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Dopo 26 anni Umberto Capitani chiude la collaborazione con la Sifas al Ghiacciaio dello Stelvio

Ventisei anni racchiusi in un soffio, una vita intera scandita dal ritmo del ghiacciaio, dal rumore delle lamine all’alba, dalle voci degli atleti che trovano allo Stelvio una casa prima ancora che un campo di allenamento. Umberto Capitani saluta la direzione della Sifas con la forza silenziosa di chi ha dato tutto, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, trasformando un lavoro in una missione.

È tempo di chiudere un capitolo ed iniziare una nuova stagione della mia vita”.

Il suo messaggio arriva come una carezza e come un passaggio di testimone carico di significato. Dentro, ogni parola porta il peso di un percorso straordinario, fatto di sacrifici, visione e relazioni umane profonde. Un viaggio iniziato sotto lo sguardo di papà Stefano, figura simbolo della montagna e dello Stelvio, capace di costruire, con determinazione e intuito, una realtà diventata punto di riferimento assoluto per lo sci estivo.

Umberto ha raccolto quella eredità con rispetto e coraggio, portandola avanti con passione incrollabile. Anni intensi, vissuti fianco a fianco con collaboratori fidati, con uno staff diventato famiglia, con generazioni di atleti passati da quelle nevi. Campioni, ragazzi, bambini: tutti uniti da un filo invisibile che conduce sempre lì, tra i ghiacci dello Stelvio, dove ogni estate prende forma un sogno.

Ogni successo, ogni medaglia olimpica sfiorata o conquistata porta anche un frammento di quel lavoro nascosto, fatto di dedizione quotidiana, di scelte difficili, di amore autentico per la montagna. Un impegno che ha reso lo Stelvio molto più di una destinazione: un luogo dell’anima.

Nel suo saluto, gratitudine e orgoglio si intrecciano. Per la famiglia, per la moglie Michela, per i figli, per i nipoti. Per chi ha condiviso anche i momenti più complessi, trovando sempre una strada, sempre una soluzione, sempre uno slancio in avanti. E poi per tutti coloro che hanno vissuto lo Stelvio, trasformandolo in uno spazio di vita, crescita, appartenenza.

Il testimone prosegue il suo cammino dentro una storia che affonda le radici nella famiglia Capitani, custode di un patrimonio fatto di passione e visione. Un filo che continua, saldo, nel segno di valori che il tempo non scalfisce.

Resta l’immagine di un uomo che ha dedicato sé stesso a un progetto, lasciando un’impronta profonda nella neve e nelle persone. Resta l’eco di una frase che racconta tutto: ogni atleta, almeno una volta, passa dallo Stelvio. E in quel passaggio, dentro quel respiro d’alta quota, vive anche un pezzo della storia di Umberto.

Applausi lunghi una vita, brividi veri, buona neve Umbi!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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