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Victoria Klotz, la ragazza (squadra B) che è salita sugli sci quasi per caso!

Le storie più interessanti nello sport seguono spesso una strada tutta loro. Certe volte nascono in famiglie dove lo sci scandisce il ritmo delle stagioni, tra fotografie di vecchie gare, sci consumati dal tempo e racconti di Coppa del Mondo. Altre volte prendono forma in maniera molto più semplice. Basta un fratello che torna da scuola parlando degli amici dello sci club, una giacca che attira l’attenzione, la curiosità di una bambina che decide di seguirlo.

È andata così per Victoria Klotz.

Attorno a Bolzano le montagne fanno parte del paesaggio quotidiano. Da queste vallate sono usciti campioni capaci di lasciare un segno nello sci italiano. La sua famiglia, però, ha sempre vissuto la neve con lo spirito di tanti altoatesini: una giornata in pista, il piacere di stare all’aria aperta, il cronometro tenuto a debita distanza.

Papà Harald esporta prodotti ortofrutticoli italiani all’estero. Mamma Tania insegna alle scuole elementari. Entrambi restano estranei all’idea che, qualche anno più tardi, una delle figlie avrebbe indossato la tuta azzurra della nazionale. «Alle elementari mio fratello Alexander aveva alcuni compagni che correvano con il Renon. Tornava a casa parlando delle gare e delle giacche dello sci club. Voleva iscriversi.» – Sorride – «Allora ci sono andata anch’io. È iniziata così.».
Un’idea nata per curiosità, altro che progetto scritto a tavolino. Soltanto due bambini incuriositi da un ambiente nuovo. «Poi abbiamo continuato, stagione dopo stagione.»

Lo racconta con la stessa naturalezza con cui descrive una giornata qualsiasi. Zero enfasi su un episodio che, riletto oggi, ha cambiato il corso della sua vita. Forse è proprio questo uno degli aspetti che colpiscono di più di Victoria: la sua capacità di alleggerire tutto, perfino i passaggi diventati decisivi con il senno di poi.

Le prime gare arrivano quasi subito. Circuiti provinciali, qualche podio, tanti piazzamenti. Il cronometro esiste, ma resta sullo sfondo. «Era soprattutto un gioco. Mi divertivo tantissimo. Certo, ogni tanto arrivavo nelle prime tre, spesso nelle prime dieci, ma quello che ricordo davvero è stare con gli altri.»

Lo sci a quell’età ha ancora il sapore delle amicizie. L’agonismo resta sullo sfondo. Una bambina che, inverno dopo inverno, migliora quasi da sola, con addosso il peso leggero di aspettative tutte sue. «Diventare il mio lavoro sembrava un’idea lontana»

Chi immagina una famiglia completamente immersa nello sci resta sorpreso. «Restavamo fuori da quell’ambiente, parecchio distanti. Vedevamo tanti ragazzi che avevano papà ex allenatori o ex atleti. Noi partivamo da un’altra storia. Si faceva tutto con molta tranquillità.» Eppure, dentro casa Klotz, qualcuno finisce per diventare il più preparato di tutti su classifiche, regolamenti e punti FIS.

Victoria scoppia a ridere. «È vero. Da piccoli era sempre papà a fare tutti i conti. Sapeva esattamente quale risultato serviva per qualificarsi all’Alpe Cimbra, quanti punti mancavano, quali gare erano decisive. Ancora oggi segue tutto. Guarda classifiche, punteggi, graduatorie.» Per diventare il primo tifoso di una figlia basta esserci. «Sì, lui c’è sempre stato

Gli anni del Renon

Ogni sciatore conserva il ricordo di un allenatore capace di lasciare un segno più degli altri. Per Victoria quel nome è Heinrich Rottensteiner. «È stato il tecnico con cui sono cresciuta al Ritten Sport.» Gli anni dell’infanzia scorrono lenti, quelli in cui il risultato pesa meno di una sciata fatta bene. «Sono rimasta lì fino all’inizio delle gare FIS. Poi il club non aveva il programma per la categoria Giovani e ho dovuto cambiare.» Riconoscenza, più che nostalgia, nelle sue parole. Ogni ambiente, racconta quasi per allusione, le ha lasciato qualcosa. Così come ogni allenatore.

Il collegio e la prima vera scelta

La prima svolta arriva con le scuole superiori. Victoria sceglie il liceo sportivo di Vipiteno. Una decisione che, per una ragazza molto legata alla famiglia, significa cambiare completamente abitudini. Lasciare casa per gran parte dell’anno, imparare a organizzarsi da sola, vivere in collegio. «Sì, durante la scuola vivo lì. Si sta bene… anche se qualche giornata resta dura.» Poi il pensiero va subito a una persona. «La direttrice è suor Sieglinde. È molto simpatica, mi segue, mi chiede sempre come sono andate le gare. Fa davvero il tifo per noi.» Dettagli che raccontano una quotidianità diversa da quella che il pubblico immagina. Dietro ogni gara restano ore di studio, verifiche da recuperare, allenamenti, viaggi, rientri a tarda sera e sveglie che suonano mentre molti coetanei dormono ancora.

Conciliare scuola e sport resta uno degli esercizi più complicati. «Quest’anno è stato difficile.» Poco per gli allenamenti, tanto per il resto. «Più che altro per la scuola. Alcuni professori faticano a seguire gli studenti-atleti.» Il verdetto, in corso di stagione, arriva definitivo: l’istituto toglie l’adesione al progetto statale dedicato allo studente-atleta di alto livello. Resta il liceo scientifico sportivo, il percorso personalizzato pensato apposta per chi vive fra allenamenti e trasferte finisce archiviato. Uno dei pochi momenti in cui Victoria lascia trasparire una preoccupazione vera.

L’incontro con Fabian Bacher

A Vipiteno Victoria incontra anche la persona destinata a diventare il punto di riferimento della sua crescita tecnica. Fabian Bacher conosce bene il peso di una carriera ai massimi livelli. Ha respirato la Coppa del Mondo, ha costruito risultati importanti in Coppa Europa e, conclusa l’attività agonistica, ha scelto di trasferire quell’esperienza ai più giovani. Tra lui e Victoria l’intesa nasce quasi subito. «All’inizio seguiva tutto il gruppo della scuola. Eravamo tanti. Al passaggio alle gare FIS abbiamo deciso di continuare insieme e da allora è rimasto il mio allenatore
Il rapporto si consolida stagione dopo stagione. «Mi conosce benissimo.» E gli basta poco per individuare il dettaglio fuori posto: «In gigante insiste molto sull’ingresso curva. Mi ripete sempre di entrare più profonda e di tenere il movimento per me, invece di anticiparlo troppo. In slalom, invece, lavoriamo tantissimo sullo sci esterno e sulla posizione del corpo

Il talento cresce…

Mentre cambiano le categorie, cambiano anche le classifiche. I podi iniziano a diventare una piacevole abitudine. All’Alpe Cimbra, al Pinocchio sugli Sci, ai Campionati Italiani Children. «Piano piano le cose hanno iniziato a girare sempre meglio.» A casa, però, tutto resta uguale. «Sì. Un risultato del genere arrivava proprio a sorpresa
Una dimensione familiare fatta di equilibrio, quella che torna spesso nel racconto di Victoria, nella quale il risultato resta importante restando comunque un argomento fra tanti.

È forse anche per questo che, ogni volta che il discorso prova a spostarsi sui grandi sogni, lei lo riporta immediatamente sul lavoro quotidiano. Parla volentieri di un allenamento riuscito meglio, di una curva affrontata nel modo giusto, di un dettaglio tecnico corretto, molto più che di destino o di talento. Un modo di vivere lo sport destinato a tornare utile quando arriva il momento più delicato della sua crescita: l’ingresso nel mondo delle gare FIS, dove il talento da solo comincia a valere meno e ogni particolare fa davvero la differenza.

Il passaggio dalle categorie giovanili al circuito FIS rappresenta uno spartiacque nella carriera di ogni sciatore. Victoria affronta questo salto con lo stesso atteggiamento che l’ha accompagnata fin da bambina: passo dopo passo, restando fedele al proprio modo di vivere lo sci. «All’inizio è stato un impatto importante. Passi da gare dove conosci praticamente tutte a un ambiente completamente diverso. Ragazze più grandi ovunque, con molta più esperienza e tanti chilometri alle spalle. Devi imparare in fretta

È anche il momento in cui capisce che ogni dettaglio assume un peso diverso. «Cominci a renderti conto che ogni allenamento conta. Prima una giornata storta passava quasi inosservata, adesso pesa. Ogni particolare può fare la differenza

«L’inizio della stagione mi è pesato parecchio»

La stagione 2025-2026, però, parte lontana da come Victoria l’aveva immaginata. «Ero scontenta. A Solda faticavo a trovare il feeling giusto. La neve era molto aggressiva e facevo fatica a interpretarla.»

È curioso notare come continui a parlare soprattutto di sensazioni, tenendo i risultati sempre un passo indietro. Prima viene la qualità della sciata. «In slalom sono uscita nella prima manche, in gigante sono rimasta parecchio indietro. Tutto il contrario di come volevo iniziare

Da fuori qualcuno potrebbe leggere quei risultati come un problema tecnico. Lei, invece, individua subito il vero nodo. «Faticavo a lasciar correre gli sci. Sentivo che mancava qualcosa.» Stessi materiali, stesso modo di allenarsi, testa bassa e lavoro. Le vacanze natalizie, trascorse sulle piste che conosce meglio, le restituiscono serenità. «Allenarmi a Vipiteno mi ha fatto bene. Mi sono rilassata e ho ricominciato a sciare come sapevo

Da gennaio la stagione prende una direzione completamente diversa. I risultati arrivano quasi come una naturale conseguenza. «Mi sentivo molto più sicura. Finalmente riuscivo a fare in gara quello che provavo durante gli allenamenti, con la testa libera da ogni gesto calcolato.» È soprattutto lo slalom a regalarle le soddisfazioni maggiori. «L’anno precedente era successo quasi il contrario. È anche per questo che nello sci resti sempre a metà del guado. Oggi una disciplina sembra il tuo punto di forza, domani diventa quella sulla quale devi lavorare di più.»

«In Coppa Europa capisci subito di essere salita di livello»

La convocazione in Coppa Europa rappresenta un altro passaggio fondamentale. Per molti giovani è il primo vero contatto con il professionismo. Victoria lascia da parte la difficoltà della pista, racconta piuttosto quello che si respira attorno alla gara. «È tutto diverso. Più serio, ma soprattutto più silenzioso. Nelle gare FIS gira sempre tanto movimento, mentre in Coppa Europa sembra che ognuno sappia perfettamente cosa deve fare. Poi arrivano le telecamere, i giornalisti, un’organizzazione completamente diversa. Ti guardi intorno e capisci subito di essere salita di livello

Crescere insieme alle altre

Lo sci alpino resta uno sport individuale, ma Victoria resta convinta che la crescita passi sempre dal gruppo. «Nella squadra B ho trovato un gruppo bellissimo. Allenarsi con ragazze che fino a poco tempo prima vedevi soltanto in televisione è una fortuna enorme. Ti accorgi di quanto siano preparate. Ogni cosa ha un motivo e ogni dettaglio viene curato.» Prevale la curiosità di osservare chi ha più esperienza, cercando di imparare qualcosa ogni giorno, altro che rivalità esasperata.

L’ingresso nelle Fiamme Gialle

Nel frattempo arriva anche un altro momento destinato a lasciare il segno. «Avevo superato il concorso dopo il bronzo agli EYOF. Poi sono arrivati i test di idoneità.» L’arruolamento nelle Fiamme Gialle rappresenta un traguardo importante, ma ancora una volta Victoria mette al centro le persone. «Ho trovato allenatori molto preparati e un ambiente davvero bello. Anche questa esperienza mi sta aiutando a crescere.» Una costante che ritorna in tutta la sua storia. Prima degli sci, prima delle medaglie, arrivano sempre le persone che l’hanno accompagnata lungo il percorso.

Narvik e la lezione dei Mondiali

Ai Mondiali Juniores di Narvik le cose vanno in tutt’altra direzione rispetto alle attese. «Il Mondiale che immaginavo era un altro. La pista era molto difficile. Avevano salato parecchio per le gare veloci poi cancellate, e il fondo si era rovinato. In slalom sono uscita nella prima manche.» Potrebbe fermarsi lì. Invece aggiunge una considerazione che racconta bene il suo modo di affrontare questo sport. «Certe uscite servono comunque. Ti aiutano a capire e a crescere

Le due medaglie che cambiano la stagione

La risposta arriva ai Campionati Italiani Aspiranti. Victoria conquista il titolo sia in slalom sia in gigante, firmando una doppietta che vale molto più delle due medaglie. «Vittorie tutt’altro che scontate. Sapevo di essere tra le favorite e sentivo che le aspettative erano alte. La pressione c’era, ma sono riuscita a trasformarla in concentrazione. Il livello era davvero importante.»

Poi si concede una riflessione che arriva quasi sottovoce. «Adesso posso dirlo: sono le vittorie che ricordo con più soddisfazione.»

Il viaggio, però, comincia adesso

Proprio mentre il mondo dello sci inizia ad accorgersi di lei, Victoria continua a guardare avanti con una naturalezza sorprendente. Guarda alla Coppa del Mondo come a un orizzonte, con la leggerezza di chi la tiene a distanza dall’ossessione, con la calma di chi preferisce accumulare passi solidi piuttosto che bruciare le tappe. Consapevole che ogni stagione aggiunge un tassello, e che il talento, da solo, resta fermo finché il lavoro quotidiano smette di alimentarlo.

