Un cubo di ferro appoggiato sulla neve. Intorno il silenzio delle Lyngen Alps, oltre il Circolo Polare Artico. Una tela sospesa sopra la testa, il colore che scende seguendo la gravità, il vento che modifica il gesto, il freddo che entra nell’opera. Qui Irene Tabanelli ha deciso di costruire il proprio atelier, lontano dalle pareti di uno studio, nel luogo dove ogni elemento della natura partecipa alla creazione.

Irene tra Alessandro Nicoletti e Giovanni Levi, i filmmaker di questa avventura!
Per secoli la montagna ha occupato un posto privilegiato nella storia dell’arte. Caspar David Friedrich la trasformava in una soglia romantica fra l’uomo e l’infinito. Giovanni Segantini cercava nella luce d’alta quota una dimensione spirituale. L’amico Emilio Longoni inseguiva il silenzio delle cime come materia pittorica. Irene Tabanelli compie un passo ulteriore. La montagna abbandona il ruolo di soggetto e assume quello di compagna di lavoro. Il vento, la neve, l’umidità, la temperatura e perfino il tempo necessario per raggiungere quel luogo partecipano alla nascita dell’opera.
La scelta racconta molto anche della famiglia da cui proviene. Antonio Tabanelli ha costruito la propria vita professionale nel graphic design. Flora e Miro hanno imparato a trasformare lo sci freestyle in un gesto creativo, disegnando nello spazio traiettorie che sembrano sfidare la gravità. Irene percorre una strada diversa, il punto di partenza rimane lo stesso: ogni quadro comincia con un gesto.

Da questa intuizione nasce Action Painting Expedition.
Tredicimila chilometri attraversando l’Europa a bordo di un Volkswagen giallo, sci d’alpinismo, una struttura metallica smontabile trasportata fin sopra le montagne della Norvegia e trasformata in uno studio d’artista a cielo aperto. Le tele vengono fissate sopra la testa, i pigmenti sono organici, il colore segue la forza di gravità e registra ogni movimento, ogni folata di vento, ogni variazione dell’ambiente. L’opera conserva così la memoria del luogo in cui è nata.

L’Action Box, come Irene ha chiamato questo laboratorio itinerante, richiama inevitabilmente l’Action Painting americana del secondo dopoguerra. Jackson Pollock lasciava che il gesto diventasse pittura, trasformando il corpo in parte integrante dell’opera. Irene raccoglie quella stessa eredità e la conduce in un ambiente estremo, dove anche la montagna entra nel quadro. La tela smette di rappresentare la montagna e comincia ad assorbirne il respiro.
Il viaggio diventerà anche un documentario firmato insieme ai filmmaker outdoor Alessandro Nicoletti e Giovanni Levi. Dopo il trailer previsto per l’autunno, il progetto inizierà il proprio percorso nei festival dedicati alla montagna e al cinema d’avventura, fra i quali il Trento Film Festival, il Milano Mountain Film Festival e le serate organizzate da Ferrino nell’ambito del Banff Italia.
Gli anni hanno cambiato tante cose. Una, però, è rimasta identica: quando c’è da condividere una gioia, un dubbio o una decisione importante, Flora e Miro sanno sempre dove trovare la sorella maggiore.

L’inverno la riporta poi sulle piste. Irene Tabanelli insegna sci in Val di Fassa, a Pozza, e nella stagione che sta per cominciare alternerà il Trentino alla Francia. La tela aspetta la primavera, gli sci accompagnano ogni giornata d’inverno. La montagna continua a essere il luogo in cui i percorsi della famiglia Tabanelli si incontrano, ciascuno con il proprio linguaggio.






Add Comment