Trentacinque anni, diciotto stagioni, 395 cancelletti aperti in partenza: Lara Gut-Behrami annuncia il ritiro dallo sci alpino agonistico.
Il bottino personale racconta una carriera irripetibile: tre medaglie olimpiche, un oro e due bronzi. Nove ai Mondiali, con due ori, quattro argenti e tre bronzi. Due Coppe del Mondo generali, nel 2016 e nel 2024. Sei coppette di specialità in super G — 2014, 2016, 2021, 2023, 2024, 2025 — e una in gigante, sempre nel 2024.
Un primato tutto suo la colloca in una categoria a parte: la tripla doppia di vittorie in Coppa del Mondo, ventiquattro in super G, tredici in discesa, dieci in gigante. Tra gli uomini solo Hermann Maier e Pirmin Zurbriggen hanno toccato lo stesso traguardo — compagnia che vale più di mille elogi. Il conto totale dei successi sale a 48 considerando tutte le discipline, i podi arrivano a 101: appena uno sotto la leggendaria Vreni Schneider.
Il 20 novembre scorso, in allenamento a Copper Mountain, il ginocchio sinistro cede sotto il peso della velocità: legamento crociato anteriore rotto, legamento collaterale mediale lesionato, menisco danneggiato. Gli esami spengono ogni sogno olimpico su Milano Cortina.
Mesi di riabilitazione seguono l’infortunio, ma il corpo detta la linea finale. Gut-Behrami ascolta il segnale, sceglie il ritiro a 35 anni e lascia al Ticino una delle pagine sportive più luminose della sua storia.






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