Tecnica

La tecnica di Sciare Campus: intenzione e movimento

La tecnica di Sciare Campus: intenzione e movimento.
Sciare è un’attività motoria che si svolge su un pendio. Si disegnano curve per gestire la velocità e si cerca di andare dritti per aumentarla. Gli sci e le lamine ci aiutano ad avere un buon grip sul manto nevoso.

Per farlo nel migliore dei modi, è necessario muoversi. Il tempismo, la direzione e l’ampiezza del movimento fanno sì che vi sia una sciata più efficace, meno faticosa e divertente.

Questo riassunto serve per comprendere come vi sia sempre la volontà anche con le parole, di arrivare a immaginare posizioni diverse con i vari segmenti corporei, in ogni fase della curva.

Come descritto anche nell’articolo precedente, parlando di tensione e staticità nella sciata sul ghiaccio, la volontà è quella di trasmettere la continua idea di movimento durante ogni fase e micro-fase della curva.

Questo permetterà, con le corrette direzioni e i giusti tempismi, di sciare in armonia. Spesso sulle piste gli appassionati sciano con una posizione ben precisa.

Nelle foto si nota come il corpo lavori per cercare di trasferire il carico sullo sci esterno. È evidente anche come la spalla esterna sia leggermente più alta rispetto alla spalla interna. Lo sciatore deve ancora arrivare alla massima pendenza e quindi il pendio è ancora leggermente inclinato, più o meno come la linea dell’asse trasversale delle spalle. Nella foto rovesciata di 90 gradi, si possono notare le linee del pendio. La linea di fondo della neve, dietro allo sciatore in azione, è più o meno la linea che indica il possibile parallelismo delle spalle sulla massima pendenza. Le spalle, rispetto a quella linea, sono leggermente inclinate in quanto la massima pendenza non è stata ancora raggiunta. Focalizzando l’attenzione sul bacino, si evidenzia come sia presente l’inclinazione, ma la rotazione è minima e più che altro causata dal diverso angolo delle due gambe. Il bacino è sopra il piede esterno


Osservazioni come: abbassa la spalla esterna, piega, stai avanti, ecc, solo alcuni degli esempi che inducono alla staticità.

Ad esempio, vero, la spalla esterna è più bassa rispetto alla spalla interna. Vero anche il contrario che la spalla esterna risulta essere più alta rispetto a quella interna.

Alt! Non c’è confusione o errore di battitura.

Questa contraddizione è utile per portarvi a recepire un concetto ben preciso. Tutte e due le posizioni sono corrette, se inserite nella fase di curva appropriata.

Nella prima fase di curva, successivamente al cambio degli spigoli, la spalla esterna è probabilmente più alta rispetto a quella interna, soprattutto su un pendio molto ripido.

Questo perché siamo su un piano inclinato e se le spalle devono essere tendenzialmente parallele al pendio, in questa fase di curva è proprio il pendio stesso che «invita» la spalla esterna a essere più alta rispetto a quella interna.

Nelle due immagini qui sopra, viene proposto di percepire il movimento, isolandolo dall’equilibrio con le braccia. Mettendo le mani ai fianchi, il movimento di tutti  i segmenti del corpo viene amplificato. Si può notare nella sequenza, considerando anche la foto qui soto, delle immagini come la parte alta del corpo sia in continuo movimento per direzionare il carico verso il piede esterno


Proseguendo la curva, si arriva alla massima pendenza. In questa fase la spalla interna e quella esterna tendono a essere allineate. Proseguendo la curva la spalla esterna è più bassa rispetto a quella interna.

Tutte le azioni fin qui descritte non sono riferite all’abbassamento della spalla, ma quest’ultima azione è la conseguenza dello spostamento dei carichi verso lo sci esterno. Dunque, abbassare solamente la spalla, non significa avere il corretto carico.

Se provate a inclinarvi verso un lato e ad abbassare la spalla opposta rispetto al verso dell’inclinazione, il carico non si sposta. Provate invece a dare più carico su un piede: la spalla del carico tenderà a essere più bassa rispetto all’altra.

