A Bergamo l’importante seminario della Scuola dello Sport – Coni Lombardia sulle Competenze e Strumenti per allenare la Generazione Alfa.
Ormai l’avviamento alla pratica sportiva, e di conseguenza anche l’attività agonistica, interessa un target di utenza sempre più giovane. La precocità agonistica non è solo una caratteristica dello sci alpino, così come la ricerca del talento non è solo un ambito di ricerca degli sport invernali. Ogni disciplina sportiva, vede e si organizza sempre con maggior interesse verso le fasce di giovane età. Questo tendenza si manifesta nei corsi che ogni società sportiva dedica a questa Next Gen identificata come generazione alfa.

La precocità nell’avviamento della pratica sportiva ha ormai assunto le dimensioni di un fenomeno generalizzato che nasce dall’esigenza di una attività motoria pianificata attraverso una organizzazione sportiva. La causa di tutto ciò, nasce dall’abbandono e scomparsa di “quel” gioco libero e deliberato ormai divenuti un refuso del passato e di altre generazioni (che hanno vissuto e giocato nei “campetti” fuori casa).
Ecco quindi l’interesse del mondo scientifico, strettamente correlato con lo sport, che si pone in prima istanza e con grande interesse, verso la generazione Alfa, identificata nei nati tra il 2011 e il 2024. Alfa che viene spesso considerata, erroneamente, come Next Gen, mentre, a rigor scientifico, la “vera” next generation è quella nominata con la lettera Beta e riguarda i nati dal 2025 in poi. Quando ormai vediamo vincere in Coppa del Mondo, gli atleti della generazione Z (1997-010), l’interesse per la prossima “era” dello sci agonistico (e non solo) si rivolge -attualmente- agli “alfa”.

Da qui il mondo scientifico-sportivo dedica sempre maggior interesse a questa delicatissima fascia d’età nell’ambito delle attività motorie e sportive. Ciò avviene attraverso delle prerogative di base che interessano soprattutto coloro che devono svolgere operativamente, il compito di coinvolgere, educare, formare e … allenare quest’importante ciclo temporale, per garantire non solo risultati sportivi, ma una crescita moderata dai sani principi olimpici e sportivi.

Il Prof Gianfranco Puddu
In questo quadro il ruolo dell’allenatore assume una vitale importanza non solo per lo sport ma per una oculata crescita civile della persona e della popolazione. Su tali presupposti il 26 settembre 2026 si è svolta a Bergamo “L’allenatore che lascia il segno – Competenze e strumenti per guidare la Next Gen”, focalizzato sulle competenze necessarie per l’attività sportiva giovanile. Il seminario è stato ospitato nella prestigiosa ed organizzatissima sede dell’Accademia della Guardia di Finanza. Organizzato dalla Scuola Regionale dello Sport del CONI Comitato Regionale Lombardia, il convegno ha approfondito le seguenti tematiche:
- Evoluzione del ruolo dell’allenatore: non solo come tecnico, ma come educatore e leader motivazionale.
- Motivazione e partecipazione: strategie per coinvolgere attivamente gli atleti.
- Comunicazione generazionale: metodologie per connettersi e dialogare efficacemente con le nuove generazioni.
- Valorizzazione e crescita del gruppo: strumenti per far crescere la squadra partendo dallo sviluppo dei singoli talenti individuali.
Le quattro grandi aree sono state sviluppate in due sessioni, una mattutina e, a seguire dopo la pausa pranzo (avvenuta all’interno della struttura ospitante), pomeridiana.

