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Asja Zenere: “Non sarà un astragalo rotto a fermarmi!”

Asja Zenere: “Non sarà un astragalo rotto a fermarmi!”
Il destino ha disegnato questa scena: la linea, una delle tante tracciate sulla pista di gigante di Saas Fee, era la prima, quella più interna. A sinistra tanti altri percorsi, a destra qualche traccia di motoslitta e gatto e un po’ di solchi sparsi qua e là. La neve è decisamente aggressiva. Per questo motivo Asja arriva di gran lena, ma poi la lamina dello sci esterno si aggancia troppo nel momento sbagliato.


A sinistra, la freccia indica il punto dell’errore dove Asja ha iniziato a decollare!. A destra il punto in cui la 24enne vicentina ha fermato la carambola, passando tra scie di gatto e cumuli di neve.

“Generalmente, in queste situazioni, riesco a tirare su i piedi”. Questa volta va diversamente. I piedi si uniscono e si crea quel maledetto effetto leva che ti trasforma in un missile incontrollabile. “Appena sono atterrata ho sentito subito che qualcosa nel piede si era rotto”.

Una botta tremenda. E poi una carambola che sembrava non fermasi più. Chi ha visto il volo in diretta assicura che ad Asja Zenere è andata davvero bene! Alla fine il conto da pagare è abbastanza salato, ma non drammatico: “Rottura dell’astragalo, ma quel che più mi impensierisce è un edema osseo che confonde non poco la situazione”.

In che senso?

È difficile capire quali possano essere i tempi di recupero. La frattura è composta e si può risolvere in un paio di mesi, ma l’edema viaggia per i cavoli suoi e il recupero è totalmente soggettivo.

Questo ti infastidisce ulteriormente?

Sì e no. Ovviamente è meglio sapere le cose, io posso metterci uno, due o tre mesi. Di buono c’è che non mi hanno ingessata, per cui riesco comunque a fare palestra e almeno il tono muscolare non lo perdo. Non è bello stare sulle spine, ma possiamo tenere meglio sotto controllo la situazione. Quindi anche i medici sono d’accordo nel procedere con una terapia conservativa. Posso usare le macchine per allenarmi pur senza caricare la gamba. Andremo avanti così, monitorando day by day.

Vai in un centro fisioterapico?

Tendenzialmente nella palestrina che mi sono fatta a casa fin dai tempi del lockdown. Proprio oggi ho iniziato a rimettermi in moto. Altrimenti, come centro di terapia, vado al MedinMove di Lecco. Ovviamente sotto controllo del dottor Panzeri che mi rivedrà tra una decina di giorni e del mio preparatore Damiano Scolari.

L’infortunio del dicembre 2019 (ginocchio distrutto) era totalmente recuperato?
Non è stata una passeggiata, avevo molto dolore al tendine rotuleo, ma era un problema ancora più vecchio che mi portavo dietro. Infatti speravo che aprendomi per sistemare il ginocchio risolvessero anche questo guaio. Invece una soluzione non è stata trovata. L’abbiamo gestita allora a livello alimentare.

Dopo l’operazione del 2019 quando le è stato ricostruito il ginocchio: rottura di legamento crociato anteriore e collaterale mediale del ginocchio destro, edema osseo al femore e al piatto tibiale.

Mi era venuto in mente, parlando con un fisioterapista, che qualche tempo fa, Federica Brignone aveva seguito una dieta antinfiammatoria per risolvere, mi sembra, un fastidio alla schiena. Dopo un test del DNA abbiamo individuato quello che poteva darmi più fastidio a livello infiammatorio e quei cibi li ho eliminati. Un bel po’ di dolore se n’è andato in abbinata a esercizi specifici.

Quindi da luglio andava veramente bene. Stava venendo fuori anche il buon lavoro che avevo fatto a Livigno ad aprile, proseguito poi a giugno. E anche qui stava andando tutto a meraviglia. Già… stava!

Ma non si molla mai, giusto?

Riguardo a queste cose ognuno ha il suo pensiero e reagisce a suo modo. Nel nostro sport bisogna metterlo in conto, poi certo, se mi metto ad analizzare la sfortuna… Devo dirti la verità, moralmente non mi fa tanto male. Ero tornata a sciare bene con le mie sicurezze, buone sensazioni, sconfitto il dolore… Un fatto importante dopo l’incidente patito in Coppa Europa ad Andalo.
Quindi è vero, mi sono ancora fatta male, ma in un periodo buono. Certo che un pellegrinaggio stampelle alla mano, alla Madonna di Pompei lo avrei anche messo in conto!

Sul podio di Coppa Europa, Trysil 2019 – 2° posto in gigante a 1 decimo sa Sonia Rask

Tuo marito (l’istruttore e allenatore Giuseppe Alborghetti) e i Tuoi cosa dicono?
Che la prima cosa è curarsi bene, con calma, perché se no poi la paghi. Non sono un super eroe, quindi se è un mese bene, se son cinque aspetteremo, ma con la certezza di potermi mettere in gioco senza rimpianti.

Non ci sarà qualche errore tecnico dietro?

Guarda, non so proprio cosa pensare. Mi faccio male quando scio bene. Ma ti pare normale? O manca qualcosa o ci metto troppo.