Ho preso come esempio le spalle perché è di facile comprensione, ma tale ragionamento può essere riferito a tanti aspetti del movimento dei vari segmenti corporei.

Ai piedi tra quello interno ed esterno, al movimento del bacino che tende a spostarsi verso l’interno della curva dal cambio spigoli fino alla massima pendenza.

Per poi proseguire rimanendo sempre all’interno, ma con una direzione che tende a risalire per tornare ai piedi al cambio degli spigoli. Parlando di bacino, leggete bene quello che ho scritto: inclinare, non ruotare.

L’ inclinazione è possibile in base al grado di vincolo che ogni sciatore riesce a dare al proprio spigolo.

Torniamo a parlare della parte alta che forse è più comprensibile come atteggiamento.

Abbiamo detto che immediatamente dopo il cambio degli spigoli, la spalla esterna è più alta rispetto alla spalla interna. L’intenzione del movimento, è però indirizzato verso la parte esterna.

Se si vuole anticipare la velocità, la variazione di pendenza e ciò che succederà, dobbiamo avere l’intenzione di direzione del movimento per poi riuscire a sviluppare il movimento stesso nella sua completezza.

Ciò significa che quando iniziamo una nuova curva, nel momento del cambio spigoli dobbiamo pensare di spostare i carichi verso lo sci esterno.

La conseguenza di tale volontà è che tutta la parte superiore del corpo inizia a muoversi e porsi in direzione dello sci esterno. Il movimento continua lungo tutta la curva per far in modo che si arrivi, nella seconda parte di curva, a mantenere un buon carico sullo sci esterno.

La conseguenza è che la spalla esterna, in questa ultima fase, sia più bassa rispetto alla spalla interna. Lo confesso, è un po complesso descrivere il movimento, e le azioni che ne derivano. Ragionare da un punto di vista dinamico sicuramente aiuta a essere sempre molto attivi o se si vuole meno statici.

Spesso mi rivolgo agli allievi con un semplice esempio, già descritto in altri articoli: non immaginate la posizione corretta come una fotografia. Tante immagini, corrette nelle diverse posizioni e fasi della curva, sono in realtà tutte diverse. E messe assieme costruiscono un bel film.

Ecco un altro esempio di intenzione e movimento: pensate al bacino. Riprendendo l’articolo del numero scorso, dove ho provato a scomporre la curva in modo diverso, facendola iniziare dalla massima pendenza per finire alla massima pendenza successiva, l’intenzione del movimento del bacino, dalla massima pendenza, è quella di muoversi verso la direzione della nuova massima pendenza, ovvero verso valle.

Il bacino, e la proiezione del bacino stesso visto dall’alto, continua a rimanere verso l’interno dei piedi, ma progressivamente sempre di meno. Questo per poter arrivare al cambio spigoli con lo sci piatto e quindi preparare in anticipo motorio la curva successiva.

Intenzione e Movimento, per riuscire a essere sempre più elastici e con movimenti distribuiti in tutta la curva, e soprattutto per collegare più curve possibili. Sciare Campus: intenzione e movimento Sciare Campus: intenzione e movimento Sciare Campus: intenzione e movimento

About the author

Gianluca Grigoletto

Trentino, classe. È entrato in squadra Nazionale C (giovanile) nella stagione 1992-1993 debuttando in Coppa del Mondo nel ’95 nello slalom di Madonna di Campiglio. Il miglior piazzamento in coppa è un 20° posto ottenuto nello slalom di Kitzbuhel. A livello Nazionale ha conquistato il titolo agli Assoluti in gigante nel ’96 (2° in slalom) e in slalom nel ’98. Ha fatto suo l’oro anche agli Italiani Giovani del ’93 in gigante. Argento invece alle Universiadi del ’95, ai Mondiali militari del ’92 divenuto poi d’argento nel ’96. Primo invece, ai Mondiali Cittadini del ’92. Alla Fis Carving Cup ha vinto 3 Coppe del Mondo e il Campionato del Mondo. E’ maestro di sci, Istruttore nazionale e Allenatore di III° livello. Titolare del negozio “Grigo Sport” a Rovereto. Collaudatore di Sciare da 11 anni. Docented i Sciare Campus