Si è spento a 83 anni Sergio Longoni, fondatore di DF Sport Specialist e figura simbolo del mondo degli sport invernali. Barzanò perde uno dei suoi riferimenti più profondi; la Brianza saluta un uomo capace di trasformare una passione in identità collettiva.
Accanto a lui, fino all’ultimo tratto, la famiglia: la moglie, le figlie Daniela e Francesca, i nipoti. Un nucleo che ha condiviso ogni passaggio di una storia costruita giorno dopo giorno, con ostinazione e visione.
Alcune vite scorrono come sentieri netti, tracciati con passo sicuro verso l’alto. Sergio Longoni apparteneva a quella categoria rara: uomini capaci di trasformare una passione in destino, un negozio in visione, un territorio in casa condivisa.
Ottantatré anni, radici profonde a Barzanò, sguardo sempre rivolto alle cime. La sua storia profuma di legno, neve, fatica, racconti attorno a una passione autentica. Non solo imprenditore: interprete di un modo di vivere la montagna, custode di un’identità che ha unito generazioni.
L’inizio porta il segno della concretezza brianzola. Mani al lavoro già a tredici anni, tra attrezzi e officina. Poi il ritorno alle origini, nel negozio di famiglia. Scarpe, clienti, quotidianità. Ma dentro, una direzione già chiara: la montagna come orizzonte.
Gli anni Settanta segnano la svolta. Lo sci entra nella vita delle persone, diventa fenomeno, linguaggio collettivo. Longoni intuisce prima di molti altri. Accanto alle calzature tradizionali compaiono scarponi da sci, attrezzature, idee nuove. Di fronte alla bottega di famiglia nasce Longoni Sport. Un nome destinato a viaggiare lontano.
Espansione rapida, visione lucida. Da Barzanò verso una rete sempre più ampia. Poi una scelta coraggiosa, quasi controcorrente: lasciare, ripartire, costruire ancora. Nel 2002 prende forma DF Sport Specialist. Dentro quel nome, una traccia intima: Daniela e Francesca, le figlie, compagne di ogni passo. Un progetto che cresce fino a diventare punto di riferimento, con una presenza solida tra Lombardia, Emilia-Romagna e Svizzera.
Eppure, numeri e fatturati raccontano solo una parte. Il cuore pulsa altrove.
La montagna, per Sergio Longoni, rappresentava molto più di un ambiente. Una scuola, una misura, una verità. Da quella relazione nasce un’idea semplice e potentissima: portare i grandi dell’alpinismo tra la gente. Le serate “A tu per tu con i grandi dello sport” diventano nel tempo un rito collettivo. Bevera di Sirtori si trasforma in crocevia di storie straordinarie, parole cariche di quota, silenzi pieni di significato. Reinhold Messner, Simone Moro, Alex Honnold: nomi che evocano imprese leggendarie. Su quel palco, però, nessuna distanza. Solo racconto, ascolto, condivisione. A ciascuno, una piccozza dorata. Un gesto essenziale, elegante, capace di dire tutto senza bisogno di altro.
Trecento serate. Migliaia di persone. Un patrimonio culturale costruito con pazienza, dedizione, rispetto. L’ultima, nell’estate del 2025, porta con sé un’intensità particolare. Sul palco, giganti dell’alpinismo. Davanti, una folla partecipe. Dentro, una consapevolezza profonda. Le parole pronunciate in quell’occasione restano sospese, dense di gratitudine. Un saluto che aveva il sapore di un passaggio di testimone.
Accanto alla dimensione pubblica, una presenza costante e discreta sul territorio. Sostegno concreto a realtà locali, attenzione verso comunità, scuole, associazioni. Un agire lontano da ogni esibizione, guidato da senso di appartenenza. Riconoscimenti istituzionali arrivati nel tempo, tra cui il Premio Rosa Camuna e il Premio Canonica, come segni visibili di una stima diffusa.
Anche la montagna “vera” ha ricevuto il suo contributo: il recupero del Bivacco Riva-Girani, punto prezioso per chi sale verso la Grigna Settentrionale. Un gesto coerente, in linea con un’idea precisa: il territorio richiede cura, presenza, responsabilità.
Fino agli ultimi anni, uno sguardo attento sul lavoro e sullo sport. Presenza silenziosa, mai distante. Un uomo capace di ascoltare, di fermarsi, di condividere tempo e parole senza fretta. Sergio Longoni lascia un vuoto certo, ma anche una traccia luminosa. Una direzione. “La montagna insegna a restare essenziali”: una verità che attraversa la sua vita intera. Oggi quella lezione rimane. Nei passi di chi continua a salire. Nelle storie che ancora cercano voce. Nella Brianza che, grazie a lui, ha imparato a guardare più in alto.






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