Tanto possiamo dire che l’obiettivo grande è tra cinque anni?
Assolutamente no. Io punto alla Coppa del Mondo, credo come ogni atleta. Ovvio che il sogno di una medaglia olimpica c’è, altrimenti non sarei un’atleta. Al 2026 però non ci penso in quest’ottica. Lo vedo come un possibile obiettivo passando prima da buone gare in Coppa Europa e proseguendo per arrivare a essere un’atleta forte e formata.
È questo al momento il mio unico obiettivo. Le tappe non vanno tagliate, ma rispettate.

Con la squadra il cronometro cos’ha rivelato?

Non abbiamo fatto ancora molti confronti, ma, ti dirò, mi conosco, sento quando sto riprendendo il passo buono o sono ancora in alto mare. E tutto andava nella direzione giusta, insomma era proprio un buon passo. E ripeto, è proprio questo che tiene lontana da me la tristezza o la tentazione di lasciar perdere.

Ho le mie sicurezze, devo solo avere pazienza. I podi della Coppa Europa mi hanno dato davvero tanto, quindi non è un arrancare dal nulla. Continuo ad avere conferme che non mi fanno buttare tutto via. Alla fine poi, dai, stiamo parlando di un osso, non un legamento, anche ad andar male mi perdo 3/4 gare, non tutta la Coppa Europa.

Squadra mista, velocità e gigante, tu dove metti il piede (ops!)
?
Sì, hanno deciso di unire le squadre, ma anche la “Ghisa” ed io, che facciamo più gigante, ci siamo dedicate anche al superG. Il maggior lavoro noi due lo abbiamo fatto comunque con Damiano Scolari e Paolo Bianchetti che non fa più soltanto lo Skiman. In realtà non ho una preferenza tra gigante e superG. Ho senz’altro dato di più tra le porte larghe però anche la discesa mi piace, non vado male, non mi fa paura. L’importante è allenarla, le basi ci sono.

Sei la più “vecchierella” della squadra, la noti questa differenze di età?

Un po’ la differenza c’è, ma non tanto per l’età, quanto per esperienze di vita. Non rivesto certo il ruolo di mamma, faccio il mio per portare a casa il meglio. Poi se mi chiedono un consiglio ci mancherebbe. Sai non c’è la differenza netta che si viveva fino all’anno scorso con una Curtoni, compagna di Marta, Lara o Martina.
Il gap è nettamente inferiore e non è detto che non sia io ad aver bisogno di un consiglio da loro. Io sono sposata e loro hanno il moroso, ma alla fine ho 24 anni e non sono un fenomeno che può dispensare consigli a destra e a manca.
Ecco, su una cosa ho tanto da raccontare, ho senz’altro preso più “botte” di loro! Poi certamente, in squadra si creano amicizie e confidenze più forti, magari con la tua compagna di stanza abituale.

La tua chi è?

A volte Giulia Albano, più spesso Ilaria Ghisalberti, facciamo coppia fissa dall’anno scorso. A Saas Fee in realtà eravamo in appartamenti da 4 o 5.

Asja con la compagna di squadra, nonché cuoca mancata, Ilaria Ghisalberti

Meglio dell’hotel…
Preferisco tutta la vita. In albergo hai sci, skiroom, tavola, letto. In una casa hai più libertà di movimento. Ad esempio sono la cuoca del gruppo!

Sei brava anche a cucinare?

Purtroppo sì! Lo dico perché mangerei tutte le cose che non dovrei! Mi diverte un sacco e non per vantarmi, ma i miei risotti sono davvero squisiti! Merito di mia mamma.

Le tue compagne saranno disperate, chi cucina ora?

Ho lasciato lo scettro a Vittoria (Cappellini, la più giovane, 2002), perché la Ghisa brucia tutto! Ha un cuore davvero buono la Ila, pensa che amore di ragazza che è: quando mi sono fatta male mi ha raggiunto subito a casa mia (Barzio, Valsassina) anche per portarmi tutto quello che avevo lasciato a Saas Fee, compresi gli occhiali da vista. Albo era a Hintertux per un corso maestri, così è rimasta per farmi da badante! Le ho detto, io taglio le zucchine e le metto in padella, ma dagli un occhio tu, se no devo continuare ad alzarmi e direi che non è il caso. Pochi minuti e la casa viene invasa da una puzza di bruciato tremendo! No guarda, tanto è brava a sciare, quanto un disastro in cucina.

Ilaria è vero?

Ammetto, zucchine completamente carbonizzate, però, santo cielo, lei lo sa che il mio piatto forte è la pasta al tonno!

Poi Albo è tornato e ti ha vista col piedone…
Ormai si è abituato! D’altra parte è sempre in giro anche lui, tra lo sci club Lecco e i corsi maestri. Senza contare che quando ci sono le pause della squadra allena anche me.

È un bravo allenatore?
E… tu cosa dici? Amore a parte, è stato proprio lui a tirarmi fuori da dov’ero finita.

Asja ci lascia con il sorriso. Che è bellissimo da sentire!


Asja Zenere Ilaria ghisalberti Asja Zenere Ilaria ghisalberti

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi.