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Lo sci delle Alpi Centrali volta pagina: Malvezzi si candida alla presidenza. E Zecchini…

GALLARATE – L’aria che si respira nella splendida sala del Museo Maga di Gallarate ha il profumo delle grandi occasioni, ma anche il peso specifico delle svolte storiche. Lo Sci Club festeggia cento anni di vita: un traguardo che sa di miracolo, una navigazione secolare tra neve, passioni e generazioni di atleti. Eppure, dietro i brindisi e le celebrazioni per il centenario, i radar della politica sportiva intercettano i segnali di qualcosa che sta per cambiare.

Sul palco salgono Franco Zecchini, presidente del Comitato Alpi Centrali, e il suo vice, Roberto Malvezzi alla guida di uno dei motori più potenti della FISI nazionale. Ma il tempo stringe. Queste cariche istituzionali rimarranno in vita solo per poche settimane. Il prossimo 25 luglio il Comitato si radunerà in assemblea per un rinnovo totale dei vertici. E proprio qui, tra le mura del museo, Franco e Roberto scelgono di rompere gli indugi, svelando i rispettivi intendimenti futuri.

 

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Il quadro politico si chiarisce in un istante. Roberto Malvezzi esce allo scoperto e annuncia ufficialmente la candidatura alla presidenza del Comitato Alpi Centrali per il quadriennio 2026-2030. Franco Zecchini, dal canto suo, decide di non ripresentarsi per la poltrona più alta del territorio: il suo obiettivo è salire al piano di sopra, correndo per un posto da consigliere nel direttivo federale nazionale.

Sessantacinque anni da compiere tra poco, il 21 giugno, brianzolo di Triuggio, una vita spesa sulla neve come giudice di gara dal 1995 e delegato tecnico internazionale FIS dal 2004, Malvezzi accetta la sfida. Lo fa con lo stile che lo contraddistingue: rigore, conoscenza profonda del sistema Federale e una visione manageriale improntata al confronto e al lavoro di gruppo. Nel suo passato recente spicca anche l’orgoglio di aver lavorato sul campo alle Olimpiadi invernali.

Lo abbiamo intervistato per capire come intende guidare il comitato più importante d’Italia nel delicato scenario del post-2026.

Roberto, punti alla presidenza: la tua è una scelta di rottura o di continuità?
«La mia è una candidatura nel segno della continuità. Ho vissuto gli ultimi quattro anni da vicepresidente al fianco di Franco Zecchini. Ho sempre dichiarato pubblicamente che non mi sarei mai candidato contro di lui. Nel momento in cui Franco ha scelto liberamente di intraprendere una strada diversa, puntando al Consiglio nazionale, ho ritenuto naturale mettere a disposizione del movimento l’esperienza accumulata in vent’anni di dirigenza e sul campo. Le Alpi Centrali sono un punto di riferimento per tutta la FISI: meritano una transizione ordinata e seria, non un salto nel buio.»

Cosa hai capito in questi quattro anni da vicepresidente sul reale governo dello sci territoriale?
«Il meccanismo lo conoscevo già bene, ma vivere la vicepresidenza mi ha confermato il ruolo cruciale del Comitato: noi siamo un tramite politico e operativo essenziale tra la federazione centrale e la gestione locale delle discipline. Il vero compito è rendere le istituzioni vicine a chi sta sulla neve ogni giorno. In questo quadriennio ho seguito da vicino anche il dossier della sicurezza e l’applicazione delle nuove direttive sullo sci alpino.

È stato un surplus di lavoro immenso dei nostri omologatori per garantire la sicurezza anche negli allenamenti. Non è stato così semplice ma con l’aiuto e la comprensione degli impiantisti e dei coach abbiamo superato l’emergenza. Ora serve un salto culturale: la sicurezza deve diventare parte integrante della mentalità di tutto il movimento e non rimanere un semplice vincolo normativo.»

Qual è la tua medicina per frenare il crollo di tesserati nel passaggio tra le categorie Children e Giovani? «Insieme agli uffici faremo una mappatura precisa dei dati stagionali delle nostre società, divise per specialità. Il movimento giovanile è il nostro pane quotidiano, ma la realtà italiana la conosciamo: siamo bravissimi fino ai 14 anni, poi si registra una diminuzione sostanziale. Non esistono formule magiche, è un problema strutturale che parte dal rapporto scuola-sport ma che è diventato anche un problema economico per gli sport invernali. Dobbiamo però pensare come alleviare la pressione agonistica esasperata sui bambini delle categorie Pulcini. Bisogna ripensare l’attività giovanile per evitare il burnout precoce. Questo richiede un grande investimento formativo sui team e soprattutto sugli allenatori

Le Olimpiadi regalano grandi medaglie: come si traduce questo successo sulle discipline minori o emergenti? «Le medaglie sono un traino eccezionale, ma ora i riflettori si spengono e bisogna capitalizzare l’onda emotiva. Penso allo ski cross, una specialità su cui la federazione sta spingendo e su cui il nostro Comitato intende investire. Abbiamo già inserito la disciplina in alcuni calendari e vogliamo dare alle società gli strumenti per svilupparla autonomamente. Lo stesso vale per lo sci alpinismo, una specialità di cui sono stato consigliere referente e che merita attenzione. Tutto questo senza mettere in secondo piano, ovviamente, le altre discipline seguite dal nostro Comitato».

Nel corso della serata al Museo Maga si è accennato a una sinergia forzata tra club: in cosa consiste? «È una delle mie priorità per il quadriennio. Nel nostro Comitato convivono due mondi paralleli: da un lato abbiamo club di altissimo livello, strutture molto organizzate e paragonabili ai gruppi militari; dall’altro ci sono le piccole società di provincia, come quelle del varesotto, alcune delle quali con una grande storia alle spalle proprio come lo Sci club Gallarate del quale proprio questa sera stiamo festeggiando i 100 anni, che fanno una fatica immensa a sostenere in proprio i costi dell’attività agonistica. La mia idea è quella di sostenere e incentivare, in collaborazione con i comitati provinciali, iniziative come quella proposta qui a Varese: mettere insieme le società per condividere allenatori, trasferte, piste e risorse. Questa sinergia ha già altri esempi sul territorio ma solo nelle categorie Giovani. Solo facendo rete possiamo salvare la base del nostro sport».

A ottobre c’è la partita per l’Assemblea nazionale FISI: come si posizioneranno le Alpi Centrali su Flavio Roda?
«La tua è ovviamente una domanda legittima. Al momento  ti posso rispondere che le notizie che circolano sono che il Presidente Roda si ricandida. Mi sembra corretto dirti che dopo il 25 luglio , se diventerò Presidente , darò il mio parere anche in base al confronto con i club. Al momento penso alla mia candidatura e  mi sembra prematuro parlare delle elezioni nazionali. Il mio auspicio ed il mio impegno sarà quello che tutto il Comitato sostenga convintamente i candidati delle Alpi Centrali al Consiglio Federale. Comunque mi hai fatto questa domanda come se io fossi già il presidente del Comitato. Facciamo così, rifammela dopo il 25 luglio».

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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