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Inaugurata la Presolana Ski Arena Neveplast tra campioni di oggi, ieri e tecnici

Duecento quaranta metri di discesa. Quattromila metri quadri tra pista principale, area freestyle con box e rail, ski lift dedicato e sistema di cronometraggio permanente. La Presolana Ski Arena 365 esiste da oggi, aperta tutto l’anno, a meno di un’ora da Bergamo e novanta minuti da Milano. L’ha costruita Neveplast in collaborazione con Presolana Ski, e ha scelto di debuttare qui con due prodotti completamente nuovi: la superficie AllRide, pensata per lo sci alpino, e la nuova FreeStyle, progettata per snowboard e freestyle. Venticinque anni di ricerca e sviluppo condensati in questo angolo di Prealpi Orobie.

La vera notizia, però, non è la struttura. È quello che succede quando ci metti gli sci sopra.

Spingi il filo, lo sci va sul filo. Premi sulla spatola, lo sci entra in curva e aggancia. Togli pressione, riparte. La lamina risponde al millesimo, restituisce esattamente quello che le chiedi, senza ritardi, senza ammorbidimenti. Il feedback è pulito, diretto, onesto. Niente compromessi, niente effetto “scivolo da parco giochi”. Il gesto tecnico funziona perché la superficie lo consente davvero, e il corpo lo impara — o lo riaffina — senza inganni. Per un bambino alle prime sciate, questo vuol dire costruire la meccanica giusta fin dall’inizio. Per un atleta di club che allena in estate, vuol dire arrivare a dicembre con il lavoro già fatto. Quindi la risposta è sì: l’azione è molto simile alla neve, meglio con sci da slalom.

Flavio Roda, presidente FISI, ha sciato. Ha fatto le sue discese, ha sentito quello che si sente, e poi ha detto: «Siamo davvero molto vicini a quello che è il gesto tecnico sulla neve naturale». Roda non è uomo da complimenti di circostanza. Quando qualcosa non lo convince, lo dice. Quella frase, pronunciata dopo essere sceso personalmente sulla AllRide, vale più di qualsiasi comunicato stampa.

E Roda ha già in testa il passo successivo. Vuole fare di Presolana Ski Arena 365 un centro federale. Formazione per maestri di sci, aggiornamento per allenatori, struttura di riferimento per gli sci club che non possono permettersi sei mesi di ghiacciaio. L’idea non è vaga: su una pista che risponde così, il lavoro tecnico invernale si può fare a giugno, luglio, agosto. Il calendario si allarga. La stagione, di fatto, non finisce mai.

Niccolò Bertocchi, CEO di Neveplast, ha scelto le Prealpi Orobie per la vetrina più ambiziosa dell’azienda. Paradossale, in un certo senso: un’azienda che esporta la maggior parte del suo fatturato all’estero, impianti in tutto il mondo, e il prodotto più avanzato di sempre lo presenta a casa propria, tra le valli bergamasche dove è nata. Ma forse non è un paradosso. Forse è esattamente la logica giusta.

Lara Magoni — europarlamentare, ex campionessa di Coppa del Mondo — ha guardato questa struttura con occhi diversi da quelli di un politico che taglia un nastro. Ha mosso i suoi primi passi sugli sci su una pista sintetica. Sa cosa vuol dire imparare il gesto su una superficie artificiale, costruire la tecnica fuori stagione, trovare la posizione giusta quando la neve è ancora lontana mesi. «Quella visione torna a vivere in una forma completamente nuova», ha detto. Sa di cosa parla.

Cesare Pisoni, direttore tecnico dello snowboard azzurro e uno dei tecnici bergamaschi più vincenti di sempre, ha portato la prospettiva di chi lavora quotidianamente con atleti di vertice. Un’area freestyle attrezzata, una superficie che risponde, un cronometraggio permanente: gli ingredienti per un lavoro serio, non per una recita estiva.

