La Gran Risa entra dalle finestre di casa. Ogni mattina, ogni stagione, ogni inverno. Per tanti rappresenta una pista, per David Castlunger assomiglia quasi a un membro della famiglia.
La osserva da bambino. La osserva da atleta. La osserva ancora oggi, pochi giorni dopo l’ingresso nella Squadra B delle discipline tecniche.
Il più giovane del gruppo, 19 anni compiuti il 4 maggio scorso. Una definizione che racconta l’anagrafe, molto meno la persona, perché David ragiona già come un professionista. Parla di pressione con entusiasmo, di recupero con la stessa attenzione dedicata agli allenamenti, di vittorie e sconfitte quasi con identico equilibrio. Il talento esiste, la sensibilità sugli sci pure. Allenatori e tecnici lo raccontano da anni.

David (19 anni dal 4 maggio ’26) ai recenti Mondiali Junior di Narvik: 10° in slalom, 19° in gigante, 5° nel team Parallel
Poi arrivano il lavoro, la preparazione atletica, l’infortunio alla spalla, le Fiamme Oro, i Mondiali Junior, la crescita costante che lo porta verso la Coppa Europa. Nel frattempo, resta il ragazzo della Val Badia. Quello che continua a confrontarsi con papà Elmar. Quello che testa il setup degli sci fino agli ultimi minuti prima della partenza. Quello che davanti a una convocazione importante vede soprattutto una nuova montagna da scalare.
Lo abbiamo raggiunto pochi giorni dopo l’ingresso nella Squadra B.
David, maturità al mattino e Squadra B nel pomeriggio. Giornate niente male…
“Sì, giornate abbastanza intense. Proprio ieri (18 giugno) ho affrontato la prova di italiano. Per fortuna è andata bene.”
Quale Tema hai scelto?
“Quello sulla fatica.”
Direi piuttosto adatto a uno sciatore…
“Sì, infatti. Mi sono trovato abbastanza a mio agio.”
Partiamo dalla convocazione. Te l’aspettavi?
“Negli ultimi giorni giravano parecchie voci. Alcuni parlavano della Squadra B, altri della Squadra C. Ho cercato di restare concentrato sulle cose da fare senza pensarci troppo. Poi è arrivata la telefonata di Andrea Truddaiu. Successivamente il messaggio sul gruppo e infine l’ufficialià: squadra B! Sicuramente una bella soddisfazione.”

Maggio ’26: David, cresciuto nello Ski Team Alta Badia, entra ufficialmente a far parte del Gruppo Sportivo Fiamme Oro della Polizia (arruolato), eccolo con papà Elmar e mamma Roberta nel giorno del giuramento
La prima persona che hai chiamato?
“Mio papà Elmar.”
Che emozione hai provato?
“Grande felicità. Dietro una convocazione del genere ci sono tanti anni di lavoro, tante persone che hanno contribuito al percorso e tanti sacrifici. Fa piacere vedere che tutto questo viene riconosciuto.”
Se chiudi gli occhi e torni bambino, quale immagine ti viene subito in mente?
“Il Pinocchio sugli Sci vinto nel 2021. Credo che rappresenti uno dei ricordi più belli della mia carriera giovanile. Avevo già partecipato diverse volte senza ottenere risultati particolari. Quel giorno invece è andato tutto bene. Ricordo quella nevicata intensa, il vantaggio di oltre un secondo, l’atmosfera e soprattutto l’emozione nel vedere il mio nome davanti a tutti.”

Quanto è cambiato il David di allora?
“La passione è rimasta identica. Fin da piccolo aspettavo le gare con entusiasmo. Se una competizione era programmata due settimane dopo, iniziavo a pensarci subito. Oggi è cambiato il modo di affrontare questo sport. Con il passare degli anni arriva una maggiore consapevolezza. Ogni dettaglio assume importanza e l’approccio diventa più professionale. Rimane comunque un dato di fatto: in allenamento non rendo come in gara. Ho bisogno del pettorale, del cancelletto, vedere il cronometro che inizia a partire. Meglio così che il contrario, dai!”
Papà Elmar continua a rappresentare un punto di riferimento?
“Assolutamente sì. Ha sempre mantenuto il ruolo giusto. Grande disponibilità, tanti consigli e mai interferenze nel lavoro degli allenatori. Per me resta una figura fondamentale.”
Gli mostri ancora i video delle tue manche?
“Sempre. Ne parliamo spesso. Confrontarmi con lui mi aiuta molto.”
Il suo giudizio conta ancora?
“Moltissimo. Alla fine, è una delle persone che mi conosce meglio sia come atleta sia come persona.”
Anche oggi che sei entrato in Squadra B?
Aspetta, meglio precisare, papà ha sempre rispettato il suo ruolo, sia quando mi allenava Valentini che Bortot. Stessa cosa con i tecnici del Comitato e delle Fiamme Oro. Presente ma mai invadente. Caso mai sono io che vado da lui per condividere le mie giornate. Nel recente raduno a Les 2 Deux Alpes mi ero portato gli sci che aveva preparato lui, come sempre, ma poi ho dovuto lasciarli allo skiman per il prossimo appuntamento sulla neve. In B funziona così. E quando sono tornato a casa a mani vuote, quei gesti che erano sempre suoi — custodirli, coccolarli, sistemarli — stavolta sono finiti nelle mani di un altro. L’ho vista bene quella lacrimuccia sul viso di papà…
LA CRESCITA
Quale momento ti ha fatto capire che il livello per arrivare in alto esisteva davvero?
“Probabilmente il primo anno Aspiranti. Tornavo dal primo infortunio importante (rottura del crociato giugno ’23) e ai Campionati Italiani di slalom (marzo 2024 – ndr) partivo con il pettorale 22. Dopo la prima manche mi sono ritrovato davanti a tutti. Una situazione che non immaginavo.”

