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L’età è un conto, l’altezza è un altro!

Prossimi alle gare giovanili vi mettiamo di fronte a un dato di fatto: l’età è un conto, l’altezza è un altro. Cosa significa? Questo: atleti e allenatori cominciano a fare paragoni, previsioni e anche critiche. Lo fanno attraverso le indicazioni che possono giungere dalla preparazione fisica e dalle discese di allenamento.

A questo non si sottraggono anche tanti genitori! Anche se inconsapevolmente, tutto ciò avviene attraverso dati rilevati dalle varie tipologie di valutazione funzionale che si svolgono in palestra a cui si associano i primi riscontri cronometrici «sul campo».

Tutte queste indicazioni, confluiscono nel confronto con gli avversari di categoria più diretti, attraverso il paragone e/o valutando correttamente i dati oggettivi raccolti. Quelli che dovrebbero denotare lo stato di fatto e probabile potenziale di prestazione nell’immediato futuro, del giovane atleta.

Il reale confronto con gli altri «pari età», sarà però dato dal riscontro cronometrico delle classifiche che determina il reale valore in campo. Fino a qua niente di strano, se non che spesso, i risultati, contrastano nettamente con i vari obiettivi programmati (magari nel Goal Setting).

Quelli che scivolano amaramente nel confronto con i diretti avversari sul gelido riscontro cronometrico delle gare.

Purtroppo, senza rendercene conto, si fanno i conti senza l’oste che in questo caso è il reale sviluppo biologico del giovane, a volte, in contrasto con l’età cronologica, che però indica, con precisione, la categoria di appartenenza.

Il giovane sciatore agonista è condizionato da molteplici fattori di sviluppo fisico.

Avviene per tutto l’arco di età intercorrente tra la fanciullezza e gioventù (passando per l’adolescenza).

E arriva fino a giungere al completo sviluppo biologico che termina, per gli atleti di massima prestazione, con la maturità psicomotoria.

Questo periodo di crescita non è omogeneo ma eterogeneo, così come lo è l’intera popolazione umana.

Un test di equilibrio (Marta Giaretta), dove la tecnologia fornisce dati oggettivi sullo stato “di crescita” dell’atleta

Quindi, entrando in parametri di sviluppo diversificato, possiamo renderci conto come i risultati agonistici, in quest’ampia fascia d’età, sono enormemente condizionati da innumerevoli fattori. I cosiddetti appunto fattori di crescita.

Infatti all’età cronologica, determinata dalla data di nascita, si aggiungono varie età, di cui quella biologica condiziona notevolmente la prestazione.

Fino a quando? Fino, in linea di massima, 13/18 anni nelle femmine e 16/21 nei maschi. Spesso nella macro-categoria «children», non ci si rende conto di come la pubertà possa influire sulle capacità di forza e prestazione.

Sottovalutando tale aspetto si rischia di attribuire inesatte qualità talentuose.  Si definiscono cioè futuri campioni, soggetti che hanno semplicemente anticipato la crescita.

Lo hanno fatto nei confronti di chi invece è in ritardo e subisce il peso di classifiche che, probabilmente tra qualche anno, saranno livellate da equilibrati fattori di crescita.

Camilla Scolari si sottopone a un test di valutazione funzionale per forza

Questo accade (specialmente nei maschi) anche nel corso dei primi anni di passaggio nella macro-area «giovani». Ovvero il neo aspirante «sviluppato», è avvantaggiato fisicamente nei confronti di qualcun’altro che deve ancora completare la crescita.

Colui, quindi, che dovrà attendere qualche anno per essere «forte», competitivo e performante come il contendente più maturo.

Non ultimo bisogna anche prendere in considerazione la maturità o età tecnica. Ovvero quanto il soggetto ha realmente sciato ed è stato allenato o addestrato all’agonismo.

Esasperare e professionalizzare questi giovani atleti può essere deleterio nei confronti di uno sviluppo a lungo termine che deve tenere conto di tutti i fattori di crescita. Compresi gli aspetti affettivi ed emozionali.

Per l’attento preparatore atletico, questi sono anni di estrema difficoltà operativa, in cui la differenziazione del carico di lavoro è strettamente correlata con l’evoluzione del soggetto.

Perché deve tenere conto di tutte le età che esso ha, dimostra e possiede. Ci sono però esercitazioni e stimoli allenanti che possono essere somministrati in comune, qualsiasi sia lo stato di forma e sviluppo fisico raggiunto.

Allenare le abilità legate all’equilibrio, al ritmo e alla coordinazione, senza dimenticare la corretta postura, destrezza, flessibilità e rapidità sono quelle «conditio sine qua non» a cui nessun professionista serio può esimersi dall’allenare.

Lavori e dinamiche da perseguire tutto l’anno ma con particolare riguardo anche al periodo della programmazione che potremmo definire pre-agonistico. È soprattutto utile e indispensabile valutare i parametri di cui sopra, nell’arco di crescita e maturazione del giovane atleta.

Questo permette di coglierne le variabili sia in termini di miglioramento, come per la forza, o di peggioramento.

Questo può accadere con la capacità di equilibrio, che in fase di forte accelerazione di crescita verticale (aumento della statura) può incidere sugli schemi motori. Soprattutto quelli relativi allo spostamento verso l’alto del baricentro.

Monitorare oggettivamente attraverso moderni sistemi di analisi diventa opera dell’attento preparatore atletico coadiuvato dagli altri esperti della crescita.

About the author

Walter Stacco

Walter Stacco

Docente di Scienze Motorie e Sportive. Metodologo della Scuola Regionale dello Sport del CONI Lombardia. Docente facoltà di scienze motorie università di Pavia