Il programma ha avuto inizio alle h.09:30 con i saluti istituzionali del Comandante dell’Accademia, Gen. D. Cosimo Di Gesù e proseguito col coordinamento dalla Dott.ssa Adriana Lombardi (nella foto qui sopra), Direttrice Scientifica della Scuola dello Sport CONI Lombardia vera e propria “deus machina” dell’evento con l’ausilio del Dott. Sergio Pipia.
Immediatamente dopo i saluti da parte delle autorità presenti in rappresentanza delle istituzioni pubbliche, militari e civili, la parola è passato al Prof. Antonio La Torre Direttore Tecnico e Sportivo della FIDAL che esordendo con «non dare mai niente per scontato» ha trattato in successione due dei quattro interventi della mattinata :
- Il mestiere dell’Allenatore: fattori della performance, competenze e ruoli del coach, stili di insegnamento, il contesto che cambia, i marginal gain, importanza del recupero, l’atleta d’élite.
- Dal Talento individuale alla prestazione collettiva: come sviluppare il singolo per far crescere la squadra.
Novanta minuti ad alta intensità, ricchi e densi di contenuti d’avanguardia espressi da uno dei maggiori esperti internazionali di performance sportiva.
Dopo una meritata e breve pausa la parola è passata al prof. Gianfranco Puddu che con Sport: come alimentare il piacere la passione introduce quanto poi, nel pomeriggio verrà evidenziato, dallo stesso relatore, sul campo con esercizi tecnici condotti in regime ludico-sportivo.

Il Prof. Antonio La Torre, del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute della Statale di Milano
Ultimo intervento della mattinata alla dott.ssa Valeria Resta che affronta da docente di psicologia il delicato e complesso tema del: Capire e coinvolgere la Generazione Alfa. Terminata la pausa pranzo i discenti, suddivisi in tre gruppi, hanno affrontato “a circuito” le tre lezioni pratiche che hanno visto il Prof. Puddu evolvere in pratica quanto espresso in mattinata; il prof. Guido Saibene che attraverso esercizi con il pallone ha dimostrato il laboratorio “Dalla correzione alla valutazione individuale” e il prof. Giorgio Ripamonti, coinvolgendo i cadetti dell’Accademia della Guardia di Finanza, ha condotto delle esercitazioni pratiche sulle andature.

La giornata si è conclusa nel tardo pomeriggio dopo una seduta plenaria dove la dott.ssa Resta ha puntualizzato le varie forme di comunicazione emerse dal lavoro pomeridiano. Un densa ed interessante giornata che ha visto tra i partecipanti anche Michela Azzola ex atleta azzurra di sci alpino delle FFGG ora in forza all’Accademia della Guardia di finanza quale istruttore sportivo nonché tecnico e allenatrice di alto livello. Al termine della giornata possiamo affermare, attraverso il contributo di Esperti che hanno discusso di leadership, comunicazione efficace e programmazione pedagogico-didattica, la grande importanza di adattare gli allenamenti alle esigenze dei giovani atleti della generazione “alfa”. L’evento ha sottolineato la necessità di un approccio olistico che combina aspetti tecnici e psicologici per formare, prima che atleti, persone capaci di vivere in completa sintonia col futuro dell’umanità.

Il Prof Walter Stacco assieme alla Dott.ssa Adriana Lombardi
Da quanto emerso al convegno, a conferma di una convinzione che sosteniamo da tempo, l’approccio deve essere scientificamente sistematico e costruito per obiettivi strettamente correlati all’età evolutiva, attraverso un percorso pedagogico-didattico capace di recuperare almeno in parte ciò che un tempo il giovane acquisiva spontaneamente attraverso il gioco libero e deliberato, oggi molto meno presente nella vita delle nuove generazioni. In questa prospettiva servono meno tecnicismi e insegnamenti “chiusi”, lasciando spazio a un apprendimento guidato anche attraverso l’attività ludica, così da permettere al bambino di sviluppare la qualità del movimento attraverso una percezione del proprio corpo insieme consapevole e istintiva, in relazione con la sua evoluzione neuromotoria.
È un percorso che conosciamo soprattutto attraverso l’esperienza sul campo, nell’accompagnamento psicomotorio dei bambini dai 3 ai 6 anni, passando per l’alfabetizzazione motoria dai 6 agli 8 anni e l’avviamento alla pratica sportiva dagli 8 ai 12 anni, attraverso le diverse fasi della crescita fino all’alto livello, dove i principi generali devono confrontarsi ogni giorno con le caratteristiche di ciascun ragazzo, con la sua evoluzione e con le condizioni concrete nelle quali avviene l’apprendimento.






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