Poi è arrivata l’inforcata…
“Sì. Alla seconda porta della manche decisiva. Sul momento una delusione enorme. Col passare del tempo però quella gara ha assunto un significato diverso. Mi ha fatto capire che il potenziale per stare davanti esisteva.”
Il periodo più difficile della tua carriera?
Febbraio 2025. Mi era uscita la spalla nel parallelo agli EYOF di Bakuriani. Da quel momento avevo sempre paura che potesse uscire di nuovo, ed è successo un bel po’ di volte. In slalom mi allenavo solo coi pali nani. Non era la stessa cosa. Sciavo più che altro in gigante. Il 18 aprile ho risolto con l’operazione e l’ultimo inverno è andato bene. Avrei dovuto operarmi prima.
I tuoi coetanei vivono università, vacanze e serate. Tu vivi allenamenti, palestra e trasferte. Che rapporto hai con questa realtà?
“Fa parte della scelta che ho fatto. Ogni tanto qualche occasione salta, è normale. Però svolgo l’attività che amo e questo rende tutto molto più semplice. Comunque mi prendo anche del tempo per me, non tantissimo, ma lo vivo con grande intensità. Poche occasioni, ben spese. Forse mi diverto molto di più degli amici che ci sono abituati, perché per loro è routine. A me basta questo.

Col fratello maggiore Marc, oggi studente di economia alla Bocconi, ma anche maestro di sci dopo aver disputato qualche stagione tra i Giovani
Ti sei mai chiesto come sarebbe stata la tua vita senza lo sci?
Mai.
IL DAVID ATLETA
Per anni tutti mi hanno parlato della tua sensibilità sugli sci. È ancora il tuo punto di forza?
“Credo di sì. Ho sempre avuto buone sensazioni sulla neve. Mi piace ricercare la conduzione migliore possibile e sentire quello che succede sotto gli sci.”
Hai sviluppato altre qualità?
“La mentalità in gara.”

Spiegami.
Come dicevo prima, in allenamento esprimo un certo livello ma è in gara che riesco a tirare fuori qualcosa in più. Mi trasformo letteralmente, tanto calmo nella quotidianità, tanto iena al cancelletto
Insomma, ti trasformi?
“Cosa vuoi che ti dica. Sarà che adoro mettermi alla prova. Mi piace il confronto con il cronometro.”
Tecnicamente dove passa il margine di crescita più importante?
“Essendo piuttosto alto tendo a inclinarmi con la parte superiore del corpo. In alcune situazioni arrivo un po’ scarico sugli sci. Negli ultimi anni ho lavorato parecchio sulla preparazione atletica proprio per migliorare questo aspetto.”
La palestra ha inciso?
“Tantissimo. Soprattutto nelle ultime due stagioni. Oggi percepisco una differenza importante rispetto al passato.”

La preparazione fisica è sempre stata una priorità?
Diciamo che l’ho sempre curata. Ma il vero cambio è arrivato da due anni, quando ho conosciuto bene Max Clara in comitato (oggi in Squadra B velocità). Avevamo lo stesso preparatore, Simon Dalpoz. Max era già fuori dalla scuola, aveva più tempo, e la sua voglia di mettersi in gioco in palestra mi ha trascinato. Vederlo così mi è servito da esempio.
Ti senti più slalomista o gigantista?
“In questo momento forse più slalomista. Però il gigante ha avuto un ruolo enorme nella mia crescita. In slalom sono sempre stato competitivo. In gigante ho costruito tanti miglioramenti.”
Quanto utilizzi il video?
“Tanto. Forse anche troppo.”
Troppo?
“Sì. A volte arriva un momento in cui bisogna smettere di guardare immagini e tornare semplicemente sulla neve. Però il video resta uno strumento molto importante.”

