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Discesa Bormio: È un Paris da leggenda!

Nella seconda discesa di Bormio è nata una leggenda di nome Dominik Paris. Che fosse un grandissimo atleta, un fuoriclasse, un incredibile campione già lo sapevamo. Ma dopo la seconda discesa sulla Stelvio, dopo la vittoria di ieri e dopo aver visto i distacchi inflitti oggi e dopo le precedenti 17 vittorie (13 in discesa, 4 in superG), Domme entra in un’altra dimensione.

Una discesa mai vista. Non perfetta dal punto di vista stilistico perché altri, come Johan Clarey (5°) o Vincent Kriechmayr (7°), hanno pennellato nelle curve a oltre 120 all’ora meglio di lui.

Ma il senso della velocità che ha Domme non ce l’ha nessuno. È simile quella di Beat Feuz che taglia il traguardo alle spalle di Domme con 26/100 di ritardo stra felice. Braccio in alto come se avesse vinto.

Perché, come ieri, era consapevole che con un Paris così non c’è niente da fare.
Tra l’altro, sembra che Domme abbia preso qualche colpetto di vento a sfavore nell’ultimo tratto. Può essere, ma rispetto al rilevamento precedente, quando aveva 17/100 di vantaggio su Beat, al traguardo il gap è lievitato di alti 9 centesimi.

Sceso Feuz e dopo una pausa di 20minuti utile per ripristinare le reti buttate giù da Hannes Reichelt, che la compressione ha disarcionato (portato via in elicottero), rimanevano due grossi pericoli: Aleksander Aamodt Kilde (ieri 4°)  e Matthias Mayer (ieri 3°).

Ebbene il norvegese ci ha fatto penare fino alla metà percorso, quando lo svantaggio era solo di 7 centesimi. Poi è aumentato a 65/100, risceso a mezzo secondo per fermarsi al traguardo a +0,73 centesimi. Dopo la prova di Adrien Theaux (+1″40) rimaneva Matthias.
Questi i suoi tempi agli intermedi: +0,3, + +0,8, -0,33, +052, +0,62, +0,84. Solo un colpo al cuore al terzo rilevamento, poi…

Poi non era ancora finita. Alcuni tratti sole spuntati potevano rovinare la festa e soffiare a favore di Ganong, Jansrud e Roger. Ma non c’è stata possibilità alcuna per nessuno. Le leggende si battono solo con una prestazione da extra terrestre. E ufo sulla Stelvio non se ne sono visti. Solo un super Jet improvviso e non previsto: l’elvetico Urs Kryenbuehl, pettorale 25, davanti a Domme fino all’ultimo rilevamento di -12/100, poi diventato rosso ma per soli 8 centesimi. Vento calato nella parte finale? Il sole che ha reso più veloce la neve? Tutto molto probabile. Ci sta anche la discesa della vita. Comunque sia quando l’elvetico ha visto la posizione numero 2 sul tabellone, come noi, non poteva crederci!

E si è andati avanti col patema. Condizioni pista cambiate decisamente. Perché anche l’elvetico Niels Hintermann col 28 si piazzava al sesto posto, Maxence Muzaton col 31, nono.

Finisce così dunque, con la 18esima vittoria di Domme colta davanti a Urs Kryenbuehl e a Beat Feuz

Il trionfo di Dominik Paris coinvolge un intero staff, allenatori e soprattutto skiman Sepp Zanon compreso. Ci mettiamo dentro anche Sentinel, frutto di un nuovo sistema esclusivo, ideato da Fabrizio Brunozzi, (leggi chi è) presidente della neo nata commissione Fisi di ricerca e sviluppo.
Un elaboratore molto sofisticato di dati ambientali che per i tecnici valgono oro. E che soprattutto nessun’altra squadra ha.

Dopo questo risultato Dominik balza in testa alla generale di Coppa del Mondo. 45 i punti di vantaggio su Kilde. Poi al terzo posto il norvegese Henrik Kristoffersen a 70 punti da Domme. Nella coppa di specialità, Domme si prende il pettorale rosso, grazie proprio a chi lo aveva spaventato, ovvero a Urs Kryenbuehl che toglie 20 punti a Feuz. Domme 304 punti, Feuz 300 punti.

È il caso di sognare? Il mese di gennaio sarà fondamentale. Nel frattempo chiudiamo gli occhi. Male non fa!
Vediamo intanto anche domani cosa accadrà nella combinata. Paris sarà al cancelletto, Pinturault parrebbe di no.

GLI ALTRI ITALIANI
Peter Fill ora come ora, non può dare di più. Il suo fisico non in forma e l’età non gli consentono di essere competitivo. E il cronometro lo ha dimostrato anche oggi: +3″41. Poco più veloce Emanuele Buzzi (+3″41), più lento di Matteo Marsaglia +2″76. Un po’ deludente Mattia Casse che sembrava in grane spolvero. Invece si è arreso quasi subito a veder ei ritardi maturati già da metà pista in poi. Ha recuperato poi nel finale chiudendo in 17esima posizione a +2″48

 

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.