Federico Tomasoni, medaglia d’argento nello ski cross a Milano Cortina 2026, è cresciuto a Castione della Presolana. Suo padre gli ha insegnato a sciare su questi stessi pendii. Tornare qui da campione olimpico per aprire una struttura come questa ha un peso specifico che nessun altro taglio del nastro potrebbe avere. «Stiamo già ragionando su una pedana di partenza dedicata allo ski cross», ha detto. «Per allenare l’uscita dal cancelletto, i primi passaggi tecnici, l’approccio alle woops.» Non è retorica da cerimonia. È un piano tecnico concreto, pensato da chi su quel cancelletto ci vive.

Edoardo Zorzi, azzurro dello Ski Cross, lo ha affiancato nel taglio del nastro in corsa. Due atleti di livello internazionale che si lanciano su una pista sintetica a giugno non lo fanno per fare bella figura davanti alle telecamere. Lo fanno perché la pista regge. E loro lo sanno.

Il pubblico sugli spalti raccontava una storia a sé. Bibiana Perez, Patrizia Bassis e Ivano Edalini — velociste azzurre lei e loro negli anni Novanta la prima, slalomista di rango lui, con una vittoria alla 3Tre di Madonna di Campiglio nel curriculum — erano lì come ospiti. Spettatori, stavolta. Ma con quello sguardo di chi una pista la legge in un modo che gli altri non possono capire: l’inclinazione, la larghezza, il punto in cui la superficie cambia comportamento. Certi occhi non si disimparano.

Dody Nicolussi, giornalista di Sky Sport, li ha intervistati tutti — Perez, Bassis, Edalini, Tomasoni, Zorzi, Magoni. Una produzione Sky su una pista sintetica in quota a giugno è già di per sé una notizia. Conferma che quello che è successo al Passo della Presolana non è una festa di paese. È un evento che il mondo dello sci ha preso sul serio.

Con Bibiana Perez c’era il marito, Greppi, per anni skiman di Sofia Goggia. Uno che conosce le lamine meglio di chiunque altro, che ha preparato gli sci con cui Goggia ha vinto tutto quello che si può vincere. Qualcuno gli ha chiesto cosa farà adesso. «Un sacco di cose», ha risposto. «Tranne lo skiman.» Applausi.

Alla cerimonia erano presenti anche Samantha Tagliaferri, sindaca di Castione della Presolana, Michele Schiavi, consigliere regionale della Lombardia, e Fausto Denti, presidente FISI Bergamo. Il territorio ha risposto compatto, perché un impianto come questo non è solo uno spazio sportivo. È un motore economico, un attrattore, un argomento per tenere viva la montagna dodici mesi l’anno.

Nel pomeriggio, la gara di parallelo organizzata da Scuola Sci Magica Presolana e M-Sport Ski School — le due realtà che gestiscono l’impianto — ha trasformato l’inaugurazione in qualcosa di più semplice e più vero. Ragazzi degli sci club bergamaschi faccia a faccia, uno contro uno, discese brevi e veloci davanti alle famiglie sugli spalti. Il formato più spettacolare dello sci alpino, applicato a giugno, su una superficie sintetica, a milleduecento metri di quota. Applausi, tifo, qualche urlo. Lo sci nella sua forma più elementare e più bella.

Poi, in un angolo, una scena che vale più di tutti i discorsi.

Elena Matous — ex campionessa degli anni Settanta, moglie di Fausto Radici, bandiera della Valanga Azzurra scomparso troppo presto — era lì con sua figlia. E, interrogate ci hanno detto di aspettare ancora un pochino e poi arriva: ora la piccola ha 5 anni, ma promette bene!  Lo dicono proprio quando una bambina di quell’età passa lì a fianco con gli scarponi ai piedi e un sorriso immenso. Guardava la pista con quegli occhi spalancati che hanno tutti i bambini davanti a qualcosa di grande e incomprensibile e bellissimo.

Insomma, l’estate al Passo della Presolana ha cambiato faccia. Da oggi quella striscia verde che taglia il profilo della montagna non è un miraggio. È una pista. E la pista risponde!

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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