David in gigante in Senales nel 2022
Che cosa osservi per prima cosa?
“La posizione del corpo, i movimenti e il modo in cui costruisco la curva. Cerco sempre dettagli che possano aiutarmi a migliorare.”
Il materiale: sei rimasto preciso come sempre?
Sì, molto. Soprattutto sugli scarponi. Entrare in B e trovare materiali ancora più performanti (Rossignol) è una bella cosa. Mi dedico molto alle lamine, cerco sempre di adattare il setup alle condizioni. Prima di una gara testo sempre gli sci, faccio qualche curva, e se sento qualcosa che non va vado dallo skiman anche all’ultimo momento. Qualche colpetto di gomma se sento troppo filo. Parto sapendo già che il setup funziona. Così mi concentro sulla sciata.
L’allenatore lo avvisi o vai diretto dallo skiman?
Da entrambi. Avviso l’allenatore, poi vado dallo skiman per gli adattamenti pratici. Il dialogo con gli allenatori è fondamentale per lavorare tutti nella stessa direzione.
L’aneddoto su Bortot vale un intero capitolo. David aveva 14 anni. La testa di un ragazzo che vuole i pali e non capisce perché finisce nella neve fresca a fare curve senza senso. E poi a diciotto capisci. Certi allenatori ci vedono lungo…
«Sciavo bene sul liscio o con qualche segno, ma non ero forte nei tracciati bucati. Un giorno aveva appena nevicato e ha tracciato fuori pista, proprio per farmi sciare in situazioni limite, lontano dall’area di comfort. Non ero per niente felice. Lo reputavo solo una perdita di tempo. Adesso capisco bene il significato di quel giorno e non posso che ringraziarlo.»

Con gli allenatori dello ski Team Alta Badia (2021) Thomas Valentini e Alessandro Bortot
LA TESTA
Come reagisci quando una gara finisce male?
Non mi faccio buttare giù, però non la prendo neanche benissimo. Sono arrabbiato, deluso. Me la porto dietro per un po’. Poi quello che mi aiuta è sapere che il giorno dopo c’è un’altra opportunità. Passa.
E la vittoria cosa ti lascia?
Un momento di soddisfazione. Il segnale che il lavoro sta andando nella direzione giusta. Se vuoi sapere se mi esalto: no. Accade la stessa cosa di quando la gara va male. Buon umore per un po’, ma consapevole che il giorno dopo c’è un’altra gara, magari più difficile. Ho vinto delle gare Fis e so benissimo che rimangono sfide molto più importanti.
La pressione: pensi di saperla già gestire?
La pressione c’è e mi piace. È anche per questo che lo sci mi affascina così tanto. Pensa al calcio, al tennis: durano tanto. Noi abbiamo 60 secondi o poco più. Te la giochi in un attimo. In quell’attimo devi dare tutto te stesso.
Gareggi contro gli altri o contro te stesso?
Un po’ entrambi. Sicuramente anche contro me stesso, per mostrare a me che in gara riesco a dare di più.

Con il nonno Robert Comploj
Entrare in squadra B può far credere a un ragazzo di aver già superato un traguardo. Tu come hai vissuto ogni step verso l’alto?
Ho avuto la fortuna di trovare, ogni volta che salivo di livello, compagni molto più forti di me che me le suonavano. Al comitato, alle Fiamme Oro. Questo mi ha fatto capire che mi trovavo nel posto giusto, ma che non era un traguardo. Solo uno stimolo.
E in B sarà uguale: sei il più giovane di tutti.
Esatto. Stessa situazione. Sono tutti più forti di me. Gli stimoli per alzare il livello non mancheranno.
Cristian Deville come allenatore in slalom. Cosa ti aspetti?
Trovo sempre molto stimolante essere allenato da coach nuovi. Figuriamoci da uno con la carriera di Deville. L’ho già conosciuto in pista l’anno scorso. Sono gasato. E sono felice di avere anche Samuel Sentieri in gigante, che mi ha già seguito in C l’anno scorso.
Il sogno di vincere in Coppa del Mondo è ancora vivo?
Il sogno è rimasto, ma adesso non ci penso. La strada è ancora talmente lunga. Davanti c’è la Coppa Europa, che già conosco ma dove non ho ancora un punto. Forse sarebbe un errore pensarci adesso. So che c’è. Ma è meglio tenerlo ancora nel cassetto, pronto ad aprirlo quando arriverà il momento.