È forse questo l’aspetto che emerge con maggiore chiarezza durante la conversazione. Dietro i risultati c’è una ragazza in cerca di una normalità che lo sport ha trasformato, pur lasciandone intatta la sostanza. Le piace trascorrere il sabato mattina in centro a Bolzano con i genitori, ritagliarsi qualche ora lontano dagli sci e, come ammette sorridendo, diventare terribilmente competitiva anche durante una semplice partita a carte. «Se c’è da vincere, provo sempre a vincere.» Lo dice ridendo, ma quella competitività nasce evidentemente anche fuori dalla neve. «Aggressività forse è la parola sbagliata. Mi piace mettermi alla prova. Se faccio una cosa, mi piace farla bene

La montagna è casa

Le medaglie cambiano il modo in cui gli altri guardano un atleta. Il modo in cui un atleta guarda sé stesso cambia con più fatica. Victoria continua a ragionare così. Ogni vittoria dura il tempo di una telefonata, di qualche messaggio ricevuto sul cellulare, di una cena in famiglia. Poi si torna in palestra, sugli sci, a preparare la gara successiva. Il calendario dello sci procede fitto, e quello fatto la settimana prima vale poco se la successiva chiede di ripetersi.

Parlando con lei, la sensazione è quella di una normalità vissuta, autentica fino in fondo, lontana da ogni tentativo di apparire umile: semplicemente l’ambiente nel quale è cresciuta. Le chiedo se ogni tanto le capiti di fermarsi e ripensare alla strada percorsa. Sorride quasi sorpresa dalla domanda. «Succede poco. Alla fine una gara finisce e già il giorno dopo pensi alla successiva. Forse è anche giusto così.»

«Oggi parto con le idee molto più chiare»

Lo sci, visto da fuori, sembra uno sport dominato soprattutto dall’istinto. Chi lo pratica ad alto livello racconta una realtà diversa. Prima di ogni gara Victoria costruisce mentalmente il proprio percorso. La ricognizione, le pendenze, le combinazioni, i cambi di ritmo. Ogni particolare trova il proprio posto. «Rispetto all’anno scorso è cambiato tantissimo. Prima uscivo dalla ricognizione con parecchi dubbi. Avevo un’idea vaga di cosa fare, ma l’immagine precisa della pista mi restava sfuggente. Oggi parto con molta più convinzione. Visualizzo il tracciato e so esattamente quello che voglio fare.»

Un cambiamento che riguarda soprattutto la testa. La tecnica resta importante, ma la convinzione le dà lo spazio per esprimersi fino in fondo.

Molto più di un allenatore

Parlando di Fabian Bacher, Victoria si allontana quasi subito dagli aspetti puramente tecnici. «La parte mentale pesa tantissimo. Arrivare al cancelletto convinta di quello che hai preparato cambia tutto.» Poi torna sul rapporto costruito negli anni. «Mi conosce molto bene. Capisce subito se qualcosa stona, anche a distanza, con un’occhiata. I discorsi lunghi restano superflui. A volte basta uno sguardo, una parola. Qualche volta perfino il silenzio.» Però precisa: “Adesso I miei tecnici sono altri (Gianluca Grigoletto e Lorenzo Moschini– ndr) ma Fabian ci sarà comunque come skiman!”

Lo sguardo rivolto in avanti

Arriva inevitabilmente anche la domanda sul futuro. Dove si vede Victoria Klotz tra qualche anno? La risposta resta coerente con tutto quello che ha raccontato fino a quel momento. «Vorrei continuare a crescere, entrare stabilmente in Coppa Europa, migliorarmi ancora e vedere fin dove posso arrivare.».
Le faccio notare che la parolina magica, Coppa del Mondo, resta sullo sfondo per tutta la chiacchierata. Sorride. «Ci penso, eccome. Preferisco però bruciare le tappe con calma. Ogni categoria ha le sue difficoltà e adesso mi concentro su questa

L’ultima porta

Traguardo superato, ed è andata proprio così: Victoria Klotz appartiene a quella categoria di atleti che preferisce consumare energie sulla neve piuttosto che nelle parole. Le classifiche cambiano, le stagioni passano, i pettorali anche. Resta il piacere di cercare una curva fatta meglio della precedente. Alla sua età, è già una base solida su cui costruire.

About the author

Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).

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