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Impianti di risalita bellunesi, mancano i soldi per le revisioni. Chiesta una proroga

Impianti di risalita bellunesi, mancano i soldi per le revisioni. Chiesta una proroga
I nodi cominciano a venire al pettine: la giunta regionale del Veneto ha chiesto al Ministero dei trasporti una proroga per la revisione degli impianti di risalita delle società bellunesi. Si tratta di 25 impianti, ma le casse sono vuote! Così è stata approvata dalla giunta una mozione presentata da Daniele Polato di Fratelli d’Italia che ha raccolto l’appello degli impiantisti di Anef. Sul tavolo la richiesta di una proroga alle scadenze riguardanti le revisioni di tutti gli impianti a fune.

C’è però una questione abbastanza logica che si pone il consumatore: senza revisione gli impianti sono sicuri allo stesso modo? Risponde e risolve Renzo Minella, presidente di Anef Veneto, in una dichiarazione pubblicata sul Corriere delle Alpi nell’articolo firmato dal collega Francesco Dal Mas

«Il rinvio delle revisioni non mette a rischio la sicurezza dei nostri impianti. Anche perché ciascuno di esso ogni 5 anni è sottoposto a revisione speciale. Ogni 15 o 20 a revisione generale e poi ci sono le scadenze di vita: 30 anni per le sciovie, 40 per le seggiovie e le cabinovie, 60 per le funivie».

In provincia di Belluno, come anticipato, sono circa 25 gli impianti da sottoporre a revisione.

«È evidente che l’impianto in proroga non è meno sicuro degli altri, perché il Ministero dei trasporti impone comunque controlli e interventi, affinché la garanzia sia massima», aggiunge Minella, «anche perché la responsabilità penale di eventuali incidenti riguarderebbe una catena di soggetti».

I costi da sostenere per la revisione non sono indifferenti. «Un cambio di funi costa 700 mila euro», continua Minella sul quotidiano veneto.

«Circa mezzo milione la revisione generale, ogni 15 anni, il sistema elettrico, che più di frequente è sottoposto a rinnovo, può comportare fuoriuscite da 100 mila euro in su».

Il Ministero delle Infrastrutture è già intervenuto concedendo di recente una proroga (luglio) non legata alla vita naturale degli impianti e alla reale situazione economica, ma alla durata dell’emergenza. La Gazzetta Ufficiale dell’11 marzo concede la sospirata proroga alle revisioni generali e speciali quinquennali. Nonché agli scorrimenti e alle sostituzioni delle funi e al rifacimento dei loro attacchi di estremità degli impianti.

Ma le nuove scadenze non valgono per tutti gli impianti. Sono escluse le strutture che hanno già beneficiato di tempi allungati. Le funi tenditrici in scadenza, la cui età massima è prefissata in 12 anni o 18 mila ore di esercizio. E gli attacchi di estremità delle funi a teste fuse metalliche, la cui età massima è fissata in 5 anni di esercizio.

«Gli impianti sono stati poco utilizzati quest’anno e gli investimenti graverebbero su società già provate dal mancato avvio della stagione dello sci», fa presente Minella, la cui associazione sta perfezionando ulteriori richieste, considerando il prolungarsi dell’emergenza pandemica fino a luglio. Impianti di risalita bellunesi Impianti di risalita bellunesi

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Marco Di Marco

Nasce a Milano tre anni addietro il primo numero di Sciare (1 dicembre 1966). A sette anni il padre Massimo (fondatore di Sciare) lo porta a vedere i Campionati Italiani di sci alpino. C’era tutta la Valanga Azzurra. Torna a casa e decide che non c’è niente di più bello dello sci. A 14 anni fa il fattorino per la redazione, a 16 si occupa di una rubrica dedicata agli adesivi, a 19 entra in redazione, a 21 fa lo slalom tra l’attrezzatura e la Coppa del Mondo. Nel 1987 inventa la Guida Tecnica all’Acquisto, nel 1988 la rivista OnBoard di snowboard. Nel 1997 crea il sito www.sciaremag.it, nel 1998 assieme a Giulio Rossi dà vita alla Fis Carving Cup. Dopo 8 Mondiali e 5 Olimpiadi, nel 2001 diventa Direttore della Rivista, ruolo che riveste anche oggi. Il Collegio dei maestri di sci del Veneto lo ha nominato Maestro di Sci ad Honorem (ottobre ’23).