In slalom nel 2021
Obiettivi per questa stagione?
Fare punti in Coppa Europa. Probabilmente rivivrò i Mondiali Junior se meriterò la convocazione. Ma più di tutto voglio crescere tecnicamente, migliorare la sciata, e sfruttare l’estate per mettere su fisico. Lì ho ancora parecchio margine.
I Mondiali Junior dell’anno scorso: prima grande esperienza internazionale.
Bellissima. Lì ho capito che gareggiavo contro veri professionisti. Ho visto da vicino il francese Vitale, che ha già fatto Coppa del Mondo. Mi è bastato vedere lui e tanti altri in allenamento, o anche solo in hotel. Il bello di seguire un percorso agonistico è che ogni step scopri qualcosa di nuovo. Emozioni sempre diverse.
Una pista che sogni di affrontare in Coppa del Mondo?
La prima la vedo dal balcone di casa. La Gran Risa, ovviamente. Ma di Adelboden ne vogliamo parlare?

Apripista in Coppa del Mondo in Badia nella prova di slalom
Pista che tra l’altro dovrebbe adattarsi alle tue caratteristiche tecniche…
Sì, ma soprattutto mi piacerebbe vivere quell’atmosfera. Quando ti affacci su quel muro finale e vedi una muraglia umana al traguardo. Uau!
È un bel po’ che gli Azzurri non ci lasciano il segno, lì come su altre piste. Molti allenatori di club sanno il perché: commettiamo l’errore di spremere troppo i ragazzi fin dai children e quando approdano nella categoria Giovani hanno finito la benzina. Sei d’accordo?
Mah, io non penso proprio di non avere più benzina, tantomeno stimoli. Credo, piuttosto, non sia così utilizzata la tecnica del recupero. Per me rappresenta una parte fondamentale della preparazione. Con il passare degli anni ho capito che il recupero ha lo stesso valore dell’allenamento. Se il fisico e la mente recuperano bene, anche il lavoro quotidiano acquista qualità.”
Una mentalità piuttosto evoluta per un ragazzo così giovane. Chi te l’ha raccontata?
“Arriva con l’esperienza. Sì, certo, ho 19 anni appena compiuti, ma mi sono accorto che più si sale di livello e più diventa importante gestire tutte le componenti della performance. Il recupero, inteso come risposo, fa parte di questo processo e non credo sia una pratica così diffusa.”

David è Rossignol da sempre: eccolo con Danilo Astegiano, per tutti Dasti, responsabile Junior Rossignol. Agli Italiani Junior ’26 di Ravascletto è lui, David, a salire sul gradino più alto del gigante, davanti a Lorenzo Gerosa ed Enrico Zucchini.
Un atleta di Coppa del Mondo che ammiri?
Loïc Meillard. Non come eroe: come sciatore. Esprime un’armonia nel gesto davvero incantevole. Pulito, senza strafare. Non scio per niente con quello stile – la mia chiave tecnica è contaminata dall’aggressività – a volte eccessiva. Meillard: gli ruberei volentieri un po’ di quella pulizia.
Le Fiamme Oro: cosa ha significato entrare?
Ho firmato il 28 novembre, giuramento il 27 maggio scorso. Sono grato che abbiano creduto in me. È una sicurezza in più sul percorso che sto facendo: la certezza che non sto sbagliando strada. L’inverno scorso mi sono allenato un po’ col comitato e un po’ con la Polizia, e ho visto la loro professionalità in ogni aspetto — allenamento, preparazione degli sci, preparazione atletica. Anche questo step ha un ruolo fondamentale nella carriera che sto costruendo.

Se potessi parlare al David del 2021, cosa gli diresti?
Caro David, sono orgoglioso dei miglioramenti che hai fatto e dei traguardi che hai raggiunto finora. Però c’è ancora tantissimo margine. Non puoi sapere quanto, ma fidati…
E se potessi cambiare qualcosa del tuo percorso?
Non cambierei niente. Anzi una cosa sì: mi opererei prima alla spalla!
Pronto per Ushuaia?
Sarà l’ultima tappa prima che la stagione cominci davvero. È un’esperienza fantastica. Poter affrontare la stagione con un mese intero di allenamento in condizioni simili a quelle di gara è tanta roba. Una base fondamentale.

A Ushuaia nell’estate 2024
Ma come l’avresti presa se ti avessero mantenuto nella squadra C?
«Ammetto, l’avrei presa con un po’ di delusione. Ma non come bocciatura. Come dicevo prima, più in alto vai, più trovi situazioni difficili da superare. Aumenta il senso della sfida. La B ti mette in quella situazione.»
David Castlunger, diciotto anni, Alta Badia, Fiamme Oro, squadra B. Il cassetto del sogno chiuso a chiave, per adesso. Il balcone con la Gran Risa sotto. E sessanta secondi davanti, quelli in cui si dà tutto. Lui lo sa già come funziona.






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