare solo alla fine dell’anno successivo, ma non sarà mai più lo stesso splendido atleta ammirato fino a quel momento. Nonostante il brutto incidente accaduto a Marcellin, Gasperl chiede di replicare una sezione di prove il giorno dopo. Zeno accetta mentre Rolando Zanni, viste le proprie prestazioni non competitive rispetto a quelle degli altri contendenti, rinuncia.

Ora la sfida è tra il maestro e l’allievo, tra l’ex allenatore azzurro e il suo pupillo, tra il vecchio recordman e il nuovo che fino a quel momento ha fatto segnare il tempo migliore.

Leo parte subito all’attacco e nella prima prova porta la velocità a più di 157,205 km/h e anch’egli alla fine del canalone cade in modo rovinoso.

QUI SOPRA, Sestriere, gennaio 1941, tra i componenti della nazionale azzurra di sci alpino che prese parte ai mondiali di Cortina (poi annullati) si riconoscono da sinistra in piedi l’allenatore Leo Gasperl (il quarto) e Zeno Colò (l’ultimo a destra). In basso al centro Alberto Marcellin. (Collezione Giuliana Armand)

QUI SOTTO, Una foto inconsueta per dei campioni di sci ripresi a Laigueglia nell’estate del 1942. Si riconoscono da sinistra gli azzurri Roberto Lacedelli, Alberto Marcellin e Zeno Colò, gli ultimi due sono Aldo Vitalini e Bruno Da Col. (Collezione Adriana Vitalini)

La sua esperienza maturata negli atterraggi dai salti in alto e la sua prontezza di spirito nel tenere gli sci alti durante la caduta lo aiutano a limitare i danni e batte solo la schiena. Colò nelle due prove successive migliora il suo record personale ma non riesce a superare l’amico-avversario.

È stanco il fuoriclasse toscano: il tracciato affrontato in tensione e alla massima velocità e il percorso inverso nel raggiungerlo a piedi per ben cinque volte in due giorni cominciano a sentirsi. Vorrebbe quasi arrendersi ma il “vecchio” maestro Zanni lo incita a non mollare, preparandogli al meglio la pista per l’ultimo tentativo.

Un primo piano di Alberto Marcellin fresco vincitore del trofeo definitivo della Coppa Tre Funivie ex Coppa del Re. (Collezione Famiglia Marcellin)

Nella terza e ultima prova Colò è una saetta quando passa i due traguardi dei cento metri, tra lo stupore dei pochi presenti stabilisce il nuovo record di 159.292 Km/h. Il grande Leo vorrebbe replicare ma accusa la stanchezza e il cambiamento delle condizioni meteo lo fanno desistere. Abbraccia l’amico in un simbolico passaggio dello scettro che decreta Colò come l’uomo più veloce del mondo.

Rolando Zanni con il suo stile di sciata perfetto, sprezzante del pericolo e ogni limite per lui era una sfida da superare, ne sono testimoni le diverse fratture che subì. (Collezione Paola Zanni)

Queste parole di Federico Mariani, cronometrista F.I.C. e testimone di quella sfida epica, fotografano appieno la magia di quei momenti. «L’impossibile certo pare raggiunto, ben difficilmente si potranno trovare fegatacci d’altri uomini, condizioni meteorologiche di pista e di neve sincronizzati allo stesso momento per migliorare e ripetere la formidabile velocità raggiunta: uomini senza propulsione alcuna, affidati a due sole stecche di legno scivolanti senza nessuna possibilità di frenaggio o di guida rese nulle dalla velocità, a 160 chilometri all’ora!».

QUI SOPRA, La grinta di Rolando Zanni: un atleta mai domo che riuscì  a 37 anni ad aggiudicarsi il titolo in discesa ai Campionati italiani assoluti disputati nel 1951 a Malga Zirago (Vipiteno). Come l’amico fraterno Zeno Colò aveva la velocità nel sangue e tutte le sue imprese le ottenne con la vista menomata perché in tenera età perse quella all’occhio destro. (Collezione Paola Zanni)

QUI SOTTO, Un immagine inedita a colori di Zeno Colò sorridente ai piedi del Cervino (versante svizzero) la sua seconda casa. (Collezione dell’autore)

La sciolinatura da parte del campione abetonese era quasi maniacale. Questa è quella che lo porterà al titolo mondiale conquistato nella leggendaria discesa di Aspen nel 1950. (Collezione dell’autore)

Un record quello di Zeno Colò che resisterà per dodici anni, fino al 15 marzo 1959, quando il Fiamme Gialle Edoardo Agreiter a Sestriere con ben altri materiali e in condizioni di gara migliori superò di un soffio i 160 km/h.

QUI SOPRA: Cervinia, 8 maggio 1947, il grande giorno è arrivato! Sullo sfondo Rolando Zanni con l’immancabile sigaretta (che alternava al sigaro!) e Alberto Marcellin. Non sembrano tradire emozioni mentre avvengono gli ultimi preparativi sul dispositivo di cronometraggio Longines. (Collezione Paola Zanni)

QUI SOTTO: Cervinia, 8 maggio 1947. La grande prova di Alberto Marcellin che fa registrare la stupefacente velocità di 150,628. Un record che durerà solo una decina di minuti, quando “Blitz” alias Zeno Colò fisserà un nuovo primato del Chilometro Lanciato. (Collezione Famiglia Marcellin)

L’autore ha preso spunto e informazioni dal libro di Lorenzo Proverbio «Kilometro Lanciato Storie oltre il limite Volume I 1867/1968» edito da Edizioni Effedì (2016). E da cinque fogli ciclostilati, copie degli originali redatti nel corso di quella edizione del Chilometro Lanciato. Due parti di questi dal titolo: «Gli uomini più veloci del mondo» furono curati da Federico Mariani.

QUI SOPRA, Leo Gasperl era un atleta eccezionale che non si distingueva solo per la grande eleganza nella sciata. Era infatti dotato di molta tecnica sia in discesa che nel salto con gli sci. Ben presto abbandonò l’agonismo per dedicarsi alla conduzione tecnica della nostra nazionale maschile di sci alpino (1935). Ruolo che ricoprì fino ai mondiali cortinesi del 1941 dove preparò anche la neo squadra femminile.

QUI SOTTO, A parte la spettacolarità del salto si ricorda che Gasperl con la moglie Luciana Albano portò per la prima volta i colori sulla neve, i loro maglioni di mille colori fecero tendenza creando lo “Stile Cervinia” che diede inizio ad una nuova epoca per lo sci e il testimonial ideale, con la sua sciata elegante sulle piste, chi poteva essere se non Leo. 

 

 

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).